Martedi 11 agosto alle ore 19:30 presso il complesso di San Bernardino verrà inaugurato Ar(T)chivio: evento in cui artisti provenienti da percorsi eterogenei si incontrano sul terreno comune di un archivio storico rinvenuto presso la sede dell’associazione promotrice, 33officinacreativa.
Analizzando l’offerta artistica di questo evento, leggendo i progetti ed oservando le opere in via di realizzazione, si ha l’impressione che gli artisti si siano riferiti a Benedetto Croce, secondo il quale tutta la storia è storia contemporanea. Ma quale storia? Non una Storia idealizzata, bensì il tessuto in microfibra delle storie quotidiane, che si svolgono (si sono svolte e continuano a svolgersi) fra soggetti collocati un una comunità altamente localizzata. L’obiettivo di Ar(T)chivio è quello di far emergere e reintrodurre nella vita quotidiana alcuni importanti frammenti della memoria collettiva.
Sergio Baldassini, artista di cui si apprezzano lavori a cavallo fra la catalogazione di immagini circolanti nella sfera pubblica e la loro intima ripetizione, realizzarà un’installazione a compimento di un periodo di residenza. La sua opera, Qui tutto tace, qui tutto giace, rimanda al silenzio cui viene costretta buona parte del patrimonio storico e archivistico italiano.
Enrico Blasi, presidente di OZU, propone con Uomini e terre un percorso fotografico che mette in relazione un’arida valle nigeriana e i lussureggianti poggi sabini. La serie di ritratti fa, tuttavia, emergere una comunanza esistenziale fra gli uomini che abitano terre così distanti.
Giuseppe Gobbato & Lara Patrizi realizzaranno il 12 agosto, alle ore 21:00, una performance teatrale dal titolo La sala d’attesa. La pièce mette in scena i movimenti migratori italiani del secondo dopoguerra e si basa sui Manuali per emigrare, documenti rinvenuti presso l’archivio che saranno consultabili per tutta la durata della mostra.
Valentino Griscioli fu il primo a fotografare l’archivio dopo il suo rinvenimento. Per l’occasione verranno esposte quelle 12 fotografie che, all’epoca, avevano avuto una funzione principalmente di documentare le condizioni in cui versava il locale prima del meticoloso intervento di ristrutturazione ad opera del collettivo di 33officinacreativa.
Pino Grossi ha ideato una serie di letture, dal titolo Im..pressioni, durante le quali (le sere dal 13 al 16 agosto) farà rivivere storie dimenticate. Lo spunto concettuale proviene da Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, in cui si mescolano le tematiche della salvezza e dell’oblio, dell’autorialità e del ricordo.
Maria Petrucci, artista locale e memoria storica del paese, esporrà un quardo dedicato alla storia di San Bernardino da Siena, in onore del quale fu in tempi antichi eretto e consacrato l’edificio su cui oggi è sorto il centro culturale 33officinacreativa.
33officinacreativa propone, inoltre, l’ultimo di una serie di interventi sull’archivio. Il peso della memoria è un’installazione che sugella un lungo processo di riappropriazione della memoria. I materiali cartacei sono stati meticolosamente selezionati liberando i locali che verranno destinati a residenze artistiche.
Nell’impossibilità (stando io in Germania) di visitarla a Perugia, consiglio a tutti quelli che si trovassero in quella zona a fine giugno (il 26) di andarci, e poi magari di venire qui sul blog a scrivermi un’opinione.
Inaugurazione: venerdi 26 giugno, dalle 10:00 alle 13:00
Orario d’apertura: 16:00 – 20:00
Invito alla mostra
AREA PRIVATA è lieta di presentare le opere di Sai Hua Kuan e Wang Ruobing. La mostra, intitolata “Disegno in mezzo al nulla e Verde per qualcosa”, espone i nuovi lavori che i due artisti cinesi hanno sviluppato nel corso dell’ultimo anno.
“Disegno in mezzo al nulla” di Sai Hua Kuan è un’opera site-specific che si adegua al volume dello spazio in cui viene installata. Usando la corda in cotone bianco come materiale principale, “Disegno” esplora le semplici ma fondamentali funzioni della linea – dividere, sottrarre e definire uno spazio.
