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Autoreferenziale di Emilio Fantin

Città universitaria: Polis o Civitas?

“La città universitaria. Cos’è quello spazio?…” ci siamo ripetutamente chiesti nel formulare il tema della mostra e nel comunicarlo all’esterno.

Viene chiama città. Ma a quale modello di città ci si riferisce chiamandola città? Secondo quale progetto urbanistico era stata essa progettata da Piacentini nel 1930?

Piano regolatore di Roma - 1931(fonte Kosmograph.com)

Piano regolatore di Roma - 1931 (fonte Kosmograph.com)

Secondo il piano, quei duecentoventimila metri quadri messi a disposizione per costruire la Città universitaria sarebbero stati strutturati nella riproposizione dell’“antico tema della piazza, strettamente legato al concetto dell’agorà e del foro”[1]. Il team di architetti diretto da Piacentini decise di convergere verso la ricerca di un equilibrio tra razionalismo e tradizione (la «via italiana al razionalismo»[2]), che sfociò in un progetto che si riferiva esplicitamente alla città antica. “Ho voluto, così, riprendere in un tema modernissimo il concetto della migliore tradizione urbanistica a noi derivata dalla antichità greco-romana e dal nostro Rinascimento. È la concezione dell’Agorà e del Foro, delle piazze quattro e cinquecentesche, cioè la espressione completa e complessa della nostra edilizia cittadina, che si traduce in questo nuovo organismo e perpetua in forme moderne lo spirito della civiltà antica”[3]. Una volta stabilito l’effettivo riferimento al modello di una città antica, il Foro o l’Agorà non ci permettono ancora di decidere se far rientrare la Città universitaria più nel modello della civitas romana o della polis greca. In questo modo potremo sapere su quale tessuto fisico e simbolico è andato consapevolmante ad operare Emilio Fantin.

-         “Il modello della polis è un sistema di città radicata nel luogo fisico della propria fondazione e nella cultura del popolo che ne ha delimitato i confini e creato le leggi”[4].

-        “Il modello di civitas è un sistema aperto: il modello di una città che si muove all’esterno delle proprie mura ed ha la vocazione a espandersi, crescere, includendo altri popoli, altre lingue ed altre religioni nel proprio sistema di potere politico , militare e economico”[5].

Probabilmente in essa ci si avvale di caratteristiche prese sia da una parte sia dall’altra.

La Città universitaria è indubbiamente «radicata nel luogo fisico della propria fondazione e nella cultura del popolo che ne ha delimitato i confini e creato le leggi». In questo senso è una polis. La sua legge è la scienza, e tutto quello che non sta nell’Università non è degno di aspirare a sapere accademico. Il suo spazio fisico combacia in questo senso con la chiusura del campo dei suoi saperi, i quali, benché tendenti all’universalità, sono assolutamente esclusivi nell’oggetto quanto nel metodo.

D’altra parte l’evoluzione dell’Università sta facendo vacillare questo modello, ed inserisce sempre più elementi della civitas. In questo senso è esemplare il caso di Scienze della Comunicazione, la quale Facoltà gode sia di una esternalizzazione fisica e di una certa estraneità accademica: come fosse una torre di avvistamento, una fortezza debole, dalla quale filtrano la maggior parte dei nuovi elementi che fino ad oggi non erano stati integrati nel sapere accademico. Da questo bastione di confine, uno dei più affollati dell’intero impero a dire il vero, proviene il canale privilegiato dell’apertura, e quindi dona all’Università stessa una nuova «vocazione a espandersi, includendo elementi provenienti da altre culture».

Pertanto, in questo nuovo equilibrio fra polis e civitas, la Città universitaria sta assumendo sempre più nettamente un nuovo tipo di spazio, lo spazio di una nuova interdisciplinarietà. Quello che sta diventando (e che fuoriXcorso ha contribuito a far diventare) il nuovo spazio universitario sia divenuto il luogo adeguato per l’arte: un grande laboratorio artistico che non necessita di un tempo o di uno spazio particolare per essere esposto, né di una letteratura specifica e scientifica per essere criticata.

fuoriXcorso è una esposizione collettiva ed integrata di arte contemporanea; una esposizione che è pensata per inserirsi nello spazio stesso che assume come oggetto: lo spazio (inter)disciplinare universitario.

