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In attesa del video che sto montando e del programma radiofonico che RAM sta preparando sulla performance, quello che segue è un resoconto poco oggettivo che mira a restituire il racconto di un evento (e soprattutto della sua preparazione) da un punto di vista preciso e volutamente parziale: quello di un curatore che ha appena concluso un’esperienza importante di ricerca e di approfondimento. Stendo questo racconto al fine estremamente personale di capire alcuni meccanismi messi in moto ma che avrebbero rischiato di passare inosservati; ancor di più vorrei capire i  miei errori. Ma già so che in questo compito sarò poco bravo. Ed è soprattutto questo il motivo per cui ho deciso di sottoporre questo racconto per certi versi così intimo (e meno indirizzato al pubblico rispetto a tutto quanto io abbia pubblicato su questo blog sin’ora) all’attenzione di un gruppo anonimo ed eterogeneo di internauti che spero voglia aiutarmi in questa autocritica.

Sono passati più di due mesi dalla mia prima lezione di Fondamenti di Matematica. Da quel giorno (quasi) ogni lunedi, mercoledi e venerdi ho cercato di districarmi fra i teoremi e le dimostrazioni che sostanziano la teoria assiomatica degli insiemi.
Il fatto che con il passare delle settimane la mia abilità matematica crescesse in modo inversamente proporzionale alla personale convinzione di stare operando all’intenro del campo artistico, non significa che io sia diventato un esperto di matematica (tanto quanto non significa che il dubbio dal quale la ricerca era partita abbia alla fine corroso la finalità precipauamente artistica e filosofica della performance che ho curato).

Lezione dopo lezione, il professore (Claudio Bernardi) mi forniva un numero crescente di argomenti che io cercavo di metabolizzare su un duplice livello. Da una parte (per lo più nelle mattinate) raccoglievo tutta la mia diligenza per studiare ed esercitarmi al fine di ottenere la capacità di utilizzare correttamente gli strumenti; d’altra parte (per lo più nottetempo) lasciavo libero il mio pensiero e scrivevo le mie riflessioni sul blog, ne parlavo con Emilio o semplicemente le lasciavo maturare in me stesso affinché quegli stessi strumenti potesseto iniziare a configurarsi come arnesi adatti ad essere utilizzati da Emilio.

Un punto di svolta che coinvolse sia il mio apprendimento sia la preparazione della performance avvenne a fine aprile.
Emilio Fantin mi aveva da poco fatto notare un certo commento ricevuto a Project nell’ambito di DoDai. Esso recitava: “Ricorsività o involuzione?”. In quella settimana fu chiaro che Project sarebbe stato il lavoro portato come esempio nella performance di quest’anno,  anche se presentava assai più problemi dei lavori utilizzati in Autoreferenziale. Project era molto più recente e metteva in campo elementi assai meno decifrabili rispetto all’autoreferenzialità.

Emilio Fantin ed Emanuele Sbardella durante la performance del 2008, Autoreferenziale

Emilio Fantin ed Emanuele Sbardella durante la performance del 2008, Autoreferenziale

All’inizio di quella settimana cruciale, quindi, l’assillo che non mi faceva dormire era il tema che, fra la varie proposte che ci giravano in testa, avremmo alla fine proposto ed Emilio affronteto durante la performance. Inizialmente sembrava aver preso un certo vantaggio sulle altre proposte il tema dell’involuzione. Questo concetto, messo in gioco dal comemnto che Emilio mi aveva fatto notare, era riconducibile anche ad alcuni argomenti di metematica. Tuttavia esso, applicato all’arte, era sin troppo ambiguo; applicato alla matematica, per me, ancora troppo oscuro.

Ecco un esempio dlele e-mail che ci scambaivamo in quel periodo. Io scrivevo:

Le involuzioni sono funzioni che applicate de volte allo stesso insieme fanno si che risulti l’identico insieme iniziale, come nel caso della simmetria. Applicare due volte la simmetria, rende nuovamente l’identità.

Nel caso di Project è difficile individurare questi due momenti, ma concettualmente non impossibile. Infatti si potrebbe dire che in un primo momento l’apertura dell’opera (U. Eco) è tale che ogni commento espande il significato dell’opera, ma in un secondo momento si è costretti sempre a tornare sull’insensatezza del primo disegno a matita.

