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Una data

10 luglio 2009

Tre luoghi

> Roma | MLAC – Museo Laboratorio Arte contemporanea (Sapienza), dalle 10.00 alle 18.00

> Roma | Sala1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, ore 18.30

> Web | Yahoo! Answers, dalle 15.00 alle 20.00


Il 10 luglio 2009 lo storico dell’arte Laura Leuzzi, il curatore Emanuele Sbardella e l’artista Luciano Nestola ripeteranno, ciascuno a suo modo, ad un anno di distanza, una performance di Cesare Pietroiusti dal titolo Una risposta ad ogni domanda. L’azione si svolse presso il MLAC il 10 luglio 2008, in collaborazione con la Fondazione Baruchello, nell’ambito della manifestazione fuoriXcorso, evento finale del Master in Curatore d’Arte Contemporanea. Pietroiusti si era reso disponibile per cinque ore (dalle 15:00 alle 20:00) a rispondere il più compiutamente possibile alle domande che gli erano state rivolte dal pubblico di studenti.

> Scarica l’invito (cliccandu sull’anteprima)

Invito

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Sotto il portico del MLAC (Piazzale Aldo Moro, 5), verrà esposta l’installazione (dieciluglioduemilanove) – 1 del giovane artista Luciano Nestola, il quale, dalle ore 10 alle 18, riprodurrà Una risposta ad ogni domanda ricollocando gli elementi materiali utilizzati nel 2008, in un’installazione. Grazie all’inserimento della camicia che l’artista indossava quel giorno, Nestola si riferirà soggettivamente all’artista e grazie all’ambientazione sonora (creata con la collaborazione dei Tecnosospiri che, a pochi metri di distanza, stavano facendo il soundcheck per un concerto nello stesso momento in cui si svolgeva la performance del 2008) metterà in gioco le vibrazioni della memoria, ma senza l’aspetto verbale delle domande e delle risposte.

La performance Un an après di Laura Leuzzi si svolgerà presso Sala 1 (Piazza di Porta San Giovanni, 10), alle ore 18.30. La giovane studiosa racconterà la propria versione degli eventi attraverso le pagine di un diario: “indosserà” un personaggio che leggerà da un quaderno il ricordo dell’esperienza di un anno fa. La performance verrà documentata dalla fotografa Martina Cocco e gli scatti verranno incollati sul taccuino. Al termine, i vestiti e il quaderno saranno riposti in una valigia, kit del moderno troubadour, che diverrà un’opera documentante l’evento.

Emanuele Sbardella svolgerà il proprio intervento Like question, like Answers! utilizzando la piattaforma Yahoo! Answers. Egli riformulerà (adattandole al contesto e al canale), e proporrà agli utenti del web, le domande già poste a Pietroiusti nel 2008. Per la performance, tra le 15:00 e le 20:00, utilizzerà due false identità: la prima porrà le domande, la seconda risponderà dopo aver considerato le risposte degli altri utenti della rete. La performance potrà essere seguita anche dal blog ell’autore (cioè da questo blog).

A distanza di un anno l’evento potrà essere ulteriormente replicato da chiunque sia interessato.

Ufficio Stampa: Laura Leuzzi laura.leuzzi@uniroma1.it 347-6016701

Sono stato chiamato ad intervenire alla giornata di studi su De Simone.
Ringrazio gli organizzatori, gli ospiti e l’artista.
Sotto al volantino informativo dell’evento, posto la bozza di testo su cui ho impostato il mio odierno intervento.


La Luce incontra l’Arte e la Scienza

Evento promosso da:
Museo di Chimica, Dip.to di Chimica
“Sapienza”, Università  di Roma
MLAC‐ Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea
“Sapienza”, Università  di Roma
A cura di:
Luigi Campanella
Simonetta Lux
Roberto De Simone

Interventi di:
Luigi Campanella
Simonetta Lux
Emanuele Sbardella
Cesare Sarzini
Domenico Scudero

Rispetto a quella con Cesare Sarzini, che è una lunga amicizia, il mio personale rapporto con Roberto De Simone si riduce tutto sommato ad un rapporto molto recente nato per caso circa un anno fa. Brevissimo, quindi, ma arricchito da un intenso scambio di opinioni e una sostanziale comunità di vedute.

