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Centro Culturale "33officinacreativa"

Centro Culturale "33officinacreativa"

Artisti:

> Sergio Baldassini

> Enrico Blasi

> Giuseppe Gobbato & Lara Patrizio

> Valentino Griscioli

> Pino Grossi

> Maria Petrucci

Team curatoriale:

> Collettivo 33officinacreativa

> Emanuele Sbardella (curatore indipendente)

33officinacreativa

Piazza Lauretana 3 – Toffia (Rieti)

dall’11 al 23 agosto

Inaugurazione: 11 agosto, ore 19:30

Ar(T)chivio
Ar(T)chivio

Martedi 11 agosto alle ore 19:30 presso il complesso di San Bernardino verrà inaugurato Ar(T)chivio: evento in cui artisti provenienti da percorsi eterogenei si incontrano sul terreno comune di un archivio storico rinvenuto presso la sede dell’associazione promotrice, 33officinacreativa.

Analizzando l’offerta artistica di questo evento, leggendo i progetti ed oservando le opere in via di realizzazione, si ha l’impressione che gli artisti si siano riferiti a Benedetto Croce, secondo il quale tutta la storia è storia contemporanea. Ma quale storia? Non una Storia idealizzata, bensì il tessuto in microfibra delle storie quotidiane, che si svolgono (si sono svolte e continuano a svolgersi) fra soggetti collocati un una comunità altamente localizzata. L’obiettivo di Ar(T)chivio è quello di far emergere e reintrodurre nella vita quotidiana alcuni importanti frammenti della memoria collettiva.

Sergio Baldassini, artista di cui si apprezzano lavori a cavallo fra la catalogazione di immagini circolanti nella sfera pubblica e la loro intima ripetizione, realizzarà un’installazione a compimento di un periodo di residenza. La sua opera, Qui tutto tace, qui tutto giace, rimanda al silenzio cui viene costretta buona parte del patrimonio storico e archivistico italiano.

Enrico Blasi, presidente di OZU, propone con Uomini e terre un percorso fotografico che mette in relazione un’arida valle nigeriana e i lussureggianti poggi sabini. La serie di ritratti fa, tuttavia, emergere una comunanza esistenziale fra gli uomini che abitano terre così distanti.

Giuseppe Gobbato & Lara Patrizi realizzaranno il 12 agosto, alle ore 21:00, una performance teatrale dal titolo La sala d’attesa. La pièce mette in scena i movimenti migratori italiani del secondo dopoguerra e si basa sui Manuali per emigrare, documenti rinvenuti presso l’archivio che saranno consultabili per tutta la durata della mostra.

Valentino Griscioli fu il primo a fotografare l’archivio dopo il suo rinvenimento. Per l’occasione verranno esposte quelle 12 fotografie che, all’epoca, avevano avuto una funzione principalmente di documentare le condizioni in cui versava il locale prima del meticoloso intervento di ristrutturazione ad opera del collettivo di 33officinacreativa.

Pino Grossi ha ideato una serie di letture, dal titolo Im..pressioni, durante le quali (le sere dal 13 al 16 agosto) farà rivivere storie dimenticate. Lo spunto concettuale proviene da Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, in cui si mescolano le tematiche della salvezza e dell’oblio, dell’autorialità e del ricordo.

Maria Petrucci, artista locale e memoria storica del paese, esporrà un quardo dedicato alla storia di San Bernardino da Siena, in onore del quale fu in tempi antichi eretto e consacrato l’edificio su cui oggi è sorto il centro culturale 33officinacreativa.

33officinacreativa propone, inoltre, l’ultimo di una serie di interventi sull’archivio. Il peso della memoria è un’installazione che sugella un lungo processo di riappropriazione della memoria. I materiali cartacei sono stati meticolosamente selezionati liberando i locali che verranno destinati a residenze artistiche.

Contatti:

> 33officinacreativa@gmail.com

> 0765326169

Link utili:

> Blog di 33officinacreativa

> Blog di Emanuele Sbardella

> Sito di OZU (Enrico Blasi)

> Sito dello Studio VZ (Valentino Griscioli)

Di cosa fa parte questa lista? Leggi il proponimento

1 – ore 15:00

> Qual’è il significato etimologico della parola “ripetere”?