Un primo moviento applica un’aggiunta che da una specie di (+1) all’insieme iniziale. Tale che (n+1); un secondo movimento costringe a ritornare sullo stesso misero elemento di partenza (n).

Nemmeno Emilio era molto convinto della possibilità di poter direzionare la performance lungo questa traiettoria, e il titolo provvisorio di Involution de l’art cedette facilmente il passo quando in quella settimana di fine aprile emerse con chiarezza un tema di fondo diverso dall’involuzione (il buon ordine, di cui parlavo in questo articolo) e la necessità di lasciarlo sullo sfondo senza imperniare comunque la performance su di esso.

Alla fine della medesima settimana la svolta è stata sancita dal fatto che il professore mi abbia invitato alla lavagna a fare un esercizio (nella fattispecie, moltiplicazione di ordinali) che sono riuscito a risolvere con un dignuitoso successo.

Di lì in poi la fase ideativa della performance è stata considerata conclusa, ed iniziavano a farsi sentire necessità organizzative più puramente tecniche (dalla comuicazione all’allestiemento, passando per il fund raising).

In primo luogo ho consolidato gli accordi e le colaborazioni con FB (Fondazione Baruchello), RAM (radioartemobile) e MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea); rispettivamente nelle persone di Carla Subrizi; Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni e Ilari Valbonesi; Simonetta Lux e Domenico Scudero.

In secondo luogo ho scritto, sempre con la supervisione di Emilio Fanitn, un volantino informativo teso a preparare gli studenti

Infine ho preso accordi con ciscuno degli operatori che avrebbero in qualche misura preso parte all’organizzazione dell’evento, svolgendo il loro lavoro. La bidella mi ha fatto scoprire il funzionamento delle tapparelle veneziane; la portineria di matematica mi ha spesso controllato materiale lasciato in deposito; i vigilanti all’ingresso dell’università hanno acconsentito a far entrare la vettura di RAM per depositare le pesanti attrezzature di fronte al dipartimento di matematica; il professore della lezione che precedeva la nostra ogni mercoledì ha acconsentito a che venissero installati videoproiettore e schermo prima dell’inizio della sua lezione.

Oggi scrivo questo resoconto personale della mia esperienza curatoriale, a due giorni dalla conclusione della prima fase della performance di Emilio Fantin.

Emilio Fantin

Emilio Fantin

Essa è avvenuta il 6 maggio 2009.
Il giorno precedente, il 5 maggio, l’artista era giunto da Bologna ed in serata abbiamo discusso gli ultimissimi dettagli e fatte le ultime prove all’interno della studio a Trastevere messo gentilmente a disposizione da Cesare (Pietoriusti).

Tutto sembrava andare per il verso giusto, fin quando non decidaimo di connetterci ad intenet per provare a leggere i commenti direttamente dal blog di BridA (come sarebbe accaduto l’indomani). Il blog non si apriva. Nemmeno da un altro computer o sostituendo i cavi. Parte una chiamata skype di urgenza a Sendi (Mango di BridA, di cui fa parte insieme Tom Kerševan e Jurij Pavlica), e alle ore 23:00 veniamo a scoprire che c’è un  problema con il loro internet provider. Ad evitare il peggio c’è stato l’impegno di Sendi a risolvere il problema, passando la notte in binaco mentre io ed Emilio andavamo a riposarci rimettendoci alla buona riuscita del suo intervento in extremis. Quando la mattina del 6 maggio alle ore 7:30 stavo già all’Università per sistemare il materiale, il mio più grande ringraziamento è andato a lei quando tra le altre cose ho verificato che il loro blog era nuovamente funzionante.

Monto la strumentazione in 5 minuti

Monto la strumentazione in 5 minuti

Alle 9:00 Emilio era già arrivato, ed insieme abbiamo atteso l’arrivo dei pochi invitati a questa performance che praticamente si sarebbe svolta a porte chiuse. Alle 10 l’aula si era liberata ed alle 10:15 tutto era pronto per iniziare. Emilio Fantin presetato brevemente dal professor Claudio Bernardi al centro, ed io defilato in postazione regia, fra il mio labtop ed il videoproiettore che mi aveva prestato Alberto (Tessore di 20eventi).