Grazie ad comune interesse filosofico e alla sua disponibilità a discutere anche con giovani critici, abbiamo potuto dialogare regolarmente su questioni artistiche (che separatamente affrontiamo quotidianamente da punti di vista diversi; artistico lui, curatoriale io).

Ritengo di rilevanza cruciale che si possano spontaneamente articolare questi tipi di dialoghi, perché mi hanno permesso di chiarire alcune teorie avevo elaborato in lunghi anni di studi effettuati senza, in realtà, entrare molto in contatto con gli artisti e di sviluppare in seguito insieme a lui un progetto curatoriale basato proprio sul dialogo filosofico.

Quello che sono riuscito a capire è che il tratto che contraddistingue Roberto De Simone è la pluralità del suo sguardo, aperto allo scambio fino allo spossessamento del sé. Che importa di chi sia un’dea di cui si discute? a chi appartengono le idee? Questo è un punto molto delicato anche per Cesare Pietoriusti, di cui De Simone è amico dai tempi di Jaktrakor. A questa attitudine (questa pluralità, questa specie di coltura delle idee), ancor più che alla sua “discendenza” da Fontana e da Klein, riesco a vedere l’abbandono della fattività dell’opera. Non tanto per una volontà di posizionarsi storicamente nei confronti di determinati movimenti artistici, ma da una personale attitudine alla filosofia intesa come polifonia.

Lavorando sull’idea, passa in secondo piano l’identità e l’espressione assunta dalla persona in cui questa idea momentaneamente si incarna.

Il suo essere concettuale non parte dall’abbandono dell’opera come presupposto (Kosuth, ad esempio, se lo pone come obiettivo a priori), ma lo ottiene di conseguenza. Questo lo rende genuinamente concettuale.

Questo fa si che il rapporto il suo rapporto con l’oggetto o con la traccia residuale delle sue azioni-pensiero non sia di repulsa ma nemmeno di feticismo.

L’opera di De Simone è un processo, un dialogo che egli ha aperto con il mondo, e che sintetizza in opere (sarebbe meglio parlare di azioni, di processi, di ambienti), che di volta in volta rispecchiano lo stato attuale della sua ricerca (sul susseguirsi dei suoi periodi potrà essere più chiaro Cesare Sarzini)

Conoscere Roberto personalmente, aver colto l’occasione (come lui amerebbe dire, l’occasione, il momento giusto, Kayros), non solo mi ha aperto orizzonti ma soprattutto mi ha offerto una sponda con la quale dialogare e sviluppare i miei personali progetti curatoriali. Egli ha gettato luce su aspetti del mio operare che io stesso non avrei mai potuto individuare in solitudine.

Ad esempio, in un progetto di recente elaborazione che avevo portato avanti anche insieme a Roberto, egli mi disse personalmente: “Che resti fra noi… Ma tu questo progetto di mostra avresti potuto anche realizzarlo senza artisti!” Lì per lì non acconsentii. Ma riflettendoci, oggi posso dire che aveva avuto ragione. Ebbene, nonostante io avessi lavorato in senso opposto, nel massimo rispetto delle opere di ciascuno degli artisti, era vero.

Ma solo lui avrebbe potuto capirlo! Lui che è un artista genuinamente concettuale aveva colto nel progetto l’autonomia dell’idea anziché l’apertura della proposta. Così come per lui la realizzazione dell’opera resta secondaria, anche il coinvolgimento di artisti in una mostra poteva essere considerato superfluo allo sviluppo concettuale dell’idea curatoriale.

Ma qui nasce un fantastico paradosso. Infatti, il “non aver bisogno di artisti per realizzare un mostra” è apertamente contraddetto dal fatto che l’artista, e solo lui, abbia messo in luce la (relativa) autonomia del progetto filosofico della mostra. Anche se io avevo creduto che l’idea curatoriale fosse mia; è l’artista che l’ha attualizzata (anche solo a parole). L’artista, di cui (non) si può fare a meno, ha a tutti gli effetti realizzato un aspetto fondamentale dell’idea curatoriale (idea che il curatore non aveva deciso Né pensato di poter inserire!).