Per capire in che modo questo avvenga, non basta tenere in considerazione la sempre maggior attenzione alla collaborazione interdisciplinare, né al successo del pensiero complesso[6]. Occorre tener presente che la logica dello sconfinamento è propria tanto dell’arte quanto del sapere racchiuso in un modello di città che non è più né quello della civitas né quello della polis, ma di entrambe. Sia chiuso sia aperto, con uno scarto insormontabile tra quello che si sa e quello che si potrebbe sapere; tra quello che si com-prende e quello che resta fuori.

Omaggio ad Aldo Moro - Foto di Sarah LEpée

Omaggio ad Aldo Moro - Foto di Sarah L'Epée

L’arte non mai è abbastanza. Il campo dell’arte non è mai sufficientemente ampio, e l’arte non si esaurisce mai nella scena in cui si mette. L’arte differisce, e tale diversità è data dal Mondo. In questo senso l’opera d’arte si dà nello scarto tra il Mondo ed il mondo esposto nell’opera. Più quello dell’arte diviene un sistema chiuso, più gli artisti mettono in campo tattiche di riappropriazione del Mondo.

La logica di tale riappropriazione, che potrei chiamare mi sembra con maggior precisione logica dello sconfinamento, fa si che anche nei casi in cui la debordazione avvenga in campi molto distanti, anzi, soprattutto in questi casi, si tratta sempre di un appropriazione di qualcosa che già era stato proprio: quindi sempre comunque di una ri-appropriazione.

Il ri- di questa –appropriazione è un elemento centrale nell’opera che Emilio Fantin ha pensato per fuoriXcorso. Si tratta di una interdisciplinarietà neutra che mira al ritorno verso una unità sapienziale piuttosto che ad un mantenimento delle discipline. Non è per la distruzione del sapere accumulato nella disciplina; non è un atteggiamento negativo (come quello di Bataille, inutile nel regime della comunicazione delineato da Perniola[7]), ma neutro e promiscuo (come quello di Blanchot). Ci aiuta a capire che non si deve necessariamente trattare di un rapporto di negazione della logica, ma neanche forzatamente di mera interdisciplinarietà.

Proprio Fantin si inserisce nello spazio neutro fra i campi e le specializzazioni della scienza. In questo modo la sua arte funge da spinta a restare in quello spazio neutro, attraverso la meditazione, tra i diversi saperi accumulati dalle diverse scienze.

Piranesi - Le carceri dinvenzione (fonte Wikipedia)

Piranesi - Le carceri d'invenzione (fonte Wikipedia)

Lo spazio dell’arte (che pongo, ma accetterò solo momentaneamente, come corrispettivo del campo nelle altre discipline scientifiche) si dissolve, ed in questo dissolversi non offre più alcun riferimento all’arte per individuare uno spazio che sia il suo proprio o proprio il suo (luogo deputato).

L’operazione artistica di Emilio Fantin non perpetua la disciplinarietà, ma la neutralizza. Lo spazio dell’arte è il framezzo, l’entre deux (come tra amici), caratterizza il neutro come esperienza limite. Questo spazio è – per Blanchot – quello della scrittura letteraria[8]: “questa si identifica con il neutro, perché è l’unico linguaggio che mettendo in gioco se stesso, crea al suo interno un rapporto non di identità, né di alterità, ma di differenza infinita”[9]. Ma il linguaggio che mette in gioco se stesso è, seppure in una accezzione più ampia, proprio l’obiettivo che Emilio Fantin perseguiva con la sua opera performativa e videoinstallativa.

Emanuele Sbardella


[1] Gloria Arditi G. e Cesare S., Giò Ponti. Venti cristalli di architettura, il Cardo, Venezia 1994. Estratto dal sito intenet http://www.mat.uniroma1.it/menu-script/apri-frames.cgi?num_frames=3&menu=altro&voce=5&lang=it.

D’altronde la progettazione avvenne in pieno regime fascista, e l’influenza si palesa anche da quanto Piacentini scrive sulla rivista da lui diretta, Architetture, nel 1935: “Nella primavera del 1932 il Capo del Governo mi chiamava all’altissimo compito di preparare il progetto della Città Universitaria, affidandomi la direzione dei lavori. Egli stesso mi assegnava i limiti e le caratteristiche del tema: innalzare i limiti del principale centro di studi del Mediterraneo, esprimendo in essa le più alte e moderne possibilità della tecnica costruttiva italiana. [...] Quasi a significare che il massimo Ateneo d’Italia doveva essere costruito con il contributo spirituale dell’intera Nazione, il Duce volle che chiamassi intorno a me alcuni giovani architetti, scelti tra i migliori di ogni regione d’Italia, suddividendo tra loro il vasto compito”.