La lavagna e il computer - Foto di Ilari Valbonesi

La lavagna e il computer - Foto di Ilari Valbonesi

Il tempo a nostra disposizione era di circa mezz’ora, ma alla fine il dibattito che la performance ha suscitato ha fatto si che ci siamo potuti congedare solo alle ore 11:00 (dopo quasi un’ora). In questo performance formato lezione, l’artista ha contemporaneamente esposto un suo lavoro precedente e lo ha espanso fino a farci rientrare la situazione attuale.

Una volta usciti dall’Aula C del Dipartimento di Matematica, io ed Emilio siamo stati intervistati da Ilari Valbonesi (RAM) nel giardino della Sapienza, dietro al rettorato.

Alcuni dei post che ho scritto nel mio blog,  durante la curatele dell’evento.

> Geometria intuitiva http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/05/fondamenti-della-matematica_geometria-intuitiva/

> Assi(omi) http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/05/fondamenti-della-matematica_02-assi-e-assiomi/

> Astrattismo e insiemistica http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/09/fondamenti-della-matematica_03-insiemi-e-astrazioni/

> Le  proprietà di un insieme http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/10/fondamenti-della-matematica_04-insiemi-e-proprieta/

> L’insieme degli articoli che… http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/11/fondamenti-della-matematica_05-linsieme-degli-articoli-che-fanno-riferimento-a-questo-articolo/

> Le bellezza dei numeri http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/03/11/fondamenti-della-matematica_05-linsieme-degli-articoli-che-fanno-riferimento-a-questo-articolo/

> Il Buon Ordine http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/04/10/fondamenti-della-matematica_07-buon-ordine/

> Formalizzazione di NoMA (un  mio progetto artistico) http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/04/10/fondamenti-della-matematica_07-buon-ordine/

> Inconscio e matematica http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/05/01/fondamenti-della-matematica_09-inconscio-fra-arte-e-matematica/

PROJECT di Emilio Fantin

a cura di Emanuele Sbardella

Emilio Fantin da anni lavora sul rapporto tra arte e logica, fra arte e matematica, dalla collaborazione con il logico Piero Pagliani negli anni novanta fino all’attuale progetto alla Sapienza, iniziato l’anno scorso con la performance “Autoreferenziale” e che continuerà quest’anno, mercoledì 6 maggio, con “Project”, sempre durante una lezione del Professor Claudio Bernardi. Emilio Fantin ha assunto la relazione fra arte e matematica come uno dei campi privilegiati della sua ricerca. Nelle sue opere la contestualizzazione di oggetti e di pratiche viene alterata fino al punto in cui forme e contenuti perdono la loro naturale riconoscibilità. Come si trasformerà la lezione nelle mani di un artista? Quali concetti matematici sono fondamentali per la sua arte? In che misura le sue opere possono considerarsi matematiche? Fino a che punto arte e matematica possono comprendersi reciprocamente? Fino a che punto possono compenetrarsi? È veramente auspicabile e giustificato tale incontro?

