Archiviazioni mensili: Luglio 2009

Centro Culturale "33officinacreativa"

Centro Culturale "33officinacreativa"

Artisti:

> Sergio Baldassini

> Enrico Blasi

> Giuseppe Gobbato & Lara Patrizio

> Valentino Griscioli

> Pino Grossi

> Maria Petrucci

Team curatoriale:

> Collettivo 33officinacreativa

> Emanuele Sbardella (curatore indipendente)

33officinacreativa

Piazza Lauretana 3 – Toffia (Rieti)

dall’11 al 23 agosto

Inaugurazione: 11 agosto, ore 19:30

Ar(T)chivio
Ar(T)chivio

Martedi 11 agosto alle ore 19:30 presso il complesso di San Bernardino verrà inaugurato Ar(T)chivio: evento in cui artisti provenienti da percorsi eterogenei si incontrano sul terreno comune di un archivio storico rinvenuto presso la sede dell’associazione promotrice, 33officinacreativa.

Analizzando l’offerta artistica di questo evento, leggendo i progetti ed oservando le opere in via di realizzazione, si ha l’impressione che gli artisti si siano riferiti a Benedetto Croce, secondo il quale tutta la storia è storia contemporanea. Ma quale storia? Non una Storia idealizzata, bensì il tessuto in microfibra delle storie quotidiane, che si svolgono (si sono svolte e continuano a svolgersi) fra soggetti collocati un una comunità altamente localizzata. L’obiettivo di Ar(T)chivio è quello di far emergere e reintrodurre nella vita quotidiana alcuni importanti frammenti della memoria collettiva.

Sergio Baldassini, artista di cui si apprezzano lavori a cavallo fra la catalogazione di immagini circolanti nella sfera pubblica e la loro intima ripetizione, realizzarà un’installazione a compimento di un periodo di residenza. La sua opera, Qui tutto tace, qui tutto giace, rimanda al silenzio cui viene costretta buona parte del patrimonio storico e archivistico italiano.

Enrico Blasi, presidente di OZU, propone con Uomini e terre un percorso fotografico che mette in relazione un’arida valle nigeriana e i lussureggianti poggi sabini. La serie di ritratti fa, tuttavia, emergere una comunanza esistenziale fra gli uomini che abitano terre così distanti.

Giuseppe Gobbato & Lara Patrizi realizzaranno il 12 agosto, alle ore 21:00, una performance teatrale dal titolo La sala d’attesa. La pièce mette in scena i movimenti migratori italiani del secondo dopoguerra e si basa sui Manuali per emigrare, documenti rinvenuti presso l’archivio che saranno consultabili per tutta la durata della mostra.

Valentino Griscioli fu il primo a fotografare l’archivio dopo il suo rinvenimento. Per l’occasione verranno esposte quelle 12 fotografie che, all’epoca, avevano avuto una funzione principalmente di documentare le condizioni in cui versava il locale prima del meticoloso intervento di ristrutturazione ad opera del collettivo di 33officinacreativa.

Pino Grossi ha ideato una serie di letture, dal titolo Im..pressioni, durante le quali (le sere dal 13 al 16 agosto) farà rivivere storie dimenticate. Lo spunto concettuale proviene da Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, in cui si mescolano le tematiche della salvezza e dell’oblio, dell’autorialità e del ricordo.

Maria Petrucci, artista locale e memoria storica del paese, esporrà un quardo dedicato alla storia di San Bernardino da Siena, in onore del quale fu in tempi antichi eretto e consacrato l’edificio su cui oggi è sorto il centro culturale 33officinacreativa.

33officinacreativa propone, inoltre, l’ultimo di una serie di interventi sull’archivio. Il peso della memoria è un’installazione che sugella un lungo processo di riappropriazione della memoria. I materiali cartacei sono stati meticolosamente selezionati liberando i locali che verranno destinati a residenze artistiche.