2 – ore 15:12

> Paura e tentazione!… (rispondete in molti)?

3 – ore 15:50
4 – ore 16:02
5 – ore 16:06
> Quale sarebbe la domanda che non vorresti ti venisse posta?

6 – ore 16:14
7 – ore 16:27
8 – ore 16:34
> Secondo voi… (entrate in pochi!)?

9 – ore 16:45
> Che domanda ti aspetti che io ti ponga dopo questa?

12 – ore 17:11
> A proposito di te e di me (DOLORE). Ma noi, in quanto esseri umani…?

13 – ore 17:44
14 – ore 18:01
15 – ore 18:10

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Una data

10 luglio 2009

Tre luoghi

> Roma | MLAC – Museo Laboratorio Arte contemporanea (Sapienza), dalle 10.00 alle 18.00

> Roma | Sala1 – Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, ore 18.30

> Web | Yahoo! Answers, dalle 15.00 alle 20.00


Il 10 luglio 2009 lo storico dell’arte Laura Leuzzi, il curatore Emanuele Sbardella e l’artista Luciano Nestola ripeteranno, ciascuno a suo modo, ad un anno di distanza, una performance di Cesare Pietroiusti dal titolo Una risposta ad ogni domanda. L’azione si svolse presso il MLAC il 10 luglio 2008, in collaborazione con la Fondazione Baruchello, nell’ambito della manifestazione fuoriXcorso, evento finale del Master in Curatore d’Arte Contemporanea. Pietroiusti si era reso disponibile per cinque ore (dalle 15:00 alle 20:00) a rispondere il più compiutamente possibile alle domande che gli erano state rivolte dal pubblico di studenti.

> Scarica l’invito (cliccandu sull’anteprima)

Invito

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Sotto il portico del MLAC (Piazzale Aldo Moro, 5), verrà esposta l’installazione (dieciluglioduemilanove) – 1 del giovane artista Luciano Nestola, il quale, dalle ore 10 alle 18, riprodurrà Una risposta ad ogni domanda ricollocando gli elementi materiali utilizzati nel 2008, in un’installazione. Grazie all’inserimento della camicia che l’artista indossava quel giorno, Nestola si riferirà soggettivamente all’artista e grazie all’ambientazione sonora (creata con la collaborazione dei Tecnosospiri che, a pochi metri di distanza, stavano facendo il soundcheck per un concerto nello stesso momento in cui si svolgeva la performance del 2008) metterà in gioco le vibrazioni della memoria, ma senza l’aspetto verbale delle domande e delle risposte.

La performance Un an après di Laura Leuzzi si svolgerà presso Sala 1 (Piazza di Porta San Giovanni, 10), alle ore 18.30. La giovane studiosa racconterà la propria versione degli eventi attraverso le pagine di un diario: “indosserà” un personaggio che leggerà da un quaderno il ricordo dell’esperienza di un anno fa. La performance verrà documentata dalla fotografa Martina Cocco e gli scatti verranno incollati sul taccuino. Al termine, i vestiti e il quaderno saranno riposti in una valigia, kit del moderno troubadour, che diverrà un’opera documentante l’evento.

Emanuele Sbardella svolgerà il proprio intervento Like question, like Answers! utilizzando la piattaforma Yahoo! Answers. Egli riformulerà (adattandole al contesto e al canale), e proporrà agli utenti del web, le domande già poste a Pietroiusti nel 2008. Per la performance, tra le 15:00 e le 20:00, utilizzerà due false identità: la prima porrà le domande, la seconda risponderà dopo aver considerato le risposte degli altri utenti della rete. La performance potrà essere seguita anche dal blog ell’autore (cioè da questo blog).

A distanza di un anno l’evento potrà essere ulteriormente replicato da chiunque sia interessato.

