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In attesa del video che sto montando e del programma radiofonico che RAM sta preparando sulla performance, quello che segue è un resoconto poco oggettivo che mira a restituire il racconto di un evento (e soprattutto della sua preparazione) da un punto di vista preciso e volutamente parziale: quello di un curatore che ha appena concluso un’esperienza importante di ricerca e di approfondimento. Stendo questo racconto al fine estremamente personale di capire alcuni meccanismi messi in moto ma che avrebbero rischiato di passare inosservati; ancor di più vorrei capire i  miei errori. Ma già so che in questo compito sarò poco bravo. Ed è soprattutto questo il motivo per cui ho deciso di sottoporre questo racconto per certi versi così intimo (e meno indirizzato al pubblico rispetto a tutto quanto io abbia pubblicato su questo blog sin’ora) all’attenzione di un gruppo anonimo ed eterogeneo di internauti che spero voglia aiutarmi in questa autocritica.

Sono passati più di due mesi dalla mia prima lezione di Fondamenti di Matematica. Da quel giorno (quasi) ogni lunedi, mercoledi e venerdi ho cercato di districarmi fra i teoremi e le dimostrazioni che sostanziano la teoria assiomatica degli insiemi.
Il fatto che con il passare delle settimane la mia abilità matematica crescesse in modo inversamente proporzionale alla personale convinzione di stare operando all’intenro del campo artistico, non significa che io sia diventato un esperto di matematica (tanto quanto non significa che il dubbio dal quale la ricerca era partita abbia alla fine corroso la finalità precipauamente artistica e filosofica della performance che ho curato).

Lezione dopo lezione, il professore (Claudio Bernardi) mi forniva un numero crescente di argomenti che io cercavo di metabolizzare su un duplice livello. Da una parte (per lo più nelle mattinate) raccoglievo tutta la mia diligenza per studiare ed esercitarmi al fine di ottenere la capacità di utilizzare correttamente gli strumenti; d’altra parte (per lo più nottetempo) lasciavo libero il mio pensiero e scrivevo le mie riflessioni sul blog, ne parlavo con Emilio o semplicemente le lasciavo maturare in me stesso affinché quegli stessi strumenti potesseto iniziare a configurarsi come arnesi adatti ad essere utilizzati da Emilio.

Un punto di svolta che coinvolse sia il mio apprendimento sia la preparazione della performance avvenne a fine aprile.
Emilio Fantin mi aveva da poco fatto notare un certo commento ricevuto a Project nell’ambito di DoDai. Esso recitava: “Ricorsività o involuzione?”. In quella settimana fu chiaro che Project sarebbe stato il lavoro portato come esempio nella performance di quest’anno,  anche se presentava assai più problemi dei lavori utilizzati in Autoreferenziale. Project era molto più recente e metteva in campo elementi assai meno decifrabili rispetto all’autoreferenzialità.

Emilio Fantin ed Emanuele Sbardella durante la performance del 2008, Autoreferenziale

Emilio Fantin ed Emanuele Sbardella durante la performance del 2008, Autoreferenziale

All’inizio di quella settimana cruciale, quindi, l’assillo che non mi faceva dormire era il tema che, fra la varie proposte che ci giravano in testa, avremmo alla fine proposto ed Emilio affronteto durante la performance. Inizialmente sembrava aver preso un certo vantaggio sulle altre proposte il tema dell’involuzione. Questo concetto, messo in gioco dal comemnto che Emilio mi aveva fatto notare, era riconducibile anche ad alcuni argomenti di metematica. Tuttavia esso, applicato all’arte, era sin troppo ambiguo; applicato alla matematica, per me, ancora troppo oscuro.

Ecco un esempio dlele e-mail che ci scambaivamo in quel periodo. Io scrivevo:

Le involuzioni sono funzioni che applicate de volte allo stesso insieme fanno si che risulti l’identico insieme iniziale, come nel caso della simmetria. Applicare due volte la simmetria, rende nuovamente l’identità.

Nel caso di Project è difficile individurare questi due momenti, ma concettualmente non impossibile. Infatti si potrebbe dire che in un primo momento l’apertura dell’opera (U. Eco) è tale che ogni commento espande il significato dell’opera, ma in un secondo momento si è costretti sempre a tornare sull’insensatezza del primo disegno a matita.

Un primo moviento applica un’aggiunta che da una specie di (+1) all’insieme iniziale. Tale che (n+1); un secondo movimento costringe a ritornare sullo stesso misero elemento di partenza (n).

Nemmeno Emilio era molto convinto della possibilità di poter direzionare la performance lungo questa traiettoria, e il titolo provvisorio di Involution de l’art cedette facilmente il passo quando in quella settimana di fine aprile emerse con chiarezza un tema di fondo diverso dall’involuzione (il buon ordine, di cui parlavo in questo articolo) e la necessità di lasciarlo sullo sfondo senza imperniare comunque la performance su di esso.

Alla fine della medesima settimana la svolta è stata sancita dal fatto che il professore mi abbia invitato alla lavagna a fare un esercizio (nella fattispecie, moltiplicazione di ordinali) che sono riuscito a risolvere con un dignuitoso successo.

Di lì in poi la fase ideativa della performance è stata considerata conclusa, ed iniziavano a farsi sentire necessità organizzative più puramente tecniche (dalla comuicazione all’allestiemento, passando per il fund raising).

In primo luogo ho consolidato gli accordi e le colaborazioni con FB (Fondazione Baruchello), RAM (radioartemobile) e MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea); rispettivamente nelle persone di Carla Subrizi; Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni e Ilari Valbonesi; Simonetta Lux e Domenico Scudero.

In secondo luogo ho scritto, sempre con la supervisione di Emilio Fanitn, un volantino informativo teso a preparare gli studenti

Infine ho preso accordi con ciscuno degli operatori che avrebbero in qualche misura preso parte all’organizzazione dell’evento, svolgendo il loro lavoro. La bidella mi ha fatto scoprire il funzionamento delle tapparelle veneziane; la portineria di matematica mi ha spesso controllato materiale lasciato in deposito; i vigilanti all’ingresso dell’università hanno acconsentito a far entrare la vettura di RAM per depositare le pesanti attrezzature di fronte al dipartimento di matematica; il professore della lezione che precedeva la nostra ogni mercoledì ha acconsentito a che venissero installati videoproiettore e schermo prima dell’inizio della sua lezione.

Oggi scrivo questo resoconto personale della mia esperienza curatoriale, a due giorni dalla conclusione della prima fase della performance di Emilio Fantin.

Emilio Fantin

Emilio Fantin

Essa è avvenuta il 6 maggio 2009.
Il giorno precedente, il 5 maggio, l’artista era giunto da Bologna ed in serata abbiamo discusso gli ultimissimi dettagli e fatte le ultime prove all’interno della studio a Trastevere messo gentilmente a disposizione da Cesare (Pietoriusti).

Tutto sembrava andare per il verso giusto, fin quando non decidaimo di connetterci ad intenet per provare a leggere i commenti direttamente dal blog di BridA (come sarebbe accaduto l’indomani). Il blog non si apriva. Nemmeno da un altro computer o sostituendo i cavi. Parte una chiamata skype di urgenza a Sendi (Mango di BridA, di cui fa parte insieme Tom Kerševan e Jurij Pavlica), e alle ore 23:00 veniamo a scoprire che c’è un  problema con il loro internet provider. Ad evitare il peggio c’è stato l’impegno di Sendi a risolvere il problema, passando la notte in binaco mentre io ed Emilio andavamo a riposarci rimettendoci alla buona riuscita del suo intervento in extremis. Quando la mattina del 6 maggio alle ore 7:30 stavo già all’Università per sistemare il materiale, il mio più grande ringraziamento è andato a lei quando tra le altre cose ho verificato che il loro blog era nuovamente funzionante.

