Archiviazioni mensili: Agosto 2008

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Sette artisti

Performance culinaria

Gli intenti degli artisti:

Durante tutto l’evento artistico sette artisti si cimenteranno in performances culinarie con diversi cibi “fatti in casa” serviti gratuitamente ai visitatori. Questo gesto nasce dall’ interesse comune dei singoli artisti all’idea di condivisione e offre un occasione per discutere sul rapporto tra cibo e arte.

Ogni giorno, dalle 18:00 alle 20:00 veniva offerto a chiunque lo volesse un assaggio di una specialità cinese preparata dai sette artisti.

Spesso io e Ruobing andavamo in giro per la festa con un vassoio a distribuire il cibo fra la gente e invitarli a visitare la cucina in cui gli artisti stavano continuando a preparare le loro ricette.

Il menu è stato il seguente:

Primo giorno_13 agosto: Hum Chin Peng (pane fritto salato)

Secondo giorno_14 agosto: Curry Puff (ravioli di pollo al curry)

Terzo giorno_15 agosto: Kuih Kah Peg (biscotti al cocco)

Quarto giorno_16 agosto: Fusilli / Tortellini (pasta fritta alla Malese)

Quinto giorno_17 agosto: Misteri della cucina cucina (da scoprire durante la giornata)

Preparo la comunicazione - Foto di Wang Ruo Bing

Preparo la comunicazione - Foto di Wang Ruo Bing

La performance dei sette artisti cinesi è sicuramente debitrice rispetto alla poetica di Tiravanija.

Tuttavia, come si può ben notare dalla finzione della ricreazione proposta dall’artista di origini tailandesi, la proposta di Vacanza va oltre l’aspetto relazionale. Nel caso di Vacanza non userei semplicemente la terminologia proposta da Bourriaud, perché vengono abbattuti i limiti della finzione e della fruizione tipicamente artistici. Nel caso di Vacanza userei proprio il termine conviviale, al posto di relazionale.

Si occasiona il totale abbattimento delle distanze. Non c’è una galleria, non un comunicato stampa, non una mail di invito ed una partecipazione premeditata. C’è un incontro più o meno casuale, c’è una scoperta reciproca. Non c’è una galleria con la sua soaglia e le sue demarcazioni valoriali; c’è un passeggiare disattento che incontra una discontinuità puramente esperienziale. Non una vera e propria demarcazione fra la performance artistica e la festa popolare.

Tuttavia sono due gli aspetti che maggiormente distinguono e danno specificità alla performance culinaria del collettivo cinese.

- l’aspetto curativo del cibo come simbolo

- l’aspetto estetico del cibo come gusto

Simbolo curativo

La cura del cibo non è da intendere come chimica o meramente medicamentale. La cura del cibo ha la sua efficacia solo se inserita nell’apposita struttura simbolica ed impiantata su solide base relazionali-comuunitarie.

Ho scritto un articolo in cui ho inserito uno stralcio della mia tesi per approfondire proprio questo tema.

Foto di Wang Ruo Bing

Pane fritto salato - Foto di Wang Ruo Bing

Gusto estetico

Magari resta vero  – come dice Tiravanija – che “it is not what you see that is important but what takes place between people” (ma questo, in sostanza, lo sapevamo già da Duchamp). Quello che suona come davvero nuovo nalla cooking performance di Vacanza è il forte accento che torna ad essere messo sul gusto (in un certo qual modo opponendosi all’Egouttoir duchampiano).

Assaggio - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio - Foto di Wang Ruo Bing

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Recipe for Vacanza – Cooking performance

Curry Puff

Pastry  :

1 Kg flour

Pinch of salt

250g butter

Cold water

Filling :

200g chicken breast ( cut to small cubes )

5 big potatoes ( cut to small cubes )

2 big onion ( finely chopped )

3 tablespoon of curry powder

Salt to taste

5 tablespoon of oil

1 cup of water

Mui's Curry Puff - Photo by Wang Ruobing

Method :

Pastry –

-          Rub butter into flour until it resembles fine crumbs.

-          Add water and mix to form a rough ball.

-          Knead dough for 5 minutes until it feels pliable and can be peeled easily off the surface, press the dough into a soft ball.

-          Cover and leave for 30 minutes.

Filling –

-     Heat up oil. Put in curry powder and onion, fried until fragrant.

Add chicken, potato, salt, water and cook until dry.

-          Roll pastry into 2mm thick. Cut out round shape about 5 cm.

-          Put 1 tsp filling onto pastry and fold into semi circle.

-          Pinch the folding into decorative edge.