Contatti:

> 33officinacreativa@gmail.com

> 0765326169

Link utili:

> Blog di 33officinacreativa

> Blog di Emanuele Sbardella

> Sito di OZU (Enrico Blasi)

> Sito dello Studio VZ (Valentino Griscioli)

“Tranciare coi propri denti l’ultimo cordone ombelicale con il reale, mentre le unghie si conficcano nella memoria, nel silenzio assoluto, e le mosche violano senza sosta il nostro spazio aereo. Non è l’illusione che dissimula la realtà. E’ la realtà che dissimula il fatto che non c’è”
Baudrillard

Nell’ambigua confusione di ruoli (curatore ed artista) che caratterizzano la mia attività nella presente produzione, sento il dovere di scrivere una breve premessa metodologica che illustri le motivazioni e le ragioni della mia posizione.

> Comunicato stampa dell’intero evento

> Presentazione della mia performance

Al di qua - Photo by Emanuele Sbardella

Al di qua - Photo by Emanuele Sbardella

Anzitutto amo credere di poter imparare dalle mie esperienze pregresse. L’evento originario (anche se il concetto di “origine” è proprio ciò che tale evento metteva in discussione) … L’evento da cui nasce l’articolata situazione in cui oggi mi trovo a lavorare, segnò indelebilmente la mia entrata nel mondo dell’arte: un rito di passaggio in cui io mettevo in scena la prima mostra realizzata sulla base di una mia idea curatoriale (fuoriXcorso). Tale evento giunse non tanto a conferma dei miei studi pregressi sulla pratica e sulla teoria curatoriale, bensì creò scompiglio nei miei apollinei progetti e mi pose di fronte ad una scelta: approfondire la mia teoria curatoriale e cercare di metterla in atto o praticare il mestiere imparando dalle situazioni che di volta in volta mi si sarebbero poste come altrettanti insegnamenti. Io scelsi una via intermedia: praticare la cura come modalità di ripensamento teorico permanente. Questo mi permette oggi di svincolarmi dalla forza della mia figura professionale (la professionalità e il dilettantismo furono due temi scottanti durante la prima performance) e pensarmi come artista nell’atto di ridiscutere la mia stessa attività curatoriale (che quest’anno ha incontrato l’impagabile collaborazione di Laura).
Altro argomento che offre una giustificazione alla confusione dei ruoli proviene da una tradizione consolidata di democratizzazione del processo artistico. Tale processo si acuisce nel momento in cui la curatela dell’evento assume di proposito una scrittura frammentaria; non si pone nel presente (nunc) se non con un solido legame al passato e al futuro; non si pone nel qui (hic) se non con un inalienabile legame all’altrove. L’evento di costituisce di tre micro-eventi, ciascuno dei quali è caratterizzato da combinazioni topologiche in sé frammentarie. L’assemblaggio nel caso di Nestola; la raccolta (mi sembra di poter dire) nel caso di Leuzzi; la dispersione nel mio caso. In tutti e tre i casi demos entra a far parte dell’opera e non ne è chiamato solo a partecipare contemplando. L’opera di Nestola si colloca volutamente in un luogo di passaggio di studenti fra passato e futuro; l’opera di Leuzzi espone in pubblico l’intimità di un ricordo; a me piace mescolare memoria privata e memoria collettiva attraverso l’interrogazione pubblica. Per questo mi piace usare l’espressione scrittura frammentaria della mostra, con esplicito riferimento a quanto intuito da Baudrillard: “La scrittura frammentaria è in fondo la scrittura democratica. Ogni frammento gode di una uguale distinzione. Il più banale trova il proprio lettore eccezionale” .

(Ringrazio Ivan Fassio per la segnalazione dei taccuini di questo autore http://belacqua.wordpress.com/2009/07/02/jean-baudrillard-taccuini-1990-95)


Donne al Mercato della frutta di Ladispoli

Donne al Mercato della frutta di Ladispoli

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> In Panoramio

> In Picasa

Koen Claes and Kanako Murakami, 2009 26.06

Koen Claes and Kanako Murakami, 2009 26.06

> Other pictuers from the same exhibition

> In English

Gibran Kalhil

Il profeta

Sul commercio

E un mercante disse: Parlaci del Commercio.
E lui rispose dicendo:
La terra vi concede i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvene le mani.
Scambiandovi i doni della terra scoprirete l’abbondanza e sarete saziati.