Monto la strumentazione in 5 minuti

Monto la strumentazione in 5 minuti

Alle 9:00 Emilio era già arrivato, ed insieme abbiamo atteso l’arrivo dei pochi invitati a questa performance che praticamente si sarebbe svolta a porte chiuse. Alle 10 l’aula si era liberata ed alle 10:15 tutto era pronto per iniziare. Emilio Fantin presetato brevemente dal professor Claudio Bernardi al centro, ed io defilato in postazione regia, fra il mio labtop ed il videoproiettore che mi aveva prestato Alberto (Tessore di 20eventi).

La lavagna e il computer - Foto di Ilari Valbonesi

La lavagna e il computer - Foto di Ilari Valbonesi

Il tempo a nostra disposizione era di circa mezz’ora, ma alla fine il dibattito che la performance ha suscitato ha fatto si che ci siamo potuti congedare solo alle ore 11:00 (dopo quasi un’ora). In questo performance formato lezione, l’artista ha contemporaneamente esposto un suo lavoro precedente e lo ha espanso fino a farci rientrare la situazione attuale.

Una volta usciti dall’Aula C del Dipartimento di Matematica, io ed Emilio siamo stati intervistati da Ilari Valbonesi (RAM) nel giardino della Sapienza, dietro al rettorato.

Alcuni dei post che ho scritto nel mio blog,  durante la curatele dell’evento.

> Geometria intuitiva http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/05/fondamenti-della-matematica_geometria-intuitiva/

> Assi(omi) http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/05/fondamenti-della-matematica_02-assi-e-assiomi/

> Astrattismo e insiemistica http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/09/fondamenti-della-matematica_03-insiemi-e-astrazioni/

> Le  proprietà di un insieme http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/10/fondamenti-della-matematica_04-insiemi-e-proprieta/

> L’insieme degli articoli che… http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/11/fondamenti-della-matematica_05-linsieme-degli-articoli-che-fanno-riferimento-a-questo-articolo/

> Le bellezza dei numeri http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/11/fondamenti-della-matematica_05-linsieme-degli-articoli-che-fanno-riferimento-a-questo-articolo/

> Il Buon Ordine http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/04/10/fondamenti-della-matematica_07-buon-ordine/

> Formalizzazione di NoMA (un  mio progetto artistico) http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/04/10/fondamenti-della-matematica_07-buon-ordine/

> Inconscio e matematica http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/05/01/fondamenti-della-matematica_09-inconscio-fra-arte-e-matematica/

Il mercato della frutta si svolgerà a Ladispoli (dal 30 ottobre al 2 novembre 2009, con inaugurazione delle opere il 31) secondo una inedita forma espositiva. L’originalità di tale forma espositiva risiede nella gestione e presentazione dei seguenti aspetti:

- l’unità spazio-temporale della mostra è strategicamente gestita.

- il concetto della mostra si basa su una metodologia antropologica ed è filosoficamente strutturato, quindi aperto e in continua evoluzione.

La gestione dell’unità spazio-temporale della mostra si basa, adattandole al contesto glocale contemporaneo, sulle tre unità aristoteliche di tempo, di luogo e di azione. I limiti temporali e spaziali dell’evento non sono ben definititi. All’apparente concentrazione fa da contrappunto una tendenza allo sconfinamento.

Tempo – Gli ospiti sono di calibro e provenienza internazionale e si confronteranno a Ladispoli per dar vita ad una mostra dalla durata insolitamente breve, ma la cui concentrazione consegue ad un preciso progetto di sviluppo organico della stessa. Considerando il valore simbolico della frutta, non è casuale che le opere vengano inaugurate il giorno in cui secondo una recuperata tradizione celtica si festeggia la fine dell’estate (Halloween); non è casuale che la mostra si chiuda il giorno in cui secondo la tradizione cattolica si commemorano tutti i fedeli defunti (il Giorno dei Morti). Inoltre, grazie alla breve durata dell’evento, si prevede di fidelizzare gruppi di visitatori al fine di creare l’humus relazionale necessario per lo svolgimento stesso di alcune delle opere performative previste. Infine gli eventi saranno serrati e precisamente calendarizzati, aperti e rispondenti a quelle dinamiche effimere che caratterizzano buona parte dell’operato di alcuni artisti coinvolti.

Spazio – Lo spazio non è riducibile la sala espositiva, ma comprende i ponti fra questa ed il mercato che la circonda. Temporalmente, a rendere fluidi i confini, intervengono all’inizio una serie di interventi ed incontri preparativi, che rendono difficoltosa l’individuazione di una sola data di apertura (ad esempio l’inaugurazione è preceduta da una giornata di studi che io ritengo parte integrante del progetto). La chiusura avverrà nella notte fra il giorno dei morti e quello di ognissanti.

Azione – Quello che avverrà è un fitto scambio di opere, idee e materiali fra il luogo deputato all’esposizione d’arte e il luogo circostante deputato all’esposizione e al commercio delle merci ortofrutticole. Si darà luogo ad un microcosmo in cui l’arte si confonde irrimediabilmente con il mercato, utilizzando proprio la frutta (elemento naturale pregno di valori simbolici, economici e nutrizionali) che in questo viene venduta. L’azione degli artisti, inoltre, rimetterà anche in discussione le leggi del mercato proponendo pungenti interpretazioni ed alternative ai suoi tradizionali meccanismi. In questa provocazione, mossa a partire dall’interno di un mercato  della frutta, si scorge per estensione una critica al mercato dell’arte.

È evidente che il concetto della mostra sgorga dall’occasionale prossimità della sala espositiva al mercato.

L’idea base è stata quella di una mostra che condividesse con lo spazio fisico e relazionale del mercato (lavoratori e compratori) l’utilizzo della frutta e la propensione allo scambio.

A supporto teorico privilegiato per questa scelta curatoriale è stato adottato un libro di antropologia a cui il sottotitolo della mostra fa esplicito riferimento. Il titolo della traduzione italiana del testo di James Clifford esplicita sin dal primo momento la convinzione che i frutti puri vadano impazzendo, e che quindi sia vano continuare a pensare a blocchi di culture contrapponendosi. Gli artisti coinvolti propongono il mescolamento, la convivialità e lo scambio come momenti antropologici fondamentali.

A partire da questo nocciolo teorico, l’idea curatoriale si è evoluta secondo modalità di apertura dialogica.

Il curatore ha usato il proprio blog come strumento di lavoro e condivisione del sapere inerente la mostra. La curatorial dashboard è costituita da una serie di interventi scritti nel blog con licenza creative commons e condivisi con gli artisti, con i collaboratori e tutti gli eventuali lettori del blog. Il concetto della mostra è pertanto aperto, si sta formando pubblicamente, e si sottomette alle critiche quanto alla condivisione.

La “curatorial dashboard” si può consultare ed implementare seguendo questo link http://emanuelesbardella.wordpress.com/tag/mercato-della-frutta/ (si aprirà una lista di articoli, in ordine a partire dal più recente). Per chi non volesse scartabellare a lungo, fra i molti articoli segnalo i seguenti:

> Agamben e il prezzo del sacrificio (28 settembre)

Prendendo spunto dall’albero da frutta come elemento simbolico si apre una discussione attorno ai temi del sacro e del profano e all’antica dicotomia, a questa legata, di pubblico e privato.

> Contatto, sovversione e reciprocità (18 settembre)

Prolegomena ad un approccio antropologico alla curatela e inquadramento della mostra (testo curatoriale) nell’ambito di un movimento di resistenza alle dinamiche del capitalismo post-fordista.

> Mostra CC e la grafica condivisa

Riflessione sulla condivisione della mostra per la creazione di un testo curatoriale polifonico e la questione dell’applicabilità della licenza creative commons al testo curatoriale

> PorteAperte a Ladispoli

Dialogo interculturale e la concezione di una mostta come testo curatoriale risultante da un lavoro sul campo

> Arte ecologica

Analisi del rapporto che si è iniziato ad instaurare a partire dalla seconda metà del novecento tra un tipo di coscienza genuinamente ecologica e l’abbandono (o la relegazione) dell’opera da parte di alcuni artisti.