-          Heat up 5 cups of oil for deep frying.

-          Deep fry curry puff until golden brown.

Mui's Curry Puff - Photo by Wang Ruobing

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Yak Beow Seah

Chong Boon Pok

Da Stir alla performance culinaria di Vacanza

Da buono storico dell’arte dovrei andare a rintracciare tutti gli antefatti dell’adozione di questo codice culinario nell’arte, almeno nell’arte contemporanea.  Dovrei proprio. E non è detto che un giorno non mi ci metta, a fare un riassuntino dalle varie cucine futuriste a Rirkrit Tiravanija passando per Daniel Spoerri.

Ma ora preferisco rimanere nell’ambito circoscritto dell’evoluzione interna al progetto Vacanza, e rintracciare l’antenato dell’applicazione del codice culinario tra i curricula degli artisti in mostra.

Parlerò quindi del caso Stir, di cui Chong Boon Pok in persona mi ha voluto parlare dopo aver pranzato insieme. Nel parlare ha anche voluto regalarmi questo importante depliant informativo (sul quale ha anche scritto a matita gli estremi da gpoogolizzare per avere altre informazioni).

Depliant di Stir, 2004

Depliant di Stir, 2004

Ciò che emerge con maggior forza è, nel caso di Stir, l’aspetto curativo del cibo, dell’attesa del consumo e della condivisione. Del sano accomodarsi sullo scorrere del tempo, vissuto dal versante biologico della Nostra esistenza.  L’importanza della zuppa nella cucina cinese, e la funzione della stessa nel conciliare la convalescenza di colui che è stato malato, la dice lunga sull’intenzione di Stir di portare il fruitore furoi dai ritmi (frenetici) e dalle logiche (monetarie) che regolano la sua vita di tutti i giorni. Stir – citando letteralmente gli artisti -“represents a way of showing compassion and caring” (Yak Beow Seah e Chong Boon Pok, nel catalogo di Stir). La categoria del to take care, che richiama così da vicino la cura indica senza dubbio che il luogo della mostra è stato progettato per diventare un luogo di aggregazione, per far nascere relazioni e dialoghi attorno al simbolo curativo del cibo. Che la cura stia nella relazione umana non è una novità, se si tengono in considerazione i risultati di Levy-Strauss sull’efficacia simbolica e quelli di Freud sulla terapia psicanalitica.

In Stir, che significa mescere, mescolare (in sintonia con quanto appena detto), ma anche, necessariamente, agitare e sbattere, gli artisti non hanno prodotto un opera, ma hanno, in diversi sensi, cucinato un piatto, i cui ingredienti principali erano i visitatori.

Mi sembra di poter dire che (tanto in Stir, quanto poi in Vacanza) gli artisti erano doppiamente curatori nel doppio senso di

- curare la loro stessa mostra;

- curare i fruitori nel lenire la loro alienazione e l’insuperabile invisibilità quotidiana.

IMT - P&S Recipe Shop, 2006

IMT - P&S Recipe Shop, 2006

Nel 2006 è stata la volta di P&S Recipe Shop.

P&S Recipe Shop’ was a continuous performance exploring issues ranging from the artistic potential and economic value of cooking and serving food, to art as a “way of living”

Pane speziato fritto - Vacanza, 2008

Pane speziato fritto - Vacanza, 2008

Nel 2008 la performance culinaria proposta nel progetto Vacanza, oltre a mantenere i tratti presenti in Stir e in Recipe shop, aggiunge alcuni elementi innovativi dettati in maggioranza da una sapiente orchestrazione del dialogo con il contesto.

Ciò che è venuto meno è, probabilmente, lo scalino o l’inscrizione testuale nella performance di Vacanza di uno scalino d’entrata, l’impressione di entrare in un luogo deputato all’arte.

In primo luogo la performance era collettiva e tuttti gli artisti hanno contribuito. Questo ha amalgamato i loro lavori procurando un feed-back positivo anche sulla fruizione di questi ultimi. Inoltre hanno contribuito anche curatori e diversi soggetti distanti a diverse misure dell’organizzazione (tra cui molti abitanti di Toffia).

In secondo luogo l’evento non ha creato un’alternativa alla festa in corso, ma ha saputo ritagliarsi uno spazio di riconoscibilità senza indurre al distacco. La festa in corso, pur essendo in occasione del Ferragosto era più a carattere civile che religioso, ed attirava migliaia di visitatori con i mezzi di una cucina casareccia e degli artefatti manuali.