Ufficio Stampa: Laura Leuzzi laura.leuzzi@uniroma1.it 347-6016701

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> Articolo correlato (precedente)

> Blog correlato

Autoreferenziale di Emilio Fantin

Città universitaria: Polis o Civitas?

“La città universitaria. Cos’è quello spazio?…” ci siamo ripetutamente chiesti nel formulare il tema della mostra e nel comunicarlo all’esterno.

Viene chiama città. Ma a quale modello di città ci si riferisce chiamandola città? Secondo quale progetto urbanistico era stata essa progettata da Piacentini nel 1930?

Piano regolatore di Roma - 1931(fonte Kosmograph.com)

Piano regolatore di Roma - 1931 (fonte Kosmograph.com)

Secondo il piano, quei duecentoventimila metri quadri messi a disposizione per costruire la Città universitaria sarebbero stati strutturati nella riproposizione dell’“antico tema della piazza, strettamente legato al concetto dell’agorà e del foro”[1]. Il team di architetti diretto da Piacentini decise di convergere verso la ricerca di un equilibrio tra razionalismo e tradizione (la «via italiana al razionalismo»[2]), che sfociò in un progetto che si riferiva esplicitamente alla città antica. “Ho voluto, così, riprendere in un tema modernissimo il concetto della migliore tradizione urbanistica a noi derivata dalla antichità greco-romana e dal nostro Rinascimento. È la concezione dell’Agorà e del Foro, delle piazze quattro e cinquecentesche, cioè la espressione completa e complessa della nostra edilizia cittadina, che si traduce in questo nuovo organismo e perpetua in forme moderne lo spirito della civiltà antica”[3]. Una volta stabilito l’effettivo riferimento al modello di una città antica, il Foro o l’Agorà non ci permettono ancora di decidere se far rientrare la Città universitaria più nel modello della civitas romana o della polis greca. In questo modo potremo sapere su quale tessuto fisico e simbolico è andato consapevolmante ad operare Emilio Fantin.

-         “Il modello della polis è un sistema di città radicata nel luogo fisico della propria fondazione e nella cultura del popolo che ne ha delimitato i confini e creato le leggi”[4].

-        “Il modello di civitas è un sistema aperto: il modello di una città che si muove all’esterno delle proprie mura ed ha la vocazione a espandersi, crescere, includendo altri popoli, altre lingue ed altre religioni nel proprio sistema di potere politico , militare e economico”[5].

Probabilmente in essa ci si avvale di caratteristiche prese sia da una parte sia dall’altra.

La Città universitaria è indubbiamente «radicata nel luogo fisico della propria fondazione e nella cultura del popolo che ne ha delimitato i confini e creato le leggi». In questo senso è una polis. La sua legge è la scienza, e tutto quello che non sta nell’Università non è degno di aspirare a sapere accademico. Il suo spazio fisico combacia in questo senso con la chiusura del campo dei suoi saperi, i quali, benché tendenti all’universalità, sono assolutamente esclusivi nell’oggetto quanto nel metodo.

D’altra parte l’evoluzione dell’Università sta facendo vacillare questo modello, ed inserisce sempre più elementi della civitas. In questo senso è esemplare il caso di Scienze della Comunicazione, la quale Facoltà gode sia di una esternalizzazione fisica e di una certa estraneità accademica: come fosse una torre di avvistamento, una fortezza debole, dalla quale filtrano la maggior parte dei nuovi elementi che fino ad oggi non erano stati integrati nel sapere accademico. Da questo bastione di confine, uno dei più affollati dell’intero impero a dire il vero, proviene il canale privilegiato dell’apertura, e quindi dona all’Università stessa una nuova «vocazione a espandersi, includendo elementi provenienti da altre culture».

Pertanto, in questo nuovo equilibrio fra polis e civitas, la Città universitaria sta assumendo sempre più nettamente un nuovo tipo di spazio, lo spazio di una nuova interdisciplinarietà. Quello che sta diventando (e che fuoriXcorso ha contribuito a far diventare) il nuovo spazio universitario sia divenuto il luogo adeguato per l’arte: un grande laboratorio artistico che non necessita di un tempo o di uno spazio particolare per essere esposto, né di una letteratura specifica e scientifica per essere criticata.

fuoriXcorso è una esposizione collettiva ed integrata di arte contemporanea; una esposizione che è pensata per inserirsi nello spazio stesso che assume come oggetto: lo spazio (inter)disciplinare universitario.