> Isacco di Ninive

Adattamento delle riflessioni teologiche di Isacco di Ninive alla questione contemporanea del lavoro (e, nella fattispecie, del lavoro dell’artista al giorno d’oggi).

> Greenness (11 luglio)

Il curatore è semplicemente un gestore di eventi culturali? Alcune questioni sulla gestione del concetto di “greenness” da parte delle due figure professionali.

Altre informazioni utili presenti sul blog

> Dove si svolgerà esattamente l’evento?

Alcuni testi di riferimento

> Gibran Kalhil

> Me and Elsie

In questo articolo intendo collocare il testo curatoriale (la mostra) in un contesto economico globale, spiegando perché ritengo chr tale testo sia una atto di micro-resistenza non contrappositiva al sistema neocapitalistico.

In precedenza avevo già affrontato un aspetto del tema, sollevando alcuni quesiti emergenti dal confornto un po’ superficiale fra l’attività del curatore e quella del manager (articolo correlato, sul Greenness Marketing)

Altro materiale collegato al tema del presente articolo, è quello che ho scritto come documentazione e critica di un’esperienza pregressa: il progetto “Vacanza”, anch’esso con Jack Seah e Wang Ruobing (due degli artisti coinvolti anche ne “Il mercato della frutta”). Esperienza di comunitarismo che si colloca alternativamente al sistema capitalistico tradizionale, ma in modo inclusivo (invito a legere gli articoli correlati, di presentazione di quello che fu il progetto Vacanza e la descrizione dell’opera che Jack Seah realizzò per l’occasione).

La resistenza odierna al capitalismo non può più essere la semplice opposizione conflittuale. Il capitalismo maturo, infatti, si è oggi dissolto nei contenuti e nelle frme grazie ad una tattica mimetica.  In questo senso la società di massa cessa di essere individuata come il risultato diretto del capitalismo spinto ed adattato alla comunicazione; pertanto cessa anche di rappresentare il punto di riferiemento saldo contro il quale  far funzionare il sistema dell’arte e della cosiddetta cultrra alta (leggi l’alto valore economico della cultura e dell’arte). Se da una parte c’è quindi il pericolo di non riuscire più a creare (come avviene da fine 800 al ‘68) forme estetiche e modelli sociali dalla fisionomia netta e definita in contrapposizione al modello borgehese (vedi Hauser), sopravviene anche il vantaggio (del quale dobiamo approfittare) di liberarci dall’ipocrisia dell’arte elitaria, della creazione artificiale del valore, il quale viene  da lungo tempo istituito e reinventato attraverso la narrazione dell’autenticità e dell’originalità (vedi Krauss, Clifford, ma anche i testi in cui Abruzzese fonda la sua teoria sociale-massmediale, soprattutto “Le forme estetiche” del 1973).

The age of indolence - Foto by Emanuele Sbardella

The age of indolence - Foto by Emanuele Sbardella

Rispetto a questo argomento Slavoj Žižek sembra essere d’accordo con Abruzzese. Quando il filosofo sloveno afferma , ad esempio, che sotto molti punti di vista è giustificato chiamare Deleuze l’ideologo del tardo capitalismo. “Brian Massumi – scrive Žižek – has very clearly formulated this deadlock, which is based on the fact that today’s capitalism has already overcome the logic of totalizing normality and adopted the logic of erratic excess” (Žižek, in Blow against the Empire?, p. 128, in Manifesta Journal).

Ciò fa si che l’atteggiamento proposto da Naomi Klein nel best-seller “No logo” sia oggi inattuale (oltre che inattuabile). Il presupposto della Klein era proprio la struttura solida e mastodontica del capitalismo, al quale faceva gioco il processo di centralizzazione e omologazione, di cui si faceva promotore. Ma – si domanda Žižek – “is not the latest trend in corporate management itself «diversify, devolve power, try to mobilize local creativity and self-organization?»” (p. 129).

Una volta individuata la convergenza tra le dinamiche del potere capitalistico e delle forze di resistenza, come continuare  resistere? A cosa, esattamente? Contro quali oggetti, contro quali simboli? Il capitalismo di oggi, infatti, non si basa più su sull’accumulazione di valore, che non viene perseguito più attraverso la produzione di oggetti. Esso si basa sull’acquisizione di prestigio (un ritorno alla società di corte descrita da Elias?) attraverso la creazione di ambienti emotivi (brand) e sulla promessa della creazione mitologica di una tribù. “The production of social relation is the immediate end/goal of production”. Il neocapitalismo si basa, quindi, sula produzione e sul modellamento delle relazioni sociali (ma ancora sulla distinzione e sul privilegio, piuttosto che sull’uguaglianza e il rimescolamento). Quando dico, quindi, che il testo della mostra si infila fra le maglie di quel tessuto di significati resistenti, intendo dire che con essa non solo si intende cavalcare e voltare a proprio favore la (probabilmente solo formale, simulata) apertura alla diversità del capitalismo per rimescolare le disuguaglianze. La resistenza da porre non si fa più debole, bensì più radicale nell’affermare la possibilità e la necessità di un sistema non economico di relazioni che trescenda la piattaforma materiale della produzione e delle scambio di merci. L’asse di attenzione si sta spostando, come abbiamo visto, dalla produzione di oggetti alla produzione di relazioni. In questa produzione di relazioni (e non piu nella produzione di oggetti; vale a dire di opere) occorre riaffermare la primari età dello scambio e del contatto.

Abramovic, Imponderabilia, 1977

Abramovic, Imponderabilia, 1977

La reciprocità asimmetrica vaticinata da Clifford nell’ambito di pratiche etno-museografiche non è una relazione di eguaglianza, bensì una tensione in grado strutturare finzionalmente zone di contatto, cronotopi in cui localizzare movimenti reciproci di persone, di merci e di idee.

A mio parere l’unico modo per alzare la posta in gioco ed inscenare una mostra in cui le Porte siano davvero Aperte, non significa solo abbandonadre il punto di vista erucentrcio sullo sviluppo e sugli approdi dell’arte contemporanea globale. Le possibilità sovversive derivano da un tipo di reciprocità che non è compendiabile in istituizoni quali quella museale.

Una singola esibizione, concentrata in pochi giorni ma priva di confini temporali ben precisi, offre un modello più snello per adottare tattiche di resistenza più adeguate. Un museo potrà anche evitare di esporre ed allestire pacchetti esoticizzanti, ma difficilmente potrà fare  ameno di far sentire la forza della propria sede, della propria storia, della propria burocrazia e della propria decisionalità. Eisistono, è vero, assetti museali più leggeri di quanto la tradizione non imponga, ma la tendenza mi sembra dirigere quantomeno verso una reciprocità offerta (se non ostentata o negata), e mai bilateralmente contrattata. L’approccio antropologico della mostra “Il mercato della frutta” mi permette, invece, di considerare l’arte contemporanea con un taglio culturalista che espunge  ogni concretizzazione di autorialità (nonché ogni residuo metaficio). Trattando l’arte come cultura, o meglio, come ambito di fermentazione culturale privilegiato, come mercato di idee e palco per il dialogo, non ha alcune senso spettacolarizzare il prodoo culturale altrui, affibbiargli valori come autenticità e originalità al fine di tesaurizzarli e dargli un senso elevato dal punto di vista europeo.

Il contatto che avviene in codesto scenario non può essere levigato e scevro di collisioni. Mancano le gerarchie che furono stabilite dall’ordine Culturale, mancano le nette delimitazioni e le etichette con cui si aveva gioco facile a dedurre il valore.

La straniazione, che l’antropologia cliffordiana non tende più ad addomesticare, assume in arte la forma perturbante di una relazione che non cessa di confondere; di una integrazione che non cessa di dividere.

Il curatore , come l’antropologo, si sente parte del gruppo con cui lavora, ma resiste, e le dinamiche (anche amicali) che si instaurano non cessano di rivelare la differenza. Questa è la diferenza che non può essere venduta in cambio di piatte relazioni monetarie e che non può essere cancellata dall’omologazione che il capitalismo impone a diversi livelli della vita umana (dal lavoro produttivo al consumo producente). Qesta differenza che fa sì che si possa vivere compiutamente fra gli uomini pur avendo come fine il raggiungimento dello stato (o la consapevolezza di questo raggiungimento) di “straniero tra gli uomini” (faccio riferimento alla mie considerazioni su Isacco per l’ambiguità delle relazioni).