Terzo elemento, più legato alla poetica della performance, è stata la scelta della mescolanza come canale preferenziale. La formula, facilmente comunicabile, era quella di preparare ricette cinesi con ingredienti italiani. Essa è stata applicata senza forzare la mano su sterili dicotomie, ma smussando tutte le astrusità concettuali sulla base dell’obbiattivo che era quello di creare una vera esperienza di vita (senza quasi il bisogno di dichiarare di essere una esperienza artistica).

Yak Beow Seah e Chong Boon Pok, oltre alla performance culinaria che hanno gestito in collaborazione con gli altri 5 artisti cinesi, hanno presentato a livello individuale, rispettivamente, Untitled e Free sample.

> Yak Beow Seah, Untitled

> Chong Boon Pok, Free sample (articolo in arrivo)

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Seah Yark Beow

Untitled

Le intenzioni dell’artista:

In questo lavoro utilizzo materie prime per dar luogo ad un processo naturale in grado di generare diverse risposte, spesso inaspettate. Il lavoro comprende una serie di stimolazioni sensoriali che vogliono raggiungere l’instaurarsi di una relazione tra il fruitore e l’oggetto.

Untitled è una scultura commestibile, che ci parla sia della produzione di energie sia del loro naturale dispendio. Della forma e dello scorre della vita; della vita come scorrimento de-formante. Entropia.

Infatti questa scultura senza titolo è andata incontro ad un naturale deperimento e rottura coincidente con la rottura dei legami interni che ne sorreggevano quella che era allo stesso tempo la struttura e l’involucro. Il senza titolo non è, anzi sta diventando senza forma.

Foto della scultura scattata da Ruobing il primo giorno

Foto della scultura scattata da Ruobing il primo giorno

Dei limoni erano collegati l’un l’altro attraverso bacchette cinesi. All’inizio della settimana di esposizione la scultura si sosteneva eretta di un odore luminoso che riempiva tutto l’ambiente che la ospitava. Col passare del tempo, in modo impercettibile ma inesorabile, la marcescenza dei limoni imprimeva alla forma cristallina della scultura una nota sempre più stridente di decadenza e decadimento.

Foto della stessa scultura scattata da Sarah lultimo giorno

Foto della stessa scultura scattata da Sarah l'ultimo giorno

La scultura di Seah richiama sia gli esperimenti per la produzione di energia elettrica (come costruire una pila con un limone, una lamina di zinco ed una di rame?) sia alle ricerche microscopiche sulla struttura delle molecole e alla comparazione strutturale su vari livelli.

Emmanuele Pilia - Fantasie meccaniche

Emmanuele "PEJA" Pilia - Fantasie meccaniche

Beuys - CapriBatterie, 1985

Beuys - CapriBatterie, 1985

Più che riallacciarsi alla tradizione beuysiana, mi sembra che Seah attinga direttamente alla tradizione cinese che sta alle sue spalle.

Sulla forma come orpello destinato alla dissoluzione, in vista di un ciclico ritorno verso il vuoto, non bisogna farsi sviare dalle analogie.

Infatti sarebbe sbagliato fermarsi all’accostamento delle teorie esposte nel libro delle odi con l’idea di Platone.

Leonardo Arena si esprime giustamente:

Come molti filosofi cinesi contemporanei hanno sottolineato, la questione può essere correlata al concetto platonico di idea. Sin dal “Libro delle odi”, si insiste su questo: “poiché esistono le cose, ce ne sono anche i modelli” (tse) (ode n. 260). Ogni cosa si conforma a una propria configurazione o articolazione: i Neoconfuciani che si richiamarono al li (“principio costitutivo”, “legge”, pattern, ecc.) trovarono un terreno fertile su cui edificare le proprie argomentazioni. Da diversi secoli i Cinesi sviscerano il rapporto di questo li, reperibile in qualsiasi oggetto, occasione o evento, con l’energia vitale (ch’i) che permea il cosmo.

Tuttavia, nella forma come concetto filosofico appartenente all’area cinese (mi si èperdoni la generalizzazione) non c’è alcunché della fissità dell’eidos platonico.

Giancarlo Finazzo nota che:

Il principio, essendo il non-determinato in assoluto proprio in quanto generatore di tutte le entità finite o determinate, resta il nonconoscibile e quindi il non-definibile. Esso può essere soltanto intuito come la forza inesauribile che è la fonte stessa di vita e la cui energia si espande naturalmente, manifestandosi attraverso la realtà delle cose.

Il principio è anonimo, non individualizzato. Il suo scorrere è uno scorrere quotidiano che non si lascia cogliere in eventi formali.