[2] “L’idea della pittura murale o la plastica murale, rappresentata con tendenze così diverse all’interno del salone d’onore e dei vari padiglioni [si parla della Triennale del 1933, giunta alla sua quinta edizione, per la prima volta tenutasi a Milano, ed organizzata dallo stesso Sironi che due ani dopo eseguirà l’affresco nel Rettorato L’Italia tra le Arti e le Scienze] ricercava, in un espressione monumentale e nell’accordo con l’architettura, una funzione pubblica, coerente con l’estrema illusione di un processo di modernizzazione dell’Italia. Il dibattito, che all’epoca impegno politici ed artisti a livelli culturali ed ideologici diversi, ci rivela le differenti posizioni all’interno del regime,e soprattutto la volontà da parte degli artisti sressi di contribuire con la realizzazione delle loro opere ad affermare un’idea dell’arte italiana, sensibile al rinnovamento internazionale degli ultimi venti anni, ma radicata nei valori profondi della sua tradizione” (Lux Simonetta, Coen Ester, Introduzione al catalogo della mostra 1935. Gli artisti nell’università, Multigrafica Editrice, Roma, p. 13)

[3] Piacentini, cit. in Presta C., L’Architettura per la matematica: la Scuola di Matematica a Città Universitaria di Roma. Articolo scaricato da http://www.emis.ams.org/journals/NNJ/Presta-it.html

[4] Abruzzese A., Mancini P., Sociologie della comunicazione, Editori Laterza, Roma-Bari 2007, p. 42.

[5] Ibidem.

[6] Morin: “La spiegazione delle circostanze, la comprensione della complessità umana del divenire del mondo richiedono un pensiero che trascenda l’ordine dei saperi costituiti e la banalità del discorso accademico” Educare per l’era planetaria, Armando editore, Roma 2004, p. 31.

[7] Nota 8.

[8] Solo la scrittura letteraria? Ad ogni mdo quello che contava per Blanchot era la caratteristica dell’autoreferenzialità, in quanto portatrice di una infinita possibilità di differenziazione dell’identico.

[9] Perniola M., Estetica de novecento, p. 177.

[10] Heidegger M., Osservazioni su arte – spazio – scultura, Op. cit.

[11] p. 19.

[12] p. 21.

[13] Elemento che, secondo Heidegger, accomuna la società occidentale della polis greca con quella dell’era atomica.

[14] p. 21.

[15] p. 21.

[16] p. 23.

[17] Si vedano le mie conclusioni al capitolo Arte contemporanea fra idiozia  e filosofia.

[18] Kosuth J., L’arte dopo la filosofia, p. 36.

[19] Fare spazio, räumen, sfoltire, render libero. In opposizione a questo fare spazio sconfinante, l’inclusione di Kosuth è, invece, di riempimento ed accumulazione.

[20] Nel dibattito che ha avuto luogo il 31 ottobre del 1997 tra lui Sabrina Mezzaqui, Cesare Pietroiusti e Marco Vaglieri, nell’ambito del convegno Come faccio a spiegare a mia madre che quello che faccio serve a qualcosa,  Emilio Fantin ha concluso un discorso sull’arte relazionale in questi termini: «Non vi sembra che questi due termini, relazione ed interazione, non corrispondano più oggi alle tematiche che si vorrebbero discutere? Voglio dire che mi semrano termini che hanno fatto il loro tempo: appartengono ad un linguaggio scientifico ed artistico che ha avuto la sua centralità negli anni ‘60/’70. Ora, alle porte del terzo millennio, credo che sia necessario rinnovare il  linguaggio. Il termine «relazione», infatti, mi dà l’idea di un inontro dialettico di tipo fisico, e «interazione» mi ricorda le particelle. Invece penso che l’uomo del futuro, l’artista (se esisterà ancora), cominci ad avere una coscienza di sé tale da riuscire a lavorare un materia non più fisica ma a-fisica».

[21] Si veda il capitolo La meraviglia infinita.

[22] Kosuth, L’arte dopo la filosofia, op. cit., p. 17.

[23] Ibidem, p. 17.

[24] p. 29.

[25] p. 30, grassetto mio.