“Verde per qualcosa” di Wang è una installazione costituita da centinaia di oggetti verdi. Come in molti altri dei suoi lavori, “Verde” esplora il modo in cui il pubblico pensa e considera la questione ambientalistica cercando di stimolare una più consapevole relazione dell’uomo con gli spazi che lo circondano.
Sai Hua Kuan è nato nel 1976 a Singapore in una famiglia proveniente da Hainan (una provincia meridionale della Repubblica Popolare Cinese) ed oggi vive e lavora nel Regno Unito. Laureatosi presso la Slade School of Fine Art – University College London, ha preso parte a numerose esposizioni in tutto il mondo (Canada, Francia, Inghilterra, Russia e Singapore). Sai lavora con diversi tipi di supporti e di linguaggi, tra cui la scultura, il video, la fotografia e la performance.
Soffermarsi su uno spazio e trasformarlo; smantellare e ricostruire materiali ed oggetti sono le attività fondanti della sua pratica artistica.
Wang Ruobing
Wang Ruobing è nata a Chengdu (Cina) nel 1975 e vive tra Singapore e l’Inghilterra. Dottorando presso la Ruskin School of Drawing and Fine Art – University of Oxford, la sua ricerca esamina le modalità in cui una coscienza ambientalistica sia presente fra gli artisti cinesi contemporanei. Parallelamente, lei stessa si pone come artista molto attenta alla questione ambientale. Sebbene si sia formata come scultrice, spazia fra una vasta gamma di ambienti, linguaggi e materiali: dal disegno all’incisione, dal ready made alla fotografia, dal video al film. Che siano effimere o permanenti, le opere di Ruobing pongono al centro la relazione fra umanità e ambiente-natura, tra la crescente consapevolezza della problematica del verde e la realtà sociale. L’esperienza visuale dei suoi lavori, spesso accompagnata da una stretta interazione con il pubblico, cerca di provocare uno stato d’animo: una opportunità di ripensare la nostra relazione con l’ambiente che ci circonda.
Sono le 9:30, e mi ritrovo con la mia amica “Cucco” (e numerosi altri miei amici-conoscenti sparsi per la sala), nel gelido grembo del MAXXI-feto.
Mentre la sala si riempie di altri giovani devoti, in me e nei miei vicini di sedia cresce un’amara consapevolezza: la divinità di cui siamo in attesa, God-ot (permettetemi l’arguto giuoco di parole), non ci concederà affatto la sua epifania, e a noi non resteranno che i numerosi tentativi e le vane tentazioni di decifrare messaggi nascosti della sua assenza/presenza.
Nel crescendo della nostra consapevolezza, che ancora si presentava attutita da qualche rimasuglio di impopolare credulità, ingannavamo il tempo parlando del freddo che ci toccava di patire. “Dai Cucco, mettiti il cappotto”. “Non posso, me l’ha rubato il fantasma di Akakij Akakievic”.
Prima delle 10, quando la sala era già colma di fedeli pronti alla liturgia, spinte dall’incipiente scoramento e dalla brama di incantamento, circolavano numerose voci circa le modalità della rivelazione ventura.
Secondo alcuni Egli era già presente fra di noi, nel pubblico, travestito da giovane critico rampante o da vecchia gallerista presenzialista. Secondo altri era semplicemente imbottigliato nel traffico e sarebbe arrivato verso le 11:00, accaldato e chiedendo scusa prima di prender posto, nell’imbarazzo generale.
Mentre alcuni fedeli, oramai disincantati, precocemente abbandonavano stizziti la sala, a me era persino balenata l’idea che potesse, il Nostro MRZ, essere parte del team di lavoratori con copricapo di sicurezza giallo che davanti a noi (cioè, dietro la pedana dei relatori; cioè, oltre i vetri che dividono il freddo antro in cui siamo costretti ad attendere dal cuore pulsante del MAXXI tutt’ora in costruzione) offrivano all’incontro una surreale scenografia fatta di montacarichi, saldatrici e scintille.