Problematica che nasce con Szeemann di trovare un equilibrio fra idea dell’autore della mostra (curatore) e specificità degli artisti. Il giusto rapporto fra le reciproche libertà e doveri.

Un artista come De Simone trae la propria libertà di azione non solo dal patrimonio filosofico.

La sua formazione è anche da chimico, e non è un caso che il rapporto arte/scienza abbia contraddistinto per anni il suo lavoro, e annodi tutti i fili dell’odierna giornata di studi.

A questo proposito si è detto molto, forse anche un po’ troppo. Anche io, da par mio, non faccio nulla per rallentare questa inflazione, visto che sto attualmente curando un progetto di Emilio Fantin propri o a cavallo fra arte e matematica.

Teoricamente, però, ci terrei ad aggiungere una cosa, che ritengo specifica del rapporto arte/scienza in De Simone.

Si potrebbe applicare la categoria di Sublime tecnologico ai suoi lavori?

Sarebbe Roberto un operatore estetico (come preferirebbe dire Mario Costa, sostituendo il vetusto termine di artista?) I gran parte si. Per l’annichilimento della volontà e dell’espressione individuale, la distruzione della forma dell’opera e dei media tradizionali.

Tutti conosciamo le teorie di Mario Costa, quindi mi soffermerò solo sui punto critici, che in parte fanno traballare non il suo impianto teorico quanto la possibilità di questa attribuzione nel caso di De Simone.

Il De Simone non è del tutto vero che viene meno l’espressione. Quel che è vero è che il contenuto trasmesso non viene più veicolato (espresso) da un unico punto di vista. Quello che emerge sono delle idee che, una volta oggettivate, sembrano rinnegare ogni paternità, ma la rinnegano secondo la volontà stessa del padre!

La casualità e la spersonalizzazione, che pure esistono nell’opera di De Simone, sono mediate da un attenta assunzione di responsabilità che preparano il lavoro e tutta la sua opera.

Inoltre, a mio modesto modo di vedere, Costa cavalca la moda delle neo-tecnologie, mente gran parte delle sue interessanti riflessioni sarebbero valide anche per qualsiasi altra tecnica. A me sembra che il motivo principale per cui egli effettua questa scissione (al di là della moda macluhaniana), è che sente il bisogno di staccarsi dal simbolico e quindi – a suo parere – dalla parola. La parola (fonte di “falso sublime”), che certo è una tecnica ma non una neo-tecnologia, è naturalmente (per consuetudine naturalizzata) latrice di significato, ed è proprio il significato espresso personalmente ciò di cui Costa vorrebbe sbarazzarsi.

L’utopia di filosofi come Costa e Levy va quindi artisticamente e filosoficamente contestualizzate in quel che resta dell’uomo (come in realtà hanno fatto i primi e più grandi annunciatori della morte dell’Uomo).

E su questi residui De Simone ha sempre lavorato. Senza mai decadere nel metafisico, egli ha ricercato di andare al di là dell’umano, ma senza prescindere dalla condizione umana.

Per questo non si è fatto abbagliare dal fascino delle neotecnologie a tutti i costi, ma ha scelto di volta in volta dal materiale tecnico e dalle conoscenze scientifiche che fanno parte del vissuto comune e sedimentato.

Per sintetizzare il modo in cui egli si appropria artisticamente dell’agire scientifico, mi piace concludere con la teoria dell’agire di Hanna Arendt.

Nel descrivere il dramma della società contemporanea, questo grande teorico della politica sintetizza dicendo che l’agire (la più alta delle attività umane, ma anche la più incerta a imprevedibile) è stata sostituita dall’idolatria del fare.

L’unico settore in cui l’agire resista ancora come agire, come iniziazione di processi, è proprio l’agire scientifico.

Esempio portato dalla Arendt. Werner von Braun (scienziato):

“La ricerca base di uno scienziato consiste nel fare ciò che non si sa di fare”.

