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ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi

Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 18:30, il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma ospita la mostra fuoriXcorso. Ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

La città universitaria. Chi sono gli abitanti di questo spazio universale del sapere, di questa realtà in continuo mutamento che sconfina oltre i propri limiti architettonici? Perché passano di qui? Quali sono i sogni, le aspettative, le relazioni che li legano? Questi sono gli interrogativi a cui la mostra fuoriXcorso si propone di dare una serie di possibili risposte.

Gli artisti sono stati chiamati a dare la loro interpretazione della città universitaria: una città nella città, uno spazio inteso come luogo fisico e simbolico. Gli artisti hanno lavorato sui saperi e sulle sensazioni che circolano in questo luogo, sperimentando situazioni diverse, creando nuovi spazi, nuove forme, nuovi linguaggi. La mostra consiste in un atto critico, e trova la sua naturale evoluzione in un contesto che fa della ricerca uno strumento essenziale di conoscenza.

Ciascun curatore ha individuato l’artista che riteneva più idoneo a interpretare il tema della mostra affiancandolo nelle fasi di realizzazione del progetto.

Io mi sono occupato sia della cura dei lavori di Emilio Fantin, sia di quello di Cesare Pietroiusti.

> Ho curato la messa in scena delle performance di Cesare Pietroiusti. La sua opera, Una risposta ad ogni domanda, consiste in un’azione che avrà luogo a partire dalle ore 13.30 nel Porticato del Palazzo del Rettorato, e che si presenterà in diversi modi nei giorni successivi.

Dalle ore 13:30 siete tutti invitati a parlare con l’artista, e porgli qualsiasi tipo di domanda!

> Ho, inoltre, curato una performance che Emilio Fantin ha realizzato a cavallo tra arte e logica. La sua esposizione sarà dislocata fra gli spazi del MLAC ed il Dipartimento di Matematica. Nell’ambito di questo specifico progetto ho realizzato un apposito blog (http:www.selfreference.wordpress.com) nel quale far continuare il dibattito che si era creato dutante a sua azione, inserire foto e documenti vari, far lasciare durante il periodo dell’esposizione, il commento dei visitatori.

fuoriXcorso invito

Anna D’Andrea ha curato l’operazione artistica di Gea Casolaro che ha realizzato l’opera collettiva Percorsi identitari, in collaborazione con alcuni studenti della Sapienza. Francesca Taurino ha curato l’intervento di Valerio Faggioni, artista-compositore il cui progetto mira a combinare la componente visuale a quella sonora, con l’intento di realizzare un’arte interattiva che faccia dell’osservatore parte integrante dell’opera. Francesca Ghirra ha curato il progetto di Sükran Moral incentrato sul tema del diritto allo studio, in un’accezione diversa dal consueto. Il giorno dell’inaugurazione l’artista realizzerà una performace negli spazi del Museo Laboratorio. Gabriele Pesci ha collaborato alla realizzazione del progetto artistico-curatoriale di Eva Bellini. Il progetto si interroga sulla possibilità dell’evento espositivo di instaurare una relazione con il pubblico, attraverso una verifica sul campo i cui esiti saranno esposti nel corso della mostra.

In anteprima potete vedere alcuni passaggi salienti del video che potrete vedere in versione integrale ed in alta qualità durante la mostra fuoriXcorso.

Inaugurazione: giovedì 10 luglio 2008.

MLAC – Sapienza Università di Roma

Per maggiori informazioni

> Visitate il mio Canale di YouTube

> Visitate il Blog di Autoreferenziale

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ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi

Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 18:30, il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma ospita la mostra fuoriXcorso. Ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

La città universitaria. Chi sono gli abitanti di questo spazio universale del sapere, di questa realtà in continuo mutamento che sconfina oltre i propri limiti architettonici? Perché passano di qui? Quali sono i sogni, le aspettative, le relazioni che li legano? Questi sono gli interrogativi a cui la mostra fuoriXcorso si propone di dare una serie di possibili risposte.

Gli artisti sono stati chiamati a dare la loro interpretazione della città universitaria: una città nella città, uno spazio inteso come luogo fisico e simbolico. Gli artisti hanno lavorato sui saperi e sulle sensazioni che circolano in questo luogo, sperimentando situazioni diverse, creando nuovi spazi, nuove forme, nuovi linguaggi. La mostra consiste in un atto critico, e trova la sua naturale evoluzione in un contesto che fa della ricerca uno strumento essenziale di conoscenza.