In questo senso il senza titolo di Sah è realistico. Si tratta di una imitazione di questo scorrere. Di questa presenza senza parossismi, che si abbandona al di fuori, senza additare alcun finalismo.

Chiudo con ciò che lo stesso Finazzo scrive sul Taoismo:

Confucius presenting the young Gautama Buddha to Laozi

Confucius presenting the young Gautama Buddha to Laozi

Laozi scritto in cinese

Laozi scritto in cinese

La Scuola taoista o del Daode ha il suo fondatore in Laozi (570-490 a.C.). Stando alle poche notizie fornite dallo storico Sima Qian (145-86 a.C.), Laozi fu originario del distretto di Li (Cina meridionale),lavorò a lungo come bibliotecario e archivista alla corte degli Zhou e abbandonò infine il lavoro e la società, partendo a piedi per l’Occidente senza lasciare più traccia di sé. Mentre era in procinto di varcare la frontiera, una guardia volle essere informata sul suo pensiero; avrebbe allora dettato quello che in seguito fu denominato Daodejing o Libro del Daode, un’opera di circa 5.000 caratteri, divisa in 81 capitoli e che compendia la filosofia del dao. Il suo pensiero fu esposto più tardi da Zhuangzi (seconda metà del sec. IV a.C.) – il filosofo più geniale e rappresentativo della Scuola – in un’opera che ne porta il nome e che è distribuita in 33 libri raggruppati in 10 volumi. I testi del Daodejing e del Zhuangzi costituiscono la più alta espressione del pensiero speculativo cinese. La ricchezza e la densità concettuale della terminologia, il linguaggio ellittico e vigoroso di Laozi e quello fecondo e immaginoso di Zhuangzi, sono rimasti ineguagliati.

Dao è il nome convenzionale dato alla realtà unica e perfetta, occulta e immutabile, immateriale e silente, che era prima che il cielo e la terra venissero in esistenza (Laozi 25, i-iv). Una realtà che ha in sé l’origine e la norma, e le cui categorie sono il moto e la verità (Zhuangzi VI, 7). Dao è l’assoluto, yuan (Laozi 1, iv) che non sarà mai oggetto di conoscenza. Esso potrà essere soltanto compreso attraverso la chiara intelligenza (hui) o percezione intuitiva resa possibile dall’unica “manifestazione” del dao – ossia dalla sua condizione di moto o non-stasi. Il moto, che equivale all’attività del dao e che ne rivela il modo di essere, è caratterizzato da riversibilità e da dolcezza. Dao, infatti, è nei due momenti alterni di espansione e di rientro: il primo coincide con la sua manifestazione attraverso le cose, il secondo con il suo totale occultamento quando rientra in se stesso o nel “nulla” (Laozi 14, ii; 40, i, ii). Questo moto che determina il ritmo della vita dell’universo, è costante, lineare e agevole, simile ad un regolare respiro. L’azione del daode). Ma il dao non si erge per questo a signore delle cose e non manifesta il suo nome, restando nell’anonimato e nel silenzio (Laozi 34, i, ii). Per esemplificarne il modo operativo lo si paragona all’acqua incolore e insapore, umile e benefica, che penetra dolcemente in ogni dove, che sembra debole all’aspetto ma che è in grado di annientare tutto ciò che appare solido e forte. Non stupisce pertanto che la realtà del dao, così semplice, costante e sommessa, sembri stupida e ridicola alla piccola gente e ai dotti di bassa categoria (Laozi 41, i). si configura inizialmente come un “traboccamento” che coincide con l’espansione delle sue energie o “virtù” ( Di fatto, nulla è fuori del dao e nulla è privo di dao. La sua onnipresenza non è costrittiva ed è prontamente accettata da tutte le cose poiché essa equivale alla presenza della vita. Dal punto di vista formale, dao è l’infinito o il non determinato. Il suo non determinarsi è ciò che lo distingue dagli enti da esso prodotti e che ci spiega anche perché la sua attività non si risolva con la produzione del suo nome. Ma dalla non-determinazione derivano altresì la sua onnipresenza e la sua imparzialità. L’attività del dao è infatti caratterizzata da non-azione – wuwei – ossia dalla assenza di volizione, di intenzionalità e di sforzo, poiché le sue operazioni non sono che il modo in cui esso sussiste. I concetti della non-determinazione e della onnipresenza sono l’argomento di una parabola nello Zhuangzi XXII, 6, dove la dimora del dao è situata nel palazzo di “Nessun-luogo” nel paese di “Non-azione”: anche l’uomo capace di arrivare alla dimora del dao non ne trarrebbe un arricchimento di sapere poiché non vi troverebbe i riferimenti necessari all’acquisizione della conoscenza. Lo stato precedente alla venuta in essere dell’universo è ritenuto simile ad una “torbida confusione”. Esso subì un’improvvisa e misteriosa alterazione, che il pensiero taoista non ha tentato di interpretare, rivolgendo invece il suo interesse al fatto che la venuta in essere delle cose ha causato, con la determinazione degli enti in quanto realtà circoscritte e distinte, la loro separazione dallo stato originario di confusione. Da questa concezione trae origine l’acuto desiderio del pensatore taoista, di rientrare nello stato originario di totale comunione attraverso l’annullamento di sé e di ogni altra limitazione di essere. La comunione totale col dao equivale dunque al rientro nel “nulla” o “vuoto”, xu (radicale 141/6) – ossia in quello stato che, avendo preceduto la manifestazione dell’essere, non è carenza di essere. Il “vuoto”, infatti, è l’essere assoluto nel suo momento misterioso e dinamico, esuberante di energia e liberale, che riconosciamo come il “grande inizio” (Taichu; Zhuangzi XII, 8).

