Archiviazioni mensili: Ottobre 2008

.

.

Io e mio fratello abbiamo fatto un fotomontaggio con una foto di Soki, il cavallo di Andrea.

SOKI

SOKI

Colgo l’occasioe per presentarvi il nuovo albun fotografico. Oltre a quello classico su Panoramio (che useremo soprattutto per le vedute ed i panorami), quello nuovo su Flickr (che useremo per particolari e album personali).

.

.

Emilio Fantin (artista)

Lucia Lorenzi (psicoterapeuta)

Comune a tutti è sognare

Workshop esperienziale su sogno e processo creativo condotto da Emilio Fantin e Lucia Lorenzi

A seguito della prima esperienza (svoltasi presso la Biblioteca Comunale di Sales (Ts), dal 4 al 6 aprile 2008), che ha suscitato vivo interesse e partecipazione, un artista e una psicoterapeuta torneranno ad affrontare il tema del sogno da un punto di vista originale, lambendo i confini della psicologia e dell’arte per entrare in una dimensione diversa del sognare, alla ricerca di un territorio comune.  Un’occasione per approfondire il proprio rapporto con i sogni attraverso l’incontro con gli altri e la partecipazione a un processo artistico condiviso. Così come per lo scultore la materia prima è la pietra dura e compatta, in questo caso la materia prima saranno i sogni, impalpabili e inafferrabili.

Emilio Fantin - Lezioni di Paesaggio (Foto di nedualismineregole)

Emilio Fantin - Lezioni di Paesaggio (Foto di nedualismineregole)

Propongo un estratto del programma:

Ci siamo posti una domanda: che cosa accomuna un gruppo di persone che s’incontra per condividere un’esperienza artistica legata al mondo onirico? Il sogno diviene una sorta di biografia dell’anima. Ne possiamo ricavare rivelazioni, timori, visioni, possibilità evolutive.
Ci siamo chiesti: esiste un legame tra i percorsi, le visioni, le scelte degli individui che si incontrano? Nei sogni possiamo intravvedere tracce della vita interiore che riguardano la nostra esperienza evolutiva.
Attraverso il racconto dei nostri sogni possiamo condividere frammenti della saggezza cosmica. Attraverso il colore possiamo tradurre le nostre percezioni, sperimentando una dimensione pittorica.
Il seminario prenderà avvio dalla condivisione del materiale che ogni partecipante avrà portato con sé: selezioni di video e film in formato DVD, immagini digitali e illustrazioni, musica e CD musicali, frammenti letterari che ama e desidera condividere, pensieri o altro.
Vi è uno momento iniziale di una decina di minuti ciascuno, in cui sono presentati i «contributi». Da questo primo incontro, si crea il «contesto» attraverso il quale, nella giornata successiva, si raccoglieranno le
immagini oniriche provenienti dalla notte o quelle emerse per assonanza. E poi il sogno diviene narrazione e colore.

Emilio Fantin - Sogni

Emilio Fantin - Sogni

Il workshop si terrà a Bologna presso il Terapeuticum Heliopolis
venerdì 28 (ore 15.30-19)
sabato 29 (ore 10-19)
domenica 30 (ore 10-14)

Per informazioni e iscrizioni:
Associazione Primavera Pomlad: Rita Jurada – cell. 3474437922 – mail: r.jurada@virgilio.it
Emilio Fantin – cell. 3487929218 – mail: fantinemilio@gmail.com
Prenotando per tempo vi sono possibilità di pernottamento a condizioni economiche favorevoli.
.
.
Due articoli per strutturare un intervento sul saggio di Mario Perniola, Verso un cinema filosofico.
Nel primo ho introdotto alcune riflessioni che avevo già fatto nel passato, riassumendo il punto di vista e fornendo un’applicazione della teoria al caso pratico di un recente film dei Fratelli Coen, 2007.
Nel secondo effettuerò una critica più sostanziale al testo del filosofo italiano

Mario Perniola, David Lynch e l’aspetto diegetico del cinema

Punto di partenza di Verso un cinema filosofico è la constatazione dell’intrinseca tensione filosofica propria del cinema, e che il cinema suscita negli spettatori (temi quali conoscenza e rappresentazione, verità e realtà…). Mi limito a segnalare uno solo dei possibili esempi: l’analisi filosofica di Matrix condotta da Diego Fusaro…