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Quando gli proposi di partecipare a fuoriXcorso e gli esposi il concept che avevamo preparato, Emilio focalizzò subito la sua attenzione sull’aspetto logistico dell’operazione. Ne volle sapere di più, in particolare, sugli spazi a disposizione e sulle persone che si sarebbero potute coinvolgere. Questa puntualizzazione sull’aspetto logistico della mostra mi fece capire che lo aveva stimolato molto l’idea di disperdere le opere e farle dialogare con vari spazi della città universitaria. Ciò significava che il punto di partenza dell’idea curatoriale aveva fatto breccia nell’interesse dell’artista, e cha avremmo fatta molta strada insieme.

Effettivamente, abitando lui vicino Bologna ed io vicino Roma, di strada ne abbiamo dovuta percorrere molta per i nostri incontri intermedi. Sebbene il suo progetto fosse stato concepito sin a partire dal mese di novembre, abbiamo deciso di incontrarci fisicamente alcune volte e non limitare il rapporto al solo scambio di e-mail.

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin - Foto di Emanuele Sbardella

I due pilastri del suo lavoro e dei nostri colloqui sono stati di due tipi: formale e concettuale.

Formale: quale forma dare al suo lavoro, affinché questo riuscisse ad abitare gli spazi della città universitaria senza apparire come straniera?

Per questo motivo, al fine di  – per così dire – ottenere la cittadinanza universitaria, la performance di Fantin si è mascherata da lezione.

Concettuale: quali rapporti trovare tra arte e le altre discipline; come enfatizzare, in questo rapporto, la specificità artistica?

Abbiamo cercato, quindi, un elemento specifico, che ci conducesse al di là del troppo generale rapporto arte/scienza. Inizialmente pensammo al concetto di paradosso. Ma ci parve, seppur interessante e valido, troppo scontato e soprattutto troppo distante per come veniva inteso nei due campi. Allora pensammo all’autoreferenzialità, che ha comunque a che fare con il paradosso, ma riavvicina i due campi riunendoli sotto una medesima coperta linguistica.

Un momento espositivo dellopera di Emilio Fantin

Un momento espositivo dell'opera di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

L’autoreferenzialità è entrata, infatti, a far parte dell’opera su almeno tre livelli:

- Arte che si riferisce al proprio operare come propriamente interdisciplinare (vedremo meglio, nel prossimo articolo, che in realtà sarebbe meglio dire transdisciplinare, o, come ho detto nella mia testi, di una interdisciplinarietà neutra) che pare della propria interdisciplinarietà.

- Artista che, durante la performance, parla del suo proprio lavoro.

- Discorso artistico concreto che si riferisce a se stesso

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi - Foto di Sarah L'Epée

La nostra particolare fortuna fu quella di incontrare molta collaborazione anche da parte di persone inzialmente estranee al progetto e all’arte contemporanea in particolare. È il caso del Prof. Claudio Bernardi, il quale ci ha aperto le porte della sua lezione, fiducioso che un innesto di questo tipo, pur rubando dei minuti di lezione, avrebbe potuto favorire la maturazione dei suoi studenti.

L’incontro con Bernardi avvenne nel mese di dicembre, in corrispondenza con la tavola rotonda di cui qui riporto il video dell’intervento di Fantin.

Come si capisce dal video, nel mese di dicembre era ancora incerto se la scelta sarebbe ricaduta su Logica matematica (come poi è accaduto) ovvero su Chimica inorganica.

La chimica attraeva Emilio perché avendola studiata a lungo in passato vi si sentiva più ferrato, ma la grande apertura di Bernardi e la decisiva affinità concettuale fra fenomeni della logica matematica e quelli dell’arte contemporanea non hanno lasciato più alcun dubbio.

Mi ricordo perfettamente che la mattina del giorno in cui poi si sarebbe tenuta la tavola rotonda (4 dicembre 2008) io ed Emilio abbiamo seguito in incognito una delle lezioni di Bernardi e siamo rimasti entrambi molto colpiti positivamente dagli ampi scenari che la materia apriva davanti a noi.

Abbiamo discusso a lungo, dopo la lezione, degli argomenti trattati da Bernardi. In particolare sul concetto di infinito, implicito, ad esempio, nell’ipotesi di Riemann.