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Vacanza (Holiday)

DU JIA

Toffia

13>17 August , 2008

Organized by 33 Officina Creativa

Curated by Wang Ruo Bing

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Vacanza chinese lantern - Photo by Sarah L'Epée

Seven chinese artists

Lee TY Jeffrey

Pok Chong Boon

Sai Hua Kuan

Seah Yark Beow

Tan Poh Mui

Wang Ruobing

Wong Yvonne

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Vacanza Project's posters- Photo by Sarah L'Epée

Terminological notes

Vacanza is the italian word for the chinese Du Jia (in english Holiday)

But we must bear in mind that the literal translation of dùjis something like to spend  holidays.

Introduction to the project

The Vacanza Project is the result of a collaboration between seven Chinese artists and members of 33 Officina Creativa of Toffia (a little center in Sabina – Italy). A preponderant role in creating this artistic experience was played, in Toffia, by Alessandro and Giordano. Their main mediator was undoubtedly Ruo Wang Bing by the chinese side.

A first contact occurred in May, when Ruo Bing was selected to participate in 20eventi with some other young artists of the Ruskin School (Oxford University – London). On that occasion, in which even I got to know both the artist and the association of Toffia, was developed the idea of the project which would take place three months later, always in Toffia, but with more autonomy from 20eventi.

I was lucky enough to get involved in Vacanza just at the exhibit and critic level (i came at a time when the exhibition had already set up) starting from August 11th. My experience was dazzling.

In addition to a friendship that in a short time was consolidated with both the souls of the project (i mean the assosiation and the seven artists), I could go through the artist’s maze of their creative and philosophical concerns; but I also had to face and solve many organisational problems that happened in the various levels of the Project.

I am going, in this first article, to give a neutral report of what happened, then investigate more specific issues with other interventions. This series of articles (tagged with “vacanza”) will be, with the contribution of all comments, part of a work that must continue in various forms in agreement with 33 Officina Creativa and with seven chinese artists.

It’s important, not only for me and my personal memory, but for scientific knowledge of contemporary art, that an event like this does not fall into oblivion.

Vacanza

Vacanza was a residence and artistic project for the production of highly localized and participatory pieces. Vacanza was a very complex project but readble on multiple level; as such accessible to be able to integrate itself without contrasts with the concomitant popular festival “Let’s relive the Old Town”. In this festival was organized an extensive exhibition of craftsmen from all over Italy and dinners prepared and put on the table thanks to the extraordinary voluntary cooperation of a large number of residents (especially women and boys). In view of this, was the will of far-sighted artists and curators to amalgamate the individual works in the exhibition and put them in connection with the external environment through the “culinary code”.

As well as to raise various individual works, the culinary code was the medium for a collective performance which is completely open to the public, abandoning any modernist utopia of  objective and intellectualised observation. Although the latter, in fact, is not excluded, the enjoyment of their Cooking performance implies the complexity of their work that never placed in any way as an obstacle to fruition by an audience of non-professionals.

The bruschetta with olive oil and sausages were married in the will of the same visitors, as well as the intentions of artists, with the chicken curry and soy sauce. The more the climate created a festive atmosphere of openness and acceptance, the more you could appreciate the effort of the seven chinese artists (that, to tell the truth, have not saved at all in daily devote to the kitchen, to make spending to wash the dishes, to satisfy the curiosity of italian housewifes recipes of their meals …), to create chinese food with typical italian ingredients.