Quella che Roberto De Simone chiama la sua ricerca dell’invisibile, è la stessa ricerca che compiono gli scienziati secondo Hanna Arendt.

“L’agire scientifico portò a una capacità sempre crescente di scatenare processi elementari che, senza l’interferenza degli uomini, non si sarebbero mai verificati; si arrivò a una vera e propria arte di fare la natura, cioè di creare processi naturali che senza gli uomini non sarebbero mai esistiti”

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Aggiornamento di chi ha parlato, sta parlando della mostra fuoriXcorso:

> Sapienza Università di Roma

> Arterry Blog

> Exibart

> Galileonet

> ARTE.GO

> Adnkronos

> Museionline

> Dada

> Ephemerides

> Rome Guide

> Art a part of culture

> Eos Arte

> UnDo

> Teknemdia

> Antonio Carlo Larizza (sole24ore)

> Il portale dell’architettura

> Newstin

> MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea

> NoMA

Segnalo inoltre che Gabriele Pesci, il più giovane degli artisti che costituiscono fuoriXcorso, ha parlato della mostra nel suo MySpace.

Cesare Pietroiusti

Una risposta ad ogni domanda

Giovedì 10 luglio, dalle ore 15:30
Museo Laboratorio di Arte Contemporanea

Nell’ambito della mostra fuoriXcorso, Cesare Pietroiusti realizzerà una performance che a partire dalle ore 15:30 si protrarrà sino all’orario del vernissage (18:30).

Il lavoro troverà luogo all’interno della città universitaria della Sapienza, dietro il Rettorato, di fronte al CIAO.

Invito alla performance di Pietroiusti

fuoriXcorso logo

fuoriXcorso,

ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi

Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 18:30, il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma ospita la mostra fuoriXcorso. Ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

La città universitaria. Chi sono gli abitanti di questo spazio universale del sapere, di questa realtà in continuo mutamento che sconfina oltre i propri limiti architettonici? Perché passano di qui? Quali sono i sogni, le aspettative, le relazioni che li legano? Questi sono gli interrogativi a cui la mostra fuoriXcorso si propone di dare una serie di possibili risposte.

Gli artisti sono stati chiamati a dare la loro interpretazione della città universitaria: una città nella città, uno spazio inteso come luogo fisico e simbolico. Gli artisti hanno lavorato sui saperi e sulle sensazioni che circolano in questo luogo, sperimentando situazioni diverse, creando nuovi spazi, nuove forme, nuovi linguaggi. La mostra consiste in un atto critico, e trova la sua naturale evoluzione in un contesto che fa della ricerca uno strumento essenziale di conoscenza.

Ciascun curatore ha individuato l’artista che riteneva più idoneo a interpretare il tema della mostra affiancandolo nelle fasi di realizzazione del progetto.

Io mi sono occupato sia della cura dei lavori di Emilio Fantin, sia di quello di Cesare Pietroiusti.

> Ho curato la messa in scena delle performance di Cesare Pietroiusti. La sua opera, Una risposta ad ogni domanda, consiste in un’azione che avrà luogo a partire dalle ore 13.30 nel Porticato del Palazzo del Rettorato, e che si presenterà in diversi modi nei giorni successivi.

Dalle ore 13:30 siete tutti invitati a parlare con l’artista, e porgli qualsiasi tipo di domanda!

> Ho, inoltre, curato una performance che Emilio Fantin ha realizzato a cavallo tra arte e logica. La sua esposizione sarà dislocata fra gli spazi del MLAC ed il Dipartimento di Matematica. Nell’ambito di questo specifico progetto ho realizzato un apposito blog (http:www.selfreference.wordpress.com) nel quale far continuare il dibattito che si era creato dutante a sua azione, inserire foto e documenti vari, far lasciare durante il periodo dell’esposizione, il commento dei visitatori.

