Archivi delle etichette: claudio bernardi

In attesa del video che sto montando e del programma radiofonico che RAM sta preparando sulla performance, quello che segue è un resoconto poco oggettivo che mira a restituire il racconto di un evento (e soprattutto della sua preparazione) da un punto di vista preciso e volutamente parziale: quello di un curatore che ha appena concluso un’esperienza importante di ricerca e di approfondimento. Stendo questo racconto al fine estremamente personale di capire alcuni meccanismi messi in moto ma che avrebbero rischiato di passare inosservati; ancor di più vorrei capire i  miei errori. Ma già so che in questo compito sarò poco bravo. Ed è soprattutto questo il motivo per cui ho deciso di sottoporre questo racconto per certi versi così intimo (e meno indirizzato al pubblico rispetto a tutto quanto io abbia pubblicato su questo blog sin’ora) all’attenzione di un gruppo anonimo ed eterogeneo di internauti che spero voglia aiutarmi in questa autocritica.

Sono passati più di due mesi dalla mia prima lezione di Fondamenti di Matematica. Da quel giorno (quasi) ogni lunedi, mercoledi e venerdi ho cercato di districarmi fra i teoremi e le dimostrazioni che sostanziano la teoria assiomatica degli insiemi.
Il fatto che con il passare delle settimane la mia abilità matematica crescesse in modo inversamente proporzionale alla personale convinzione di stare operando all’intenro del campo artistico, non significa che io sia diventato un esperto di matematica (tanto quanto non significa che il dubbio dal quale la ricerca era partita abbia alla fine corroso la finalità precipauamente artistica e filosofica della performance che ho curato).

Lezione dopo lezione, il professore (Claudio Bernardi) mi forniva un numero crescente di argomenti che io cercavo di metabolizzare su un duplice livello. Da una parte (per lo più nelle mattinate) raccoglievo tutta la mia diligenza per studiare ed esercitarmi al fine di ottenere la capacità di utilizzare correttamente gli strumenti; d’altra parte (per lo più nottetempo) lasciavo libero il mio pensiero e scrivevo le mie riflessioni sul blog, ne parlavo con Emilio o semplicemente le lasciavo maturare in me stesso affinché quegli stessi strumenti potesseto iniziare a configurarsi come arnesi adatti ad essere utilizzati da Emilio.

Un punto di svolta che coinvolse sia il mio apprendimento sia la preparazione della performance avvenne a fine aprile.
Emilio Fantin mi aveva da poco fatto notare un certo commento ricevuto a Project nell’ambito di DoDai. Esso recitava: “Ricorsività o involuzione?”. In quella settimana fu chiaro che Project sarebbe stato il lavoro portato come esempio nella performance di quest’anno,  anche se presentava assai più problemi dei lavori utilizzati in Autoreferenziale. Project era molto più recente e metteva in campo elementi assai meno decifrabili rispetto all’autoreferenzialità.

Emilio Fantin ed Emanuele Sbardella durante la performance del 2008, Autoreferenziale

Emilio Fantin ed Emanuele Sbardella durante la performance del 2008, Autoreferenziale

All’inizio di quella settimana cruciale, quindi, l’assillo che non mi faceva dormire era il tema che, fra la varie proposte che ci giravano in testa, avremmo alla fine proposto ed Emilio affronteto durante la performance. Inizialmente sembrava aver preso un certo vantaggio sulle altre proposte il tema dell’involuzione. Questo concetto, messo in gioco dal comemnto che Emilio mi aveva fatto notare, era riconducibile anche ad alcuni argomenti di metematica. Tuttavia esso, applicato all’arte, era sin troppo ambiguo; applicato alla matematica, per me, ancora troppo oscuro.

Ecco un esempio dlele e-mail che ci scambaivamo in quel periodo. Io scrivevo:

Le involuzioni sono funzioni che applicate de volte allo stesso insieme fanno si che risulti l’identico insieme iniziale, come nel caso della simmetria. Applicare due volte la simmetria, rende nuovamente l’identità.

Nel caso di Project è difficile individurare questi due momenti, ma concettualmente non impossibile. Infatti si potrebbe dire che in un primo momento l’apertura dell’opera (U. Eco) è tale che ogni commento espande il significato dell’opera, ma in un secondo momento si è costretti sempre a tornare sull’insensatezza del primo disegno a matita.

Un primo moviento applica un’aggiunta che da una specie di (+1) all’insieme iniziale. Tale che (n+1); un secondo movimento costringe a ritornare sullo stesso misero elemento di partenza (n).

Nemmeno Emilio era molto convinto della possibilità di poter direzionare la performance lungo questa traiettoria, e il titolo provvisorio di Involution de l’art cedette facilmente il passo quando in quella settimana di fine aprile emerse con chiarezza un tema di fondo diverso dall’involuzione (il buon ordine, di cui parlavo in questo articolo) e la necessità di lasciarlo sullo sfondo senza imperniare comunque la performance su di esso.