Comunicazione di Cooking performance

"Broadcasting" the event - Photo by Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

I taste some Hum Chin Peng - Photo by Wang Ruo Bing

The food offered for free and ritualised (every day from 18:00 to 20:00) easily obtained the esteem and confidence of local residents, tourists and artisans. Appreciated and sometimes paid back with gifts (as in the case of toffian beekeeper that gave us, including myself, a sample of his delicious honey).

The intercultural comparison work of the artists has never falls into the stereotypes and pointed, as only art can do, subtle differences and deep affinity between the places their roots are and the european fronds of their work.

I conclude with the words that Wang Ruo Bing has written as an introduction to their project:

A contemporary art exhibition in the historical medieval hilltop village of Toffia is not a new phenomenon for most tourists visiting from big cities, neither is it a surprise for local residents who have encountered the “20eventi” in last few years. Nevertheless, this contemporary art exhibition, “Du Jia” (Vacanza/Holiday), by artists from the Chinese diaspora is, indeed, an experimental and controversial attempt in fusing the two rich and enduring civilizations of Chinese and Medieval European culture. Art by Chinese artists has gathered great momentum in recent years, appearing throughout the international art scene since the 1990s, most frequently in the sophisticated big cities such as Roma, Berlin, London and New York.  In this sense, an exhibition of Chinese artists in the remote medieval village of Toffia is worthy of exploration.

Other than myself, no other participating artists had been to Toffia, even though we all had diverse prior contact with Italy such as having visited Venice Biennale. Nevertheless, this is not unusual, as many exhibitions bring artists to a particular region for the first time. But, when the photos of Toffia were shown to the artists at the beginning of the discussion on how to carry out the show, surprisingly the first perception of everyone is the seducement of a holiday. And this: the Vacanza conception of these members of the Chinese diaspora in viewing the medieval village Toffia, somehow, seemed to resonate with the local Italian conception of their own village.

Searching through Internet, it is not difficult to find Toffia described as a charming ancient medieval village, offering tourists not only incredible visual pleasure such as the untouched landscape of rolling hills, olive trees and wine groves, but also spoiling them with locally produced healthy vegetables, oil and delicious Italian cuisine. Only 30 miles north of Rome, Toffia was built on a wedge-shaped spur of rock with an obvious defensive purpose during the medieval period. The extraordinary position at the hilltop also bestows on Toffia a contemporary value. Today Toffia has less purpose as a place of residency than a suburban holiday resort supplying cultural and natural needs for the city dwellers nearby. Nor is this an isolated case: there are many such villages nearby experiencing similar circumstances, for example Farfa and Fara in Sabina.  And this is precisely the reason why the appearance of Toffia struck us collectively a temptingly like a Vacanza, even though we come from various social and political backgrounds.

Ho messo on-line le foto che raccontano l’esperienza del progetto Vacanza, di cui vi sto parlando analiticamente in una serie di articoli (che ho già pubblicato, che ho già scritto o che sto preparando).

Il primo è stato questo.

Nell’attesa dei seguenti, potete godervi la splendida serie di foto che hanno scattato e mi hanno concesso di pubblicare Sarah L’Epée e Wang Ruo Bing.

Le foto sono raccolte nella mia pagina di Panoramio. Potrete selezionarle cliccando sul tag “vacanza”.

Foto di Sarah LEpée

Foto di Sarah L'Epée

Foto di Wang Ruo Bing

Foto di Wang Ruo Bing

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Segnalo l’aggiornamento del blog di 20eventi e l’aggiunta di foto riguardanti l’edizione del 2007 sull’account Panoramio dello stesso evento.

Roberto Giacomello - Colori, 2007

Roberto Giacomello - Colori, 2007

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Vacanza

DU JIA

Toffia

13>17 agosto 2008

A cura di Wang Ruo Bing
Organizzato da 33 Officina Creativa

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée

Sette artisti cinesi

Lee TY Jeffrey

Pok Chong Boon

Sai Hua Kuan

Seah Yark Beow

Tan Poh Mui

Wang Ruobing

Wong Yvonne

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée

Nota terminologica

Vacanza, in cinese DU JIA.

Vacanza è un termine adottato come traduzione. Esso è stato sottoposto agli artisti e da loro approvato, ma occorre tener conto che la traduzione letterale di dùjè passare le vacanze.

Introduzione al progetto

Il Progetto  Vacanza è frutto di una collaborazione tra sette artisti cinesi e i membri di 33 Officina Creativa di Toffia. Un ruolo preponderante nel far nascere questa esperienza artistica è stato giocato, da Toffia, da Alessandro e Giordano. Il loro principale mediatore è stata senza dubbio Wang Ruo Bing dalla parte inglese-cinese.