Le reciprocità differenziante che si può opporre come resistenza al neocapitalismo si basa s una procedura riclassificante tipicamente postmoderna che mette in discussione non solo i risultati, ma le fonti stesse che legittimano il nostro agire e il nostro abituale modo di concettualizzare il rapporto fra culture, il rapporto fra classi ed il rapporto fra individui (intra e infra individuale).

La prima topologia da smantellare se si vuole procedere nella direzione di una reciprocità differenziante è quella, pericolosamente incombente nel caso della mostra “Il mercato della frutta”, di Oriente-Occidente. Slavoj Žižek dà, ad esempio, per scontato che a questi due blocchi appartengano due tradizioni totalmente separate e non concomitanti. A conclusione del suo già citato testo sul neocapitalismo, egli si appropria di una distinzione concettuale che, per quanto euristica e strumentale, non è accettabile.

“In the Jewish tradition, the Divine Mosaic Law is experienced as something externally violently imposed, contingent and traumatic – in short, as an impossible/real Thing that «makes the law»” (p. 135). Per il filosofo l’equazione è semplice ed impeccabile: la tradizione giudaico cristiana sta all’Europa come il new age all’Asia!

In contrast to the New Age attitude, which ultimately reduces my Other/Neighbor to my mirror image or to the means in the path of my self-realization (like Jungian psychology, in which the other persons around me are ultimately reduced to externalization/projection of the different disavowed  aspects of my personality), Judaism opens up a tradition in which an alien traumatic kernel forever persists in my Neighbor – the Neighbor remains an inert, impenetrable, enigmatic presence that hystericizes me.At the very moment when, at the level of «economic infrastructure», ‘European’ technology and capitalism ere triumphing worldwide, at the level of «ideological superstructure», the Judeo-Christian legacy is threatened in the European space by the onslaught of New Age ‘Asiatic’ thought, which […] is establishing itself as the hegemonic ideology of global capitalism.

Therein resides highest speculative identity of the opposites in today’s global civilization: although «Western Buddhism» presents itself as the remedy against the stressful tension of the capitalistic dynamic, allowing us to uncouple and retain inner peace and Gelassenheit, it actually functions as its perfect ideological supplement.

If Max Weber were alive today, he would certainly write a second, supplementary, volume to his Protestant Ethic, one that would be titled The Taoist Ethic and the Spirit of Global Capitalism.

Per dimostrare quanto, nonostante l’apparente ovvietà (ed eventuiale utilità concettuale) del’argomentazione, l’equazione proposta dal filosofo sloveno non sia accettabile, ci basterà osservare il semplice fatto che Isacco di Ninive appartiene a pieno titolo alla tradizione giudaico cristiana occidentale, e che eppure è proprio a partire dalla sue considerazioni che nello scorso articolo ed in questo presente ho potuto dedurre alcuni elementi concettuali perfettamente calzanti per descrivere pratiche artistiche contemporanee apertamente influenzate da quello stesso filone filosofico che viene genericamente nominato “orientale”.

La questione sui diritti umani, benché non totalizzante ed universlae, appare a Žižek come tipicamente moderna e contrapposta alla tradizione giudaico cristina. I diritti uamni mettono in fscusisone l’assolutesza, l’esternalità e la radicalità dei dieci comandamenti. Sono quasi il diritto di violare i comandamenti . “of course, human rights do not directly condone the violation of Commandaments: the point is just that they keep open a marginal «gray zone,» which is supposed to remain out of the reach of (religious or secular) power” (136).

Il mercato della frutta cerca di rigettare ogni orientalismo ed ogni occidentalismo, al fine di creare un contesto espositivo che non solo faccia sfoggio delle armonie e dei contrappunti, ma che anche eliciti una reciprocità che non disdegna di ostentare le dissonanze.

Il parco giochi di Farfa è nato due anni or sono sul terreno della Fondazione F. Cremonesi.
Si tratta di un progetto che oggi continua a crescere, gioia dei bambini  e spesso anche dei grandi, che trovano nuove idee per far divertire i loro piccoli anche a casa.

L’idea è stata quella di chiedere agli artisti di inventare opere che avessero  al contempo le caratteristiche dell’arte contemporanea ma anche gli elementi ludici
per far giocare i bambini. Questa idea è stata portata avanti da 20eventi e subito sposata con entusiasmo dal Priore dell’Abbazia, Don Eugenio Gargiulo O.S.B., il quale è anche presidente della Fondazione Cremonesi.

Quale modo migliore di abituare i bambini al linguaggio ed alle forme espressive della contemporaneità che facendoli giocare in un ambiente artistico creato
appositamente per loro?

> Sito dell’Abbazia di Farfa

> Sito della Fondzione Cremonesi

> Sito di 20eventi – Arte contemporanea in Sabina

Gronchi - Tuttuntubo

Gronchi – Tuttuntubo

Donna Han - Il giardino alato

Donna Han – Il giardino alato

Quest’anno saranno in particolare gli
artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Roma che
lavoreranno al parfezionamento di questo progetto.

> Related post
> Sito dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Quello che segue è un testo di Giuliana Sella

FARFA_UN PERCORSEO DELL’ARTE

Irene Andreotti, Ruya Akdur, Daniela Di Costanzo, Mario Giordano e Mahasachi  Kanechika,
cinque studenti del Corso di Scultura tenuto dai Professori Donato
Bianco ed  Oriana Impei, selezionati per realizzare un’opera nei
giardini della prestigiosa Abbazia di  Farfa.Si tratta di un progetto
da realizzare insieme, in cui ciascuno dovrà fare in modo che la
propria idea combaci con le idee degli altri compagni del gruppo, che
oggi  diventano anche i compagni di una nuova avventura.Sono stati
scelti per “costruire insieme”, per dar vita ad una scultura che  dovrà
avere una funzione che a sua volta sottende il concetto della
condivisione.

In questo breve intervento metterò in risalto l’importanza che
racchiude per i nostri giovani “futuri artisti” questa nuova
esperienza, e utilizzerò di proposito alcune loro riflessioni raccolte
durante i nostri incontri.

Kanechika,
sottolinea l’importanza di lavorare in gruppo, aggiungendo che sempre
più artisti stanno praticando questa esperienza. Che questo sia un
segno positivo dei tempi che stiamo vivendo? Il loro intento è quello
di voler raggiungere una giusta armonia.
Giordano
spiega la difficoltà di comprendere come unire una funzione ad
un’opera, stessa difficoltà vissuta dagli altri componenti del gruppo.
Ma infine concludono di aver capito come certe “apparenti restrizioni”
di fatto diventano una nuova possibilità per misurare le proprie
capacità.

Illustrando L’albero della vita, Andreotti
spiega che “l’albero è  un elemento naturale  che vive nella
contrapposizione di linee sinuose e  nervose capaci di contenere ed
esternare energia. Un ciclo vitale che si ripete attraverso
un’allegoria che oscilla tra la vita e la morte tra il  bene e il male,
tra elementi in costante tensione…”, e ne sottolinea la forma ed il
grande valore simbolico.
Giordano spiega, invece, di aver fatto riferimento alla figura del drago “che ebbe un grande impatto visivo nella mia infanzia…”.
Di Costanzo asserisce di aver “rappresentato la farfalla in quanto metafora della crescita”. Kanechika scolpisce l’onda, modellando il duro travertino con la fluidità delle sue forme.
Akdur
vuole scolpire la forma di un Tucano, in un alternarsi di piani concavi
e convessi. Lavoro, creatività, funzione ed esperienza avranno comunque
un unico comune denominatore: la condivisione.
Tutto questo grazie alla generosa partecipazione e sollecitazione della scultrice e professoressa Oriana Impei, che quasi a suggellare e sublimare in perfetta sintesi un mondo di contrasti ed armonie, realizzerà una scultura Labirinto delle sfere
a forma di conchiglia, “un labirinto primordiale, dove le linee curve
creano dall’ingresso un percorso obbligato, ma con deviazioni
inaspettate al centro, per  raggiungere  all’uscita la meta  della
nascita  e dell’inizio del gioco”.