Alla fine della medesima settimana la svolta è stata sancita dal fatto che il professore mi abbia invitato alla lavagna a fare un esercizio (nella fattispecie, moltiplicazione di ordinali) che sono riuscito a risolvere con un dignuitoso successo.

Di lì in poi la fase ideativa della performance è stata considerata conclusa, ed iniziavano a farsi sentire necessità organizzative più puramente tecniche (dalla comuicazione all’allestiemento, passando per il fund raising).

In primo luogo ho consolidato gli accordi e le colaborazioni con FB (Fondazione Baruchello), RAM (radioartemobile) e MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea); rispettivamente nelle persone di Carla Subrizi; Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni e Ilari Valbonesi; Simonetta Lux e Domenico Scudero.

In secondo luogo ho scritto, sempre con la supervisione di Emilio Fanitn, un volantino informativo teso a preparare gli studenti

Infine ho preso accordi con ciscuno degli operatori che avrebbero in qualche misura preso parte all’organizzazione dell’evento, svolgendo il loro lavoro. La bidella mi ha fatto scoprire il funzionamento delle tapparelle veneziane; la portineria di matematica mi ha spesso controllato materiale lasciato in deposito; i vigilanti all’ingresso dell’università hanno acconsentito a far entrare la vettura di RAM per depositare le pesanti attrezzature di fronte al dipartimento di matematica; il professore della lezione che precedeva la nostra ogni mercoledì ha acconsentito a che venissero installati videoproiettore e schermo prima dell’inizio della sua lezione.

Oggi scrivo questo resoconto personale della mia esperienza curatoriale, a due giorni dalla conclusione della prima fase della performance di Emilio Fantin.

Emilio Fantin

Emilio Fantin

Essa è avvenuta il 6 maggio 2009.
Il giorno precedente, il 5 maggio, l’artista era giunto da Bologna ed in serata abbiamo discusso gli ultimissimi dettagli e fatte le ultime prove all’interno della studio a Trastevere messo gentilmente a disposizione da Cesare (Pietoriusti).

Tutto sembrava andare per il verso giusto, fin quando non decidaimo di connetterci ad intenet per provare a leggere i commenti direttamente dal blog di BridA (come sarebbe accaduto l’indomani). Il blog non si apriva. Nemmeno da un altro computer o sostituendo i cavi. Parte una chiamata skype di urgenza a Sendi (Mango di BridA, di cui fa parte insieme Tom Kerševan e Jurij Pavlica), e alle ore 23:00 veniamo a scoprire che c’è un  problema con il loro internet provider. Ad evitare il peggio c’è stato l’impegno di Sendi a risolvere il problema, passando la notte in binaco mentre io ed Emilio andavamo a riposarci rimettendoci alla buona riuscita del suo intervento in extremis. Quando la mattina del 6 maggio alle ore 7:30 stavo già all’Università per sistemare il materiale, il mio più grande ringraziamento è andato a lei quando tra le altre cose ho verificato che il loro blog era nuovamente funzionante.

Monto la strumentazione in 5 minuti

Monto la strumentazione in 5 minuti

Alle 9:00 Emilio era già arrivato, ed insieme abbiamo atteso l’arrivo dei pochi invitati a questa performance che praticamente si sarebbe svolta a porte chiuse. Alle 10 l’aula si era liberata ed alle 10:15 tutto era pronto per iniziare. Emilio Fantin presetato brevemente dal professor Claudio Bernardi al centro, ed io defilato in postazione regia, fra il mio labtop ed il videoproiettore che mi aveva prestato Alberto (Tessore di 20eventi).

La lavagna e il computer - Foto di Ilari Valbonesi

La lavagna e il computer - Foto di Ilari Valbonesi

Il tempo a nostra disposizione era di circa mezz’ora, ma alla fine il dibattito che la performance ha suscitato ha fatto si che ci siamo potuti congedare solo alle ore 11:00 (dopo quasi un’ora). In questo performance formato lezione, l’artista ha contemporaneamente esposto un suo lavoro precedente e lo ha espanso fino a farci rientrare la situazione attuale.

Una volta usciti dall’Aula C del Dipartimento di Matematica, io ed Emilio siamo stati intervistati da Ilari Valbonesi (RAM) nel giardino della Sapienza, dietro al rettorato.

Alcuni dei post che ho scritto nel mio blog,  durante la curatele dell’evento.

