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Centro Culturale "33officinacreativa"

Centro Culturale "33officinacreativa"

Artisti:

> Sergio Baldassini

> Enrico Blasi

> Giuseppe Gobbato & Lara Patrizio

> Valentino Griscioli

> Pino Grossi

> Maria Petrucci

Team curatoriale:

> Collettivo 33officinacreativa

> Emanuele Sbardella (curatore indipendente)

33officinacreativa

Piazza Lauretana 3 – Toffia (Rieti)

dall’11 al 23 agosto

Inaugurazione: 11 agosto, ore 19:30

Ar(T)chivio
Ar(T)chivio

Martedi 11 agosto alle ore 19:30 presso il complesso di San Bernardino verrà inaugurato Ar(T)chivio: evento in cui artisti provenienti da percorsi eterogenei si incontrano sul terreno comune di un archivio storico rinvenuto presso la sede dell’associazione promotrice, 33officinacreativa.

Analizzando l’offerta artistica di questo evento, leggendo i progetti ed oservando le opere in via di realizzazione, si ha l’impressione che gli artisti si siano riferiti a Benedetto Croce, secondo il quale tutta la storia è storia contemporanea. Ma quale storia? Non una Storia idealizzata, bensì il tessuto in microfibra delle storie quotidiane, che si svolgono (si sono svolte e continuano a svolgersi) fra soggetti collocati un una comunità altamente localizzata. L’obiettivo di Ar(T)chivio è quello di far emergere e reintrodurre nella vita quotidiana alcuni importanti frammenti della memoria collettiva.

Sergio Baldassini, artista di cui si apprezzano lavori a cavallo fra la catalogazione di immagini circolanti nella sfera pubblica e la loro intima ripetizione, realizzarà un’installazione a compimento di un periodo di residenza. La sua opera, Qui tutto tace, qui tutto giace, rimanda al silenzio cui viene costretta buona parte del patrimonio storico e archivistico italiano.

Enrico Blasi, presidente di OZU, propone con Uomini e terre un percorso fotografico che mette in relazione un’arida valle nigeriana e i lussureggianti poggi sabini. La serie di ritratti fa, tuttavia, emergere una comunanza esistenziale fra gli uomini che abitano terre così distanti.

Giuseppe Gobbato & Lara Patrizi realizzaranno il 12 agosto, alle ore 21:00, una performance teatrale dal titolo La sala d’attesa. La pièce mette in scena i movimenti migratori italiani del secondo dopoguerra e si basa sui Manuali per emigrare, documenti rinvenuti presso l’archivio che saranno consultabili per tutta la durata della mostra.

Valentino Griscioli fu il primo a fotografare l’archivio dopo il suo rinvenimento. Per l’occasione verranno esposte quelle 12 fotografie che, all’epoca, avevano avuto una funzione principalmente di documentare le condizioni in cui versava il locale prima del meticoloso intervento di ristrutturazione ad opera del collettivo di 33officinacreativa.

Pino Grossi ha ideato una serie di letture, dal titolo Im..pressioni, durante le quali (le sere dal 13 al 16 agosto) farà rivivere storie dimenticate. Lo spunto concettuale proviene da Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, in cui si mescolano le tematiche della salvezza e dell’oblio, dell’autorialità e del ricordo.

Maria Petrucci, artista locale e memoria storica del paese, esporrà un quardo dedicato alla storia di San Bernardino da Siena, in onore del quale fu in tempi antichi eretto e consacrato l’edificio su cui oggi è sorto il centro culturale 33officinacreativa.

33officinacreativa propone, inoltre, l’ultimo di una serie di interventi sull’archivio. Il peso della memoria è un’installazione che sugella un lungo processo di riappropriazione della memoria. I materiali cartacei sono stati meticolosamente selezionati liberando i locali che verranno destinati a residenze artistiche.