Giuliana Stella

HISTOIRE NATURELLE

Dentro – fuori, fuori – dentro, visibile – invisibile …
Immerso nel mondo, il nostro corpo come superficie sensibile dove
tensioni, pressioni, legami, s’imprimono, dove il gesto si iscrive.
Immerso nel mondo, il nostro corpo, matrice di un divenire, rivela,
descrive, traccia un percorso. Questo percorso viene agito dai corpi
delle tre performer Tiziana Virgilio, Claudia Padoan, Isabelle Dehais ed emerge come unico movimento dalla bellezza della natura.

24 marzo 2009

Sono le 9:30, e mi ritrovo con la mia amica “Cucco” (e numerosi altri miei amici-conoscenti sparsi per la sala), nel gelido grembo del MAXXI-feto.

Mentre la sala si riempie di altri giovani devoti, in me e nei miei vicini di sedia cresce un’amara consapevolezza: la divinità di cui siamo in attesa, God-ot (permettetemi l’arguto giuoco di parole), non ci concederà affatto la sua epifania, e a noi non resteranno che i numerosi tentativi e le vane tentazioni di decifrare messaggi nascosti della sua assenza/presenza.

Nel crescendo della nostra consapevolezza, che ancora si presentava attutita da qualche rimasuglio di impopolare credulità, ingannavamo il tempo parlando del freddo che ci toccava di patire. “Dai Cucco, mettiti il cappotto”. “Non posso, me l’ha rubato il fantasma di Akakij Akakievic”.

Prima delle 10, quando la sala era già colma di fedeli pronti alla liturgia, spinte dall’incipiente scoramento e dalla brama di incantamento, circolavano numerose voci circa le modalità della rivelazione ventura.

Secondo alcuni Egli era già presente fra di noi, nel pubblico, travestito da giovane critico rampante o da vecchia gallerista presenzialista. Secondo altri era semplicemente imbottigliato nel traffico e sarebbe arrivato verso le 11:00, accaldato e chiedendo scusa prima di prender posto, nell’imbarazzo generale.

Mentre alcuni fedeli, oramai disincantati, precocemente abbandonavano stizziti la sala, a me era persino balenata l’idea che potesse, il Nostro MRZ, essere parte del team di lavoratori con copricapo di sicurezza giallo che davanti a noi (cioè, dietro la pedana dei relatori; cioè, oltre i vetri che dividono il freddo antro in cui siamo costretti ad attendere dal cuore pulsante del MAXXI tutt’ora in costruzione) offrivano all’incontro una surreale scenografia fatta di montacarichi, saldatrici e scintille.

Verso le 10:30 Prosperetti esordisce scusandosi per il ritardo. Frase di circostanza che (volutamente?) getta l’auditorio nel più profondo degli sconcerti. Il pubblico, manco si fosse messo d’accordo in anticipo, ha fatto finta all’unisono di non sentire. Ho avuto l’impressione che per un attimo anche i lavoratori con copricapo di sicurezza giallo abbiano accusato per qualche breve istante una insondabile sensazione di perplessità. Certo, loro non potevano sentire. Ma ricordate che, secondo la mia non ancora smentita ipotesi, poteva nascondersi persino Cattelan fra di loro, e ciò avrebbe reso la loro reazione plausibilissima.

Mentre loro continuavano a lavorare, Prosperetti continuava a parlare, inanellando argomenti sul ritardo dei lavori del MAXXI, sulla futura fondazione, etc… Il dato di fatto è che il futuro di questa struttura appare a tutt’oggi in gran parte oscuro. Nonostante questa incertezza (in primo luogo politica, lascia intendere) “iniziamo a far funzionare questo MAXXI, in collaborazione – in questa occasione – con la Quadriennale”.

Prosperetti passa la parola ad Agnese il quale, come me e Cucco, forse per ingannare il tempo parla del tempo che fa… Nel farlo si aggiusta il cappotto che e continua mantendosi su questioni di generale disinteresse (quali la corretta pronuncia di nomi come quello di Cattelan o del suo amico scrittore Franzorin).

Subito dopo entra nel vivo del discorso. Richiama l’attenzione (con un colpetto di tosse; non si sa se intenzionalmente opure accusando i primi dintmomi di raffreddamento).

“Cattelan ha avuro il premio alla carriera, ascoltate! … Di solito tale riconoscimento viene attribuito ad artisti anziani, e può sembrare strano che venga rivolto ad un artista che non abbia ancora compiuto 60 anni”.

In realtà, mi fa notare Cucco, Cattelan non ne ha nemmeno 50.

“Ma carriera vuol dire corsa! In tutte le lingue!!” – continua Agnese, cercando di giustificare una scelta che ai più era sembrata solo la ricerca di un alibi per mascherare un piccolo misfatto: anticipare i tempi e godere di riflesso del successo che ogni attività firmata Cattelan richiama. Il problema non è solo che la vita di Cattelan diventerebbe un inferno se ogni anno, per tutti e 50 gli ani di vita che gli rimanogno, dovesse ritirare almeno un premio alla carriera. Il vero problema è che, come riattualizzando il pensiero dei greci, la carriera di un artista potrebbe e dovrebbe essere giudicata come un unicum, una volta condotta volontariamente alla fine dall’artista stesso. Che ne sai che Cattelan non covi delle mosse decisive per il futuro, che potrebbero cambiare in toto il tuo giudizio sulla sua carriera nel suo complesso? Quando la sua carriera sarà a termine, ed ogni garnde uomo – nel pensiero greco – dovrebbe avere anche giurisdizione sul tempo e sul modo della fine della propria esistenza, della propria messa in scena. Se vuoi dare un premio alla corsa prima che questa sia ritenuta finita dal corridore stesso, allora perché non dare un premio alla carriera ad un esordiente?

Si che anche Cattelan è stato un esordiente! E molto promettente…

“La Quadriennale – spiega Agnese – è stata una stazione nella corsa di Cattelan”. A questo punto, dando finalmente al pubblico un primo buon compenso per il freddo sofferto, ci ricorda l’opera del giovane Cattelan per la Quadriennale.

L’opera era composta da due fogli di giornale, il quotidiano cattolico “Avvenire”. Nellala Democrazia Cristiana); sullo sfondo di questa foto Cattelan intervenne trasformo la stella delle Brigate Rosse in una stella prima pagina c’era una fotografia di Moro (segretario del cometa.

Marcel Duchamp, Foto X, 1920

Marcel Duchamp, Foto X, 1920

Oramai Cattelan è diventato un Classico.

Dice bene, Agnese.

Dice Cucco: “Bene (Carmelo, ndr.)”. “Ora verrà stampato dalla Bompiani!”.

Agnese: “Oggi Cattelan è famoso, famosissimo! Una cleebrità molto discussa!!! E meno male. Sai che noia altrimenti…” Eppure Cattelan non è un anarchico secondo Agnese. Non è anarchico perché ha bisogno, soprattutto economicamente, delle istituzioni. Nel suo farsi prosecutore delle avanguardie, egli prcede con un modus operandi ed una tradizione iconografica molto italiani. Ad esempio la Nona ora, “opera straordinariamente bella, può sembrare una tavola di Achille Beltrame”

Maurizio Cattelan, La nona ora, 1999

Maurizio Cattelan, La nona ora, 1999

Achille Beltrame, La Domenica del Corriere, 1931

Achille Beltrame, La Domenica del Corriere, 1931

A questo punto la Mattirolo interompe: “Credo di sapere che l’artista sta arrivando e ritirare la medaglia!”

Il pubblico si sente autorizzato a rompere le righe, e tacitamente ringrazia. Nello sventolio delle capigliature alla ricerca dell’esile figura di Maurizio io stesso mi giro e scorgo un signore dalle folte sopracciglia.