Tema ventitreesimo – Criteri estetici in matematica

Il noto matematico francese Jacques Hadamard sostiene che l’inconscio riveste un grande ruolo anche in matematica. Egli giunge a dire che il criterio secondo il quale l’inconscio colleziona e combina idee che poi daranno luogo ad una invenzione è proprio il «senso della bellezza». Tra i numerosi pareri di matematici concordanti, spicca quello di Poincaré del 1908. “I fenomeni inconsci privilegiati, suscettibili di diventare coscienti, sono quelli che, direttamente o indirettamente, colpiscono più profondamente la nostra sensibilità. Ci si può stupire di veder invocare la sensibilità a proposito di dimostrazioni matematiche che sembrerebbero interessare solo l’intelligenza. Sarebbe dimenticare la sensazione della bellezza matematica, dell’armonia dei numeri e delle forme, dell’eleganza geometrica. È una vera sensazione estetica, che tutti i matematici conoscono. Ed è proprio questione di sensibilità”. Nello stesso periodo (primo decennio del Novecento) si consumava nel campo dell’arte un movimento per certi versi opposto, che avrebbe condotto all’investigazione delle basi logiche su cui poggia l’arte, e che determinò la rottura fra quella che arbitrariamente si suole chiamare arte moderna da quella contemporanea. L’intervento dell’inconscio, tradizionalmente canale privilegiato e quasi esclusivo del fare artistico, non veniva più assunto come naturale supporto o oggetto dell’artista. Nel momento in cui veniva riconosciuto ed accettato dal matematico, l’inconscio veniva guardato con sospetto e strumentalizzato dall’artista. L’arte perde gran parte della sua fruibilità puramente estetica e contemplativa pur di guadagnare terreno sulla strada della ricerca autocritica (sulle proprie possibilità espressive e conoscitive). Spesso in questo sviluppo fa esplicito riferimento alla matematica, sia per i suoi contenuti, sia per il suo approccio disciplinare. C’è una forte tensione sotterranea fra arte e matematica che segna in modo particolare l’ultimo secolo.

La mia partecipazione alle lezioni del Professore Bernardi, al di là del mio particolare interesse per la logica, si inserisce nel progetto di Emilio Fantin: curare e presentare questa performance mi sembra il modo migliore per relazionare sui criteri estetici della matematica.

Emanuele Sbardella

Si ringraziano:

Claudio Bernardi, docente di Fondamenti della Matematica Carla Subrizi, Direttrice artistica della Fondazione Baruchello, sostenitrice dell’iniziativa Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni, RAM – radioartemobile e in particolare Ilari Valbonesi Simonetta Lux e Domenico Scudero del MLAC, Museo Laboratorio Arte Contemporanea Università della Sapienza

Leggendo un libro sulla psicologia dell’invenzione in campo matematico, vengo attratto da un’argomentazione. In matematica, ancor più che negli atri campi del sapere,  le nuove e più importanti conquiste hanno a che fare con processi inconsci. L’autore, il matematico francese Jacques Hadamard, cita Poincaré, il quale parla dei suoi migliori risultati scientifici come di “illuminazioni improvvise, segni evidenti di un lungo lavoro inconscio precedente”.

Secondo Hadamard l’incoscio riveste un doppio ruolo:

- in un primo momento costruisce la massa delle varie combinazioni di idee (assumedo che l’invenzione consiste in una opportuna combinazione di idee)

- in un secondo momento le seleziona in modo tale che si rivelino utili a risolvere qualche problema.

Ma, secondo quale criterio tale selezione  avviene? Secondo un criterio estetico: ecco un caso lampante in cui in senso soggettivo della bellezza estetica conduce ad oggettivare idee per la formalizzazione di leggi, dimostrazioni o teoremi matematici.

“I fenomeni inconsci privilegiati, suscettibili di idventare coscenti, sono quelli che, direttamente o indirettamente, colpiscono più profondamente la nostra sensibilità. Ci si può stupire di veder invocare la sensibilità a proposito di dimostrazioni matematciehche sembrerebbero interessare solo l’intelligenza. Sarebbe dimenticare la sensazione della bellezza matematica, dell’armonia dei numerie dlle forme, dell’eleganza geometrica. È una vera sensazione estetica, che tuti i matematici conoscono. Ed è proprio questione di sensibilità” (Poincaré, 1908)

Henri Poincaré

Henri Poincaré

Nello stesso periodo (primo decennio del Novecento) si consumava nel campo dell’arte un movimento opposto, che avrebbe condotto all’investigazione delle basi logiche su cui poggia l’arte, e che determinò la rottura fra quella che arbitrariamente si suole chiamare arte moderna da quella contemporanea.

L’intervento dell’inconscio, tradizionalmente canale privilegiato e quasi esclusivo del fare artistico, non veniva più assunto come naturale supporto o oggetto dell’artista, ma veniva ora criticato e scandagliato. Sulla base scientifica della psicoanalisi i surrealisti elaborarono, ad esempio, il metodo delle libere associazioni.

L’arte perde gran parte della sua fruibilità puramente estetica e contemplativa pur di guadagnare terreno sulla strada della ricerca autocritica (sulle proprie possibilità espressive e conoscitive). In questo sviluppo, spesso fa esplicito riferimento alla matematica, sia per i suoi contenuti, sia per il suo approccio disciplinare.