Contatti:

> 33officinacreativa@gmail.com

> 0765326169

Link utili:

> Blog di 33officinacreativa

> Blog di Emanuele Sbardella

> Sito di OZU (Enrico Blasi)

> Sito dello Studio VZ (Valentino Griscioli)

“Tranciare coi propri denti l’ultimo cordone ombelicale con il reale, mentre le unghie si conficcano nella memoria, nel silenzio assoluto, e le mosche violano senza sosta il nostro spazio aereo. Non è l’illusione che dissimula la realtà. E’ la realtà che dissimula il fatto che non c’è”
Baudrillard

Nell’ambigua confusione di ruoli (curatore ed artista) che caratterizzano la mia attività nella presente produzione, sento il dovere di scrivere una breve premessa metodologica che illustri le motivazioni e le ragioni della mia posizione.

> Comunicato stampa dell’intero evento

> Presentazione della mia performance

Al di qua - Photo by Emanuele Sbardella

Al di qua - Photo by Emanuele Sbardella

Anzitutto amo credere di poter imparare dalle mie esperienze pregresse. L’evento originario (anche se il concetto di “origine” è proprio ciò che tale evento metteva in discussione) … L’evento da cui nasce l’articolata situazione in cui oggi mi trovo a lavorare, segnò indelebilmente la mia entrata nel mondo dell’arte: un rito di passaggio in cui io mettevo in scena la prima mostra realizzata sulla base di una mia idea curatoriale (fuoriXcorso). Tale evento giunse non tanto a conferma dei miei studi pregressi sulla pratica e sulla teoria curatoriale, bensì creò scompiglio nei miei apollinei progetti e mi pose di fronte ad una scelta: approfondire la mia teoria curatoriale e cercare di metterla in atto o praticare il mestiere imparando dalle situazioni che di volta in volta mi si sarebbero poste come altrettanti insegnamenti. Io scelsi una via intermedia: praticare la cura come modalità di ripensamento teorico permanente. Questo mi permette oggi di svincolarmi dalla forza della mia figura professionale (la professionalità e il dilettantismo furono due temi scottanti durante la prima performance) e pensarmi come artista nell’atto di ridiscutere la mia stessa attività curatoriale (che quest’anno ha incontrato l’impagabile collaborazione di Laura).
Altro argomento che offre una giustificazione alla confusione dei ruoli proviene da una tradizione consolidata di democratizzazione del processo artistico. Tale processo si acuisce nel momento in cui la curatela dell’evento assume di proposito una scrittura frammentaria; non si pone nel presente (nunc) se non con un solido legame al passato e al futuro; non si pone nel qui (hic) se non con un inalienabile legame all’altrove. L’evento di costituisce di tre micro-eventi, ciascuno dei quali è caratterizzato da combinazioni topologiche in sé frammentarie. L’assemblaggio nel caso di Nestola; la raccolta (mi sembra di poter dire) nel caso di Leuzzi; la dispersione nel mio caso. In tutti e tre i casi demos entra a far parte dell’opera e non ne è chiamato solo a partecipare contemplando. L’opera di Nestola si colloca volutamente in un luogo di passaggio di studenti fra passato e futuro; l’opera di Leuzzi espone in pubblico l’intimità di un ricordo; a me piace mescolare memoria privata e memoria collettiva attraverso l’interrogazione pubblica. Per questo mi piace usare l’espressione scrittura frammentaria della mostra, con esplicito riferimento a quanto intuito da Baudrillard: “La scrittura frammentaria è in fondo la scrittura democratica. Ogni frammento gode di una uguale distinzione. Il più banale trova il proprio lettore eccezionale” .

(Ringrazio Ivan Fassio per la segnalazione dei taccuini di questo autore http://belacqua.wordpress.com/2009/07/02/jean-baudrillard-taccuini-1990-95)


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Una data

10 luglio 2009

Tre luoghi

> Roma | MLAC – Museo Laboratorio Arte contemporanea (Sapienza), dalle 10.00 alle 18.00

> Roma | Sala1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, ore 18.30

> Web | Yahoo! Answers, dalle 15.00 alle 20.00


Il 10 luglio 2009 lo storico dell’arte Laura Leuzzi, il curatore Emanuele Sbardella e l’artista Luciano Nestola ripeteranno, ciascuno a suo modo, ad un anno di distanza, una performance di Cesare Pietroiusti dal titolo Una risposta ad ogni domanda. L’azione si svolse presso il MLAC il 10 luglio 2008, in collaborazione con la Fondazione Baruchello, nell’ambito della manifestazione fuoriXcorso, evento finale del Master in Curatore d’Arte Contemporanea. Pietroiusti si era reso disponibile per cinque ore (dalle 15:00 alle 20:00) a rispondere il più compiutamente possibile alle domande che gli erano state rivolte dal pubblico di studenti.