Per capire in che modo questo avvenga, non basta tenere in considerazione la sempre maggior attenzione alla collaborazione interdisciplinare, né al successo del pensiero complesso[6]. Occorre tener presente che la logica dello sconfinamento è propria tanto dell’arte quanto del sapere racchiuso in un modello di città che non è più né quello della civitas né quello della polis, ma di entrambe. Sia chiuso sia aperto, con uno scarto insormontabile tra quello che si sa e quello che si potrebbe sapere; tra quello che si com-prende e quello che resta fuori.

Omaggio ad Aldo Moro - Foto di Sarah LEpée

Omaggio ad Aldo Moro - Foto di Sarah L'Epée

L’arte non mai è abbastanza. Il campo dell’arte non è mai sufficientemente ampio, e l’arte non si esaurisce mai nella scena in cui si mette. L’arte differisce, e tale diversità è data dal Mondo. In questo senso l’opera d’arte si dà nello scarto tra il Mondo ed il mondo esposto nell’opera. Più quello dell’arte diviene un sistema chiuso, più gli artisti mettono in campo tattiche di riappropriazione del Mondo.

La logica di tale riappropriazione, che potrei chiamare mi sembra con maggior precisione logica dello sconfinamento, fa si che anche nei casi in cui la debordazione avvenga in campi molto distanti, anzi, soprattutto in questi casi, si tratta sempre di un appropriazione di qualcosa che già era stato proprio: quindi sempre comunque di una ri-appropriazione.

Il ri- di questa –appropriazione è un elemento centrale nell’opera che Emilio Fantin ha pensato per fuoriXcorso. Si tratta di una interdisciplinarietà neutra che mira al ritorno verso una unità sapienziale piuttosto che ad un mantenimento delle discipline. Non è per la distruzione del sapere accumulato nella disciplina; non è un atteggiamento negativo (come quello di Bataille, inutile nel regime della comunicazione delineato da Perniola[7]), ma neutro e promiscuo (come quello di Blanchot). Ci aiuta a capire che non si deve necessariamente trattare di un rapporto di negazione della logica, ma neanche forzatamente di mera interdisciplinarietà.

Proprio Fantin si inserisce nello spazio neutro fra i campi e le specializzazioni della scienza. In questo modo la sua arte funge da spinta a restare in quello spazio neutro, attraverso la meditazione, tra i diversi saperi accumulati dalle diverse scienze.

Piranesi - Le carceri dinvenzione (fonte Wikipedia)

Piranesi - Le carceri d'invenzione (fonte Wikipedia)

Lo spazio dell’arte (che pongo, ma accetterò solo momentaneamente, come corrispettivo del campo nelle altre discipline scientifiche) si dissolve, ed in questo dissolversi non offre più alcun riferimento all’arte per individuare uno spazio che sia il suo proprio o proprio il suo (luogo deputato).

L’operazione artistica di Emilio Fantin non perpetua la disciplinarietà, ma la neutralizza. Lo spazio dell’arte è il framezzo, l’entre deux (come tra amici), caratterizza il neutro come esperienza limite. Questo spazio è – per Blanchot – quello della scrittura letteraria[8]: “questa si identifica con il neutro, perché è l’unico linguaggio che mettendo in gioco se stesso, crea al suo interno un rapporto non di identità, né di alterità, ma di differenza infinita”[9]. Ma il linguaggio che mette in gioco se stesso è, seppure in una accezzione più ampia, proprio l’obiettivo che Emilio Fantin perseguiva con la sua opera performativa e videoinstallativa.

Emanuele Sbardella


[1] Gloria Arditi G. e Cesare S., Giò Ponti. Venti cristalli di architettura, il Cardo, Venezia 1994. Estratto dal sito intenet http://www.mat.uniroma1.it/menu-script/apri-frames.cgi?num_frames=3&menu=altro&voce=5&lang=it.