Gabridele De Vecchi, Superficie in vibrazione,1959

Gabridele De Vecchi, Superficie in vibrazione,1959

Un Buon Ordine è un insieme ordinato totale e fondato.

Totale; significa che due elementi presi a caso in questo insieme sono sempre tra loro confrontabili.

Fondato; significa che contiene un elemento minimale, oltre il quale non si può scendere.

Emilio Fantin, Project, DoDai, BridA

Emilio Fantin, Project, DoDai, BridA

Lo schizzo disegnato a matita su un pezzo di carta, elemento di partenza che innesca il Progetto di Fantin, è il minimale (e minimo) di un buon ordine.

Il minimale, infatti, non può essere un insieme vuoto; l’oridine crecente che si costituisce a partire da questo elemento è una serie successiva di interpretazioni confrontabili fra loro anche se disparate (il che spiega la totalità dell’ordine); una serie che parte dall’elemento minimo, sotto al quale, senza il quale l’ordine non potrebbe essere (il che lo rende un ordine fondato).

L’insieme dell’opera di Fantin è un insieme transitivo: come omega contiene in se un numero ordinato di elementi, ciascuno dei quali è anche un suo sottoinsieme.

Ogni nuovo commento appartiene all’opera (come l’insieme successore lo integra ampliandolo) ed è costituito a sua volta di elementi che erano già presenti nel “progetto”).

> Cosa direbbe Wittgenstein del Valore (“Buono”) di un ordine?

> Il Cosmo è un Buon ordine?

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Emilio Fantin (artista)

Lucia Lorenzi (psicoterapeuta)

Comune a tutti è sognare

Workshop esperienziale su sogno e processo creativo condotto da Emilio Fantin e Lucia Lorenzi

A seguito della prima esperienza (svoltasi presso la Biblioteca Comunale di Sales (Ts), dal 4 al 6 aprile 2008), che ha suscitato vivo interesse e partecipazione, un artista e una psicoterapeuta torneranno ad affrontare il tema del sogno da un punto di vista originale, lambendo i confini della psicologia e dell’arte per entrare in una dimensione diversa del sognare, alla ricerca di un territorio comune.  Un’occasione per approfondire il proprio rapporto con i sogni attraverso l’incontro con gli altri e la partecipazione a un processo artistico condiviso. Così come per lo scultore la materia prima è la pietra dura e compatta, in questo caso la materia prima saranno i sogni, impalpabili e inafferrabili.

Emilio Fantin - Lezioni di Paesaggio (Foto di nedualismineregole)

Emilio Fantin - Lezioni di Paesaggio (Foto di nedualismineregole)

Propongo un estratto del programma:

Ci siamo posti una domanda: che cosa accomuna un gruppo di persone che s’incontra per condividere un’esperienza artistica legata al mondo onirico? Il sogno diviene una sorta di biografia dell’anima. Ne possiamo ricavare rivelazioni, timori, visioni, possibilità evolutive.
Ci siamo chiesti: esiste un legame tra i percorsi, le visioni, le scelte degli individui che si incontrano? Nei sogni possiamo intravvedere tracce della vita interiore che riguardano la nostra esperienza evolutiva.
Attraverso il racconto dei nostri sogni possiamo condividere frammenti della saggezza cosmica. Attraverso il colore possiamo tradurre le nostre percezioni, sperimentando una dimensione pittorica.
Il seminario prenderà avvio dalla condivisione del materiale che ogni partecipante avrà portato con sé: selezioni di video e film in formato DVD, immagini digitali e illustrazioni, musica e CD musicali, frammenti letterari che ama e desidera condividere, pensieri o altro.
Vi è uno momento iniziale di una decina di minuti ciascuno, in cui sono presentati i «contributi». Da questo primo incontro, si crea il «contesto» attraverso il quale, nella giornata successiva, si raccoglieranno le
immagini oniriche provenienti dalla notte o quelle emerse per assonanza. E poi il sogno diviene narrazione e colore.