“Guarda Cucco, guarda quello quanto assomiglia ad Elio, quello delle storie tese!”

Prima che lei potesse dirmi di non poterlo riconoscere con certezza, già la sala aveva dato un nome a questo strano uomo: era Maurizio Cattelan!

- Pensavamo che non saresti più venuto

“Io son venuto”, con un accento milanese che non ti aspetti…

Maurizio Cattelan riceve il premio alla carriera, 2009

Maurizio Cattelan riceve il premio alla carriera

“Io sono qui per soddisfare le curiosità del pubblico intervenuto”

- Vuole la medaglia?

“Preferirei! Vorrei dire qualche cosa, ma non mi piace parlare a braccio, non mi viene facile, mi sono scritto un piccolo testo…”

Non è mai facile fare un discorso in occasione della ritiro di un premio. Ancor di più quando si tratta di un premio alla carriera (che di solito si dà in punto di morte; io invece sono nel pieno della mia attività!).

Sono onorato di aver anticipato questo premio, anche se qualcun altro lo avrebbe meritato piu di me.

Ringrazio gli artisti che mi hanno preceduto e che mi hanno insegnato molto. Ringrazio la mia famiglia: anche se non ha mai capito quello che faccio ma mi ha sempre sostenuto.

Ricevo questo premio in nome di tutti gli artisti che come me si impegnano ogni giorno alla ricerca di un arricchimento del proprio linguaggio.

Inizia una serie di domande:

- Perché l’arte nel tempo di Scherzi a parte? Colui il quale ha posto la domanda, non go preso nota del nome, faceva riferimento a Heidegger: perché la poesia nel tempo della povertà?

“Io non so chi sia Duchamp.

L’arma della sorpresa di non presentarsi a ritirare premi non funzioni più. Infatti io sono qui!

Nell’epoca di scherzi a parte, l’arte può combattere GF and Xfactor”

- L’assenza, mi fa venire in mente Cage, ed una sua conferenza sui funghi.

“Funghi commestibili o anche della pelle?”

- Hai qls da dire sull’argomento?

“È un argomento vasto.

Io sui funghi della pelle ho molto da dire. Io li ho avuti. A differenza di quelli che si mangiano quelli della pelle non vengono via mai.

L’assenza e la presenza è un bel tema, non so se oggi c’è il tempo.

Essi sono negli occhi dell’interlocutore.

Se vuoi credere che c’è, c’è!”

- Cage aveva notato che, nel dizionario, mushroom viene immediatamente prima di music…

“Se mangi certi funghi componi ottima musica”

- Hai iniziato con la morte di un o scoiattolo. Lavoro tristissimo. Poi hai lavorato su infanzia traviata… Parlaci della tua infanzia.

“La vita è un evento drammatico in sé. Perché nasconderselo. La mia infanzia ha avuto dei momenti tristi, come quella di tutti”

Ti senti l’artista italiano più importante e conosciuto del mondo?

“Si!”

“Bisogna mettere in atto delle strategia. Visto che in Italia, tutto quello che viene dall’estero è ben accetto, io me ne sono andato negli USA per far si che i miei lavori venissero recepiti in Italia come provenienti dall’estero”

È importante che oggi un istituzione scenda in campo sulla contemporaneità visto che tanta arte si fa fuori dal museo?

“Importante in questa fase storica. Mi sembra persino strano che accada in oggi, quando l’arte non interessa a nessuno all’infuori di voi.

Per questo vi tengono al freddo.

Anche perché l’arte è sofferenza”

- Lapo Elkan alla direzione del MAXXI?

“Sempre meglio di uno come Bondi”

- Maurizio, dici di non conoscere Duchamp. Puoi dirci, invece, cosa ne pensi di Courbet, considerando l’affinità che esiste fra la sua Origine du monde, e la tua La visione della figa?

“La visione della figa non è mia. Non accetto l’attribuzione”.

Gustave Courbet, Lorigine du monde, 1866

Gustave Courbet, L'origine du monde, 1866

L’incontro di oggi dimostra che l’arte non è morta…

“Sono vivo”

L’ultimo mestiere esercitato da te… (prima di iniziare a fare arte; che secondo te è un modo per non lavorare)… è stato il becchino…

“A dire il vero truccavo i morti. La la morte è poco presente nei media. Noi siamo convinti che non sia ancor a giunta la nostra ora. Che non toccherà presto a noi.”

Viene citato l’epitaffio sulla tomba di Duchamp.

“Anche se no lo conosco, ha detto delle cose giuste”

Sul rapporto ironia ambiguità delle immagini…

“L’ambiguità può suscitare il riso. Io mi presento sotto un aspetto, a magari non sono io.

Io credo nella forza dell’ironia”

- Il suo rapporto con il mercato dell’arte?

“Ottimo!

Anzi lo ringrazio.

Speriamo che duri, insomma”

- Quanto era organizzata questa situazione?

“Era scritto ovunque che sarei venuto a ritirare questo premio!”

- Musica contemporanea?

“Mi piacciono molto Elio e le storie tese.”

“Per il resto, a volte sembra una gara a non farsi comprendere. L’arte non deve rincorrere il gusto del pubblico, ma non è giusto neanche l’opposto. Va avviato altro modo di accostarsi al pubblico, educae e farsi comprendere”

- Cosa significa comprendere?

“se non proprio comprendere, il pubblico dovrebbe poter apprezzare, e quindi RICEVERE. Il compito dell’arte è DARE”.

- Ma alcuni sentono di ricevere anche dalla musica contemporanea… Non possiamo non tener conto del gusto di una minoranza colta (o forse una minoranza snob?)

“Ma se ad un a prima di musica contemporanea ci vanno in 4, forse questa minoranza è troppo minoritaria”

- Cosa apprezzi di Elio e le storie tese?

“Mi piacciono fisicamente”.

Per concludere… Un messaggio che il gramde artista lascia ai giovani che sono qui?

“Se sono qui non hanno bisogno dei miei suggerimenti. Continuate così.”

“non arrendetevi. La qualità paga sempre (anche se a volte è difficile). Non mollare!”

A questo punto Cucco, la mia amica del Cappotto, si avvicina a me bisbigliandomi: “Alloralascia un messaggio ai giovani che NON sono qui!”

Uno dei relatori prende la parola per chiudere: “È stata una giornata di vertiginosa allegria”.

E il pubblico scoppia a ridere.

Fuori Cattelan ci fa un autografo, che Cucco si è fatta fare sul libro di Crispolti, Come studiare l’arte contemporanea.

Maurizio Cattelan, Autografo

Maurizio Cattelan, Autografo

Anche nella firma ha mantenuto la sua identità: Maurizio Cattelan?

L’abilità di Elio è stata quella di non scendere a compromessi con il contesto (v. le sue risposte evasive suelle domande circa la sua identità); ma neanche di ossidarsi sul ruolo assegnatogli da Cattelan (v. Battute su Elio e le storie tese).

> La notizia sul sito di Eelst

Chiudo pensando a cosa accadrebbe se io denunciassi Elio per essersi spacciato per Maurizio. Il gioco infinito delle maschere che si scontra con il principio (giudiziario) di realtà. Chissà quale giudice oserebbe affrontare la vergogna di affermare la “realtà”. La potenza della finzione di fatto non lo permette.

Emanuele Sbardella

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Emilio Fantin (artista)

Lucia Lorenzi (psicoterapeuta)

Comune a tutti è sognare

Workshop esperienziale su sogno e processo creativo condotto da Emilio Fantin e Lucia Lorenzi

A seguito della prima esperienza (svoltasi presso la Biblioteca Comunale di Sales (Ts), dal 4 al 6 aprile 2008), che ha suscitato vivo interesse e partecipazione, un artista e una psicoterapeuta torneranno ad affrontare il tema del sogno da un punto di vista originale, lambendo i confini della psicologia e dell’arte per entrare in una dimensione diversa del sognare, alla ricerca di un territorio comune.  Un’occasione per approfondire il proprio rapporto con i sogni attraverso l’incontro con gli altri e la partecipazione a un processo artistico condiviso. Così come per lo scultore la materia prima è la pietra dura e compatta, in questo caso la materia prima saranno i sogni, impalpabili e inafferrabili.