D’altronde la progettazione avvenne in pieno regime fascista, e l’influenza si palesa anche da quanto Piacentini scrive sulla rivista da lui diretta, Architetture, nel 1935: “Nella primavera del 1932 il Capo del Governo mi chiamava all’altissimo compito di preparare il progetto della Città Universitaria, affidandomi la direzione dei lavori. Egli stesso mi assegnava i limiti e le caratteristiche del tema: innalzare i limiti del principale centro di studi del Mediterraneo, esprimendo in essa le più alte e moderne possibilità della tecnica costruttiva italiana. [...] Quasi a significare che il massimo Ateneo d’Italia doveva essere costruito con il contributo spirituale dell’intera Nazione, il Duce volle che chiamassi intorno a me alcuni giovani architetti, scelti tra i migliori di ogni regione d’Italia, suddividendo tra loro il vasto compito”.

[2] “L’idea della pittura murale o la plastica murale, rappresentata con tendenze così diverse all’interno del salone d’onore e dei vari padiglioni [si parla della Triennale del 1933, giunta alla sua quinta edizione, per la prima volta tenutasi a Milano, ed organizzata dallo stesso Sironi che due ani dopo eseguirà l’affresco nel Rettorato L’Italia tra le Arti e le Scienze] ricercava, in un espressione monumentale e nell’accordo con l’architettura, una funzione pubblica, coerente con l’estrema illusione di un processo di modernizzazione dell’Italia. Il dibattito, che all’epoca impegno politici ed artisti a livelli culturali ed ideologici diversi, ci rivela le differenti posizioni all’interno del regime,e soprattutto la volontà da parte degli artisti sressi di contribuire con la realizzazione delle loro opere ad affermare un’idea dell’arte italiana, sensibile al rinnovamento internazionale degli ultimi venti anni, ma radicata nei valori profondi della sua tradizione” (Lux Simonetta, Coen Ester, Introduzione al catalogo della mostra 1935. Gli artisti nell’università, Multigrafica Editrice, Roma, p. 13)

[3] Piacentini, cit. in Presta C., L’Architettura per la matematica: la Scuola di Matematica a Città Universitaria di Roma. Articolo scaricato da http://www.emis.ams.org/journals/NNJ/Presta-it.html

[4] Abruzzese A., Mancini P., Sociologie della comunicazione, Editori Laterza, Roma-Bari 2007, p. 42.

[5] Ibidem.

[6] Morin: “La spiegazione delle circostanze, la comprensione della complessità umana del divenire del mondo richiedono un pensiero che trascenda l’ordine dei saperi costituiti e la banalità del discorso accademico” Educare per l’era planetaria, Armando editore, Roma 2004, p. 31.

[7] Nota 8.

[8] Solo la scrittura letteraria? Ad ogni mdo quello che contava per Blanchot era la caratteristica dell’autoreferenzialità, in quanto portatrice di una infinita possibilità di differenziazione dell’identico.

[9] Perniola M., Estetica de novecento, p. 177.

[10] Heidegger M., Osservazioni su arte – spazio – scultura, Op. cit.

[11] p. 19.

[12] p. 21.

[13] Elemento che, secondo Heidegger, accomuna la società occidentale della polis greca con quella dell’era atomica.

[14] p. 21.

[15] p. 21.

[16] p. 23.

[17] Si vedano le mie conclusioni al capitolo Arte contemporanea fra idiozia  e filosofia.

[18] Kosuth J., L’arte dopo la filosofia, p. 36.

[19] Fare spazio, räumen, sfoltire, render libero. In opposizione a questo fare spazio sconfinante, l’inclusione di Kosuth è, invece, di riempimento ed accumulazione.