> Geometria intuitiva http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/05/fondamenti-della-matematica_geometria-intuitiva/

> Assi(omi) http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/05/fondamenti-della-matematica_02-assi-e-assiomi/

> Astrattismo e insiemistica http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/09/fondamenti-della-matematica_03-insiemi-e-astrazioni/

> Le  proprietà di un insieme http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/10/fondamenti-della-matematica_04-insiemi-e-proprieta/

> L’insieme degli articoli che… http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/11/fondamenti-della-matematica_05-linsieme-degli-articoli-che-fanno-riferimento-a-questo-articolo/

> Le bellezza dei numeri http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/11/fondamenti-della-matematica_05-linsieme-degli-articoli-che-fanno-riferimento-a-questo-articolo/

> Il Buon Ordine http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/04/10/fondamenti-della-matematica_07-buon-ordine/

> Formalizzazione di NoMA (un  mio progetto artistico) http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/04/10/fondamenti-della-matematica_07-buon-ordine/

> Inconscio e matematica http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/05/01/fondamenti-della-matematica_09-inconscio-fra-arte-e-matematica/

Sto seguendo un corso di Fondamenti della Matematica (Sapienza), e mi ripropongo di raccogliere alcune riflesisoni che giungono a me da questa insolita ed esaltante esperienza.
Benché il mio impegno nell’affrontare questa disciplina non sia certo scanzonato, nessuno dei miei articoli di questa serie pretende di essere scientificamente valido, I miei spunti non devono essere considerati come critiche, ma solo come curiosità e riflessioni da parte di un inguaribile impiccione.

È utile descrivere un asso di fiori a partire dalla manifestazione fisica con la quale solitamente ci si presenta?

Braque, Natura morta con asso di fiori, 1911

Braque, Natura morta con asso di fiori, 1911

No! Assiomaticamente, è piu utile individuarne le funzioni rispetto al sistema di regole.

La geometria assiomatica va al di là della figura geometrica (la quale esaurisce la propria utilità nell’esemplificare figurativamente  un modello euristico).

Come il significato di un segno linguistico non è rintracciabile che attraverso le relazioni che esso intrattiene con il resto dei segni che compongono la langue.


La langue est un système organisé et doué d’une fonction sociale c’est-à-dire un signe relié les uns aux autres où la valeur de chacun est conditionnée par l’existence des autres

> Fondamenti della matematica_01

Sto seguendo un corso di Fondamenti della Matematica (Sapienza), e mi ripropongo di raccogliere alcune riflesisoni che giungono a me da questa insolita ed esaltante esperienza.
Benché il mio impegno nell’affrontare questa disciplina non sia certo scanzonato, nessuno dei miei articoli di questa serie pretende di essere scientificamente valido, I miei spunti non devono essere considerati come critiche, ma solo come curiosità e riflessioni da parte di un inguaribile impiccione.

Durante la presentazione del corso, il prof. Bernardi ha chiarito che il programma del corso si incentra sull’illustrazione della teoria assiomatica (o razionale) degli insiemi.

Il primo passo è costituito dall’oltrepassamento della teoria ingenua (naive) degli insiemi, che viene vista come una tappa elementare e rudimentale; magari anche utile, ma non rigorosa.

Per far apire in che senso si opprrà una teoria assiomatica ad una ingenua degli insiemi, il professore esemplifica attraverso la distinzione tra geometria intuitiva e geometria assiomatica.

La geometria intuitiva parte dalle osservazioni, e crea un sistema utile a spiegare, ma non a dimostrare. Secondo questo sistema, una retta, ad esempio, è una linea lunga e dritta. La geometria assiomatica, invece, si pone come obiettivo quello di dimostrare gli argomenti comuni alla geometria intuitiva. La dimostrazione parte da risutati che già conosco, e che quindi precedono concettualmente gli argomenti in questione. Questi dati che assumo come base, sono i postulati, o assiomi.

La geometria assiomatica non spiega la natura della retta, ma la classifica come un oggetto che deve soddisfare a determinati postulati.

> Cosa ne pensano su Yahoo! Answer?

A questo punto io avrei due domande.

1) Il punto, ad esempio, è un elemento della geometria intuitiva o assiomatica? Nonostante la sua lampante raffigurabilià, esso è un concetto astratto, al di fuori (per definizione) di ogni umana percezione.

Per approfondire questo punto, rimando al seguente articolo di Francesco Lamendola, Euclide e il punto.

2)  Da dove giungono i postulati se non dalla osservazione? Forse la teoria intuitiva non è una evoluzione di quella intuitiva, bensì una sorta di astrazione simile non tanto a quella pittorica, quanto a quella razionalistico-cartesiana.

Pertanto, mi piace concludere, con un breve cenno al valore che per primo Locke ridà all’esperienza. Contro l’innatismo egli oppone il dato di fatto che, se davvero certe idee fossero innate nell’uono, esse si presneterbbero con carattere universlae e universalmente riconoscibile. A questo punto, la distinzione fra geometria intuitiva  e assiomatica non avrebbe ragione d’esistere, perché coinciderebbero. Ma il fatto è che in realtà non coincidono.