Verso le 10:30 Prosperetti esordisce scusandosi per il ritardo. Frase di circostanza che (volutamente?) getta l’auditorio nel più profondo degli sconcerti. Il pubblico, manco si fosse messo d’accordo in anticipo, ha fatto finta all’unisono di non sentire. Ho avuto l’impressione che per un attimo anche i lavoratori con copricapo di sicurezza giallo abbiano accusato per qualche breve istante una insondabile sensazione di perplessità. Certo, loro non potevano sentire. Ma ricordate che, secondo la mia non ancora smentita ipotesi, poteva nascondersi persino Cattelan fra di loro, e ciò avrebbe reso la loro reazione plausibilissima.
Mentre loro continuavano a lavorare, Prosperetti continuava a parlare, inanellando argomenti sul ritardo dei lavori del MAXXI, sulla futura fondazione, etc… Il dato di fatto è che il futuro di questa struttura appare a tutt’oggi in gran parte oscuro. Nonostante questa incertezza (in primo luogo politica, lascia intendere) “iniziamo a far funzionare questo MAXXI, in collaborazione – in questa occasione – con la Quadriennale”.
Prosperetti passa la parola ad Agnese il quale, come me e Cucco, forse per ingannare il tempo parla del tempo che fa… Nel farlo si aggiusta il cappotto che e continua mantendosi su questioni di generale disinteresse (quali la corretta pronuncia di nomi come quello di Cattelan o del suo amico scrittore Franzorin).
Subito dopo entra nel vivo del discorso. Richiama l’attenzione (con un colpetto di tosse; non si sa se intenzionalmente opure accusando i primi dintmomi di raffreddamento).
“Cattelan ha avuro il premio alla carriera, ascoltate! … Di solito tale riconoscimento viene attribuito ad artisti anziani, e può sembrare strano che venga rivolto ad un artista che non abbia ancora compiuto 60 anni”.
In realtà, mi fa notare Cucco, Cattelan non ne ha nemmeno 50.
“Ma carriera vuol dire corsa! In tutte le lingue!!” – continua Agnese, cercando di giustificare una scelta che ai più era sembrata solo la ricerca di un alibi per mascherare un piccolo misfatto: anticipare i tempi e godere di riflesso del successo che ogni attività firmata Cattelan richiama. Il problema non è solo che la vita di Cattelan diventerebbe un inferno se ogni anno, per tutti e 50 gli ani di vita che gli rimanogno, dovesse ritirare almeno un premio alla carriera. Il vero problema è che, come riattualizzando il pensiero dei greci, la carriera di un artista potrebbe e dovrebbe essere giudicata come un unicum, una volta condotta volontariamente alla fine dall’artista stesso. Che ne sai che Cattelan non covi delle mosse decisive per il futuro, che potrebbero cambiare in toto il tuo giudizio sulla sua carriera nel suo complesso? Quando la sua carriera sarà a termine, ed ogni garnde uomo – nel pensiero greco – dovrebbe avere anche giurisdizione sul tempo e sul modo della fine della propria esistenza, della propria messa in scena. Se vuoi dare un premio alla corsa prima che questa sia ritenuta finita dal corridore stesso, allora perché non dare un premio alla carriera ad un esordiente?
Si che anche Cattelan è stato un esordiente! E molto promettente…
“La Quadriennale – spiega Agnese – è stata una stazione nella corsa di Cattelan”. A questo punto, dando finalmente al pubblico un primo buon compenso per il freddo sofferto, ci ricorda l’opera del giovane Cattelan per la Quadriennale.
L’opera era composta da due fogli di giornale, il quotidiano cattolico “Avvenire”. Nellala Democrazia Cristiana); sullo sfondo di questa foto Cattelan intervenne trasformo la stella delle Brigate Rosse in una stella prima pagina c’era una fotografia di Moro (segretario del cometa.
Marcel Duchamp, Foto X, 1920
Oramai Cattelan è diventato un Classico.
Dice bene, Agnese.
Dice Cucco: “Bene (Carmelo, ndr.)”. “Ora verrà stampato dalla Bompiani!”.