La questione che Perniola rende centrale nel suo saggio è, invece: può il cinema, in quanto cinema, aprire lo spazio per un nuovo tipo di discorso filosofico? Se Heidegger, a questo quesito, risponderebbe con una recisa negazione, Perniola apre a diverse possibili soluzioni (le quali rimandano sia al Sex Appeal che ad altri saggi contenuti in L’arte e la sua ombra; in particolare il tema del resto e della differenza)

Piattaforma di partenza per la sua apertura ad un cinema filosofico è la constatazione e l’auspicio che l’aspetto documentaristico stia riemergendo con vigore dopo la lunga narcosi imposta dalla narrazione spettacolare. Il presupposto è, per Perniola, un tipo di film che non sia “meramente didattico, parenetico o propagandistico” (p. 50).
A questo proposito vorrei lanciare una prima suggestione:
Si può dire che Perniola prefiguri un ritorno ai Lumière dopo il regno di Méliès?

Lumière

Meliès


A partire da questo presupposto, la questione si formula, sotto la penna di Mario Perniola, nel modo seguente: “Accanto a un pensiero linguistico esiste un pensiero visivo, sonoro, rituale, spaziale?” (p. 50).
Perniola trova i prolegomeni di questo linguaggio in A Lisbon Story di Wim Wenders. Qui, infatti, il linguaggio cinematografico si stacca dalla soggettività del Serafino Gubbio di turno ed aspira ad una soggettività, per così dire, diffusa (che, alla fine del saggio, sarà descritta come un “sentire impersonale e in sospensione”).
A questo proposito voglio solo fare due annotazioni.

Innanzitutto indicare in Vertov (e, in anticipazione negatrice, anche Pirandello) un precursore.

Secondopoi indicare nel surrealismo il riferimento tecnico. La scena descritta da Perniola, infatti, non è altro che frutto dell’automatismo surrealista applicato al cinematografo. Quindi lancio l’ipotesi che non si tratti di scovare il pensiero visivo, ma ancora una volta, l’inconscio visivo. Il passaggio è lo stesso, insomma, di quello delineato dall’inconscio linguistico (fondato da Freud) all’inconscio ottico (ricercato dai Breton).

Ma che cos’è il cinema surrealista? Può ad esempio Lynch essere considerato un tardo surrealista? Me ne occuperò presto, in un altro articolo.

Per ora mi accingo a chiudere con le critiche finali al testo di Mario Perniola.
Mi sembra che il maggiore punto di debolezza del saggio di Mario Perniola stia nella decisa contrapposizione che egli instaura sin dall’inizio tra mimetico e diegetico.
Si può opporre il mimetico a diegetico come fa Perniola?
A me sembra che questi due termini si collochino a due livelli diversi di generalità e che l’uno (mimetico) sia una categoria dell’altro (diegetico). Infatti, la diegesi può essere mimetica o non mimetica; mente una mimesi non può non essere diegetica (a meno che non si intenda enfatizzare la linearità della diegesi; ma allora sarebbe stato meglio opporla, come fa Ricoeur, alla configurazione!).

Un’altra critica si può muovere alla stessa questione, da un altro punto di vista. Infatti non è irresponsabile affermare che tutto il diegetico è documentaristico. Non solo, infatti, sempre di più il cinema di finzione viene oggi utilizzato come documento storico, ma inoltre, molti registi sarebbero pronti a sottoscrivere la seguente affermazione di David Lynch: “ogni film rispecchia il mondo, e anche un film storico – cito a memoria – parla più del mondo attuale che di quello custodito nella referenza”.

Infine, credo si debba dire un’ultima cosa.

“La riduzione dell’importanza dell’aspetto diegetico”, che è il punto di partenza del cinema filosofico, non equivale ad un proporzionale aumento della’spetto mimetico.

Anzi, mi sembra che i migliori prodotti di un cinema protofilosofico ottengano i risultati più importanti frequentando il campo metadiegetico piuttosto che quello mimetico.
Come accade, ad esempio, in Mulholland Dr., ma ancor prima, in modo strabiliante, in Otto e 1/2.

Vi saluto con il trailer di Mulholland Dr.

Articoli correlati

> Cinema_Mario Perniola /Verso un cinema filosofico/ I     (con commenti)

> NoMA

Due articoli per strutturare un intervento sul saggio di Mario Perniola, Verso un cinema filosofico.
Nel primo introdurrò alcune riflessioni che avevo già fatto nel passato, riassumendo il punto di vista e fornendo un’applicazione della teoria al caso pratico di un recente film dei Fratelli Coen (Non è un paese per vecchi).
Nel secondo effettuerò una critica più sostanziale al testo del filosofo italiano

Mario Perniola e i fratelli Coen

Fonti del saggio

Che film vengono citati in questo saggio?