Ma se lo scambio non avverrà in amore e in generosa giustizia, renderà gli uni avidi e gli altri affamati.
Quando sulle piazze del mercato voi, lavoratori del mare dei campi e delle vigne, incontrerete i tessitori i vasai e gli speziali,
Invocate lo spirito supremo della terra affinché scenda in mezzo a   voi a santificare le bilance e il calcolo, affinché valore corrisponda a valore.
E non tollerate che tratti con voi chi ha la mano sterile, perché vi renderà chiacchiere in cambio della vostra fatica.
A tali uomini direte:
“Seguiteci nei campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti in mare.

La terra e il mare saranno generosi con voi quanto con noi”.
E se là verranno i cantori, i danzatori e i suonatori di flauto, comprate pure i loro doni.
Anch’essi sono raccoglitori di incenso e frutta, e ciò che vi offrono, benché sia fatto della sostanza dei sogni, reca ornamento e cibo all’anima vostra.
E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno si allontani a mani vuote.
Perché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento sin quando il bisogno dell’ultimo di voi non sarà appagato.

Sul dare

Spesso dite: “Vorrei dare ma solo ai meritevoli”.
Le piante del vostro frutteto non si esprimono così né le greggi del vostro pascolo.
Esse danno per vivere, perché serbare è perire.
Chi è degno di ricevere i giorni e le notti, è certo degno di ricevere ogni cosa da voi.

Siete buoni quando vi sforzate di dare qualcosa che sia vostro.
E tuttavia voi non siete cattivi quando cercate un guadagno per voi.
Poiché quando cercate un guadagno non siete che una radice che s’avvinghia alla terra e succhia il suo seno.
Certo, il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, maturo e pieno e sempre generoso nella mia abbondanza».
Poiché come il frutto ha bisogno di dare, così la radice’
ha bisogno di ricevere.

> In italian

Gibran Kalhil

The Prophet

Buying and selling

And a merchant said, “Speak to us of Buying and Selling.”

And he answered and said:

To you the earth yields her fruit, and you shall not want if you but know how to fill your hands.

It is in exchanging the gifts of the earth that you shall find abundance and be satisfied.

Yet unless the exchange be in love and kindly justice, it will but lead some to greed and others to hunger.

When in the market place you toilers of the sea and fields and vineyards meet the weavers and the potters and the gatherers of spices, -

Invoke then the master spirit of the earth, to come into your midst and sanctify the scales and the reckoning that weighs value against value.

And suffer not the barren-handed to take part in your transactions, who would sell their words for your labor.

To such men you should say,

“Come with us to the field, or go with our brothers to the sea and cast your net;

For the land and the sea shall be bountiful to you even as to us.”

And if there come the singers and the dancers and the flute players, – buy of their gifts also.

For they too are gatherers of fruit and frankincense, and that which they bring, though fashioned of dreams, is raiment and food for your soul.

And before you leave the marketplace, see that no one has gone his way with empty hands.

For the master spirit of the earth shall not sleep peacefully upon the wind till the needs of the least of you are satisfied.

Giving

You often say, “I would give, but only to the deserving.”

The trees in your orchard say not so, nor the flocks in your pasture.

They give that they may live, for to withhold is to perish.

Surely he who is worthy to receive his days and his nights is worthy of all else from you.

You are good when you strive to give of yourself. Yet you are not evil when you seek gain for yourself. For when you strive for gain you are but a root that clings to the earth and sucks at her breast. Surely the fruit cannot say to the root, ‘Be like me, ripe and full and ever giving of your abundance.’ For to the fruit giving is a need as receiving is a need to the root.

> Listen to this fragment (from PhilosopherNotes)

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What can curators learn from managers? From their analysis sometimes very shiny, but also from their mistakes sometimes very trivial?

How is it faced and resolved the issue of green?