Articoli precedenti correlati

> Il resoconto del vernissage sull’opera di Emilio Fantin

> Estratti video di Autoreferenziale

Link esterni

> Il blog di Autoreferenziale

> Altri video su Emilo Fantin, Autoreferenziale

> Altre foto su Emilo Fantin, Autoreferenziale

Oggi ho caricato la seconda versione YouTube del video Autoreferenziale.

Il video della performance di Emilio Fantin, è stato girato da Lorenzo Nocerino, e poi montato da me e da Lorenzo.

Rispetto alla prima versiione YouTube che avevamo realizzato, quella nuova è più corta (3 parti anxiché 5), e sfrutta le annotazioni video di YouTube.

Take a look

Da guardare su YouTube per apprezzare le annotazioni video.

Per guardare i video con le annotazioni cliccate qui.

Chiaramante i video sono stati caricati anche nel blog di Autoreferenziale.

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Un assaggio di fotografie scelte della mostra, durante l’inaugurazione e la mattina di lunedì 14 luglio.

Per le altre foto visitate la mia pagina su Panoramio.

Non inserirò qui le foto incluse nei due articoli precedenti (sulla performance di Pietroiusti e sull’opera di Fantin).

Buona visione:

Pietroiusti - Domande in ordine sparso

Pietroiusti - Domande in ordine sparso

Pietroiusti - Domande viste dallalto

Pietroiusti - Domande viste dall'alto

Fantin - Il maglione visto dal basso

Fantin - Il maglione visto dal basso

Pietroiusti - Installazione delle domande

Pietroiusti - Installazione delle domande

Wittgenstein e Castelnuovo

Wittgenstein e Castelnuovo

Fantin - Wittgenstein

Fantin - Wittgenstein

Istituto Castelnuovo

Istituto Castelnuovo

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Il video della performance di Emilio Fantin, proiettato in due cicli alle ore 19 e alle 19:40 ha riscosso un grande apprezzamento nonostante la sua lunghezza potesse far temere un cedimento fisiologico del pubblico.

Il video di Fantin in mostra

Il video di Fantin in mostra

Invece ha suscitato grande interesse la lezione che l’artista tenne il 9 aprile nell’ora di Logica matematica di Bernardi.

Gli spettatori del video Autoreferenziale di Emilio Fantin

Gli spettatori del video Autoreferenziale di Emilio Fantin

In mostra, oltre al video nel Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, c’è anche il maglione esposto nel Dipartimento di Matematica.

Il maglione di Fantin - (veduta dal basso)

Fruiziona distratta di uno studente di passaggio

In seguito all’inaugurazione, il blog che abbiamo creato appositamente per quest’opera ha ricevuto un numero record di visite… Visitatelo anche voi: http://www.selfreference.wordpress.com.

Lì troverete anche tutta la documentazione, tutti i commenti dei visitatore e le risposte dell’artista.

Intanto vi ricordo che sul mio YouTube Channel troverete sia l’intervento di Emilio Fantin alla tavola rotnoda che ha preceduto e costituito la mostra, sia una versione ridotta del vido Autoreferenziale in mostra.

Primo video della tavola rotonda

Prima parte del video Autoreferenziale

95 domande, in 5 ore di performance. Cesare Pietroiusti ha risposto compiutamente ad oltre una domanda ogni tre minuti.

Pietroiusti risponde all edomande del pubblico studentesco

Cesare Pietroiusti risponde alle domande del pubblico studentesco

Decine di visitatori hanno avuto modo di assistere alla performance dell’artista, sviscerando in vari modi questioni inerenti l’arte contemporanea e la situazione performativa stessa, ma anche temi politici, psicologici e teologici.

Indicazioni per la performance di Cesare Pietroiusti

Indicazioni per la performance di Cesare Pietroiusti

La lista delle domande sono attualmente esposte al primo piano del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, e lo saranno fino al 25 luglio, data di chiusura della mostra fuoriXcorso.

Durante la performance l’artista consegnava a tutti i partecipanti un interessante invito a riprodurre sulla base dei propri ricordi tra un anno questo stesso evento (Una risposta ad ogni domanda – fuoriXcorso – 10 luglio 2008).

Linvito alla memoria

L'invito alla memoria

Quindi avremo sicuramente da tornare sull’argomento il 10 luglio 2009.

Ricordo che l’invito è. ovviamente rivolto solo a quelli che sono stati i partecipanti.

A breve comunque caricherò altro materiale.

Intanto potete vedere la serie dei video che Pietroiusti ha fatto alla tavola rotonda di dicembre.