Emilio Fantin - Lezioni di Paesaggio (Foto di nedualismineregole)

Emilio Fantin - Lezioni di Paesaggio (Foto di nedualismineregole)

Propongo un estratto del programma:

Ci siamo posti una domanda: che cosa accomuna un gruppo di persone che s’incontra per condividere un’esperienza artistica legata al mondo onirico? Il sogno diviene una sorta di biografia dell’anima. Ne possiamo ricavare rivelazioni, timori, visioni, possibilità evolutive.
Ci siamo chiesti: esiste un legame tra i percorsi, le visioni, le scelte degli individui che si incontrano? Nei sogni possiamo intravvedere tracce della vita interiore che riguardano la nostra esperienza evolutiva.
Attraverso il racconto dei nostri sogni possiamo condividere frammenti della saggezza cosmica. Attraverso il colore possiamo tradurre le nostre percezioni, sperimentando una dimensione pittorica.
Il seminario prenderà avvio dalla condivisione del materiale che ogni partecipante avrà portato con sé: selezioni di video e film in formato DVD, immagini digitali e illustrazioni, musica e CD musicali, frammenti letterari che ama e desidera condividere, pensieri o altro.
Vi è uno momento iniziale di una decina di minuti ciascuno, in cui sono presentati i «contributi». Da questo primo incontro, si crea il «contesto» attraverso il quale, nella giornata successiva, si raccoglieranno le
immagini oniriche provenienti dalla notte o quelle emerse per assonanza. E poi il sogno diviene narrazione e colore.

Emilio Fantin - Sogni

Emilio Fantin - Sogni

Il workshop si terrà a Bologna presso il Terapeuticum Heliopolis
venerdì 28 (ore 15.30-19)
sabato 29 (ore 10-19)
domenica 30 (ore 10-14)

Per informazioni e iscrizioni:
Associazione Primavera Pomlad: Rita Jurada – cell. 3474437922 – mail: r.jurada@virgilio.it
Emilio Fantin – cell. 3487929218 – mail: fantinemilio@gmail.com
Prenotando per tempo vi sono possibilità di pernottamento a condizioni economiche favorevoli.

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Sette artisti

Performance culinaria

Gli intenti degli artisti:

Durante tutto l’evento artistico sette artisti si cimenteranno in performances culinarie con diversi cibi “fatti in casa” serviti gratuitamente ai visitatori. Questo gesto nasce dall’ interesse comune dei singoli artisti all’idea di condivisione e offre un occasione per discutere sul rapporto tra cibo e arte.

Ogni giorno, dalle 18:00 alle 20:00 veniva offerto a chiunque lo volesse un assaggio di una specialità cinese preparata dai sette artisti.

Spesso io e Ruobing andavamo in giro per la festa con un vassoio a distribuire il cibo fra la gente e invitarli a visitare la cucina in cui gli artisti stavano continuando a preparare le loro ricette.

Il menu è stato il seguente:

Primo giorno_13 agosto: Hum Chin Peng (pane fritto salato)

Secondo giorno_14 agosto: Curry Puff (ravioli di pollo al curry)

Terzo giorno_15 agosto: Kuih Kah Peg (biscotti al cocco)

Quarto giorno_16 agosto: Fusilli / Tortellini (pasta fritta alla Malese)

Quinto giorno_17 agosto: Misteri della cucina cucina (da scoprire durante la giornata)

Preparo la comunicazione - Foto di Wang Ruo Bing

Preparo la comunicazione - Foto di Wang Ruo Bing

La performance dei sette artisti cinesi è sicuramente debitrice rispetto alla poetica di Tiravanija.

Tuttavia, come si può ben notare dalla finzione della ricreazione proposta dall’artista di origini tailandesi, la proposta di Vacanza va oltre l’aspetto relazionale. Nel caso di Vacanza non userei semplicemente la terminologia proposta da Bourriaud, perché vengono abbattuti i limiti della finzione e della fruizione tipicamente artistici. Nel caso di Vacanza userei proprio il termine conviviale, al posto di relazionale.

Si occasiona il totale abbattimento delle distanze. Non c’è una galleria, non un comunicato stampa, non una mail di invito ed una partecipazione premeditata. C’è un incontro più o meno casuale, c’è una scoperta reciproca. Non c’è una galleria con la sua soaglia e le sue demarcazioni valoriali; c’è un passeggiare disattento che incontra una discontinuità puramente esperienziale. Non una vera e propria demarcazione fra la performance artistica e la festa popolare.

Tuttavia sono due gli aspetti che maggiormente distinguono e danno specificità alla performance culinaria del collettivo cinese.

- l’aspetto curativo del cibo come simbolo

- l’aspetto estetico del cibo come gusto

Simbolo curativo

La cura del cibo non è da intendere come chimica o meramente medicamentale. La cura del cibo ha la sua efficacia solo se inserita nell’apposita struttura simbolica ed impiantata su solide base relazionali-comuunitarie.

Ho scritto un articolo in cui ho inserito uno stralcio della mia tesi per approfondire proprio questo tema.

Foto di Wang Ruo Bing

Pane fritto salato - Foto di Wang Ruo Bing

Gusto estetico

Magari resta vero  – come dice Tiravanija – che “it is not what you see that is important but what takes place between people” (ma questo, in sostanza, lo sapevamo già da Duchamp). Quello che suona come davvero nuovo nalla cooking performance di Vacanza è il forte accento che torna ad essere messo sul gusto (in un certo qual modo opponendosi all’Egouttoir duchampiano).

Assaggio - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio - Foto di Wang Ruo Bing

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Vacanza

DU JIA

Toffia

13>17 agosto 2008

A cura di Wang Ruo Bing
Organizzato da 33 Officina Creativa

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée

Sette artisti cinesi

Lee TY Jeffrey

Pok Chong Boon

Sai Hua Kuan

Seah Yark Beow

Tan Poh Mui

Wang Ruobing

Wong Yvonne

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée

Nota terminologica

Vacanza, in cinese DU JIA.

Vacanza è un termine adottato come traduzione. Esso è stato sottoposto agli artisti e da loro approvato, ma occorre tener conto che la traduzione letterale di dùjè passare le vacanze.

Introduzione al progetto

Il Progetto  Vacanza è frutto di una collaborazione tra sette artisti cinesi e i membri di 33 Officina Creativa di Toffia. Un ruolo preponderante nel far nascere questa esperienza artistica è stato giocato, da Toffia, da Alessandro e Giordano. Il loro principale mediatore è stata senza dubbio Wang Ruo Bing dalla parte inglese-cinese.

Un primo contatto avvenne a maggio, quando Ruo Bing venne selezionata per partecipare ai 20eventi con alcuni altri giovani artisti della Ruskin School (Oxford University – London). In quell’occasione, in cui anche io ho avuto modo di conoscere sia l’artista e i suoi amici sia l’associazione di Toffia, maturò l’idea del progetto che si sarebbe svolto tre mesi dopo, sempre a Toffia, ma con più autonomia rispetto a 20eventi.

Io ho avuto la fortuna di entrare a far parte di Vacanza solo a livello espositivo e critico (essendo arrivato in un momento in cui parte della mostra – quella fissa – era già allestita) a partire dall’11 agosto. Ma l’esperienza è stata folgorante.

Oltre ad un rapporto amicale che in breve tempo si è consolidato con entrambe le anime del progetto, ho potuto addentrarmi da presso nei meandri creativi e nelle perplessità filosofiche degli artisti; ma ho anche potuto/dovuto affrontare, scontrarmi e risolvere numerosi problemi organizzativi che si succedevano nei vari livelli del progetto.