Ciascun curatore ha individuato l’artista che riteneva più idoneo a interpretare il tema della mostra affiancandolo nelle fasi di realizzazione del progetto.

Io mi sono occupato sia della cura dei lavori di Emilio Fantin, sia di quello di Cesare Pietroiusti.

> Ho curato la messa in scena delle performance di Cesare Pietroiusti. La sua opera, Una risposta ad ogni domanda, consiste in un’azione che avrà luogo a partire dalle ore 13.30 nel Porticato del Palazzo del Rettorato, e che si presenterà in diversi modi nei giorni successivi.

Dalle ore 13:30 siete tutti invitati a parlare con l’artista, e porgli qualsiasi tipo di domanda!

> Ho, inoltre, curato una performance che Emilio Fantin ha realizzato a cavallo tra arte e logica. La sua esposizione sarà dislocata fra gli spazi del MLAC ed il Dipartimento di Matematica. Nell’ambito di questo specifico progetto ho realizzato un apposito blog (http:www.selfreference.wordpress.com) nel quale far continuare il dibattito che si era creato dutante a sua azione, inserire foto e documenti vari, far lasciare durante il periodo dell’esposizione, il commento dei visitatori.

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Anna D’Andrea ha curato l’operazione artistica di Gea Casolaro che ha realizzato l’opera collettiva Percorsi identitari, in collaborazione con alcuni studenti della Sapienza. Francesca Taurino ha curato l’intervento di Valerio Faggioni, artista-compositore il cui progetto mira a combinare la componente visuale a quella sonora, con l’intento di realizzare un’arte interattiva che faccia dell’osservatore parte integrante dell’opera. Francesca Ghirra ha curato il progetto di Sükran Moral incentrato sul tema del diritto allo studio, in un’accezione diversa dal consueto. Il giorno dell’inaugurazione l’artista realizzerà una performace negli spazi del Museo Laboratorio. Gabriele Pesci ha collaborato alla realizzazione del progetto artistico-curatoriale di Eva Bellini. Il progetto si interroga sulla possibilità dell’evento espositivo di instaurare una relazione con il pubblico, attraverso una verifica sul campo i cui esiti saranno esposti nel corso della mostra.

La mia introduzione all’intervento di Fantin

La meraviglia infinita

Non è dovuto al fatto che ci troviamo a parlare di arte nelle aule di questa università (Sapienza) o di questa particolare facoltà (Lettere e filosofia) che inizio con il parlare di filosofia, la quale disciplina, secondo Aristotele, tende al conseguimento della sapienza a prescindere da qualsiasi altro fine pratico.

Essa, sempre secondo Aristotele, ricerca una forma di conoscenza per la conoscenza e

“per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, infatti, è fine a se stessa. […] Tutte le altre scienze saranno più necessarie di questa, ma nessuna sarà superiore”.

È curioso notare che un artista cardine del novecento individui una precisa funzione all’arte del suo tempo nel superamento della filosofia, e che tuttavia la nuova artevecchia filosofia. (Ecco, quindi, a cosa era dovuto il mio incipit sullo statuto della sapienza e della filosofia). abbia le medesime funzioni della

Prendiamo in mano il testo di Joseph Kosuth, tenendo bene a mente quanto letto poc’anzi da quello di Aristotele.

“È implicita nel carattere unico dell’arte la sua capacità di restare al di fuori dei giudizi filosofici. In questo conteso, dunque, l’arte presenta somiglianze con la logica, la matematica, nonché con la scienza. Ma, mentre le altre discipline sono utili, l’arte no lo è. L’arte, invero, esiste per se stessa”.

L’arte supera, quindi, la filosofia mantenendo la mira al conseguimento di un medesimo obiettivo essenziale?

Parlare di tale incongruo superamento, è ciò che vorrei incominciare a fare in questa tavola rotonda.

• Liberazione. La libertà (o meglio, la carica “liberante”) di cui si fa carico il filosofo o l’artista

• Gratuità. Il produrre un attività apparentemente superflua, in quanto non utilitaristica

• Rivoluzione. La volontà di svolgere aprioristicamente una’attività che intende legittimarsi a posteriori attraverso la modificazione del contesto nel quale si inserisce

• Superiorità. Il vaneggiamento della superiorità di tale contesto di appartenenza (arte o filosofia, in generale) rispetto agli altri campi del vissuto umano, o anche alle altre discipline

Per farlo, comincio con l’individuare i punti di contatto tra la filosofia per Aristotele e l’arte per Kosuth.