Emilio Fantin - Sogni

Emilio Fantin - Sogni

Il workshop si terrà a Bologna presso il Terapeuticum Heliopolis
venerdì 28 (ore 15.30-19)
sabato 29 (ore 10-19)
domenica 30 (ore 10-14)

Per informazioni e iscrizioni:
Associazione Primavera Pomlad: Rita Jurada – cell. 3474437922 – mail: r.jurada@virgilio.it
Emilio Fantin – cell. 3487929218 – mail: fantinemilio@gmail.com
Prenotando per tempo vi sono possibilità di pernottamento a condizioni economiche favorevoli.

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Quando gli proposi di partecipare a fuoriXcorso e gli esposi il concept che avevamo preparato, Emilio focalizzò subito la sua attenzione sull’aspetto logistico dell’operazione. Ne volle sapere di più, in particolare, sugli spazi a disposizione e sulle persone che si sarebbero potute coinvolgere. Questa puntualizzazione sull’aspetto logistico della mostra mi fece capire che lo aveva stimolato molto l’idea di disperdere le opere e farle dialogare con vari spazi della città universitaria. Ciò significava che il punto di partenza dell’idea curatoriale aveva fatto breccia nell’interesse dell’artista, e cha avremmo fatta molta strada insieme.

Effettivamente, abitando lui vicino Bologna ed io vicino Roma, di strada ne abbiamo dovuta percorrere molta per i nostri incontri intermedi. Sebbene il suo progetto fosse stato concepito sin a partire dal mese di novembre, abbiamo deciso di incontrarci fisicamente alcune volte e non limitare il rapporto al solo scambio di e-mail.

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin

Dipartimento di Matematica. Sede della performance di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

I due pilastri del suo lavoro e dei nostri colloqui sono stati di due tipi: formale e concettuale.

Formale: quale forma dare al suo lavoro, affinché questo riuscisse ad abitare gli spazi della città universitaria senza apparire come straniera?

Per questo motivo, al fine di  – per così dire – ottenere la cittadinanza universitaria, la performance di Fantin si è mascherata da lezione.

Concettuale: quali rapporti trovare tra arte e le altre discipline; come enfatizzare, in questo rapporto, la specificità artistica?

Abbiamo cercato, quindi, un elemento specifico, che ci conducesse al di là del troppo generale rapporto arte/scienza. Inizialmente pensammo al concetto di paradosso. Ma ci parve, seppur interessante e valido, troppo scontato e soprattutto troppo distante per come veniva inteso nei due campi. Allora pensammo all’autoreferenzialità, che ha comunque a che fare con il paradosso, ma riavvicina i due campi riunendoli sotto una medesima coperta linguistica.

Un momento espositivo dellopera di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

Un momento espositivo dell'opera di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

L’autoreferenzialità è entrata, infatti, a far parte dell’opera su almeno tre livelli:

- Arte che si riferisce al proprio operare come propriamente interdisciplinare (vedremo meglio, nel prossimo articolo, che in realtà sarebbe meglio dire transdisciplinare, o, come ho detto nella mia testi, di una interdisciplinarietà neutra) che pare della propria interdisciplinarietà.

- Artista che, durante la performance, parla del suo proprio lavoro.

- Discorso artistico concreto che si riferisce a se stesso

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi - Foto di Sarah L'Epée

La nostra particolare fortuna fu quella di incontrare molta collaborazione anche da parte di persone inzialmente estranee al progetto e all’arte contemporanea in particolare. È il caso del Prof. Claudio Bernardi, il quale ci ha aperto le porte della sua lezione, fiducioso che un innesto di questo tipo, pur rubando dei minuti di lezione, avrebbe potuto favorire la maturazione dei suoi studenti.

L’incontro con Bernardi avvenne nel mese di dicembre, in corrispondenza con la tavola rotonda di cui qui riporto il video dell’intervento di Fantin.

Come si capisce dal video, nel mese di dicembre era ancora incerto se la scelta sarebbe ricaduta su Logica matematica (come poi è accaduto) ovvero su Chimica inorganica.

La chimica attraeva Emilio perché avendola studiata a lungo in passato vi si sentiva più ferrato, ma la grande apertura di Bernardi e la decisiva affinità concettuale fra fenomeni della logica matematica e quelli dell’arte contemporanea non hanno lasciato più alcun dubbio.