Potete vederli sul mio canale di YouTube.

Il primo video di quella serie è il seguente:

La mostra fuoriXcorso si colloca all’interno di un periodo molto vivo della Sapienza Università di Roma.

Il mese di luglio, infatti, vedrà fermentare per la quarta edizione consecutiva la Sapienza, grazie agli eventi promossi nell’ambito di Estate alla Sapienza.

Estate alla Sapienza - 2008

Estate alla Sapienza - 2008

Dal sito istituzionale della Sapienza Università di Roma:

La Sapienza rinnova l’appuntamento con gli eventi estivi, nell’ambito della programmazione dell’Estate romana.

L’università più grande d’Europa apre le porte alla quarta edizione di Estate alla Sapienza, dando spazio ai giovani artisti emergenti e alle iniziative degli studenti. Dal 3 al 27 luglio, la città universitaria si trasforma in un grande palcoscenico: manifestazioni dedicate alla musica, al teatro, alla poesia, alla fotografia e alla divulgazione di scienza e cultura.

Alcuni link dell’evento:

> Sito ufficiale dell’evnto Estate in Sapienza

> MySpace di Estate alla Sapienza

> My Open City

> Uni Magazine

> Sapienza News

> Roma One

> Blog di Specchio Incerto

Il 10 luglio, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra fuoriXcorso;

il calendario della rassegna universitaria ( Estate alla Sapienza ) prevede:

- ore 19:00
| Anna Oliverio Ferraris, SINDROME DI LOLITA, ed.
| Minverva Dibattiti

- ore 22:30
| Bertolt Brecht, OPERA DA TRE SOLDI, esegue MuSa Classica
| Minerva Teatro

- ore 21:00
| Short’s Monday Night Orquestra
| Festival Esperanto

- ore 23:00
| ROM
| RINASCITA SUONA

- ore 21:00
| RAMPA DI LANCIO: Cinico Disincanto presenta Tecnosospiri e chiazzetta
| Sapienza Musica
————-
| urban pressure – dj soundtherapy + dj jl
| dj-set – ore 24:00

Per il vernissage della mostra, l’artista Gabriele Pesci vi invita a contribuire a costruire un vero e proprio party.

Sei invitato

a partecipare alla creazione dell’opera-cocktail

Vernissage

giovedì 10 luglio 2008

dalle 18:30

terrazza del MLAC

by A CHARMING RENDEZ-VOUS ( eVa beLLini + gaBriELe PescI)

a contribuire all’organizzazione dell’happy

hour portando qualunque cosa ti andrà di

condividere con noi…

porta comunque te stesso e chiunque altro tu

voglia…

PASSAPAROLA!

Vi aspettiamo

(anche a mani vuote)

fuoriXcorso logo

fuoriXcorso,

ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi

Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 18:30, il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma ospita la mostra fuoriXcorso. Ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

La città universitaria. Chi sono gli abitanti di questo spazio universale del sapere, di questa realtà in continuo mutamento che sconfina oltre i propri limiti architettonici? Perché passano di qui? Quali sono i sogni, le aspettative, le relazioni che li legano? Questi sono gli interrogativi a cui la mostra fuoriXcorso si propone di dare una serie di possibili risposte.

Gli artisti sono stati chiamati a dare la loro interpretazione della città universitaria: una città nella città, uno spazio inteso come luogo fisico e simbolico. Gli artisti hanno lavorato sui saperi e sulle sensazioni che circolano in questo luogo, sperimentando situazioni diverse, creando nuovi spazi, nuove forme, nuovi linguaggi. La mostra consiste in un atto critico, e trova la sua naturale evoluzione in un contesto che fa della ricerca uno strumento essenziale di conoscenza.

Ciascun curatore ha individuato l’artista che riteneva più idoneo a interpretare il tema della mostra affiancandolo nelle fasi di realizzazione del progetto.

Io mi sono occupato sia della cura dei lavori di Emilio Fantin, sia di quello di Cesare Pietroiusti.

> Ho curato la messa in scena delle performance di Cesare Pietroiusti. La sua opera, Una risposta ad ogni domanda, consiste in un’azione che avrà luogo a partire dalle ore 13.30 nel Porticato del Palazzo del Rettorato, e che si presenterà in diversi modi nei giorni successivi.

Dalle ore 13:30 siete tutti invitati a parlare con l’artista, e porgli qualsiasi tipo di domanda!