Agnese: “Oggi Cattelan è famoso, famosissimo! Una cleebrità molto discussa!!! E meno male. Sai che noia altrimenti…” Eppure Cattelan non è un anarchico secondo Agnese. Non è anarchico perché ha bisogno, soprattutto economicamente, delle istituzioni. Nel suo farsi prosecutore delle avanguardie, egli prcede con un modus operandi ed una tradizione iconografica molto italiani. Ad esempio la Nona ora, “opera straordinariamente bella, può sembrare una tavola di Achille Beltrame”
Maurizio Cattelan, La nona ora, 1999
Achille Beltrame, La Domenica del Corriere, 1931
A questo punto la Mattirolo interompe: “Credo di sapere che l’artista sta arrivando e ritirare la medaglia!”
Il pubblico si sente autorizzato a rompere le righe, e tacitamente ringrazia. Nello sventolio delle capigliature alla ricerca dell’esile figura di Maurizio io stesso mi giro e scorgo un signore dalle folte sopracciglia.
“Guarda Cucco, guarda quello quanto assomiglia ad Elio, quello delle storie tese!”
Prima che lei potesse dirmi di non poterlo riconoscere con certezza, già la sala aveva dato un nome a questo strano uomo: era Maurizio Cattelan!
- Pensavamo che non saresti più venuto
“Io son venuto”, con un accento milanese che non ti aspetti…
Maurizio Cattelan riceve il premio alla carriera
“Io sono qui per soddisfare le curiosità del pubblico intervenuto”
- Vuole la medaglia?
“Preferirei! Vorrei dire qualche cosa, ma non mi piace parlare a braccio, non mi viene facile, mi sono scritto un piccolo testo…”
Non è mai facile fare un discorso in occasione della ritiro di un premio. Ancor di più quando si tratta di un premio alla carriera (che di solito si dà in punto di morte; io invece sono nel pieno della mia attività!).
Sono onorato di aver anticipato questo premio, anche se qualcun altro lo avrebbe meritato piu di me.
Ringrazio gli artisti che mi hanno preceduto e che mi hanno insegnato molto. Ringrazio la mia famiglia: anche se non ha mai capito quello che faccio ma mi ha sempre sostenuto.
Ricevo questo premio in nome di tutti gli artisti che come me si impegnano ogni giorno alla ricerca di un arricchimento del proprio linguaggio.
—
Inizia una serie di domande:
- Perché l’arte nel tempo di Scherzi a parte? Colui il quale ha posto la domanda, non go preso nota del nome, faceva riferimento a Heidegger: perché la poesia nel tempo della povertà?
“Io non so chi sia Duchamp.
L’arma della sorpresa di non presentarsi a ritirare premi non funzioni più. Infatti io sono qui!
Nell’epoca di scherzi a parte, l’arte può combattere GF and Xfactor”
- L’assenza, mi fa venire in mente Cage, ed una sua conferenza sui funghi.
“Funghi commestibili o anche della pelle?”
- Hai qls da dire sull’argomento?
“È un argomento vasto.
Io sui funghi della pelle ho molto da dire. Io li ho avuti. A differenza di quelli che si mangiano quelli della pelle non vengono via mai.
L’assenza e la presenza è un bel tema, non so se oggi c’è il tempo.
Essi sono negli occhi dell’interlocutore.
Se vuoi credere che c’è, c’è!”
- Cage aveva notato che, nel dizionario, mushroom viene immediatamente prima di music…
“Se mangi certi funghi componi ottima musica”
- Hai iniziato con la morte di un o scoiattolo. Lavoro tristissimo. Poi hai lavorato su infanzia traviata… Parlaci della tua infanzia.
“La vita è un evento drammatico in sé. Perché nasconderselo. La mia infanzia ha avuto dei momenti tristi, come quella di tutti”
Ti senti l’artista italiano più importante e conosciuto del mondo?
“Si!”