Mi ricordo perfettamente che la mattina del giorno in cui poi si sarebbe tenuta la tavola rotonda (4 dicembre 2008) io ed Emilio abbiamo seguito in incognito una delle lezioni di Bernardi e siamo rimasti entrambi molto colpiti positivamente dagli ampi scenari che la materia apriva davanti a noi.

Abbiamo discusso a lungo, dopo la lezione, degli argomenti trattati da Bernardi. In particolare sul concetto di infinito, implicito, ad esempio, nell’ipotesi di Riemann.

Articoli precedenti correlati

> Il resoconto del vernissage sull’opera di Emilio Fantin

> Estratti video di Autoreferenziale

Link esterni

> Il blog di Autoreferenziale

> Altri video su Emilo Fantin, Autoreferenziale

> Altre foto su Emilo Fantin, Autoreferenziale

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Quando gli proposi di partecipare a fuoriXcorso e gli esposi il concept che avevamo preparato, Emilio focalizzò subito la sua attenzione sull’aspetto logistico dell’operazione. Ne volle sapere di più, in particolare, sugli spazi a disposizione e sulle persone che si sarebbero potute coinvolgere. Questa puntualizzazione sull’aspetto logistico della mostra mi fece capire che lo aveva stimolato molto l’idea di disperdere le opere e farle dialogare con vari spazi della città universitaria. Ciò significava che il punto di partenza dell’idea curatoriale aveva fatto breccia nell’interesse dell’artista, e cha avremmo fatta molta strada insieme.

Effettivamente, abitando lui vicino Bologna ed io vicino Roma, di strada ne abbiamo dovuta percorrere molta per i nostri incontri intermedi. Sebbene il suo progetto fosse stato concepito sin a partire dal mese di novembre, abbiamo deciso di incontrarci fisicamente alcune volte e non limitare il rapporto al solo scambio di e-mail.

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin - Foto di Emanuele Sbardella

I due pilastri del suo lavoro e dei nostri colloqui sono stati di due tipi: formale e concettuale.

Formale: quale forma dare al suo lavoro, affinché questo riuscisse ad abitare gli spazi della città universitaria senza apparire come straniera?

Per questo motivo, al fine di  – per così dire – ottenere la cittadinanza universitaria, la performance di Fantin si è mascherata da lezione.

Concettuale: quali rapporti trovare tra arte e le altre discipline; come enfatizzare, in questo rapporto, la specificità artistica?

Abbiamo cercato, quindi, un elemento specifico, che ci conducesse al di là del troppo generale rapporto arte/scienza. Inizialmente pensammo al concetto di paradosso. Ma ci parve, seppur interessante e valido, troppo scontato e soprattutto troppo distante per come veniva inteso nei due campi. Allora pensammo all’autoreferenzialità, che ha comunque a che fare con il paradosso, ma riavvicina i due campi riunendoli sotto una medesima coperta linguistica.

Un momento espositivo dellopera di Emilio Fantin

Un momento espositivo dell'opera di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

L’autoreferenzialità è entrata, infatti, a far parte dell’opera su almeno tre livelli:

- Arte che si riferisce al proprio operare come propriamente interdisciplinare (vedremo meglio, nel prossimo articolo, che in realtà sarebbe meglio dire transdisciplinare, o, come ho detto nella mia testi, di una interdisciplinarietà neutra) che pare della propria interdisciplinarietà.

- Artista che, durante la performance, parla del suo proprio lavoro.

- Discorso artistico concreto che si riferisce a se stesso

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi - Foto di Sarah L'Epée

La nostra particolare fortuna fu quella di incontrare molta collaborazione anche da parte di persone inzialmente estranee al progetto e all’arte contemporanea in particolare. È il caso del Prof. Claudio Bernardi, il quale ci ha aperto le porte della sua lezione, fiducioso che un innesto di questo tipo, pur rubando dei minuti di lezione, avrebbe potuto favorire la maturazione dei suoi studenti.

L’incontro con Bernardi avvenne nel mese di dicembre, in corrispondenza con la tavola rotonda di cui qui riporto il video dell’intervento di Fantin.