[20] Nel dibattito che ha avuto luogo il 31 ottobre del 1997 tra lui Sabrina Mezzaqui, Cesare Pietroiusti e Marco Vaglieri, nell’ambito del convegno Come faccio a spiegare a mia madre che quello che faccio serve a qualcosa,  Emilio Fantin ha concluso un discorso sull’arte relazionale in questi termini: «Non vi sembra che questi due termini, relazione ed interazione, non corrispondano più oggi alle tematiche che si vorrebbero discutere? Voglio dire che mi semrano termini che hanno fatto il loro tempo: appartengono ad un linguaggio scientifico ed artistico che ha avuto la sua centralità negli anni ‘60/’70. Ora, alle porte del terzo millennio, credo che sia necessario rinnovare il  linguaggio. Il termine «relazione», infatti, mi dà l’idea di un inontro dialettico di tipo fisico, e «interazione» mi ricorda le particelle. Invece penso che l’uomo del futuro, l’artista (se esisterà ancora), cominci ad avere una coscienza di sé tale da riuscire a lavorare un materia non più fisica ma a-fisica».

[21] Si veda il capitolo La meraviglia infinita.

[22] Kosuth, L’arte dopo la filosofia, op. cit., p. 17.

[23] Ibidem, p. 17.

[24] p. 29.

[25] p. 30, grassetto mio.

Ho aggiornato e corretto la sezione Trasporto cavalli nel sito (per tariffe) e nel blog (per foto e curiosità).

Little Ranch - Trasporto cavalli

Little Ranch - Trasporto cavalli

Inoltre, sempre per quanto riguarda la gestione del sito del maneggio Little Ranch, ho inserito nuove foto ed informazioni inerenti lo spazio appena affittato.

Ecco una foto in cui aiuto mio padre a recintare lo spazio.

Al lavoro con papà ed Emma

Al lavoro con papà ed Emma

Oggi ho caricato sul canale YouTube del Little Ranch una presentazione fotografica del maneggio.

Dopodiché ho anche caricato il video sul blog del Little Ranch, spiegando che quella su YouTube è un aversione velocizzata e breve delle foto che vengono attualmente presentate nel bar di un nostro amico a Roma. Il Bar NeroScuro, sotto la stazione di San Pietro.

Devo ringraziare Sarah per avermi consigliato questo brano di Jack Johnson e per aver scattato alcune tra le più belle foto presenti nel video!

La mostra fuoriXcorso si colloca all’interno di un periodo molto vivo della Sapienza Università di Roma.

Il mese di luglio, infatti, vedrà fermentare per la quarta edizione consecutiva la Sapienza, grazie agli eventi promossi nell’ambito di Estate alla Sapienza.

Estate alla Sapienza - 2008

Estate alla Sapienza - 2008

Dal sito istituzionale della Sapienza Università di Roma:

La Sapienza rinnova l’appuntamento con gli eventi estivi, nell’ambito della programmazione dell’Estate romana.

L’università più grande d’Europa apre le porte alla quarta edizione di Estate alla Sapienza, dando spazio ai giovani artisti emergenti e alle iniziative degli studenti. Dal 3 al 27 luglio, la città universitaria si trasforma in un grande palcoscenico: manifestazioni dedicate alla musica, al teatro, alla poesia, alla fotografia e alla divulgazione di scienza e cultura.

Alcuni link dell’evento:

> Sito ufficiale dell’evnto Estate in Sapienza

> MySpace di Estate alla Sapienza

> My Open City

> Uni Magazine

> Sapienza News

> Roma One

> Blog di Specchio Incerto

Il 10 luglio, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra fuoriXcorso;

il calendario della rassegna universitaria ( Estate alla Sapienza ) prevede:

- ore 19:00
| Anna Oliverio Ferraris, SINDROME DI LOLITA, ed.
| Minverva Dibattiti

- ore 22:30
| Bertolt Brecht, OPERA DA TRE SOLDI, esegue MuSa Classica
| Minerva Teatro

- ore 21:00
| Short’s Monday Night Orquestra
| Festival Esperanto

- ore 23:00
| ROM
| RINASCITA SUONA

- ore 21:00
| RAMPA DI LANCIO: Cinico Disincanto presenta Tecnosospiri e chiazzetta
| Sapienza Musica
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| urban pressure – dj soundtherapy + dj jl
| dj-set – ore 24:00

fuoriXcorso logo

fuoriXcorso,

ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi

Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 18:30, il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma ospita la mostra fuoriXcorso. Ovvero come alcuni artisti leggono lo spazio della città dei saperi.