> Scarica l’invito (cliccandu sull’anteprima)

Invito

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Sotto il portico del MLAC (Piazzale Aldo Moro, 5), verrà esposta l’installazione (dieciluglioduemilanove) – 1 del giovane artista Luciano Nestola, il quale, dalle ore 10 alle 18, riprodurrà Una risposta ad ogni domanda ricollocando gli elementi materiali utilizzati nel 2008, in un’installazione. Grazie all’inserimento della camicia che l’artista indossava quel giorno, Nestola si riferirà soggettivamente all’artista e grazie all’ambientazione sonora (creata con la collaborazione dei Tecnosospiri che, a pochi metri di distanza, stavano facendo il soundcheck per un concerto nello stesso momento in cui si svolgeva la performance del 2008) metterà in gioco le vibrazioni della memoria, ma senza l’aspetto verbale delle domande e delle risposte.

La performance Un an après di Laura Leuzzi si svolgerà presso Sala 1 (Piazza di Porta San Giovanni, 10), alle ore 18.30. La giovane studiosa racconterà la propria versione degli eventi attraverso le pagine di un diario: “indosserà” un personaggio che leggerà da un quaderno il ricordo dell’esperienza di un anno fa. La performance verrà documentata dalla fotografa Martina Cocco e gli scatti verranno incollati sul taccuino. Al termine, i vestiti e il quaderno saranno riposti in una valigia, kit del moderno troubadour, che diverrà un’opera documentante l’evento.

Emanuele Sbardella svolgerà il proprio intervento Like question, like Answers! utilizzando la piattaforma Yahoo! Answers. Egli riformulerà (adattandole al contesto e al canale), e proporrà agli utenti del web, le domande già poste a Pietroiusti nel 2008. Per la performance, tra le 15:00 e le 20:00, utilizzerà due false identità: la prima porrà le domande, la seconda risponderà dopo aver considerato le risposte degli altri utenti della rete. La performance potrà essere seguita anche dal blog ell’autore (cioè da questo blog).

A distanza di un anno l’evento potrà essere ulteriormente replicato da chiunque sia interessato.

Ufficio Stampa: Laura Leuzzi laura.leuzzi@uniroma1.it 347-6016701

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Cyber Comunication Cube Bar_

Progetto sviluppato in occasione del concorso Illy_Spazio, tempo, caffè, promosso da Illy e Domus.
With Musella Gabriele, Pilia Emmanuele.

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Siano dati:

- due rette parallele che s’incontrano all’infinito ;

- altre due rette, egualmente parallele, alle prime due, perpendicolari.

Il frutto regolare della loro intersezione costituisce il modulo base del nostro progetto architettonico; gli “infiniti” ai limiti delle quattro rette-madre, infinitamente opposti, vorrebbero costituirne il contenuto concettuale. L’atomo modulare risultante da tale interezione (un quadrato 15cm x 15cm), fondamentalmente indivisibile ma combinabile a piacere, forma ogni spazio all’interno dell’edificio, il quale, tuttavia, non ne rappressenta una mera proiezione tridimensionale. Il volume infatti nasce da un cubo, ma sin dalla forma esterna se ne evince un allontanamento tramite una progressiva sgranatura che richiama rovinistici presagi.