A greenness map (somewhere in the USA)

A sort of greenness map (somewhere in the USA)

The problem, according to Brigitte Mantel[1], is that too many companies use the green “in an attempt to raise their eco-profile”. Greennness is a relatively new visual concept and has not yet developed a mature visual language, a language that goes beyond the clichés of the green.
Marketing problem is to find a space conceptually linked to the green, but a space where where not everyone stay.

Whereas market researchs: they say that consumers feel deeply the green issue. But the issue is not perceived objectively (as community welfare in a shared world), but subjectively (as an affirmation staff).

Therefore, it is permissible to use the green-image as business.  It is permissible, but each company has to go further and has not use the pure color. Each one schuld find its own nuance of green and deepen it.
The environmental marketing (Mantel says) has to move from propaganda toward the phase of the “value space of association”.

It is clear that the purpose of an advertise is differend frome the porpose of an artwork .  Artists have no market to colonyze and protect, but they have a strong need to diversificate their languages.  They dont hato to express the green in order to link their work to it, but they try to express the green just as a common external good. Although the different approach to the greenness , I believe that the conclusion of the manager could partly be shared.

“We must kill the clichés of ecology, dig up long head habits of mind and invent a new visual mythology of what is to be ecologically sound”

But how to share this “mission”? How to change it? And why?


[1] Aspirational environmentalism, Futurebox (frome a speech at FotMuseum, mai 2008).

See also

> about this Creative Management approach http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/7251380.stm

> about Getty Image www.gettyimages.com

Di cosa fa parte questa lista? Leggi il proponimento

1 – ore 15:00

> Qual’è il significato etimologico della parola “ripetere”?

2 – ore 15:12

> Paura e tentazione!… (rispondete in molti)?

3 – ore 15:50
4 – ore 16:02
5 – ore 16:06
> Quale sarebbe la domanda che non vorresti ti venisse posta?

6 – ore 16:14
7 – ore 16:27
8 – ore 16:34
> Secondo voi… (entrate in pochi!)?

9 – ore 16:45
> Che domanda ti aspetti che io ti ponga dopo questa?

12 – ore 17:11
> A proposito di te e di me (DOLORE). Ma noi, in quanto esseri umani…?

13 – ore 17:44
14 – ore 18:01
15 – ore 18:10

Come seguire lo svolgimento?

Innanzitutto, andrebbe letto questo articolo propedeutico

> Presentazione della mia performance

Ma in fin dei conti non è strettamente necessario, e ti basterà capire come è articolato il profilo (viene chiamato “status”) di un utente Answers, per poter seguire la lista delle sue domande e delle sue risposte.

Con il senno del poi, potete anche decidere di legegre direttamente le domande:

> Svolgimento della performance

Se si e già utenti Yahoo! sarà molto facile entrare in Answers, ma l’accesso è consentito anche a chi non fosse utente Yahoo! (io, d’altronde, non sono normalmente utente Yahoo!)

A questo link potrete vedere il profilo dell’identità che mi sono scelto per porre le domande: Peter Right

Nel profilo ci sono diversi riquadri concernenti le attività dell’avatar durante questi mesi di preparazione.

Il settoredio interesse si trova in basso dovete potrete leggere la lista delle domande che Peter Right ha posto.

answers_status

Clicca su “Le mie domande” e segui le risposte alle domande poste a partire da oggi alle ore 15:00 (le domande poste prima non fanno parte della performance, ma della sua preparazione. Per maggiori info, leggi la presentazione).

Like question, like Answers!

Oggi, venerdi 10 luglio 2009, tra le ore 15:00 e le 20:00, porrò agli utenti della comunità virtuale Yahoo!Answers una serie di domande. Esse saranno ispirate alle domande che vennero poste a Cesare Pietroiusti nell’ambito della performance Una risposta ad ogni domanda, che egli eseguì un anno prima, nella stessa fascia oraria.

