Il parco giochi di Farfa è nato due anni or sono sul terreno della Fondazione F. Cremonesi.
Si tratta di un progetto che oggi continua a crescere, gioia dei bambini e spesso anche dei grandi, che trovano nuove idee per far divertire i loro piccoli anche a casa.
L’idea è stata quella di chiedere agli artisti di inventare opere che avessero al contempo le caratteristiche dell’arte contemporanea ma anche gli elementi ludici
per far giocare i bambini. Questa idea è stata portata avanti da 20eventi e subito sposata con entusiasmo dal Priore dell’Abbazia, Don Eugenio Gargiulo O.S.B., il quale è anche presidente della Fondazione Cremonesi.
Quale modo migliore di abituare i bambini al linguaggio ed alle forme espressive della contemporaneità che facendoli giocare in un ambiente artistico creato
appositamente per loro?
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> Sito di 20eventi – Arte contemporanea in Sabina
Gronchi – Tuttuntubo
Donna Han – Il giardino alato
Quest’anno saranno in particolare gli
artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Roma che
lavoreranno al parfezionamento di questo progetto.
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> Sito dell’Accademia di Belle Arti di Roma
Quello che segue è un testo di Giuliana Sella
FARFA_UN PERCORSEO DELL’ARTE
Irene Andreotti, Ruya Akdur, Daniela Di Costanzo, Mario Giordano e Mahasachi Kanechika,
cinque studenti del Corso di Scultura tenuto dai Professori Donato
Bianco ed Oriana Impei, selezionati per realizzare un’opera nei
giardini della prestigiosa Abbazia di Farfa.Si tratta di un progetto
da realizzare insieme, in cui ciascuno dovrà fare in modo che la
propria idea combaci con le idee degli altri compagni del gruppo, che
oggi diventano anche i compagni di una nuova avventura.Sono stati
scelti per “costruire insieme”, per dar vita ad una scultura che dovrà
avere una funzione che a sua volta sottende il concetto della
condivisione.

In questo breve intervento metterò in risalto l’importanza che
racchiude per i nostri giovani “futuri artisti” questa nuova
esperienza, e utilizzerò di proposito alcune loro riflessioni raccolte
durante i nostri incontri.
Kanechika,
sottolinea l’importanza di lavorare in gruppo, aggiungendo che sempre
più artisti stanno praticando questa esperienza. Che questo sia un
segno positivo dei tempi che stiamo vivendo? Il loro intento è quello
di voler raggiungere una giusta armonia.
Giordano
spiega la difficoltà di comprendere come unire una funzione ad
un’opera, stessa difficoltà vissuta dagli altri componenti del gruppo.
Ma infine concludono di aver capito come certe “apparenti restrizioni”
di fatto diventano una nuova possibilità per misurare le proprie
capacità.

Illustrando L’albero della vita, Andreotti
spiega che “l’albero è un elemento naturale che vive nella
contrapposizione di linee sinuose e nervose capaci di contenere ed
esternare energia. Un ciclo vitale che si ripete attraverso
un’allegoria che oscilla tra la vita e la morte tra il bene e il male,
tra elementi in costante tensione…”, e ne sottolinea la forma ed il
grande valore simbolico.
Giordano spiega, invece, di aver fatto riferimento alla figura del drago “che ebbe un grande impatto visivo nella mia infanzia…”.
Di Costanzo asserisce di aver “rappresentato la farfalla in quanto metafora della crescita”. Kanechika scolpisce l’onda, modellando il duro travertino con la fluidità delle sue forme.
Akdur
vuole scolpire la forma di un Tucano, in un alternarsi di piani concavi
e convessi. Lavoro, creatività, funzione ed esperienza avranno comunque
un unico comune denominatore: la condivisione.
Tutto questo grazie alla generosa partecipazione e sollecitazione della scultrice e professoressa Oriana Impei, che quasi a suggellare e sublimare in perfetta sintesi un mondo di contrasti ed armonie, realizzerà una scultura Labirinto delle sfere
a forma di conchiglia, “un labirinto primordiale, dove le linee curve
creano dall’ingresso un percorso obbligato, ma con deviazioni
inaspettate al centro, per raggiungere all’uscita la meta della
nascita e dell’inizio del gioco”.
Giuliana Stella

HISTOIRE NATURELLE
Dentro – fuori, fuori – dentro, visibile – invisibile …
Immerso nel mondo, il nostro corpo come superficie sensibile dove
tensioni, pressioni, legami, s’imprimono, dove il gesto si iscrive.
Immerso nel mondo, il nostro corpo, matrice di un divenire, rivela,
descrive, traccia un percorso. Questo percorso viene agito dai corpi
delle tre performer Tiziana Virgilio, Claudia Padoan, Isabelle Dehais ed emerge come unico movimento dalla bellezza della natura.