La città universitaria. Chi sono gli abitanti di questo spazio universale del sapere, di questa realtà in continuo mutamento che sconfina oltre i propri limiti architettonici? Perché passano di qui? Quali sono i sogni, le aspettative, le relazioni che li legano? Questi sono gli interrogativi a cui la mostra fuoriXcorso si propone di dare una serie di possibili risposte.

Gli artisti sono stati chiamati a dare la loro interpretazione della città universitaria: una città nella città, uno spazio inteso come luogo fisico e simbolico. Gli artisti hanno lavorato sui saperi e sulle sensazioni che circolano in questo luogo, sperimentando situazioni diverse, creando nuovi spazi, nuove forme, nuovi linguaggi. La mostra consiste in un atto critico, e trova la sua naturale evoluzione in un contesto che fa della ricerca uno strumento essenziale di conoscenza.

Ciascun curatore ha individuato l’artista che riteneva più idoneo a interpretare il tema della mostra affiancandolo nelle fasi di realizzazione del progetto.

Io mi sono occupato sia della cura dei lavori di Emilio Fantin, sia di quello di Cesare Pietroiusti.

> Ho curato la messa in scena delle performance di Cesare Pietroiusti. La sua opera, Una risposta ad ogni domanda, consiste in un’azione che avrà luogo a partire dalle ore 13.30 nel Porticato del Palazzo del Rettorato, e che si presenterà in diversi modi nei giorni successivi.

Dalle ore 13:30 siete tutti invitati a parlare con l’artista, e porgli qualsiasi tipo di domanda!

> Ho, inoltre, curato una performance che Emilio Fantin ha realizzato a cavallo tra arte e logica. La sua esposizione sarà dislocata fra gli spazi del MLAC ed il Dipartimento di Matematica. Nell’ambito di questo specifico progetto ho realizzato un apposito blog (http:www.selfreference.wordpress.com) nel quale far continuare il dibattito che si era creato dutante a sua azione, inserire foto e documenti vari, far lasciare durante il periodo dell’esposizione, il commento dei visitatori.

fuoriXcorso invito

Anna D’Andrea ha curato l’operazione artistica di Gea Casolaro che ha realizzato l’opera collettiva Percorsi identitari, in collaborazione con alcuni studenti della Sapienza. Francesca Taurino ha curato l’intervento di Valerio Faggioni, artista-compositore il cui progetto mira a combinare la componente visuale a quella sonora, con l’intento di realizzare un’arte interattiva che faccia dell’osservatore parte integrante dell’opera. Francesca Ghirra ha curato il progetto di Sükran Moral incentrato sul tema del diritto allo studio, in un’accezione diversa dal consueto. Il giorno dell’inaugurazione l’artista realizzerà una performace negli spazi del Museo Laboratorio. Gabriele Pesci ha collaborato alla realizzazione del progetto artistico-curatoriale di Eva Bellini. Il progetto si interroga sulla possibilità dell’evento espositivo di instaurare una relazione con il pubblico, attraverso una verifica sul campo i cui esiti saranno esposti nel corso della mostra.

A pochi giorni (inaugura giovedì 10 luglio) dalla mostra fuoriXcorso, ho raccolto da Flickr e da Panoramio quelle che mi sembravano le foto più particolari e rappresentative di quella stessa città universitaria che andiamo a “fotografare” anche noi con la nostra mostra, fuoriXcorso.

I Marinari (Flickr) ha scattato la foto “La Sapienza del Papa”

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LucaCaOs (Flickr) ha scattato la foto “Sapienza”

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Visionet (Flickr) ha scattato la foto “La Sapienza…”

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Fabrizio Dal Passo (Panoramio) ha scattato la foto “La Sapienza Entrance”

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Fabrizio Dal Passo (Panoramio) ha scattato la foto “La Sapienza”

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FotoRita ha scattato la foto “University La Sapienza”