Y! Amsers

Le domande verranno riformulate in base al nuovo contesto, rese accattivanti e stimolanti per i frequentatori di quel social network e poste da un avatar che gli stessi frequentatori della comunità avranno imparato a conoscere. Il Nickname dell’avatar è allo stesso tempo un gioco di parole che fa riflettere sulla funzione sociale del canale utilizzato (Y!Answers) e rimanda in maniera impercettibile per i normali utenti della comunità (ma non per gli utenti che quel giorno specifico entreranno per assistere alla performance) a Cesare Pietroiusti. L’avatar, infatti, si chiama Peter Right.
Alla fine della serata, utilizzando un avatar che si chiama Emanuele, ma che offre un’identità falsa quanto la prima, darò la mia risposta alle domande in base al mio ricordo delle risposte di Cesare Pietroiusti.


Specifiche tecniche

Si tratta di una performance che si svolge esclusivamente tra le maglie del web. Per quanto il web, con la sua intrinseca porosità, non possa essere facilmente delimitato, è lecito dire che il principale campo d’azione sarà la piattaforma Y!Answers; piattaforme di sostegno: FaceBook e WordPress; mi è impossibile citare tutte le altre piattaforme confinanti ed interagenti.

> Y!Ansers
> FaceBook (pagina dedicata all’evento)
> WordPress (mio blog)

L’evento potrà essere seguito in diretta sul sito Y!Ansers, ma per conoscere le modalità di fruizione dello stesso è consigliabile partire dal mio blog, in cui dalla mattina saranno disponibili spiegazioni tecniche e una guida su come leggere le domande esatte e su come seguire il susseguirsi delle risposte. Durante la performance il blog e l’evento FaceBook verranno aggiornati con i link a tutte le singole domande in progress, per facilitare la fruizione. Alla fine dell’evento sarà reso disponibile sul mio blog un resoconto dettagliato di tutto il materiale raccolto (il quale sarà da considerarsi anche come appendice al catalogo)

Per preparare la performance ho utilizzato il palcoscenico che Yahoo! mi ha messo gratuitamente a disposizione. Gli utenti di Answers sono stati inconsapevoli attori e interattivi spettatori di questo gioco collettivo. Non vuole assolutamente essere una critica o una parodia. Con il tempo ho imparato a conoscere meccanismi e motivazioni che soggiacciono al funzionamento di questa comunità virtuale. A volte ammiro la sagacia di alcuni, altre volte compatisco il malessere di altri.
Quali sono state le ragioni che mi hanno spinto ad instaurare questa forte interazione con la comunità virtuale? Alla curiosità etnografica e alla responsabilità curatoriale ci conoscere il luogo (che restano per me i due motori principali dell’interazione), si aggiungeva al necessità pratica di accumulare punti (vedi lo scoring system) al fine di passare ad un livello di utenza superiore e di conseguenza l’autorizzazione a porre un numero più elevato di domande. Al livello 3 potrò porre 15 domande, laddove a livello 1 ne avrei potuto porre solo 5 (in un’unica giornata). Per poter partecipare ho dovuto giocare per mesi, accumulare punti, costruirmi un personaggio, farmi amici. Strutturare una rete di conoscenze ed un profilo credibile e accattivante, scherzoso, ambiguo ma anche profondo. Spesso mi capitava di non avere cognizione di chi realmente stesse rispondendo o facendo domande (se io, Emanuele, Peter Right o chissà chi altri).

Presento i due attori principali con cui mi sono immedesimato (attenzione: il io indirizzo e-mail reale è emanuele.sbardella@gmail.com. Nessuna delle due e-mail che compaiono di seguito sono indirizzi validi che io controllo. Utili solo al fine della registrazione).

• Peter Right (right_peter@yahoo.it)
> Vedi profilo on-line

• Emanuele (emanuele.sbardella@yahoo.it)
> Vedi profilo on-line

Concept

In base a quanto esposto nella premessa metodologica, dovrebbe essere chiaro che, nel micro-evento (frammento di frammenti) che io ho pensato di realizzare in ricordo del 10 luglio 2008, la democratizzazione della pratica artistica e disseminazione della memoria costituiscono gli assi portanti del discorso. Una volta assodati questi punti di base posso procedere con ulteriori chiarimenti e spiegazioni del mio progetto artistico.