Mi accingo, in questo primo articolo, a dare un resoconto neutrale di ciò che è avvenuto, per poi approfondire temi più specifici di volta in volta con altri interventi. Solo il primo di una serie. Questa serie di articoli sarà, con il contributo di tutti i commenti, parte di un lavoro che deve continuare sotto varie forme che stiamo decidendo in accordo con 33 Officina Creativa e con i sette artisti cinesi.

E’ importante, non solo per me, ma per la conoscenza scientifica dell’arte contemporanea, che un evento come questo non cada nell’oblio.

Vacanza

Il progetto è stato di residenza e produzione artistica altamente localizzata e partecipativa. Operazione molto complessa ma fruibile su più livelli, tanto da riuscire ad integrarsi senza contrasti con la concomitante festa popolare “Riviviamo il Centro Storico”. Nella festa si è organizzata una vasta mostra di artigiani provenienti da tutta Italia e cene preparate e messe in tavola grazie alla straordinaria collaborazione volontaria di una gran numero di residenti (in particolare donne a ragazzi).In vista di questo è stato lungimirante la volontà degli artisti e dei curatori di amalgamare le singole opere presenti in mostra e farle dialogare con il contesto attraverso il “codice culinario”.

Oltre ad aver dato il là a diverse opere individuali, il codice culinario è stato il medium per una performance collettiva in grado di aprirsi totalmente al pubblico smarrendo ogni orpello modernista di fruizione distaccata o in qualche modo intellettualizzata. Benché quest’ultima, di fatto, non sia esclusa, nella fruizione della loro Cooking performance la complessità del loro lavoro non si è mai posto in alcun modo come ostacolo alla fruizione da parte di un pubblico di non addetti ai lavori.

La bruschetta con l’olio d’oliva e la salsiccia si sono sposati nella volontà degli stessi visitatori, oltre che nelle intenzioni degli artisti, con il pollo al curry e la salsa di soia. Quanto più il clima festivo creava un atmosfera di apertura e accoglienza, tanto più si riusciva ad apprezzare lo sforzo dei sette artisti cinesi (che, a dire il vero, non si sono affatto risparmiati nel dedicarsi quotidianamente alla cucina, a fare spesa a lavare i piatti, a soddisfare le curiosità delle massaie italiane circa le ricette dei loro piatti…), di realizzare ricette tipiche cinesi con ingredienti italiani.

Comunicazione di Cooking performance

Comunicazione di Cooking performance - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

L’offerta gratuita e ritualizzata (ogni giorno dalle 18:00 alle 20:00) di cibo si è facilmente accattivata la stima e la fiducia degli abitanti locali, dei turisti e degli artigiani. Apprezzata e a volte contraccambaita con doni (come nel caso dell’apicoltore di Toffia che ha regalato a tuti noi, me compreso, un campione del suo delizioso miele).

Il confronto interculturale operato degli artisti non è mai caduto in stereotipi ed ha additato, come solo l’arte può fare, sottili differenze e profonde affinità tra i luoghi che costituiscono le loro radici e le fronde europee del loro lavoro.

Concludo con la parole che Wang Ruo Bing ci ha scritto come introduzione al loro progetto (la traduzione, un po’ artigianale, è stata fatta da me e da Claudia):

Una mostra di arte contemporanea nel centro storico di Toffia non è proprio un evento del tutto nuovo per gli abitanti, che hanno già ospitato la manifestazione 20 eventi. Arte contemporanea in Sabina. Nonostante ciò, l’evento Du Jia (Vacanza), al quale partecipano artisti della diaspora cinese, è senz’altro un tentativo sperimentale di unire due ricche civiltà: quella cinese e quella dell’Europa medievale. Dagli anni ’90 quella cinese sta riscuotendo un notevole successo sulla scena dell’arte contemporanea, in particolare nelle grandi capitali europee quali Roma, Parigi, Londra e Berlino. Perciò, la partecipazione di artisti cinesi ad un evento presentato in un piccolo borgo medievale desta  senza dubbio un particolare interesse.
Nonostante tutti gli artisti partecipanti abbiano precedentemente avuto diversi tipi di contatto con l’Italia, nessuno, a parte me, conosceva Toffia; ed è naturale che sia così, visto che la forza attrattiva di molte grandi esposizioni concentrate in una determinata area richiama in modo quasi esclusivo l’interesse degli artisti che per la prima volta si affacciano a conoscere un Paese straniero. Quando abbiamo esaminato le foto di Toffia per discutere su come impostare la mostra, sorprendentemente tutti hanno percepito la medesima seduzione della vacanza. La nostra idea di vacanza è parsa in qualche modo accordare con l’idea stessa che gli abitanti italiani hanno del loro villaggio.
Cercando su internet non è difficile trovare Toffia descritta come un antico e grazioso borgo medievale che offre ai turisti non solo incredibili scorci panoramici di sinuose colline, pergolati di vite ed uliveti, ma anche sani prodotti come olio, frutta e verdura; nonché la deliziosa cucina italiana. A soli 50 kilometri a nord di Roma, Toffia fu costruita su uno sperone di roccia con ovvii propositi difensivi durante il medioevo. La straordinaria posizione nella quale è situata le conferisce ancora oggi un valore che si rispecchia nella vitalità dei residenti, che si dimostrano sempre in grado di offrire un servizio turistico composito, considerevole sia dal punto di vista culturale sia da quello naturalistico. E quello di Toffia non è un caso isolato: basti considerare le simili circostanze di città come Farfa, Fara Sabina e molte altre. È questo il motivo per cui Toffia appare a tutti noi, indistintamente, come la tentazione di una vacanza, anche se proveniamo da condizioni politiche e sociali diverse.

Nel prossimo articolo passerò in ressegna le opere che ciascuno degli artisti ha concepito in maniera più individuale.

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Sarah L’Epée ha messo on-line le foto della seconda giornata (il 25 maggio 2008 ) di 20e20. La giornata in cui, quindi, i partecipanti hanno mostrato le loro realizzazioni creative con i doni che avevano ricevuto durante la prima giornata (il 10 maggio 2008).

EmErgEnze – Laboratorio permanente di arte effimera

L’evento, che faceva parte del programma di 20eventi08, consisteva in uno scambio di doni tra persone sconosciute.

20 persone di Ladispoli e 20 persone di Bocchignano si sono scambiate i doni in diretta video e hanno in seguito mostrato le loro realizzazioni creative.

Ecco alcune delle foto.

Bocchignano e Ladispoli su uno stesso schermo

Bocchignano e Ladispoli su uno stesso schermo

Alcuni problemi di connessione

Alcuni problemi di connessione

Il dono rielaborato da Mirko

Il dono rielaborato da Mirko

Emmanuele e Lorenzo allestono da Ladispoli

Emmanuele e Lorenzo allestono da Ladispoli

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Programma della manifestazione

> Toffia

Dal 13 al 17 agosto

- Il lento passeggiar m’accoglie l’anima – Francesca Cocchi

Per le starde del paese. Installazione con 5 momenti ludici

Evento straordinario. Solo il giorno dell’inaugurazione, il 13 agosto, alle ore 18:00 e alle ore 21:00, Ivan Tanteri metterà in scena una teatralizzazione di questa installazione!

- Holidays – Collettivo di artisti cinesi

Nel teatro. Performance e fotografie

- Una nave carica di tante opere d’arte – Arte Multi Visione

Nel teatro. Video

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> Posticciola

Il 15 agosto

- Annunci teatrali – Teatro Immagini

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> Rocca Sinibalda

Il 16 agosto

- Alle ore 18:00, un o spettacolo itinerante a cura di Teatro Immagini e Silence Teatro, che guideranno il pubblico alla “riscoperta” del Museo Miniucchi.

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> Bocchignano

Dal 14 al 17 agosto

- Architattura Fantastica – Edoardo Coccia e Sara Galasso

Per le vide del paese. Installazione

- Impronte – Emanuela Alfieri

In una cantina del paese

Evento straordinario. Solo il 17 agosto, alle ore 22:00, Ivan Tanteri dirigerà uno spettacolo itinerante, I segni dell’oro