Lo Spectacular Optical Bar, potrebbe rientrare nella categoria del community bar, ma effettivamente forza contro i limiti di qualsiasi definizione si cerchi di dargli ; non è infatti progettato per essere l’ennesima commercializzazione della risposta ad una domanda di svago, né per fungere da classico luogo di ritrovo ; esso segue, ed, in parte, anticipa i tempi, andando a soddisfare il bisogno tipicamente postmoderno di ritrovarsi smarriti nel vagare attratti dalla logica del frammento. Si rivolge a chi cominci a manifestare i primi sintomi di un intolleranza alla stereotipia dei luoghi comuni fino a sentirsi stretto dentro la propria stessa identità ; nello Spectacular Optical Bar avrà la possibilità di perderne, acquisirne e continuamente ibridarne altre mille.

Immagine#2

Lo spazio interno non è contrapposto al locus esterno in cui è immerso. In questo lo statuto dello Spectacular Optical Bar si avvicina a quello di un vetro incorniciato in una finestra : non è effettivamente né in né out, il suo ‘dove’ sta nella demarcazione.

Tuttavia, mentre il vetro è un dispositivo che de-limita lo Spectacular Optical Bar è un dispositivo che con-fonde. Da una parte esplode come uno specchio frantumato che restituirà la sensazione di essere immersi in spazi naturali e plurali. Nel senso opposto implode e pone tutti gli elementi presenti a stretto contatto, tanto da far smarrire la concezione di una cartesiana scissione tra di essi, precipitandoli in una claustrofobica dimensione del Noi.

bagno

Tale effetto sarà reso possibile attraverso una suddivisione dello spazio in livelli sfalsati multipli, irregolari e non sempre funzionali ; tramite l’inserimento di entrate/uscite mai definite una volta per tutte ; mediante il ridondante utilizzo delle più disparate tecnologie di interconnessione multisensoriale (registrazione e riproduzione randomizzata di immagini rubate, di suoni intrappolati, di gesti plateali captati in un angolo e catapultati in un altro angolo del bar, come se fosse la stessa, identica, caleidoscopica parete). Da una parte si cerca, dunque, di degerarchizzare lo statuto di luogo antropologicamente assiologizzato e tradizionalmente statico. In quest’ottica l’”oggetto del desiderio/caffè” perde la sua aura totemica per dissolversi e disseminarsi in uno spazio privo di gerarchie costituite. D’altra parte il consumatore viene tutelato nel suo portato naturale di creatività votata alla partecipazione.

Immagine#2_007

Egli viene a trovarsi in un luogo in cui viene implementata la propria identità di cittadino glocale del mondo dei consumi, e allo stesso tempo frammentata in una molteplicità di sé desideranti in un feed-back di continua distruzione e rigenerazione (di significati, di panorami, di identità…). Entrando nello Spectacular Optical Bar sarà libero di chiedere e di ottenere “il solito” e qualcosa di sempre nuovo allo stesso tempo.

Nello Spectacular Optical Bar sarà sovrano in un regno anarchico ; sarà libero di se e potente su di un bar che a sua volta eserciterà un controllo assoluto su di lui in un reciproco scambio di sussistenza. Il consumatore sarà preda della propria ‘produzione’, in balia dell’infinita ripetizione dell’idolatria di se e del proprio potere.

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. Per leggere questo articolo IN ITALIANO

Vacanza (Holiday)

DU JIA

Toffia

13>17 August , 2008

Organized by 33 Officina Creativa

Curated by Wang Ruo Bing

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Vacanza chinese lantern - Photo by Sarah L'Epée

Seven chinese artists

Lee TY Jeffrey

Pok Chong Boon

Sai Hua Kuan

Seah Yark Beow

Tan Poh Mui

Wang Ruobing

Wong Yvonne

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Vacanza Project's posters- Photo by Sarah L'Epée

Terminological notes

Vacanza is the italian word for the chinese Du Jia (in english Holiday)

But we must bear in mind that the literal translation of dùjis something like to spend  holidays.

Introduction to the project

The Vacanza Project is the result of a collaboration between seven Chinese artists and members of 33 Officina Creativa of Toffia (a little center in Sabina – Italy). A preponderant role in creating this artistic experience was played, in Toffia, by Alessandro and Giordano. Their main mediator was undoubtedly Ruo Wang Bing by the chinese side.