Nel momento in cui memoria privata e collettiva si mescolano, il ricordo si dissolve. Con esso anche l’identità individuale e l’autorialità connessa vacillano, dischiudendo nuovi campi fertili per pratiche artistiche radicali. Per questo ho deciso di diffondere la memoria attraverso una mistificazione identitaria senza soluzione. Troppo spesso anche un avatar fornisce riferimenti identitari potenti: la menzogna, l’inganno e l’incantamento liberano dalla gabbia identitaria e suscitano pensieri dissonanti. Questa è la speranza che ho nel fare mio un mezzo inusuale nel campo artistico ma estremamente diffuso nella vita quotidiana di migliaia di adolescenti.

Lo scopo ultimo della azione è quello di rinvenire, attraverso le risposte di persone che non furono presenti, la testimonianza un fondo comune nella memoria di tutti i contemporanei. Un fondo comune che si basa in parte sulla distentio animi agostiniana (altrimenti detto: passato e futuro non hanno senso se non vengono inscritto nella contemporaneità del presente – il quale, d’altronde, non esiste nella sua autonomia), in altra parte sulla virtuale ubiquità e l’onniscienza di ogni uomo. Suscitare risposte in un corpo collettivo ed anonimo di utenti, eterogeneo ma in qualche modo unitario. Come a dire: nessuno di noi c´era, eppure in qualche modo tutti insieme sappiamo la stessa cosa, siamo stati partecipi anche di quell´evento (come, d´altronde, di tutti gli eventi del mondo).

Benché abbia luogo ovunque ed in nessun luogo in particolare, il mio intervento può essere descritto come in situ e può ben essere contestualizzato in una più vasta ricerca che sto portando avanti da qualche mese (di cui fa parte anche un progetto web che attualmente sto portando avanti come attività per bambini in Germania) sulla possibilità di curare ad ed attuare microeventi che non solo trovino nel web una sistemazione di comodo, ma che scelgano la rete come principale questione da affrontare. Ragionare attraverso la Rete, quindi, attraverso i suoi canali e linguaggi specifici (non come fanno tanti saggisti solo su libri stampati) circa effettive possibilità abitative ed identitarie che questa offre. In questo senso posso dire che la mia performance è una pratica di sperimentazione identitaria basata sull’architettura del web 2.0.
Ad un primo livello la performance offre un semplice sdoppiamento. E questo ha a che vedere con il mondo offline (se cosi si può semplificare), dipende dal mio rapporto con l’artista. In qualità di curatore, durante l’evento originario, io non potevo porre domande all’artista. In questa occasione (la ripetizione rammemorante), quindi, la mia memoria è come inibita giacché la mia esperienza è stata scissa. Durante l’evento originario tutto il dialogo avuto con l’artista nel preparare la performance si è di fatto interrotto con il sopraggiungere della fase culminante del lavoro. In risposta a questa castrazione ho deciso di utilizzare la piattaforma reticolare di questo social media, al fine di ottenere da altri le risposte che io non posso dare.

Ad un secondo livello l’identificazione (o la disidentificazione) avviene con la collettività. Il ricordo connettivo coincide con l´amnesia identitaria. Smarrire la mia identità online nell’atto di ridurre me stesso a pacchetto informativo e stimolante della memoria collettiva. Ma piuttosto che parlare di memoria collettiva (termine marchiato dall’impostazione junghiana), preferirei introdurre l’espressione memoria connettiva. La memoria personale non diventa semplicemente collettiva nel momento in cui avviene una diffusione pubblica capillare del messaggio. Non mi interessa investigare quella che secondo alcuni viene descritta come serbatoio di messaggi archetipici geneticamente inscritti. Mi interessa piuttosto leggere fra le righe delle varie risposte individuali l’emergere di un fondo di collettività attraverso la connessione. Anche chi non aveva assistito a quello che io ricordo personalmente di aver esperito, può in un certo senso testimoniare la medesima esperienza. Scavo, in questo modo, nel fondo di una insondabile memoria condivisa. Rendo partecipi anche le persone che furono assenti nell’evento originario gli assenti, cercando nelle loro risposte frammenti dei miei ricordi.

> Link al comunicato stampa

> Guida alla fruizione