fuoriXcorso invito

Anna D’Andrea ha curato l’operazione artistica di Gea Casolaro che ha realizzato l’opera collettiva Percorsi identitari, in collaborazione con alcuni studenti della Sapienza. Francesca Taurino ha curato l’intervento di Valerio Faggioni, artista-compositore il cui progetto mira a combinare la componente visuale a quella sonora, con l’intento di realizzare un’arte interattiva che faccia dell’osservatore parte integrante dell’opera. Francesca Ghirra ha curato il progetto di Sükran Moral incentrato sul tema del diritto allo studio, in un’accezione diversa dal consueto. Il giorno dell’inaugurazione l’artista realizzerà una performace negli spazi del Museo Laboratorio. Gabriele Pesci ha collaborato alla realizzazione del progetto artistico-curatoriale di Eva Bellini. Il progetto si interroga sulla possibilità dell’evento espositivo di instaurare una relazione con il pubblico, attraverso una verifica sul campo i cui esiti saranno esposti nel corso della mostra.

Prima dell’apertura ufficiale della mostra, alle ore 18:30, Pietroiusti realizzerà la sua performance a partire dalle ore 15:30 (davanti all’ingresso del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, adiacente al CIAO).

Aprirà degli spazi di dialogo con gli studenti dell’Università. Rispondendo a qualsiasi tipo di domanda porterà gli studenti oltre il limite fisico eburocratico della Città universitaria.

(Clicca sull’immagine sottostante per ingrandire l’invito)

Pietroiusti Una risposta ad ogni domanda, invito

Non perdete la possibilità di parlare direttamente con l’artista e prender parte alla sua opera!

Nel dicembre del 2007 abbiamo organizzato una tavola rotonda, che vedevamo come momento necessario e non opzinale per la maturazione di quella che sarebbe stata la mostra di fine corso: fuoriXcorso.

fuoriXcorso logo

In questa sede, essendo in procinto di pubblicare gli interventi degli artisti che io ho curato (Emilio Fantin e Cesare Pietroiusti), offro prima un breve scorcio di riepilogo sul tipo di esperienza della quale si è trattato.

Lo farò attraverso il comunicato stampa che abbiamo elaborato per l’occasione, e tramite una rassegna web dell’evento.

Il comunicato stampa

Martedì 4 dicembre 2007 alle ore 16.00 si terrà presso i locali del MLAC – Centro di Ricerca Museo Laboratorio di Arte Contemporanea – la tavola rotonda organizzata dagli studenti del Master in “Curatore di Arte Contemporanea” a.a. 2006/2007, diretto da Simonetta Lux e istituito dalla facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza – Università di Roma.

Saranno presenti gli artisti che hanno aderito al progetto finale del Master: Maurizio Bolognini, Valerio Camporini Faggioni, Francesco Careri & Stalker, Gea Casolaro, Theo Eshetu, Emilio Fantin, Sükran Moral, Gabriele Pesci, Cesare Pietroiusti, il direttore del Master Prof. Simonetta Lux, gli altri docenti del Consiglio Direttivo del Master, alcuni relatori che hanno tenuto le lezioni e gli studenti del Master in “Curatore di Arte Contemporanea”.

Si parlerà di come si è arrivati all’elaborazione del progetto e di cosa significa realizzare una mostra di arte contemporanea all’interno degli spazi della Sapienza.

L’evento rappresenta un primo passo del progetto conclusivo del percorso di studi che consisterà in una mostra dal titolo fuoriXcorso, ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

Ciascuno studente del Master ha individuato l’artista che ha ritenuto più idoneo a interpretare le linee generali del progetto e lo affiancherà nelle fasi di realizzazione.

La mostra avrà luogo presso i locali del MLAC- Centro di Ricerca Museo Laboratorio e consisterà in un atto critico attraverso il quale gli artisti, prendendo spunto dall’ambiente della città universitaria, saranno chiamati a dare la loro interpretazione dello spazio di una città nella città: spazio inteso come luogo fisico e situazione, sinergia di correlazioni in essere, interfaccia di superficie data per stratificazioni successive, da spessori di significati diversi. Saranno invitati a lavorare sulle sensazioni, sperimentando situazioni diverse, approfondendo la conoscenza delle reazioni a molteplici stimoli, per poi realizzare opere artistiche nelle quali il pubblico non sarà mero spettatore, ma parte integrante dell’evento“.

Rassegna web

> UnDo.net

> ExibArt.com

> TheGallery