Un primo contatto avvenne a maggio, quando Ruo Bing venne selezionata per partecipare ai 20eventi con alcuni altri giovani artisti della Ruskin School (Oxford University – London). In quell’occasione, in cui anche io ho avuto modo di conoscere sia l’artista e i suoi amici sia l’associazione di Toffia, maturò l’idea del progetto che si sarebbe svolto tre mesi dopo, sempre a Toffia, ma con più autonomia rispetto a 20eventi.

Io ho avuto la fortuna di entrare a far parte di Vacanza solo a livello espositivo e critico (essendo arrivato in un momento in cui parte della mostra – quella fissa – era già allestita) a partire dall’11 agosto. Ma l’esperienza è stata folgorante.

Oltre ad un rapporto amicale che in breve tempo si è consolidato con entrambe le anime del progetto, ho potuto addentrarmi da presso nei meandri creativi e nelle perplessità filosofiche degli artisti; ma ho anche potuto/dovuto affrontare, scontrarmi e risolvere numerosi problemi organizzativi che si succedevano nei vari livelli del progetto.

Mi accingo, in questo primo articolo, a dare un resoconto neutrale di ciò che è avvenuto, per poi approfondire temi più specifici di volta in volta con altri interventi. Solo il primo di una serie. Questa serie di articoli sarà, con il contributo di tutti i commenti, parte di un lavoro che deve continuare sotto varie forme che stiamo decidendo in accordo con 33 Officina Creativa e con i sette artisti cinesi.

E’ importante, non solo per me, ma per la conoscenza scientifica dell’arte contemporanea, che un evento come questo non cada nell’oblio.

Vacanza

Il progetto è stato di residenza e produzione artistica altamente localizzata e partecipativa. Operazione molto complessa ma fruibile su più livelli, tanto da riuscire ad integrarsi senza contrasti con la concomitante festa popolare “Riviviamo il Centro Storico”. Nella festa si è organizzata una vasta mostra di artigiani provenienti da tutta Italia e cene preparate e messe in tavola grazie alla straordinaria collaborazione volontaria di una gran numero di residenti (in particolare donne a ragazzi).In vista di questo è stato lungimirante la volontà degli artisti e dei curatori di amalgamare le singole opere presenti in mostra e farle dialogare con il contesto attraverso il “codice culinario”.

Oltre ad aver dato il là a diverse opere individuali, il codice culinario è stato il medium per una performance collettiva in grado di aprirsi totalmente al pubblico smarrendo ogni orpello modernista di fruizione distaccata o in qualche modo intellettualizzata. Benché quest’ultima, di fatto, non sia esclusa, nella fruizione della loro Cooking performance la complessità del loro lavoro non si è mai posto in alcun modo come ostacolo alla fruizione da parte di un pubblico di non addetti ai lavori.

La bruschetta con l’olio d’oliva e la salsiccia si sono sposati nella volontà degli stessi visitatori, oltre che nelle intenzioni degli artisti, con il pollo al curry e la salsa di soia. Quanto più il clima festivo creava un atmosfera di apertura e accoglienza, tanto più si riusciva ad apprezzare lo sforzo dei sette artisti cinesi (che, a dire il vero, non si sono affatto risparmiati nel dedicarsi quotidianamente alla cucina, a fare spesa a lavare i piatti, a soddisfare le curiosità delle massaie italiane circa le ricette dei loro piatti…), di realizzare ricette tipiche cinesi con ingredienti italiani.

Comunicazione di Cooking performance

Comunicazione di Cooking performance - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

L’offerta gratuita e ritualizzata (ogni giorno dalle 18:00 alle 20:00) di cibo si è facilmente accattivata la stima e la fiducia degli abitanti locali, dei turisti e degli artigiani. Apprezzata e a volte contraccambaita con doni (come nel caso dell’apicoltore di Toffia che ha regalato a tuti noi, me compreso, un campione del suo delizioso miele).

Il confronto interculturale operato degli artisti non è mai caduto in stereotipi ed ha additato, come solo l’arte può fare, sottili differenze e profonde affinità tra i luoghi che costituiscono le loro radici e le fronde europee del loro lavoro.