A first contact occurred in May, when Ruo Bing was selected to participate in 20eventi with some other young artists of the Ruskin School (Oxford University – London). On that occasion, in which even I got to know both the artist and the association of Toffia, was developed the idea of the project which would take place three months later, always in Toffia, but with more autonomy from 20eventi.

I was lucky enough to get involved in Vacanza just at the exhibit and critic level (i came at a time when the exhibition had already set up) starting from August 11th. My experience was dazzling.

In addition to a friendship that in a short time was consolidated with both the souls of the project (i mean the assosiation and the seven artists), I could go through the artist’s maze of their creative and philosophical concerns; but I also had to face and solve many organisational problems that happened in the various levels of the Project.

I am going, in this first article, to give a neutral report of what happened, then investigate more specific issues with other interventions. This series of articles (tagged with “vacanza”) will be, with the contribution of all comments, part of a work that must continue in various forms in agreement with 33 Officina Creativa and with seven chinese artists.

It’s important, not only for me and my personal memory, but for scientific knowledge of contemporary art, that an event like this does not fall into oblivion.

Vacanza

Vacanza was a residence and artistic project for the production of highly localized and participatory pieces. Vacanza was a very complex project but readble on multiple level; as such accessible to be able to integrate itself without contrasts with the concomitant popular festival “Let’s relive the Old Town”. In this festival was organized an extensive exhibition of craftsmen from all over Italy and dinners prepared and put on the table thanks to the extraordinary voluntary cooperation of a large number of residents (especially women and boys). In view of this, was the will of far-sighted artists and curators to amalgamate the individual works in the exhibition and put them in connection with the external environment through the “culinary code”.

As well as to raise various individual works, the culinary code was the medium for a collective performance which is completely open to the public, abandoning any modernist utopia of  objective and intellectualised observation. Although the latter, in fact, is not excluded, the enjoyment of their Cooking performance implies the complexity of their work that never placed in any way as an obstacle to fruition by an audience of non-professionals.

The bruschetta with olive oil and sausages were married in the will of the same visitors, as well as the intentions of artists, with the chicken curry and soy sauce. The more the climate created a festive atmosphere of openness and acceptance, the more you could appreciate the effort of the seven chinese artists (that, to tell the truth, have not saved at all in daily devote to the kitchen, to make spending to wash the dishes, to satisfy the curiosity of italian housewifes recipes of their meals …), to create chinese food with typical italian ingredients.

Comunicazione di Cooking performance

"Broadcasting" the event - Photo by Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

I taste some Hum Chin Peng - Photo by Wang Ruo Bing

The food offered for free and ritualised (every day from 18:00 to 20:00) easily obtained the esteem and confidence of local residents, tourists and artisans. Appreciated and sometimes paid back with gifts (as in the case of toffian beekeeper that gave us, including myself, a sample of his delicious honey).

The intercultural comparison work of the artists has never falls into the stereotypes and pointed, as only art can do, subtle differences and deep affinity between the places their roots are and the european fronds of their work.

I conclude with the words that Wang Ruo Bing has written as an introduction to their project:

A contemporary art exhibition in the historical medieval hilltop village of Toffia is not a new phenomenon for most tourists visiting from big cities, neither is it a surprise for local residents who have encountered the “20eventi” in last few years. Nevertheless, this contemporary art exhibition, “Du Jia” (Vacanza/Holiday), by artists from the Chinese diaspora is, indeed, an experimental and controversial attempt in fusing the two rich and enduring civilizations of Chinese and Medieval European culture. Art by Chinese artists has gathered great momentum in recent years, appearing throughout the international art scene since the 1990s, most frequently in the sophisticated big cities such as Roma, Berlin, London and New York.  In this sense, an exhibition of Chinese artists in the remote medieval village of Toffia is worthy of exploration.

Other than myself, no other participating artists had been to Toffia, even though we all had diverse prior contact with Italy such as having visited Venice Biennale. Nevertheless, this is not unusual, as many exhibitions bring artists to a particular region for the first time. But, when the photos of Toffia were shown to the artists at the beginning of the discussion on how to carry out the show, surprisingly the first perception of everyone is the seducement of a holiday. And this: the Vacanza conception of these members of the Chinese diaspora in viewing the medieval village Toffia, somehow, seemed to resonate with the local Italian conception of their own village.