Tali punti in comune potrebbero essere:

• La libertà (o meglio, la carica “liberante”) di cui si fa carico il filosofo o l’artista

• Il produrre un attività apparentemente superflua, in quanto non utilitaristica

• La volontà di svolgere aprioristicamente una’attività che intende legittimarsi a posteriori attraverso la modificazione del contesto nel quale si inserisce

• Il vaneggiamento della superiorità di tale contesto di appartenenza (arte o filosofia, in generale) rispetto agli altri campi del vissuto umano, o anche alle altre discipline

Per questioni di tempo ci accontentiamo di Aristotele e Kosuth, e non andremo oltre nell’appurare la vicinanza teorica che crea il nostro paradosso.

Giunti a questa considerazione preliminare sarà importante andare ad analizzare l’origine del filosofare, per tornare così a ritroso verso l’origine dell’arte (ammesso ce ne sia una), per poi sviscerare, insieme a Fantin, quel paradosso iniziale e tematizzarlo nel rapporto tra arte ed università (o della contestualizzazione scientifica dell’arte).

Riprendiamo, quindi, sempre secondo la nota impostazione dell’antico filosofo che oggi sto assumendo quale punto di riferimento, il discorso sull’origine del filosofare.

Ogni filosofo, parafraso Aristotele (per non citarlo in continuazione), è mosso dal senso di meraviglia che scaturisce dall’osservazione di un mondo (o di un aspetto del mondo) che per la prima volta capisce di non capire; il filosofo si scopre tale nel momento in cui percepisce (e ne resta meravigliato), la propria estraneità rispetto a ciò che gli era sempre parso come assolutamente familiare (heimlich, in tedesco).

Ma la meraviglia che caratterizza il dialogo filosofico (e, secondo me, e anche artistico) non è solo dovuta o riferita all’oggetto ricercato/osservato, ma anche al soggetto investigante, che inizia a riflettere su se stesso nello stesso momento in cui riflette sull’oggetto. L’oggetto che desta meraviglia, desta per così dire, il soggetto stesso. (È proprio in ambito della filosofia greca che nasce, ad esempio Lacan parla di Socrate, l’uomo moderno. Sarà con la fine della modernità che questi due momenti verranno riconosciuti come non separabili).

Il filosofare, come il ricercare scientifico ed il fare artistico, quindi, scaturiscono da una meraviglia soggettiva (implicante anche la scoperta di se stessi) (come poi questa soggettività si sia evoluta nella scienza moderna è un argomento che non tratteremo oggi).

Così, ad esempio, il metodo goethiano dello streben, il cercare, l’aspirare, il tentativo continuato di superare i propri limiti.

La meraviglia che caratterizza ogni streben è forse l’elemento che travalica le diatribe interdisciplinari e che non implica solo l’esperienza diretta di qualcosa di meraviglioso o perturbante, ma anche uno studio sui meccanismi della meraviglia o di fenomeni meravigliosi che continuano ad alimentare le mitologie contemporanee.

Il paradosso iniziale di un’arte che supera la filosofia rimanendo sulle stesse posizioni teoriche, si spiega, secondo me, così:

L’arte supera la filosofia in quanto, agli occhi di Kosuth, miscela alla teoria (del filosofo) la prassi (dell’antropologo).

Effettivamente, però, l’arte rimane inchiodata sulle posizioni filosofiche alle quali è costretta a tornare in circolo se non si rende conto che non è la meraviglia o lo streben che la distingue dalla filosofia.

Ciò che distingue l’arte dalla filosofia è l’indeterminatezza con la quale essa affronta la meraviglia, rompendone la circolarità del ritorno sul medesimo aggancio teorico, accettandone l’assenza di un fine. Questo la rende in-finita (distinguendola ancora oggi, a mio parere, dalla meraviglia dello scienziato o del filosofo, la cui meraviglia ha un fine posto a priori dallo scopo della propria ricerca. Lo scienziato ricerca perché vuole scoprire il meccanismo che lo meraviglia; il filosofo si interroga perché vuole scoprire l’essenza di ciò che lo meraviglia. Perché l’artista fa, agisce? Certo non per lo stesso motivo per cui il baco fa la seta!).