Concludo con la parole che Wang Ruo Bing ci ha scritto come introduzione al loro progetto (la traduzione, un po’ artigianale, è stata fatta da me e da Claudia):

Una mostra di arte contemporanea nel centro storico di Toffia non è proprio un evento del tutto nuovo per gli abitanti, che hanno già ospitato la manifestazione 20 eventi. Arte contemporanea in Sabina. Nonostante ciò, l’evento Du Jia (Vacanza), al quale partecipano artisti della diaspora cinese, è senz’altro un tentativo sperimentale di unire due ricche civiltà: quella cinese e quella dell’Europa medievale. Dagli anni ’90 quella cinese sta riscuotendo un notevole successo sulla scena dell’arte contemporanea, in particolare nelle grandi capitali europee quali Roma, Parigi, Londra e Berlino. Perciò, la partecipazione di artisti cinesi ad un evento presentato in un piccolo borgo medievale desta  senza dubbio un particolare interesse.
Nonostante tutti gli artisti partecipanti abbiano precedentemente avuto diversi tipi di contatto con l’Italia, nessuno, a parte me, conosceva Toffia; ed è naturale che sia così, visto che la forza attrattiva di molte grandi esposizioni concentrate in una determinata area richiama in modo quasi esclusivo l’interesse degli artisti che per la prima volta si affacciano a conoscere un Paese straniero. Quando abbiamo esaminato le foto di Toffia per discutere su come impostare la mostra, sorprendentemente tutti hanno percepito la medesima seduzione della vacanza. La nostra idea di vacanza è parsa in qualche modo accordare con l’idea stessa che gli abitanti italiani hanno del loro villaggio.
Cercando su internet non è difficile trovare Toffia descritta come un antico e grazioso borgo medievale che offre ai turisti non solo incredibili scorci panoramici di sinuose colline, pergolati di vite ed uliveti, ma anche sani prodotti come olio, frutta e verdura; nonché la deliziosa cucina italiana. A soli 50 kilometri a nord di Roma, Toffia fu costruita su uno sperone di roccia con ovvii propositi difensivi durante il medioevo. La straordinaria posizione nella quale è situata le conferisce ancora oggi un valore che si rispecchia nella vitalità dei residenti, che si dimostrano sempre in grado di offrire un servizio turistico composito, considerevole sia dal punto di vista culturale sia da quello naturalistico. E quello di Toffia non è un caso isolato: basti considerare le simili circostanze di città come Farfa, Fara Sabina e molte altre. È questo il motivo per cui Toffia appare a tutti noi, indistintamente, come la tentazione di una vacanza, anche se proveniamo da condizioni politiche e sociali diverse.

Nel prossimo articolo passerò in ressegna le opere che ciascuno degli artisti ha concepito in maniera più individuale.

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Il 18 agosto si è conclusa l’edizione estiva di 20eventi.

Con essa la maggiore esposizione artistica di 20eventi a Toffia:

Il lento passeggiar m’accoglie l’anima

Passeggiata giocosa per Toffia

Installazioni di Francesca Cocchi

Le installazioni sono state pensate dall’artista come un nuovo luogo di relazionalità disseminato per il piccolo borgo medievale.

Cinque i punti di azione preferenziale. Ogni zona un suggerimento, un invito, una suggestione hanno accompagnato l’installazione.

1) Sarà il vento a dirigere il concerto che ascolterai, se solo avrai il tempo di sederti fuori dall’uscio di casa

2)   2) Parole di persone che hanno calpestato queste strade da una vita. Nel lavatoio, voci del paese

3)   3) Le sedie del paese tessono relazioni. Non stanno solo a guardare

4)   4) Tessi la toppa e, nel tessere, trova la tua chiave creativa

5) Esprimi un desiderio e cerca di far centro. È così che si inizia…

La foto che segue si riferisce al quinto punto in elenco

Installazione di Francesca Cocchi a Piazza Collitrone

Installazione di Francesca Cocchi a Piazza Collitrone

1)

Particolare

Particolare

Attraverso il gioco si riescono a percepire i nostri antichi percorsi in un modo nuovo, impariamo a conoscere aspetti inusuali delle nostre azioni più abituali.

Il gioco è la modalità che ci permette di meravigliarci e di reiterare i nostri desideri fino a che non prendono forma.

Ho aggiornato e corretto la sezione Trasporto cavalli nel sito (per tariffe) e nel blog (per foto e curiosità).

Little Ranch - Trasporto cavalli

Little Ranch - Trasporto cavalli

Inoltre, sempre per quanto riguarda la gestione del sito del maneggio Little Ranch, ho inserito nuove foto ed informazioni inerenti lo spazio appena affittato.

Ecco una foto in cui aiuto mio padre a recintare lo spazio.

Al lavoro con papà ed Emma

Al lavoro con papà ed Emma