No man’s knowledge here can go beyond his experience

John Locke

John Locke

.

.


Quando gli proposi di partecipare a fuoriXcorso e gli esposi il concept che avevamo preparato, Emilio focalizzò subito la sua attenzione sull’aspetto logistico dell’operazione. Ne volle sapere di più, in particolare, sugli spazi a disposizione e sulle persone che si sarebbero potute coinvolgere. Questa puntualizzazione sull’aspetto logistico della mostra mi fece capire che lo aveva stimolato molto l’idea di disperdere le opere e farle dialogare con vari spazi della città universitaria. Ciò significava che il punto di partenza dell’idea curatoriale aveva fatto breccia nell’interesse dell’artista, e cha avremmo fatta molta strada insieme.

Effettivamente, abitando lui vicino Bologna ed io vicino Roma, di strada ne abbiamo dovuta percorrere molta per i nostri incontri intermedi. Sebbene il suo progetto fosse stato concepito sin a partire dal mese di novembre, abbiamo deciso di incontrarci fisicamente alcune volte e non limitare il rapporto al solo scambio di e-mail.

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin - Foto di Emanuele Sbardella

I due pilastri del suo lavoro e dei nostri colloqui sono stati di due tipi: formale e concettuale.

Formale: quale forma dare al suo lavoro, affinché questo riuscisse ad abitare gli spazi della città universitaria senza apparire come straniera?

Per questo motivo, al fine di  – per così dire – ottenere la cittadinanza universitaria, la performance di Fantin si è mascherata da lezione.

Concettuale: quali rapporti trovare tra arte e le altre discipline; come enfatizzare, in questo rapporto, la specificità artistica?

Abbiamo cercato, quindi, un elemento specifico, che ci conducesse al di là del troppo generale rapporto arte/scienza. Inizialmente pensammo al concetto di paradosso. Ma ci parve, seppur interessante e valido, troppo scontato e soprattutto troppo distante per come veniva inteso nei due campi. Allora pensammo all’autoreferenzialità, che ha comunque a che fare con il paradosso, ma riavvicina i due campi riunendoli sotto una medesima coperta linguistica.

Un momento espositivo dellopera di Emilio Fantin

Un momento espositivo dell'opera di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

L’autoreferenzialità è entrata, infatti, a far parte dell’opera su almeno tre livelli:

- Arte che si riferisce al proprio operare come propriamente interdisciplinare (vedremo meglio, nel prossimo articolo, che in realtà sarebbe meglio dire transdisciplinare, o, come ho detto nella mia testi, di una interdisciplinarietà neutra) che pare della propria interdisciplinarietà.

- Artista che, durante la performance, parla del suo proprio lavoro.

- Discorso artistico concreto che si riferisce a se stesso

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi - Foto di Sarah L'Epée

La nostra particolare fortuna fu quella di incontrare molta collaborazione anche da parte di persone inzialmente estranee al progetto e all’arte contemporanea in particolare. È il caso del Prof. Claudio Bernardi, il quale ci ha aperto le porte della sua lezione, fiducioso che un innesto di questo tipo, pur rubando dei minuti di lezione, avrebbe potuto favorire la maturazione dei suoi studenti.

L’incontro con Bernardi avvenne nel mese di dicembre, in corrispondenza con la tavola rotonda di cui qui riporto il video dell’intervento di Fantin.

Come si capisce dal video, nel mese di dicembre era ancora incerto se la scelta sarebbe ricaduta su Logica matematica (come poi è accaduto) ovvero su Chimica inorganica.

La chimica attraeva Emilio perché avendola studiata a lungo in passato vi si sentiva più ferrato, ma la grande apertura di Bernardi e la decisiva affinità concettuale fra fenomeni della logica matematica e quelli dell’arte contemporanea non hanno lasciato più alcun dubbio.

Mi ricordo perfettamente che la mattina del giorno in cui poi si sarebbe tenuta la tavola rotonda (4 dicembre 2008) io ed Emilio abbiamo seguito in incognito una delle lezioni di Bernardi e siamo rimasti entrambi molto colpiti positivamente dagli ampi scenari che la materia apriva davanti a noi.

Abbiamo discusso a lungo, dopo la lezione, degli argomenti trattati da Bernardi. In particolare sul concetto di infinito, implicito, ad esempio, nell’ipotesi di Riemann.

Articoli precedenti correlati

> Il resoconto del vernissage sull’opera di Emilio Fantin

> Estratti video di Autoreferenziale

Link esterni

> Il blog di Autoreferenziale

> Altri video su Emilo Fantin, Autoreferenziale

> Altre foto su Emilo Fantin, Autoreferenziale