Come si capisce dal video, nel mese di dicembre era ancora incerto se la scelta sarebbe ricaduta su Logica matematica (come poi è accaduto) ovvero su Chimica inorganica.

La chimica attraeva Emilio perché avendola studiata a lungo in passato vi si sentiva più ferrato, ma la grande apertura di Bernardi e la decisiva affinità concettuale fra fenomeni della logica matematica e quelli dell’arte contemporanea non hanno lasciato più alcun dubbio.

Mi ricordo perfettamente che la mattina del giorno in cui poi si sarebbe tenuta la tavola rotonda (4 dicembre 2008) io ed Emilio abbiamo seguito in incognito una delle lezioni di Bernardi e siamo rimasti entrambi molto colpiti positivamente dagli ampi scenari che la materia apriva davanti a noi.

Abbiamo discusso a lungo, dopo la lezione, degli argomenti trattati da Bernardi. In particolare sul concetto di infinito, implicito, ad esempio, nell’ipotesi di Riemann.

Articoli precedenti correlati

> Il resoconto del vernissage sull’opera di Emilio Fantin

> Estratti video di Autoreferenziale

Link esterni

> Il blog di Autoreferenziale

> Altri video su Emilo Fantin, Autoreferenziale

> Altre foto su Emilo Fantin, Autoreferenziale

Oggi ho caricato la seconda versione YouTube del video Autoreferenziale.

Il video della performance di Emilio Fantin, è stato girato da Lorenzo Nocerino, e poi montato da me e da Lorenzo.

Rispetto alla prima versiione YouTube che avevamo realizzato, quella nuova è più corta (3 parti anxiché 5), e sfrutta le annotazioni video di YouTube.

Take a look

Da guardare su YouTube per apprezzare le annotazioni video.

Per guardare i video con le annotazioni cliccate qui.

Chiaramante i video sono stati caricati anche nel blog di Autoreferenziale.

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Un assaggio di fotografie scelte della mostra, durante l’inaugurazione e la mattina di lunedì 14 luglio.

Per le altre foto visitate la mia pagina su Panoramio.

Non inserirò qui le foto incluse nei due articoli precedenti (sulla performance di Pietroiusti e sull’opera di Fantin).

Buona visione:

Pietroiusti - Domande in ordine sparso

Pietroiusti - Domande in ordine sparso

Pietroiusti - Domande viste dallalto

Pietroiusti - Domande viste dall'alto

Fantin - Il maglione visto dal basso

Fantin - Il maglione visto dal basso

Pietroiusti - Installazione delle domande

Pietroiusti - Installazione delle domande

Wittgenstein e Castelnuovo

Wittgenstein e Castelnuovo

Fantin - Wittgenstein

Fantin - Wittgenstein

Istituto Castelnuovo

Istituto Castelnuovo

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Il video della performance di Emilio Fantin, proiettato in due cicli alle ore 19 e alle 19:40 ha riscosso un grande apprezzamento nonostante la sua lunghezza potesse far temere un cedimento fisiologico del pubblico.

Il video di Fantin in mostra

Il video di Fantin in mostra

Invece ha suscitato grande interesse la lezione che l’artista tenne il 9 aprile nell’ora di Logica matematica di Bernardi.

Gli spettatori del video Autoreferenziale di Emilio Fantin

Gli spettatori del video Autoreferenziale di Emilio Fantin

In mostra, oltre al video nel Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, c’è anche il maglione esposto nel Dipartimento di Matematica.

Il maglione di Fantin - (veduta dal basso)

Fruiziona distratta di uno studente di passaggio

In seguito all’inaugurazione, il blog che abbiamo creato appositamente per quest’opera ha ricevuto un numero record di visite… Visitatelo anche voi: http://www.selfreference.wordpress.com.

Lì troverete anche tutta la documentazione, tutti i commenti dei visitatore e le risposte dell’artista.

Intanto vi ricordo che sul mio YouTube Channel troverete sia l’intervento di Emilio Fantin alla tavola rotnoda che ha preceduto e costituito la mostra, sia una versione ridotta del vido Autoreferenziale in mostra.

Primo video della tavola rotonda

Prima parte del video Autoreferenziale