A Lisbon Story – Wim Wenders, 1994
La Società dello Spettacolo – Guy Debord, 1973
Guy Debord, son art et son temps – Brigitte Cornand, 1994
Blue – Derek Jarman, 1993
Le Pays des sourds – NIcolas Philibert, 1992

Che libri vengono citati?

La piega – Gilles Deleuze
Opere cinematografiche complete – Guy Debord
Shaved Heads and MArkde Bodies – M. Stiles
Linciaggi – T. Villani
Manuale di antropologia visiva – P. Chiozzi
La grande madre – E. Neumann
Lettera sui sordi e muti – Denis Diderot
Teoria del film – S. Kracauer
Osservazioni sulla filosofia della psicologia – Ludwig Wittgenstein

Ho già parlato di questo testo di Mario Perniola nell’ambito del progetto NoMA. Un articolo che vi invito a leggere cliccando qui, in cui parlo di Non è un Paese per vecchi .

Di quell’articolo ora devo assolutamente riportare due questioni sul perché ritengo il film dei Fratelli Coen un esempio di cinema filosofico:

In primo luogo, «riducendo importanza al valore diegetico dell’opera», offre la possibilità ad una miriade di elementi apparentemente separati di proporsi alla riflessione ed al piacree dello spettatore. Come ho detto all’inizio, infatti, io qui tratto solo della moneta, ma il film offre miriadi di altri spunti, per una gamma amplissima di gusti e di ossessioni (perversioni?).

In secondo luogo perché è in grado come pochi altri film (tra quelli recenti mi viene in mente solo “Il grande capo”) di trasmettere – come scrive Perniola – “un sentire impersonale ed in sospensione o, per usare le parole di Wittgenstein, «un epoché colorata ed intensa»”.

Per il resto, prima di continuare, devo rimandarvi al primo articolo.

NoMA

Articoli correlati

> NoMA

> / Verso un cinema filosofico / – II

Link esterni

> Sito di Mario Perniola (personal webpage)

> Comprare “L’arte e la sua ombra”

> Intervista a Mario Perniola su “L’arte e la sua ombra”

Vi saluterei con l’inizio del film di Wim Wenders

Oltre a segnalare l’aggiornamento del blog del Little Ranch e del sito con nuovi contenuti e foto, volevo segnalare in particolare la presenza di due foto sulla pagina Panoramio del Little Ranch che io ho scattato, modificato e titolato a dovere!

Clicca sulle immagini per ingrandirle…

Modern cowboy

Modern cowboy

Alex e Peter

Alex e Peter

.

.

Campo di Mare - Passeggiata a cavallo

Ho appena aggiornato il sito del Little Ranch, creando anche una pagina dedicata alla passeggiata di Corinna e Tiziana sulla spiaggia di Campo di Mare con i cavalli del Little Ranch.

La pagina è questa.

Di conseguenza ho aggiornato anche il blog WordPress e l’album fotografico Panoramio del Little Ranch.

In questo articolo riporto i passaggi più interessanti da un’intervista che ho fatto ad Emanuela Alfieri, poco dopo l’allestimento dei suoi lavori in una cantina di Bocchignano.

La stessa è stata pubblicata, prima, nel blog ufficiale di 20eventi

—-

Iniziamo subito a parlare della tua ricerca sulle impronte digitali, visto che dà l’immagine grafica di tutta la manifestazione.

Dapliant di 20eventi ESTATE08

Dapliant di 20eventi ESTATE08

In una introduzione al tuo lavoro si trova scritto che esso nasce da una ricerca personale sull’unicità dell’individuo e tu stessa dichiari: “In un mondo in cui pervade la globalizzazione e si perdono le identità dei popoli tutto ciò che rimane è ¨ il nostro essere unici”

Vorrei sapere: come e quando nasce questa tua ricerca, che dalle tue parole ha un preciso connotato storico-sociale (la globalizzazione), e se la stessa (la ricerca artistica sulle impronte) sia dipendente, inoltre, da fattori più strettamente personali. Quali?