Preparando questo incontro a casa di Fantin, davanti ad una buona tazza di tè caldo, si parlava di arte ed artisti senza dio. Si ragionava sul fatto che arte e scienza da un certo momento storico hanno assunto percorsi contrastanti, eppure appaiono accomunate da un medesimo processo di secolarizzazione, vale a dire che esse appaiono sganciate da un riferimento al valore ultimo della metafisica che storicamente si è incarnato in dio.

L’idea di dio, pur se di essa non resta che una versione formato tascabile, è – secondo Fantin – un’ideuzza che fa accomodare chi la fa propria su una posizione statica che poco si concilia con il viaggio e la scoperta così tipiche del fare artistico. Gli artisti che accettano, più o meno esplicitamente, questa posizione statica si identificano in dio come modello di creazione.

“È una faccenda che si risolve tra lui e la sua opera. Tutto il mondo si esaurisce in questo… un rapporto solipsistico intollerante di qualsiasi imprevisto, di qualsiasi rischio, di ogni apparire di qualche taumaturgia anomala. […] L’artista come tutti gli altri fedeli si prostra nella liturgia del consumo, devoto al turn over, orante dell’efficace litania del copyright, esuberante nella sua adesione all’international style”.

L’artista senza dio, invece, appare come una forma di anomalìa sociale, un antiprofessionista dichiarato.

Vorrei che Fantin ci parlasse di come, dal puto di vista interno, l’essenziale antiprofessionalità dell’arte si contestualizza in un’istituzione tesa alla formazione professionale.

Su questo vorrei interrogare Fantin, per sapere come egli (artista in itinere senza meta, senza dio – come si definisce) si collochi nel suo tentativo di meravigliare, rispetto alla richiesta del museo di farlo dialogare con l’ambito scientifico.

Come si conciliano, quindi, la finitezza e l’in-finitezza della meraviglia?

Nel dicembre del 2007 abbiamo organizzato una tavola rotonda, che vedevamo come momento necessario e non opzinale per la maturazione di quella che sarebbe stata la mostra di fine corso: fuoriXcorso.

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In questa sede, essendo in procinto di pubblicare gli interventi degli artisti che io ho curato (Emilio Fantin e Cesare Pietroiusti), offro prima un breve scorcio di riepilogo sul tipo di esperienza della quale si è trattato.

Lo farò attraverso il comunicato stampa che abbiamo elaborato per l’occasione, e tramite una rassegna web dell’evento.

Il comunicato stampa

Martedì 4 dicembre 2007 alle ore 16.00 si terrà presso i locali del MLAC – Centro di Ricerca Museo Laboratorio di Arte Contemporanea – la tavola rotonda organizzata dagli studenti del Master in “Curatore di Arte Contemporanea” a.a. 2006/2007, diretto da Simonetta Lux e istituito dalla facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza – Università di Roma.

Saranno presenti gli artisti che hanno aderito al progetto finale del Master: Maurizio Bolognini, Valerio Camporini Faggioni, Francesco Careri & Stalker, Gea Casolaro, Theo Eshetu, Emilio Fantin, Sükran Moral, Gabriele Pesci, Cesare Pietroiusti, il direttore del Master Prof. Simonetta Lux, gli altri docenti del Consiglio Direttivo del Master, alcuni relatori che hanno tenuto le lezioni e gli studenti del Master in “Curatore di Arte Contemporanea”.

Si parlerà di come si è arrivati all’elaborazione del progetto e di cosa significa realizzare una mostra di arte contemporanea all’interno degli spazi della Sapienza.

L’evento rappresenta un primo passo del progetto conclusivo del percorso di studi che consisterà in una mostra dal titolo fuoriXcorso, ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

Ciascuno studente del Master ha individuato l’artista che ha ritenuto più idoneo a interpretare le linee generali del progetto e lo affiancherà nelle fasi di realizzazione.

La mostra avrà luogo presso i locali del MLAC- Centro di Ricerca Museo Laboratorio e consisterà in un atto critico attraverso il quale gli artisti, prendendo spunto dall’ambiente della città universitaria, saranno chiamati a dare la loro interpretazione dello spazio di una città nella città: spazio inteso come luogo fisico e situazione, sinergia di correlazioni in essere, interfaccia di superficie data per stratificazioni successive, da spessori di significati diversi. Saranno invitati a lavorare sulle sensazioni, sperimentando situazioni diverse, approfondendo la conoscenza delle reazioni a molteplici stimoli, per poi realizzare opere artistiche nelle quali il pubblico non sarà mero spettatore, ma parte integrante dell’evento“.

Rassegna web

> UnDo.net

> ExibArt.com

> TheGallery