Searching through Internet, it is not difficult to find Toffia described as a charming ancient medieval village, offering tourists not only incredible visual pleasure such as the untouched landscape of rolling hills, olive trees and wine groves, but also spoiling them with locally produced healthy vegetables, oil and delicious Italian cuisine. Only 30 miles north of Rome, Toffia was built on a wedge-shaped spur of rock with an obvious defensive purpose during the medieval period. The extraordinary position at the hilltop also bestows on Toffia a contemporary value. Today Toffia has less purpose as a place of residency than a suburban holiday resort supplying cultural and natural needs for the city dwellers nearby. Nor is this an isolated case: there are many such villages nearby experiencing similar circumstances, for example Farfa and Fara in Sabina.  And this is precisely the reason why the appearance of Toffia struck us collectively a temptingly like a Vacanza, even though we come from various social and political backgrounds.

Ho messo on-line le foto che raccontano l’esperienza del progetto Vacanza, di cui vi sto parlando analiticamente in una serie di articoli (che ho già pubblicato, che ho già scritto o che sto preparando).

Il primo è stato questo.

Nell’attesa dei seguenti, potete godervi la splendida serie di foto che hanno scattato e mi hanno concesso di pubblicare Sarah L’Epée e Wang Ruo Bing.

Le foto sono raccolte nella mia pagina di Panoramio. Potrete selezionarle cliccando sul tag “vacanza”.

Foto di Sarah LEpée

Foto di Sarah L'Epée

Foto di Wang Ruo Bing

Foto di Wang Ruo Bing

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Segnalo l’aggiornamento del blog di 20eventi e l’aggiunta di foto riguardanti l’edizione del 2007 sull’account Panoramio dello stesso evento.

Roberto Giacomello - Colori, 2007

Roberto Giacomello - Colori, 2007

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. Read this IN ENGLISH

Vacanza

DU JIA

Toffia

13>17 agosto 2008

A cura di Wang Ruo Bing
Organizzato da 33 Officina Creativa

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée

Sette artisti cinesi

Lee TY Jeffrey

Pok Chong Boon

Sai Hua Kuan

Seah Yark Beow

Tan Poh Mui

Wang Ruobing

Wong Yvonne

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée

Nota terminologica

Vacanza, in cinese DU JIA.

Vacanza è un termine adottato come traduzione. Esso è stato sottoposto agli artisti e da loro approvato, ma occorre tener conto che la traduzione letterale di dùjè passare le vacanze.

Introduzione al progetto

Il Progetto  Vacanza è frutto di una collaborazione tra sette artisti cinesi e i membri di 33 Officina Creativa di Toffia. Un ruolo preponderante nel far nascere questa esperienza artistica è stato giocato, da Toffia, da Alessandro e Giordano. Il loro principale mediatore è stata senza dubbio Wang Ruo Bing dalla parte inglese-cinese.

Un primo contatto avvenne a maggio, quando Ruo Bing venne selezionata per partecipare ai 20eventi con alcuni altri giovani artisti della Ruskin School (Oxford University – London). In quell’occasione, in cui anche io ho avuto modo di conoscere sia l’artista e i suoi amici sia l’associazione di Toffia, maturò l’idea del progetto che si sarebbe svolto tre mesi dopo, sempre a Toffia, ma con più autonomia rispetto a 20eventi.

Io ho avuto la fortuna di entrare a far parte di Vacanza solo a livello espositivo e critico (essendo arrivato in un momento in cui parte della mostra – quella fissa – era già allestita) a partire dall’11 agosto. Ma l’esperienza è stata folgorante.

Oltre ad un rapporto amicale che in breve tempo si è consolidato con entrambe le anime del progetto, ho potuto addentrarmi da presso nei meandri creativi e nelle perplessità filosofiche degli artisti; ma ho anche potuto/dovuto affrontare, scontrarmi e risolvere numerosi problemi organizzativi che si succedevano nei vari livelli del progetto.