Questa ricerca personale nasce da quando ho iniziato ha lavorare con materiali diversi, negli ultimi anni di accademia, dove il mio lavoro era strettamente pittorico e figurativo, ho “scoperto” che potevo usare diversi materiali per poter raccontare “me stessa”, cosa che non riuscivo a fare con la pittura. Raccontando i miei disagi interiori e sociali sono arrivata a conoscere gli altri da qui la ricerca si sposta all’individualità della persona ma mette anche in evidenza il mio disagio sociale.
Sono una persona a cui piacciono le cose semplici e chiare, quando viaggio preferisco visitare i luoghi non turistici per sentire la vera atmosfera della popolazione di quei posti, vado alla ricerca di piccoli paesi in cui non c’è nulla da vedere che non la gente stessa, le loro usanze. Questa è una di quelle cose che andranno a scomparire.

Spero di aver risposto alla tua domanda, non sono molto brava con le parole, per questo utilizzo l’arte figurativa per esprimermi.


Emanuela Alfieri - Impronte digitali

Emanuela Alfieri - Impronte digitali

————–

Quindi possiamo vedere nella tua opera anche una componente antropologica di tutela delle tradizioni come di un bene culturale (senza distinguere tra cultura alta/bassa)…

Per quanto concerne il rapporto della Emanuela artista con la società attuale, e del suo disagio: mi piacerebbe addentrarmi un po’ nella considerazione del valore della ricerca sulle impronte e sul suo possibile impatto con il pubblico di oggi.

Ad esempio, è ancora fresca nella nostra memoria la proposta del ministro Maroni di raccogliere dati biometrici dei clandestini (inclusi i bambini).
Cosa ha da dire un’artista come Emanuele Alfieri ad un ministro come Roberto Maroni sulla crucialità e la valenza simbolica delle impronte digitali? C’è qualcosa che solo un artista può cogliere?
Pensi sia possibile una sorta di “consulenza artistica” su questioni politiche di tale rilevanza etica?

Quando ho iniziato questo lavoro sulle impronte digitali non si parlava ancora di questa proposta di legge, quindi preferirei non collegarla alla politica.
Sai il problema in Italia è che se dici di bloccare l’entrata dei clandestini sei un Fascista, se sei contro la proposta Maroni sei Comunista, non si prova neanche a ragionare, per cercare delle soluzioni, è tutto come una partita di calcio: c’è la squadra di destra e quella di sinistra e noi cittadini siamo come gli spettatori allo stadio (sai cosa succede allo stadio ogni domenica!?)
Fino a quando non cambiamo noi individui, fino a quando non cerchiamo di smettere di voler fregare il prossimo, non credo che in Italia possa cambiare qualcosa.
Si, credo di avere una visione molto pessimista del futuro, ma nel vedere le nuove generazioni come crescono (genitori, tv, video-game, ecc.) le aspettative sono molto poche.
per rispondere alle tue domande posso dire che la Lega se la conosci la eviti ma degli altri di sicuro non ti puoi fidare.
Sarebbe bello sensibilizzare i nostri politici, ma credo che gli interessi economici abbiano la meglio su tutto.
Come hai ben capito preferisco non parlare di politica in quanto la “politica” non esiste.

Emanuela Alfieri - Impronte

Emanuela Alfieri - Impronte


————–

Così non volevi parlare di politica, ma ne hai parlato abbondantemente! ;)
Ma è giusto cambiare argomento e non rilegare il tuo lavoro a semplici fatti di cronaca (o di politica da stadio).

Parlami allora della tua esperienza di collaborazione con 20eventi. Mi piacerebbe sapere in particolare che rapporto c’è stato, se c’è stato, con la gente di Bocchignano. C’è stato uno scambio reciproco, o la mostra è rimasta circoscritta all’interesse degli addetti ai lavori?

Ho conosciuto 20eventi a maggio e sono andata a visitare proprio Bocchignano; poi quando Alberto mi ha invitata a partecipare a 20eventi estate per me è stato un vero piacere, il paese era grazioso e la cantina che mi hanno prestato per esporre ha incantato chiunque sia venuto a visitarla.
Per quel che riguarda la gente del posto devo dire che non pensavo fossero così aperti nel piccolo intervento che ho proposto loro, dovevano mettere una loro impronta digitale e una frase su cartoncini che poi avrebbero inserito nei pannelli, non solo i bambini si sono divertiti scrivendo sotto la loro impronta il nome, ma anche le persone piu’ adulte mi hanno lasciato piccole frase ricche di significato.

Il particolare guest-book pensaro da Emanuela

Il particolare guest-book pensaro da Emanuela