“Bisogna mettere in atto delle strategia. Visto che in Italia, tutto quello che viene dall’estero è ben accetto, io me ne sono andato negli USA per far si che i miei lavori venissero recepiti in Italia come provenienti dall’estero”
È importante che oggi un istituzione scenda in campo sulla contemporaneità visto che tanta arte si fa fuori dal museo?
“Importante in questa fase storica. Mi sembra persino strano che accada in oggi, quando l’arte non interessa a nessuno all’infuori di voi.
Per questo vi tengono al freddo.
Anche perché l’arte è sofferenza”
- Lapo Elkan alla direzione del MAXXI?
“Sempre meglio di uno come Bondi”
- Maurizio, dici di non conoscere Duchamp. Puoi dirci, invece, cosa ne pensi di Courbet, considerando l’affinità che esiste fra la sua Origine du monde, e la tua La visione della figa?
“La visione della figa non è mia. Non accetto l’attribuzione”.
Gustave Courbet, L'origine du monde, 1866
L’incontro di oggi dimostra che l’arte non è morta…
“Sono vivo”
L’ultimo mestiere esercitato da te… (prima di iniziare a fare arte; che secondo te è un modo per non lavorare)… è stato il becchino…
“A dire il vero truccavo i morti. La la morte è poco presente nei media. Noi siamo convinti che non sia ancor a giunta la nostra ora. Che non toccherà presto a noi.”
Viene citato l’epitaffio sulla tomba di Duchamp.
“Anche se no lo conosco, ha detto delle cose giuste”
Sul rapporto ironia ambiguità delle immagini…
“L’ambiguità può suscitare il riso. Io mi presento sotto un aspetto, a magari non sono io.
Io credo nella forza dell’ironia”
- Il suo rapporto con il mercato dell’arte?
“Ottimo!
Anzi lo ringrazio.
Speriamo che duri, insomma”
- Quanto era organizzata questa situazione?
“Era scritto ovunque che sarei venuto a ritirare questo premio!”
- Musica contemporanea?
“Mi piacciono molto Elio e le storie tese.”
“Per il resto, a volte sembra una gara a non farsi comprendere. L’arte non deve rincorrere il gusto del pubblico, ma non è giusto neanche l’opposto. Va avviato altro modo di accostarsi al pubblico, educae e farsi comprendere”
- Cosa significa comprendere?
“se non proprio comprendere, il pubblico dovrebbe poter apprezzare, e quindi RICEVERE. Il compito dell’arte è DARE”.
- Ma alcuni sentono di ricevere anche dalla musica contemporanea… Non possiamo non tener conto del gusto di una minoranza colta (o forse una minoranza snob?)
“Ma se ad un a prima di musica contemporanea ci vanno in 4, forse questa minoranza è troppo minoritaria”
- Cosa apprezzi di Elio e le storie tese?
“Mi piacciono fisicamente”.
Per concludere… Un messaggio che il gramde artista lascia ai giovani che sono qui?
“Se sono qui non hanno bisogno dei miei suggerimenti. Continuate così.”
“non arrendetevi. La qualità paga sempre (anche se a volte è difficile). Non mollare!”
A questo punto Cucco, la mia amica del Cappotto, si avvicina a me bisbigliandomi: “Alloralascia un messaggio ai giovani che NON sono qui!”
Uno dei relatori prende la parola per chiudere: “È stata una giornata di vertiginosa allegria”.
E il pubblico scoppia a ridere.
—
Fuori Cattelan ci fa un autografo, che Cucco si è fatta fare sul libro di Crispolti, Come studiare l’arte contemporanea.
Maurizio Cattelan, Autografo
Anche nella firma ha mantenuto la sua identità: Maurizio Cattelan?
L’abilità di Elio è stata quella di non scendere a compromessi con il contesto (v. le sue risposte evasive suelle domande circa la sua identità); ma neanche di ossidarsi sul ruolo assegnatogli da Cattelan (v. Battute su Elio e le storie tese).
Chiudo pensando a cosa accadrebbe se io denunciassi Elio per essersi spacciato per Maurizio. Il gioco infinito delle maschere che si scontra con il principio (giudiziario) di realtà. Chissà quale giudice oserebbe affrontare la vergogna di affermare la “realtà”. La potenza della finzione di fatto non lo permette.
Sto seguendo un corso di Fondamenti della Matematica (Sapienza), e mi ripropongo di raccogliere alcune riflesisoni che giungono a me da questa insolita ed esaltante esperienza.
Benché il mio impegno nell’affrontare questa disciplina non sia certo scanzonato, nessuno dei miei articoli di questa serie pretende di essere scientificamente valido, I miei spunti non devono essere considerati come critiche, ma solo come curiosità e riflessioni da parte di un inguaribile impiccione.
—
Durante la presentazione del corso, il prof. Bernardi ha chiarito che il programma del corso si incentra sull’illustrazione della teoria assiomatica (o razionale) degli insiemi.
Il primo passo è costituito dall’oltrepassamento della teoria ingenua (naive) degli insiemi, che viene vista come una tappa elementare e rudimentale; magari anche utile, ma non rigorosa.
Per far apire in che senso si opprrà una teoria assiomatica ad una ingenua degli insiemi, il professore esemplifica attraverso la distinzione tra geometria intuitiva e geometria assiomatica.
La geometria intuitiva parte dalle osservazioni, e crea un sistema utile a spiegare, ma non a dimostrare. Secondo questo sistema, una retta, ad esempio, è una linea lunga e dritta. La geometria assiomatica, invece, si pone come obiettivo quello di dimostrare gli argomenti comuni alla geometria intuitiva. La dimostrazione parte da risutati che già conosco, e che quindi precedono concettualmente gli argomenti in questione. Questi dati che assumo come base, sono i postulati, o assiomi.
La geometria assiomatica non spiega la natura della retta, ma la classifica come un oggetto che deve soddisfare a determinati postulati.
1) Il punto, ad esempio, è un elemento della geometria intuitiva o assiomatica? Nonostante la sua lampante raffigurabilià, esso è un concetto astratto, al di fuori (per definizione) di ogni umana percezione.
Per approfondire questo punto, rimando al seguente articolo di Francesco Lamendola, Euclide e il punto.
—
2) Da dove giungono i postulati se non dalla osservazione? Forse la teoria intuitiva non è una evoluzione di quella intuitiva, bensì una sorta di astrazione simile non tanto a quella pittorica, quanto a quella razionalistico-cartesiana.
Pertanto, mi piace concludere, con un breve cenno al valore che per primo Locke ridà all’esperienza. Contro l’innatismo egli oppone il dato di fatto che, se davvero certe idee fossero innate nell’uono, esse si presneterbbero con carattere universlae e universalmente riconoscibile. A questo punto, la distinzione fra geometria intuitiva e assiomatica non avrebbe ragione d’esistere, perché coinciderebbero. Ma il fatto è che in realtà non coincidono.
No man’s knowledge here can go beyond his experience
Me lo aveva suggerito, nel modo subdolo che gli si addice, FaceBook.
Dico FaceBook, perché non importa tanto quale dei suoi utenti abbia deciso di impugnare per propagare questa informazione. Fatto sta che l’informazione mi è arrivata, solleticando i miei recettori per un semplice motivo (motivo che è bastato per farmi uscire di casa con pioggia e raffreddore incorporato): l’annuncio non nascondeva l’origine della mostra. Si trattava di una mostra di fine corso. Qualcosa di simile a quello cui io e i miei colleghi avevamo dato vita l’anno scorso, con fuoriXcorso (il lavoro con Fantin e quello con Pietroiusti)
Vuoi per un accenno di sindrome da fratello maggiore, vuoi perché il mio spirito competitivo (assopito da anni) si è leggermente rinfocolato, alle ore 18:00 io ero già arrivato a Via della Barchetta, 11 (ingresso della Gallery Apart).
The Gallery Apart
Piove.
A via della Barchetta 11 non c’è nessuno, insieme a me, a prendere la pioggia.
Lo stesso giorno qualcuno mi aveva anche rubato il capotto.
Piove ed io inizio a maledire FaceBook.
Tuttavia le luci all’interno sono accese e decido di farmi un giretto per poi ritornare. Al mio ritorno non sono più solo, ed un gruppetto di ragazzi si avvicina al cancello. Iniziamo a scherzare in attesa dell’arrivo di Colui Che Custodisce la Chiave. Era il gruppo di artisti-curatori.
La prima cosa che mi ha colpito è stata proprio questa assenza di discriminazione che a quanto mi è stato riferito caratterizza il corso IUAV. Non si trattava della prova di fine corso dei due curatori, ma anche dei 4 artisti. I sei hanno seguito gli stessi corsi e, come dire, hanno scelto le proprie strade in corso d’opera.
L’analogia con il mio corso (prettamente curatoriale al MLAC) iniziava a venir meno.
Ma la cosa mi stuzzicava, perché in fin dei conti rispecchia decisamente il mio approccio curatoriale (ed in generale la posizione di tutti i curatori più avveduti del’era post-szeemaniana).
A questo punto il mio racconto si dovrebbe fare un po’ più critico.
Inizio dal comunicato stampa
Il progetto espositivo nasce nell’ambito del Laboratorio di Allestimento 1, diretto da Cornelia Lauf in collaborazione con Ilaria Gianni, inserito nel Corso di Laurea in Produzione e Progettazione delle Arti Visive presso la Facoltà Design e Arti dell’Università Iuav (www.iuav.it) di Venezia. Al termine dei corsi si è inteso offrire agli studenti, curatori e artisti, la possibilità di testare la propria creatività, preparazione e talento proponendo una collaborazione ad alcuni spazi espositivi accuratamente selezionati in diverse città italiane cui è stato richiesto di ospitare mostre autogestite dagli stessi studenti. The Gallery Apart (www.thegalleryapart.it), unica galleria romana coinvolta nel progetto patrocinato dalla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, ha accolto con entusiasmo la proposta di ospitare la mostra Boxes.
Boxes lavora sull’idea di spostamento fisico e mentale, inteso come ricollocazione (re-allocate), reinvenzione (re-invent), relazione (relate), ricostruzione (re-construct).
Nello spostamento da un luogo ad un altro ci troviamo a dover selezionare, a chiudere in una scatola quello che vorremmo avere con noi o quello che vorremmo lasciarci alle spalle.
Quello che ognuno di noi porta nella sua scatola, può essere il punto di partenza, il punto d’arrivo o solamente il transito di un momento, in ogni caso un piccolo tassello di vita in cui tutti hanno la possibilità di riconoscersi.
Gli artisti Ester Bozzoni, Pietro Berardi, Lorenzo Mazzi e Caterina Rossato hanno progettato le loro opere partendo da questi spunti di riflessione, per giungere a risultati spesso differenti, che trovano un fine poetico nelle idee di casa, d’infinito, di luogo, di sè.
Peccato! il titolo del mio articolo sarebbe stato molto simpatico: “BOXES: una rottura di scatole!”. Invece la mostra non ha fornito alcun motivo particolare per meritarsi una stroncatura. E così ho dovuto cambiare il titolo (non mi è venuto niente in mente, e l’ho semplicemente chiamato BOXES).
L’eventualità di una stroncatura è stata abilmente evitata sin dalla scaltra presenza di ingente quantità di vino (del quale io, sotto medicinali, non ho nemmeno usufruito).
In realtà il picoclo spazio è stato ben allestito; la comunicazione (anche se non ha catalizzato folle di visitatori) è risultata efficace ed il relazionarsi con artisti e curatori ha offerto gradevoli spunti di riflessione. Mi sono parse buone soluzioni dal punto di vista grafico e didattico: al posto della brochure è stato creato un minicatalogo dallo stile asciutto, ma con molte informazioni utili.
Questo è, in breve, il resoconto di una prova ben riuscita.
Non sta a me dare un giudizio sul loro operato, come se io fossi un professore (o, peggio, un cirico di mostre!?!), ma sono lieto di poter aggiungere alla lista dei miei possibili futuri collaboratori imembri di questo team artistico-curatoriale.
Se la prova, da l mio punto di vista, può dirsi superata, bisogna anche metere in evidenza alcuni inconvenienti che comunque non hanno mancato di farsi registrare. Questi si lasciano cogliere meglio se, anziché analizzare quello che è stato, cerchiamo di vedere quello che sarebbe potuto essere.
I maggiori problemi sono forse proprio all’interno del catalogo. Da un lato (ma questo non è necessariamente un problema con artisti tanto giovani) mancano notizie biografiche sugli artisti ma, d’altro lato, alcune informazioni sulle loro opere vengono ripetute. Questa ridondanza contrasta con l’evidente tentativo di risparmiare sulle spese di stampa.
Ho apprezzato molto lo scavo nella storia dell’arte conteporanea che i curatori hanno cercato di fare, per determinare i maggiori riferiemnti artistici e filosofici. Tuttavia saltano all’occhio alcune importanti assenze (artistiche – ad esempio Judd) ed alcune imprecisioni (filosofiche – ad esempio sull’homo faber).
Nel complesso la mostra è stata assai ricca di stimoli personali e positiva sotto più punti di vista:
Innanzitutto la disponibilità da parte della Galleria ad ospitare l’evento;
Poi l’intraprendenza stessa dei ragazzi, i quali hanno dimostrato già una discreta abilità organizzativa ed hanno anche proposto opere di un certo spessore (nonché coerenti con il tema, che tra l’altro era ben delineato e strutturato).
Infine le opere… che giungono solo all’ultimo perché non avrò il tempo di parlarne in questo articolo (rilancio ad una prossima occasione).
Ho ideato e pubblicato un concorso legato alla manifestazione artistica – 20eventi - che si terrà a fine maggio 2009.
20 lettere per 20eventi
Si tratta di un un concorso di conceptual mail art, a cui tutti possono partecipare.
L’idea di base è quella di inviare un pensiero su tema libero, ma “costretto” nei limiti delle 20 lettere.
Ad esempio, io ho scritto:
“Io ho inviato 20 lettere”
L’evento si concluderà con un evento espositivo collaterale, con inaugurazione domenica 24 maggio (il giorno dopo l’apertura di 20eventi09). Le 20 migliori lettere (missive) diventeranno le cartoline ufficiali della manifestazione.
Per sapere come partecipare… Cliccate qui, oppure lasciate un commento o scrivetemi una mail.
Il 7 giugno è avvenuta, nell’aula consiliare del Comune di Toffia, la premiazione del concorso. Per vedere i 156 scatti presentati dai 22 partecipanti, potete sfogliare questo album, incluso nella pagina 20eventi su FaceBook. Qui presentiamo le tre foto vincitrici. Terzo Classificato: Fabio Valerio Romano (fotografando l’opera di Assila Cherfi, T […]
21 fotografi hano preso parte al concorso fotografico che quest’anno voleva premiare la capacità di cogliere e riportare in fotografia il quid artistico delle opere esposte a 20eventi 2009. Potete guardare e commentare al seguente indirizzo le 156 foto che i loro sguardi ci hanno regalato. http://www.facebook.com/album.php?aid=84791&id=36404700668 […]
Universal Declaration of Human Rights – Article 27
1. Everyone has the right freely to participate in the cultural life of the community, to enjoy the arts and to share in scientific advancement and its benefits.
2. Everyone has the right to the protection of the moral and material interests resulting from any scientific, literary or artistic production of which he is the author.
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Sperando che quel poco che scrivo nel mio blog possa toranre utile nella traiettoria avolutiva di qualche idea...
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> KunstFinder http://www.kunstfinder.de/kunst/kunst.htm
> Kunst+Kultur http://www.kunstundkultur-online.de/index.html
> Art - das Kunstmagazin http://www.art-magazin.de/
>
Arte contemporanea: risorse in rete
Pablo Picasso
> On-line Picasso Project http://picasso.tamu.edu/picasso/
Marcel Duchamp
> The Marcel Duchamp Studies on-line journal http://www.toutfait.com/
> The Marcel Duchamp World Community http://www.marcelduchamp.net/
> Situationist International
http://www.cddc.vt.edu/sionline/index.html