Mi accingo, in questo primo articolo, a dare un resoconto neutrale di ciò che è avvenuto, per poi approfondire temi più specifici di volta in volta con altri interventi. Solo il primo di una serie. Questa serie di articoli sarà, con il contributo di tutti i commenti, parte di un lavoro che deve continuare sotto varie forme che stiamo decidendo in accordo con 33 Officina Creativa e con i sette artisti cinesi.

E’ importante, non solo per me, ma per la conoscenza scientifica dell’arte contemporanea, che un evento come questo non cada nell’oblio.

Vacanza

Il progetto è stato di residenza e produzione artistica altamente localizzata e partecipativa. Operazione molto complessa ma fruibile su più livelli, tanto da riuscire ad integrarsi senza contrasti con la concomitante festa popolare “Riviviamo il Centro Storico”. Nella festa si è organizzata una vasta mostra di artigiani provenienti da tutta Italia e cene preparate e messe in tavola grazie alla straordinaria collaborazione volontaria di una gran numero di residenti (in particolare donne a ragazzi).In vista di questo è stato lungimirante la volontà degli artisti e dei curatori di amalgamare le singole opere presenti in mostra e farle dialogare con il contesto attraverso il “codice culinario”.

Oltre ad aver dato il là a diverse opere individuali, il codice culinario è stato il medium per una performance collettiva in grado di aprirsi totalmente al pubblico smarrendo ogni orpello modernista di fruizione distaccata o in qualche modo intellettualizzata. Benché quest’ultima, di fatto, non sia esclusa, nella fruizione della loro Cooking performance la complessità del loro lavoro non si è mai posto in alcun modo come ostacolo alla fruizione da parte di un pubblico di non addetti ai lavori.

La bruschetta con l’olio d’oliva e la salsiccia si sono sposati nella volontà degli stessi visitatori, oltre che nelle intenzioni degli artisti, con il pollo al curry e la salsa di soia. Quanto più il clima festivo creava un atmosfera di apertura e accoglienza, tanto più si riusciva ad apprezzare lo sforzo dei sette artisti cinesi (che, a dire il vero, non si sono affatto risparmiati nel dedicarsi quotidianamente alla cucina, a fare spesa a lavare i piatti, a soddisfare le curiosità delle massaie italiane circa le ricette dei loro piatti…), di realizzare ricette tipiche cinesi con ingredienti italiani.

Comunicazione di Cooking performance

Comunicazione di Cooking performance - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

L’offerta gratuita e ritualizzata (ogni giorno dalle 18:00 alle 20:00) di cibo si è facilmente accattivata la stima e la fiducia degli abitanti locali, dei turisti e degli artigiani. Apprezzata e a volte contraccambaita con doni (come nel caso dell’apicoltore di Toffia che ha regalato a tuti noi, me compreso, un campione del suo delizioso miele).

Il confronto interculturale operato degli artisti non è mai caduto in stereotipi ed ha additato, come solo l’arte può fare, sottili differenze e profonde affinità tra i luoghi che costituiscono le loro radici e le fronde europee del loro lavoro.

Concludo con la parole che Wang Ruo Bing ci ha scritto come introduzione al loro progetto (la traduzione, un po’ artigianale, è stata fatta da me e da Claudia):