> Ho, inoltre, curato una performance che Emilio Fantin ha realizzato a cavallo tra arte e logica. La sua esposizione sarà dislocata fra gli spazi del MLAC ed il Dipartimento di Matematica. Nell’ambito di questo specifico progetto ho realizzato un apposito blog (http:www.selfreference.wordpress.com) nel quale far continuare il dibattito che si era creato dutante a sua azione, inserire foto e documenti vari, far lasciare durante il periodo dell’esposizione, il commento dei visitatori.

fuoriXcorso invito

Anna D’Andrea ha curato l’operazione artistica di Gea Casolaro che ha realizzato l’opera collettiva Percorsi identitari, in collaborazione con alcuni studenti della Sapienza. Francesca Taurino ha curato l’intervento di Valerio Faggioni, artista-compositore il cui progetto mira a combinare la componente visuale a quella sonora, con l’intento di realizzare un’arte interattiva che faccia dell’osservatore parte integrante dell’opera. Francesca Ghirra ha curato il progetto di Sükran Moral incentrato sul tema del diritto allo studio, in un’accezione diversa dal consueto. Il giorno dell’inaugurazione l’artista realizzerà una performace negli spazi del Museo Laboratorio. Gabriele Pesci ha collaborato alla realizzazione del progetto artistico-curatoriale di Eva Bellini. Il progetto si interroga sulla possibilità dell’evento espositivo di instaurare una relazione con il pubblico, attraverso una verifica sul campo i cui esiti saranno esposti nel corso della mostra.

Nel dicembre del 2007 abbiamo organizzato una tavola rotonda, che vedevamo come momento necessario e non opzinale per la maturazione di quella che sarebbe stata la mostra di fine corso: fuoriXcorso.

fuoriXcorso logo

In questa sede, essendo in procinto di pubblicare gli interventi degli artisti che io ho curato (Emilio Fantin e Cesare Pietroiusti), offro prima un breve scorcio di riepilogo sul tipo di esperienza della quale si è trattato.

Lo farò attraverso il comunicato stampa che abbiamo elaborato per l’occasione, e tramite una rassegna web dell’evento.

Il comunicato stampa

Martedì 4 dicembre 2007 alle ore 16.00 si terrà presso i locali del MLAC – Centro di Ricerca Museo Laboratorio di Arte Contemporanea – la tavola rotonda organizzata dagli studenti del Master in “Curatore di Arte Contemporanea” a.a. 2006/2007, diretto da Simonetta Lux e istituito dalla facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza – Università di Roma.

Saranno presenti gli artisti che hanno aderito al progetto finale del Master: Maurizio Bolognini, Valerio Camporini Faggioni, Francesco Careri & Stalker, Gea Casolaro, Theo Eshetu, Emilio Fantin, Sükran Moral, Gabriele Pesci, Cesare Pietroiusti, il direttore del Master Prof. Simonetta Lux, gli altri docenti del Consiglio Direttivo del Master, alcuni relatori che hanno tenuto le lezioni e gli studenti del Master in “Curatore di Arte Contemporanea”.

Si parlerà di come si è arrivati all’elaborazione del progetto e di cosa significa realizzare una mostra di arte contemporanea all’interno degli spazi della Sapienza.

L’evento rappresenta un primo passo del progetto conclusivo del percorso di studi che consisterà in una mostra dal titolo fuoriXcorso, ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

Ciascuno studente del Master ha individuato l’artista che ha ritenuto più idoneo a interpretare le linee generali del progetto e lo affiancherà nelle fasi di realizzazione.

La mostra avrà luogo presso i locali del MLAC- Centro di Ricerca Museo Laboratorio e consisterà in un atto critico attraverso il quale gli artisti, prendendo spunto dall’ambiente della città universitaria, saranno chiamati a dare la loro interpretazione dello spazio di una città nella città: spazio inteso come luogo fisico e situazione, sinergia di correlazioni in essere, interfaccia di superficie data per stratificazioni successive, da spessori di significati diversi. Saranno invitati a lavorare sulle sensazioni, sperimentando situazioni diverse, approfondendo la conoscenza delle reazioni a molteplici stimoli, per poi realizzare opere artistiche nelle quali il pubblico non sarà mero spettatore, ma parte integrante dell’evento“.

Rassegna web

> UnDo.net

> ExibArt.com

> TheGallery