Una mostra di arte contemporanea nel centro storico di Toffia non è proprio un evento del tutto nuovo per gli abitanti, che hanno già ospitato la manifestazione 20 eventi. Arte contemporanea in Sabina. Nonostante ciò, l’evento Du Jia (Vacanza), al quale partecipano artisti della diaspora cinese, è senz’altro un tentativo sperimentale di unire due ricche civiltà: quella cinese e quella dell’Europa medievale. Dagli anni ’90 quella cinese sta riscuotendo un notevole successo sulla scena dell’arte contemporanea, in particolare nelle grandi capitali europee quali Roma, Parigi, Londra e Berlino. Perciò, la partecipazione di artisti cinesi ad un evento presentato in un piccolo borgo medievale desta  senza dubbio un particolare interesse.
Nonostante tutti gli artisti partecipanti abbiano precedentemente avuto diversi tipi di contatto con l’Italia, nessuno, a parte me, conosceva Toffia; ed è naturale che sia così, visto che la forza attrattiva di molte grandi esposizioni concentrate in una determinata area richiama in modo quasi esclusivo l’interesse degli artisti che per la prima volta si affacciano a conoscere un Paese straniero. Quando abbiamo esaminato le foto di Toffia per discutere su come impostare la mostra, sorprendentemente tutti hanno percepito la medesima seduzione della vacanza. La nostra idea di vacanza è parsa in qualche modo accordare con l’idea stessa che gli abitanti italiani hanno del loro villaggio.
Cercando su internet non è difficile trovare Toffia descritta come un antico e grazioso borgo medievale che offre ai turisti non solo incredibili scorci panoramici di sinuose colline, pergolati di vite ed uliveti, ma anche sani prodotti come olio, frutta e verdura; nonché la deliziosa cucina italiana. A soli 50 kilometri a nord di Roma, Toffia fu costruita su uno sperone di roccia con ovvii propositi difensivi durante il medioevo. La straordinaria posizione nella quale è situata le conferisce ancora oggi un valore che si rispecchia nella vitalità dei residenti, che si dimostrano sempre in grado di offrire un servizio turistico composito, considerevole sia dal punto di vista culturale sia da quello naturalistico. E quello di Toffia non è un caso isolato: basti considerare le simili circostanze di città come Farfa, Fara Sabina e molte altre. È questo il motivo per cui Toffia appare a tutti noi, indistintamente, come la tentazione di una vacanza, anche se proveniamo da condizioni politiche e sociali diverse.

Nel prossimo articolo passerò in ressegna le opere che ciascuno degli artisti ha concepito in maniera più individuale.

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Sono appena entrato nel mondo di Facebook o, come dice una mia amica che già lo frequenta da un po’, nel mondo di Faccialibro

Ecco la mia pagina su Facebook

(Tra l’altro ho notato anche di essere stato preceduto da uno che dice di chiamarsi proprio come me)

Do you have a facebook?

Do you have a facebook?

Yes, I got it.

Ed ora?

Intanto faccio parte di un nuovo social media, e mi piace l’idea di poter rafforzare con la mia semplice partecipazione un bene che è il più comune di tutti.

Inoltre, leggendo questo articolo, si capisce che gli obiettivi professionali e quelli personali possono essere perseguiti improving una medesima piattaforma.

95 domande, in 5 ore di performance. Cesare Pietroiusti ha risposto compiutamente ad oltre una domanda ogni tre minuti.

Pietroiusti risponde all edomande del pubblico studentesco

Cesare Pietroiusti risponde alle domande del pubblico studentesco

Decine di visitatori hanno avuto modo di assistere alla performance dell’artista, sviscerando in vari modi questioni inerenti l’arte contemporanea e la situazione performativa stessa, ma anche temi politici, psicologici e teologici.

Indicazioni per la performance di Cesare Pietroiusti

Indicazioni per la performance di Cesare Pietroiusti

La lista delle domande sono attualmente esposte al primo piano del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, e lo saranno fino al 25 luglio, data di chiusura della mostra fuoriXcorso.

Durante la performance l’artista consegnava a tutti i partecipanti un interessante invito a riprodurre sulla base dei propri ricordi tra un anno questo stesso evento (Una risposta ad ogni domanda – fuoriXcorso – 10 luglio 2008).

Linvito alla memoria

L'invito alla memoria

Quindi avremo sicuramente da tornare sull’argomento il 10 luglio 2009.

Ricordo che l’invito è. ovviamente rivolto solo a quelli che sono stati i partecipanti.

A breve comunque caricherò altro materiale.

Intanto potete vedere la serie dei video che Pietroiusti ha fatto alla tavola rotonda di dicembre.

Potete vederli sul mio canale di YouTube.

Il primo video di quella serie è il seguente: