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Chong Boon Pok (Andrew)

Free sample

Per ciascuno dei sette giorni di vacanza, Andrew Pok ha disposto (e insieme ai suoi amici ha lavorato affinché venissero offerti al pubblico) 50 campioni gratuiti contenenti un curioso melange di olii. 50% d’oliva (tipicamente italiano, e sabino); 50% di sesamo (tipicamente cinese). Ciascun visitatore era invitato a portare a casa uno dei free sample.

Chong Boon Pok (Andrew), Free Sample, 2008 - Foto di Sarah LEpée

Chong Boon Pok (Andrew), Free Sample, 2008 - Foto di Sarah L'Epée

Artist statement:

Free Sample is an eatable sculpture uses olive oil, a cooking ingredient that every Italian family uses for their cooking and at the same time a local produce in Toffia, to mix with the Chinese’s sesame oil. The mixture is filled in small sampling bottles for the visitors to take away free for their cooking.

Come avevo fatto notare già in un precedente articolo, non c’è stata una grande distanza tra l’arte inscenata nel teatro di Toffia (sempre aperto a tutti, gratuitamente ed a qualsiasi ora) e la festa popolare vivacizzata dalle bancarelle degli artigiani.

Questo aspetto viene ribadito in Free sample, e declinato in una accezione ancora più strutturale (per usare un lessico marxiano). Sebbene con una tale operazione artistica la teoria di Marx venga fatta implodere, essa ci aiuta a svelare alcuni meccanismi impliciti in Free sample.

Ad esempio, secondo Nicos Hadjinicolau l’ideologia è ciò che nasconde le contraddizioni storiche. Il suo libro (Storia dell’arte e storia delle classi, Editori Riuniti, Roma 1975. Edizione originale Parigi 1973), è dedicato nella sua interezza a  scoprire se l’arte (la produzione di immagini artistiche) sia una produzione ideologica. Contribuisce, l’arte, a sostenere quell’insieme di rappresentazioni positive del mondo che chiamiamo ideologia? Per l’autore “non dovremo cercare le ideologie nel contenuto delle immagini ma nella loro presentazione (il che implica l’unità tra forma e contenuto)” (p. 29). Per svelare la complessità di tale presentazione congiunta e per facilitare la conoscenza di questa ideologia bisogna disfarsi di tre ostacoli (tipicamente derivanti dalle teorie borghesi dell’arte):

  • La storia dell’arte come storia degli artisti (geni creatori)
  • La storia dell’arte come storia generale della civiltà (da cui derivano i valori estetici)
  • La storia dell’arte come storia delle opere d’arte (maggiori)

La chiave di volta per una vera storia dell’arte è, secondo l’autore, nello stile. Ma in uno stile non inteso come formalismo epocale, né come individualità personale, bensì come carattere di gruppo o di classe. L’autore riporta nel campo artistico la divisione di classi. Mentre in economia le classi si costituiscono in base alla distanza ei loro componenti rispetto al centro produttivo (proprietà dei mezzi di produzione), in arte i gruppo di dividerebbero in base alla capacità di produrre opere (proprietà della creatività critica)

Fin quando l’arte è stata produzione di opere, allora era più giustificabile un approccio come quello di Hadjinicolau.  Ma da quando l’arte non produce più opere (o tale produzione non è il fine ultimo), viene meno anche la sola analogia strutturale sulla quale si reggeva l’impianto marxiano ortodosso.

Ora, l’arte, per come ci viene proposta da Pok, travalica poderosamente le distinzioni di classe; e nonostante ciò riflette a fondo sulle categorie di lavoro e di produzione. L’arte non è più sottomessa, come lo era ancora per Hadjinicolau, all’ideologia.

Già Breton aveva chiaro il rapporto fra arte e ideologia (in Posizione politica del Surrealismo). In modo simile a Breton, anche per Pok l’arte non si sottomette né all’utopia rivoluzionaria, né (in caso contrario) si può definire come il prodotto distorto di una ideologia.

L’arte produce un mondo economico alternativo: non basato sulla produzione e sullo scambio dell’opera, ma sullo scambio e la condivisione di esperienze. Fondamentale la gratuità per marcare questo passaggio, che non si conclude nella gratuità (quindi nella negazione del primo paradigma), ma approda nello scambio di vissuti.

Nonostante il medium dell’opera possa sembrare l’olio stesso (quindi un bene di prima necessità), e nonostante la situazione di scambio prodotta dall’opera costituisca un valore altamente simbolico, nell’opera di Pok crolla la distinzione marxiana tra lavoro concreto e lavoro astratto.

Viene inoltre messo l’accento, quasi come a confermare questa volontà di rovesciare la sovrastrutturalità dell’arte, sul valore d’uso dell’oggetto donato. Non viene semplicemente donato per il suo valore simbolico, semplice rituale, puro gioco del’arte per l’arte, ma viene fatta esplicita richiesta di fare uso dell’oggetto. Di servirsene (e la gente spesso ne era ben contenta!).

Io presento il lavoro di Andrew al pubblico - Foto di Ruobing

Io presento il lavoro di Andrew al pubblico - Foto di Ruobing

L’arte si è scoperta – al contrario di quanto prescriveva Marx – non come una sovrastruttura che rispecchia i rapporti economici della produzione, ma come strutturale essa stessa (come lo era per Marx l’economia) in quanto soverchia e ripensa quegli stessi rapporti.

Il lavoro dell’artista, infatti, si presenta come un lavoro concreto; ancor più concreto di quello dell’artigiano che parallelamente, nella situazione creatasi durante Vacanza, vende i suoi prodotti in cantine del paese messe a disposizione dal Comune. Il lavoro di Pok è, a dispetto di quello, meno soggetto al gusto dominante e del tutto svincolato dalle regole del mercato e, più sostanzialmente, mira alla critica di quella società di lavoro che l’età moderna ha creato. “È una società di lavoratori quella che sta per essere liberata dalla pastoie del lavoro, ed è una società che non conosce più quelle attività superiori e più significative in nome delle quali tale libertà meriterebbe di essere conquistata. […] Ci troviamo di fronte alla prospettiva di una società di lavoratori senza lavoro, privati cioè della sola libertà rimasta loro. Certamente non potrebbe esserci niente di peggio” (Arendt H., p. 5).

Al di là del lavoro, al di là dell’opera: puro agire che si concretizza nello scambio.

L’operazione di Pok nasce da un’agire e prevede un’agire anche nella fruizione. Non una contemplazione. Vita activa contro vita contemplativa.

Se i mortali, nel lor percorso rettilineo che contrasta rispetto all’immortale ciclicità della natura nela quale sono immersi, ha solo la potenziale grandezza di produrre opere “che potrebbero essere, e almeno fino a n certo punto sono, degne dell’eternità” (p. 15). Tipico della vita contemplativa e filosofica è, secondo la Arendt, il distaccarsi dalla vita pubblica in conseguenza al suo esclusivo fissarsi sull’eternità.

L’azine di Pok, tutt’al contrario, pone il consumo al centro e dismette ogni volontà di aristoi, di passare ad eterna memoria come uno tra i migliori. L’agire artistico di Pok lo pone sullo sesso livello degli altri che vanno ad operare lo scambio (di prodotti, ma anche di esperienze).

Lo scambio è del tutto antieconomico, e questo va inquadrato nella vera finalità pubblica dell’arte di Pok, vale a dire nel ristabilire il pubblico al di là del sociale. L’essenza dell’arte pubblica viene svelata laddove non si veda lo spazio collettivo come il risultato di un’espansione del privato (il sociale è amministrazione dmestica), ma che ponga l’utile al di fuori della politica.

L’arte di Pok, in quanto pubblica, è essenzialmente politica.

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IN ITALIANO

Wang Ruo Bing

Beauty


Wang Ruo Bing (this is her internet web site), Robin for all the inhabitants of Toffia, was the young veteran of the group of seven Chinese artists who created the Vacanza project. It was she to mediate and curate the exhibition on the basis of her first experience in Sabina, in may 2008, during 20eventi; was she, therefore, to contact her chinese friends and involve them for an Italian holiday.

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005

Perfect Forest, 2008

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2008 (may)

Introduction

What remained, in Robin, after her first Italian trip? What has driven her to seek a new opportunity to return to re-make a work in Toffia? Which aspects would she rediscover and which, instead, change from the first experience?

Perfect Forest, 2008 (dettaglio)

Perfect Forest, 2008 (detail)

What has probably in Ruo Bing remained is the memory of a spring experience. Probably, coming into contact with it, she was in turn touched by the  Sabina’s nature  and the people, so indissolubly (apparently) linked to those places. The artist has not worked in archaeological ways, she has not sought the charm of ruins or exotic curiosities. Rather ethnographically, perhaps, has she carried out a virgin but conscious exploration of these places, in which she has so warmly welcomed and that, with Beauty, she wanted to pay tribute too.

The experience of May 2008 (the first one, that preceded Beauty of three months or so), although gave the incipit, but has certainly left a certain emptiness, a  sense  of vacanza (vacanza means, in italian, mainly holiday, but also something like emptyness, something missing) in Ruo Bing.

On the one hand beacause of the oppression of a lush (and difficult to control) environment , on the other hand because of a congenital lack of freedom when it is a collective event as 20eventi, Wang Ruobing felt this responsibility to come back to the same environment to face that emptiness that seemed to been left (inside? outside?).

As we are taught by psychoanalysis, the obsession should not be ignored, and fears must be addressed. But in our case it is not to fill the empty  mental speces with some meanings that even remain. It is the courage to return and share the experience of emptiness that unite us; it’s the courage to share it without trying to force it looking for a meaning.

For this reason, Ruo Bing contacted his friends and made sure they can manage their own experience. Only then Ruo Bing could choose collaborations and goals from his vacation. No longer an organized trip, but a genuine artistic adventure to the borders of a different culture, peasant, rural, so tied to the land and the rhythms of the seasons. A land so far away, but so close to an artist who inhabits the world, perhaps a strange place, but that still arouses the same poetics of respect for the secrets of Earth and its inviolability.

The artist statement:

Beauty deals with different yet common perceptions of our universe/nature. It explores the various ways that we, both the Easterner and Westerner, attempt to rationalise or even fictionalise the modern environment by transmuting raw material such as bird, marble and plant, and integrating commercial materials such as plastic and Coca Cola bottles into a beauty which suits our philosophy. The philosophy of beauty in such everyday items, borrowing Keith Thomas’s words, is “breathtakingly anthropocentric” (Thomas Keith, Man and the natural world. A history of the modern sensibility, New York, 1983, p. 18)

Io, Sai e Ruobing attorno all'opera di Ruobing - Beauty

Io, Sai e Ruobing attorno a Bauty

The vague and the engagément

Yes.. we can surely not say that her first Italian experience is ended with nothing (and  I do not even wanted to say that, although it seemed to be the opposite). Indeed, May is still the initial seed and Ruo Bing keep from this experience not only material and information that would have then reuse fro Beauty in a few months later, but  she has also acquired and could reprocess a stimulating sense of incompleteness. An exciting sense of incompleteness, that pervades the entire project, and explains further the acquisition of a title such Vacanza (Holiday).

The vagueness of this feeling (incompleteness) put together the scenarios proposed by the artist and the dreams. The first Italian experience was, in fact, the inspiration for the work (Beauty, in august) as – I would say – a dream that continues  to be in your head all day (or as a mnemonic traces of the day which is stirring in the dream?) .

By that way, this sense of vagueness, of vacanza,  (like in Giacomo Leopardi) become beauty.

Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing

Kant e Duchamp

Beauty? You just used the word beauty? Do you realize - could tell the reader- that contemporary art has divorced, with Duchamp, from the retinal art and the taste?!

But I go back, and talk about beauty, and I use even Kant, the dusty philosopher of absolute beauty, dishonored since generations from now …
BBut do not go now, oh ungrateful reader: listening to my reasons!

First, I could ‘exculpate’ saying that it is not my fault if the artist wanted to call her work Beauty. But I’ll not do it, because nothing could justify me in the use of Kant’s texts.
So, we can momentarily accept that I am failing, and that I’m in a position of having to earn the losted credibility .

Let’s start with this question: what’s universal in Kant’s beauty?

The fact that we recognize ourself as men belonging to a community that can appreciate, more than any difference, a pleasant feeling. The esthetical judgemetn  is not purely subjectiv but is based on a communicating subjectivity (term used by both Fazio-Allmayer both Negri, compared to the kantian Critique). Communicating subjectiviy, that is not based on the concepts, but on feelings.

The community is therefore able to rediscover itself as com-unity,  around an object judged beautiful. In this beauty there is nothing unattainable and elitist.


Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)

Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)

Artists like the american Andy Warhol don’t stop their work  to the admiration of the goods as common objects. Even films like American Beauty can represents the pars construens of the new mythology of what is common and public.

The extraordinary strength of Ruo Bing’s work is making universal that sense of beauty that was manifested with great strength (for example in Warol and American Beauty) , but colely linked to the capitalistici western ephos. She was able to do so playing the rule of the human being who walks the world, drawing alternative (although not opposed) trajectories to capital flows and tourism traffic.

Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing

 

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IN ENGLISH

Wang Ruo Bing

Beauty

Wang Ruo Bing o Ruobing (questo è il suo sito), da tutti a Toffia chiamata Robin, era la veterana del gruppo dei sette artisti cinesi che hanno dato vita al progetto Vacanza.

È stata lei a mediare e curare la mostra sulle basi della sua esperienza pregressa, in Sabina, durante 20eventi 2008; lei, quindi, a contattare i suoi amici cinesi e coinvolgerli un questa vacanza italiana.

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005

Perfect Forest, 2008

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2008

Introduzione

Cosa è rimasto nella nostra Robin del suo primo viaggio italiano? Cosa l’ha spinta a ricercare una nuova occasione per tornare a lavorare a Toffia? Quali aspetti voleva riscoprire e quali, invece, modificare con il proprio intervento?

Perfect Forest, 2008 (dettaglio)

Perfect Forest, 2008 (dettaglio)

Quello che è probabilmente rimasto in Ruobing è il ricordo di una esperienza primaverile. Probanilmente, entrandoci in contatto, fu a sua volta toccata dalla natura della Sabina e dalla gente, così indissolubilmente (apparentemente) legata a quei posti. L’artista non ha operato archeologicamente, non ha ricercato il fascino del rudere o della curiosità esotica. Piuttosto etnograficamente, forse, ha effettuato una ricognizione consapevole ma vergine di questi luoghi, che così calorosamente l’hanno accolta ed ai quali, con Beauty, ha voluto rendere omaggio.

L’esperienza del maggio 2008 (la prima, che ha preceduto Beauty di tre mesi circa), pur avendo dato l’incipit, ha sicuramente lasciato anche un certo vuoto, una vacanza, in Ruo Bing.

Vuoi per la sopraffazione di un ambiente arduo da controllare, vuoi per una mancanza di libertà congenita quando si tratta di una manifestazione collettiva complessa come 20eventi, Wang Ruobing ha sentito questa responsabilità di tornare sul luogo per affrontare quel vuoto che era rimasto.

Come la psicanalisi ci insegna, le ossessioni vanno affronatte, il rimosso va svelato. Ma qui non si tratta di riempire di senso quel vuoto che pur rimane. Si tratta del coraggio di tornare, affronatre e condividere l’esperienza del vuoto che già da sempre ci accomuna.

Per questo ha contattato sei suoi amici ed ha fatto in modo di poter gestire più autonomamente la propria esperienza, scegliere le collaborazioni e le mete dalla sua Vacanza. Non più un viaggio organizzato, ma una vera e propria avventura artistica, ai confini di una cultura diversa, contadina, rurale, così legata alla terra e ai ritmi delle stagioni. Una terra così lontana ma così vicina per un’artista che abita il mondo; così strana, ma così affine ad una poetica tento ripsettosa dei segreti della tertra e della sua inviolabilità.

Le dichiarazioni dell’artista:

Beauty tratta delle comunanze e delle differenze delle nostre visioni della natura/universo. L’opera esplora gli svariati modi in cui sia gli orientali sia gli occidentali cercano di razionalizzare o anche immaginare l’ambiente moderno trasformando il materiale grezzo, come un uccello, del marmo o una pianta, ed integrando materiale commerciale, come la plastica o alcune bottiglie di Coca-Cola, in una bellezza che si addice alla nostra filosofia. La filosofia della bellezza in tali oggetti quotidiani, prendendo in prestito le parole di Keith Thomas, è “di un antropocentrismo da togliere il fiato” (breathtakingly anthropocentric, Thomas Keith, Man and the natural world. A history of the modern sensibility, New York, 1983, p. 18)

Io, Sai e Ruobing attorno all'opera di Ruobing - Beauty

Io, Sai e Ruobing attorno a Bauty

Il vago e l’impegno

Certo… non si può comunque assumere che la prima esperienza italiana si sia conclusa con un nulla di fatto (e non lo intendevo nemmeno dire, benché possa essere parso il contrario). Anzi, maggio resta comunque il seme iniziale e da quell’esperienza Ruobing non ha raccolto solo il materiale e le informazioni che avrebbe poi riutilizzato in Beauty qualche mese dopo, ma ha anche acquisito e potuto rielaborare uno stimolante senso di incompiutezza. Uno stimolante senso di incompiutezza, che pervade l’intero progetto, e spiega ulteriormente l’acquisizione di un titolo come Vacanza.

La vagehzza di questa sensazione accomuna gli scenari proposti dall’artista al materiale onirico. La prima esperienza italiana è stata, infatti, lo spunto per il lavoro tanto quanto – mi verrebbe da dire - un sogno interrotto che continua a girarti in testa per tutto il giorno (o come le tracce mnemoniche del giorno che si rimescolano nel sogno?).

In quersto senso di vaghezza, di vacanza, si cela la bellezza dell’opera di Ruobing.

La bellezza, non è, in questo caso, solo la declinazione leopardiana del fascino del vago e dell’indeterminato… è un concetto più radicato nel concreto svilupparsi delle relazioni.

Kant e Duchamp

Bellezza? Hai usato proprio il termine bellezza? Ma ti rendi conto – potrebbe dire chi legge – che l’arte contemporanea ha divorziato, con Duchamp, dal retinico e dal gusto!?!

Ebbene torno a parlare di bellezza, e rispolvero persino Kant, quel filosofo del bello assoluto, disonorato ormai da generazioni… (povero critico stantìo che sono!)

Ma non voltarmi subito le spalle, oh ingrato lettore: ascolta le mie ragioni!

Innanzitutto, potrei ‘discolparmi’ dicendo che non è colpa mia se l’artista ha voluto chiamare Beauty il suo lavoro. Ma non lo faccio, anche perché nulla potrebbe giustificarmi dal voler ritirare fuori il vecchio Immanuel.

Diciamo, allora, che diamo momentaneamente per buono che io parta in difetto, e che mi trovi nella condizione di dover guadagnare la credibilità perduta.

Cosa c’è di universale nel bello di Kant?

Il riconoscersi dell’uomo come appartenente ad una comunità in grado di apprezzare, oltre ogni differenza, un sentimento (non un concetto) che procura piacere. Il giudizio estetico non è puramente soggettivo ma si basa su una soggettività comunicante (espressione usata sia da Fazio-Allmayer sia da Negri, rispetto alla Critica del giudizio kantiana). Tale doggetività comunicante non è basata sui concetti, ma sul sentimento.

In base alla loro lettura del testo kantiano possiamo escludere una interpretazione puramente estetica e trarre dal medesimo testo un approccio politico che fa venire in mente il pensiero di Benjamin: la soggettività comunicante estetica diventa soggettività comunicante politica.

La comunità è, quindi, in grado di riscoprirsi tale (comunicante) nell’adesione ad un oggetto giudicato bello. In questo bello non c’è alcunché di irraggiungibile e di elitario come tanta arte che attacca Kant, invece – nonostante dica il contrario -, continua ad essere o a propugnare.

Il bello comune o comunitario, d’altro verso, non era nemmeno osteggiato dallo stesso Duchamp, il quale anzi lo ricercava. Bensì molti prosecutori del suo operare l’hanno tradito nella direzione di un conservatorismo riestetizzante (nel senso più tradizionale e disimpegnato).

Tradimento che si manifesta in certa Pop art e nella semplice esaltazione della merce, o nell’identificazione di quest’ultima con la cultura tout-court. L’erroe è in questo caso far coincidere una parte del fenomeno con la sua complessità.

Artisti come Andy Warhol, tuttavia, non arrestano il proprio lavoro a quello stadio. Esistono, per altro, anche film come American Beauty che riescono a mettere in scena la pars construens della nuova mitologia del quotidiano.

La straordinaria forza dell’opera di Ruo Bing sta nell’aver reso universale quel senso di bellezza che si è manifestato con gran forza nel cuore del capitalismo occidentale. Lei è stata in grado di farlo impersonificando la persona che cammina sul mondo, tracciando traiettorie alternative anche se non opposte ai flussi del capitale e del turismo.


Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)

Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)

Il giudizio (quello estetico quanto quello teleologico) è per Kant una facoltà che permette, a partire dal particolare, di avere una idea coerente del tutto. Il sentimento di piacere “deriva dallo scoprire che elementi disparati sono riportabili ad un’unità” (Perniola 1997: 13).

Dal particolare all’universale, quindi. Segni particolari (special signs, usually marked above the italian identity cards), sono quelli che Ruo Bing indica nelle sue fotografie, descrivendole compilando un modello ricavato per analogia sulla base della carta di identità italiana del primo Novecento. La base del suo lavoro è, infatti, la scoperta di un cumulo di antiche carte di identità appartenute agli abitanti di Toffia. Erano disposte senza un ordine in una soffitta dell’ex municipio. L’artista ha ricopiato il modulo dell’antico documento ed ha messo il titolo dell’opera nello spazio dedicato al nome; il sottotitolo nello spazio del cognome; data e luogo dello scatto al posto di quelli di nascita; una descrizione nient’affatto denotativa dell’immagine o dell’occasione in cui era stata scattata nello spazio dei segni particolari.

Create in numero pari alle carte di identità presenti su quel tavolo, e tratte da soggetti a prima vista poco significativi dei suoi viaggi in Italia quanto in Cina, le nuove “carte di identità” sono state disposte con ordine al fianco dei documenti preesistenti, anch’essi impilanti con ordine per l’occasione.

Così come le identità delle persone raffigurate negli antichi documenti (attrazione per la gente del posto che si riscopre da giovane, o consce i propri parenti ed amici) costituiscono frammenti individuali di un gruppo comunitario più vasto che li riconduce ad unità, così le foto di Ruo Bing, ridotte a formato fototessera, costituiscono suggestioni e documentazioni di frammenti disparati di viaggi diversi, ma possono essere ricondotte all’unità dell’esperienza dell’artista e, per metonimia, alla condizione itinerante dell’essere umano.

Infatti, nascoste sotto il tavolo, due casse riproducevano a basso volume in loop un estratto audio  (passi continui, cani che abbaiano, la curiosità di alcune donne del paese e la voce dell’artista)che Ruo Bing aveva raccolto a Toffia durante una semplice passeggiata per le strade di quel paese straniero eppure così familiare .


Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing

Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing

 

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Sono lieto di segnalare che anche Andrew Pok ha parlato, nel suo blog, del progetto Vacanza.

http://web.ukonline.co.uk/c.b.pok)

Pok and Seah (source: http://web.ukonline.co.uk/c.b.pok)

Egli è, tra l’altro, uno dei principali cuochi della Performance culinaria e autore dell’opera Free sample, di cui parlerò in uno dei prossimi articoli.

Potrete trovare l’articolo che lui ha scritto, cliccando qui.

Oppure seguite il seguente link

http://thegroundweshare.blogspot.com/2008/09/vacanza-project-at-toffia-italy.html

Oppure cercate il blog di Chong Boon Pok, he’s Andrew, nel mio blogroll.

Di grande interesse è, inoltre, questa pagina in cui viene presentato tutto il lavoro di Andrew Pok.

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. Per leggere questo articolo IN ITALIANO

Seah Yark Beow

Untitled

Artist statement:

In this work I am using raw material to evolve a natural process that allows different answer, which are often unexpected. This activity sees as being a performance and it encompasses a series of sensory stimulation. The ‘ happening’ corresponds a relationship with the viewer and the object.

Untitled is an eatable sculpture, that speak about energy production is his natural dissolution. About the forms and flows of life; flowing as de-formation. Entropy.

In fact, this sculpture with untitled title went to encounter a natural tear that coincides with the rupture of internal links that supported what was at the same time his structure and his envelope. The un-titled is not, or rather is becoming even un-formed.

Foto della scultura scattata da Ruobing il primo giorno

Photos of the sculpture taken the first day by Ruobing


Lemons were related to each other through chinese sticks.

At the beginning of the exibition the sculpture alleged in an upright position and adopted a bright smell that filled the whole environment in which it was housed. Over time, so imperceptible but inexorable, the rottenness of lemons gave to the crystalline originally form of sculpture an increasingly strident note of decadence and decay.

Foto della stessa scultura scattata da Sarah lultimo giorno

Photos taken of the same sculpture by Sarah on the last day


The sculpture of Seah brings to mind both experiments for the production of electricity (how to build a stack with a lemon, a sheet of zinc and copper?), both the research on the microscopic structure of molecules and structural comparison on various levels.

Emmanuele Pilia - Fantasie meccaniche

Emmanuele Pilia - Fantasie meccaniche

Beuys - CapriBatterie, 1985

Beuys - CapriBatterie, 1985


More than linked to beuysian tradition, it seems to me that Seah draws directly to Chinese tradition that lies behind him.

On the concept of form as surplus for the dissolution, in view of a cyclical return to the vacuum, we must not be deflect from the similarities. Indeed it would be wrong to  settle for the comparison between the theories set out in the Book of Odes and the theory of the ideas in  Plato.

Leonardo Arena rightly expresses:

Since “The Book of Odes”, insists on this: “because there are things, there are also models” (tse) (ode No 260). Everything conforms to its own configuration or articulation. For several centuries, the Chinese investigate the relationship of this “li” ( “constitutive principle”, “law”, pattern, etc..), that is available in any object, occasion or event, with the vital energy (ch’i) that permeates the universe.

However, in the concept of Form belonging to the philosophical area of China (forgive the generalization) there is nothing that fixity which is, however, typical of Platonic theory.

Giancarlo Finazzo notes that:

The priciple, that is the absolutely not-determined, as generator of every entities, is also the not-knowable and not-definible. It can only be perceived as the inexhaustible power that is the very source of life and whose growing energy, manifesting through the reality of things.


The principle is anonymous, not individualized. His flow is a daily flow that no one can hold in  formal events.

In this sense the not-titled sculpture of Seah is realistic. This is an imitation of this flowing. Of this presence without paroxysms who abandons itself to the dehor, without any  finalistic aim.

I’will end with what Finazzo writes on Taoism:

Confucius presenting the young Gautama Buddha to Laozi
Presenting  Buddha to Laozi
Laozi scritto in cinese
Laozi

The School Taoist or Daode has its founder in Laozi (570-490 BC). According to the little information provided by the historian Sima Qian (145-86 BC), Laozi was originating in the district of Li (China Southern), long worked as a librarian and archivist at the court of Zhou and finally abandoned the work and society, starting at feet to the West without leaving any trace of himself. While it was crossing the border, a guard wanted to be informed on his thought, would then dictated what was then called Daodejing or Book of Daode, a work of about 5,000 characters, divided into 81 chapters and that summarizes the philosophy of Dao. His thinking was exposed later by Zhuangzi (second half of the century. IV BC) – the most brilliant philosopher and representative of the School – in a work that bears the name and which is distributed in 33 books grouped in 10 volumes. Dao is the name given to the unique and perfect reality,hidden and immutable, intangible and silent, which was before that sky and earth were in existence (Laozi 25, i-iv). A situation that has in itself the origin and the norm, and which categories are the motion and the truth (Zhuangzi VI, 7). Dao is the absolute yuan (Laozi 1 iv) that will never be known. It can only be understood through the clear intelligence (hui) or intuitive perception made possible in the  “manifestation” of dao – that their condition of motion or non-stasis. The motion, which is equivalent to the dao and which reveals the way of being, is characterized by riversibilità and sweetness. Dao, in fact, is in two moments alternate expansion and return: the first coincides with its manifestation through things, the second with his total concealment when part of himself or “nothing” (Laozi 14, ii, 40 , I and ii). This motion which determines the pace of life of the universe, is constant, linear and smooth, like a regular breath. The action of daode). But the dao don’t not stands for this to Master of things and remains anonymous and in silence (Laozi 34, i and ii). For exemplify we can compare it to the water that is colorless and tasteless, humble and beneficent, which penetrates gently everywhere, which seems to be weak but is able to destroy everything that appears solid and strong. Unsurprisingly, therefore, that the reality of dao, so simple and constant seems stupid and ridiculous to the small people and low category wises (Laozi 41, i). appears initially as an “overflow” which coincides with the expansion of its energies or “virtue” (In fact, nothing is off-dao and nothing is devoid of dao. His omnipresence  is readily accepted by all things because it equals the presence of life. From a formal point of view, dao is the infinite or not-determined. Its not determined is what distinguishes him by entities it produces and that there also explains why its activity is not solves with the production of its name. But by the non-determination also derive its ubiquity and its impartiality. The activity of dao is characterized by non-action – wuwei – namely the absence of volition, intent and effort, because its operations are not that the way in which it exists. The concepts of non-determination and omnipresence are the subject of a parable in Zhuangzi XXII, 6, where the residence of dao is situated in the palace of “No-place “, in the Country of “Non-action”: Even if a man would be capable of reaching the home of dao he will not give an enrichment, because he couldn’t find the necessary references to the acquisition of knowledge. The condition before the coming into being of  universe is considered similar to a “cloudy confusion.” It was a sudden and mysterious alteration, that the Taoist thought has not tried to interpret, instead turning his interest to the fact that the coming into being of things has caused, with the determination bodies as reality circumscribed and distinct, their separation from the original state of confusion. From this concept originated the acute desire of Taoist thinker, to return in a originary state of total communion through the annulment of himself and any other limitation. The total communion with dao therefore tantamount to return to the “nothing” or “vacuum”, xu (radical 141 / 6) – namely in that state who, having preceded the event of being, is not lack of being. “vacuum”, in fact, is the absolute moment in its mysterious and dynamic, exuberant energy and liberal, that we recognize as the “great beginning” (Taichu; Zhuangzi XII, 8).

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Sette artisti

Performance culinaria

Gli intenti degli artisti:

Durante tutto l’evento artistico sette artisti si cimenteranno in performances culinarie con diversi cibi “fatti in casa” serviti gratuitamente ai visitatori. Questo gesto nasce dall’ interesse comune dei singoli artisti all’idea di condivisione e offre un occasione per discutere sul rapporto tra cibo e arte.

Ogni giorno, dalle 18:00 alle 20:00 veniva offerto a chiunque lo volesse un assaggio di una specialità cinese preparata dai sette artisti.

Spesso io e Ruobing andavamo in giro per la festa con un vassoio a distribuire il cibo fra la gente e invitarli a visitare la cucina in cui gli artisti stavano continuando a preparare le loro ricette.

Il menu è stato il seguente:

Primo giorno_13 agosto: Hum Chin Peng (pane fritto salato)

Secondo giorno_14 agosto: Curry Puff (ravioli di pollo al curry)

Terzo giorno_15 agosto: Kuih Kah Peg (biscotti al cocco)

Quarto giorno_16 agosto: Fusilli / Tortellini (pasta fritta alla Malese)

Quinto giorno_17 agosto: Misteri della cucina cucina (da scoprire durante la giornata)

Preparo la comunicazione - Foto di Wang Ruo Bing

Preparo la comunicazione - Foto di Wang Ruo Bing

La performance dei sette artisti cinesi è sicuramente debitrice rispetto alla poetica di Tiravanija.

Tuttavia, come si può ben notare dalla finzione della ricreazione proposta dall’artista di origini tailandesi, la proposta di Vacanza va oltre l’aspetto relazionale. Nel caso di Vacanza non userei semplicemente la terminologia proposta da Bourriaud, perché vengono abbattuti i limiti della finzione e della fruizione tipicamente artistici. Nel caso di Vacanza userei proprio il termine conviviale, al posto di relazionale.

Si occasiona il totale abbattimento delle distanze. Non c’è una galleria, non un comunicato stampa, non una mail di invito ed una partecipazione premeditata. C’è un incontro più o meno casuale, c’è una scoperta reciproca. Non c’è una galleria con la sua soaglia e le sue demarcazioni valoriali; c’è un passeggiare disattento che incontra una discontinuità puramente esperienziale. Non una vera e propria demarcazione fra la performance artistica e la festa popolare.

Tuttavia sono due gli aspetti che maggiormente distinguono e danno specificità alla performance culinaria del collettivo cinese.

- l’aspetto curativo del cibo come simbolo

- l’aspetto estetico del cibo come gusto

Simbolo curativo

La cura del cibo non è da intendere come chimica o meramente medicamentale. La cura del cibo ha la sua efficacia solo se inserita nell’apposita struttura simbolica ed impiantata su solide base relazionali-comuunitarie.

Ho scritto un articolo in cui ho inserito uno stralcio della mia tesi per approfondire proprio questo tema.

Foto di Wang Ruo Bing

Pane fritto salato - Foto di Wang Ruo Bing

Gusto estetico

Magari resta vero  – come dice Tiravanija – che “it is not what you see that is important but what takes place between people” (ma questo, in sostanza, lo sapevamo già da Duchamp). Quello che suona come davvero nuovo nalla cooking performance di Vacanza è il forte accento che torna ad essere messo sul gusto (in un certo qual modo opponendosi all’Egouttoir duchampiano).

Assaggio - Foto di Wang Ruo Bing

Assaggio - Foto di Wang Ruo Bing

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Recipe for Vacanza – Cooking performance

Curry Puff

Pastry  :

1 Kg flour

Pinch of salt

250g butter

Cold water

Filling :

200g chicken breast ( cut to small cubes )

5 big potatoes ( cut to small cubes )

2 big onion ( finely chopped )

3 tablespoon of curry powder

Salt to taste

5 tablespoon of oil

1 cup of water

Mui's Curry Puff - Photo by Wang Ruobing

Method :

Pastry –

-          Rub butter into flour until it resembles fine crumbs.

-          Add water and mix to form a rough ball.

-          Knead dough for 5 minutes until it feels pliable and can be peeled easily off the surface, press the dough into a soft ball.

-          Cover and leave for 30 minutes.

Filling –

-     Heat up oil. Put in curry powder and onion, fried until fragrant.

Add chicken, potato, salt, water and cook until dry.

-          Roll pastry into 2mm thick. Cut out round shape about 5 cm.

-          Put 1 tsp filling onto pastry and fold into semi circle.

-          Pinch the folding into decorative edge.

-          Heat up 5 cups of oil for deep frying.

-          Deep fry curry puff until golden brown.

Mui's Curry Puff - Photo by Wang Ruobing

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Yak Beow Seah

Chong Boon Pok

Da Stir alla performance culinaria di Vacanza

Da buono storico dell’arte dovrei andare a rintracciare tutti gli antefatti dell’adozione di questo codice culinario nell’arte, almeno nell’arte contemporanea.  Dovrei proprio. E non è detto che un giorno non mi ci metta, a fare un riassuntino dalle varie cucine futuriste a Rirkrit Tiravanija passando per Daniel Spoerri.

Ma ora preferisco rimanere nell’ambito circoscritto dell’evoluzione interna al progetto Vacanza, e rintracciare l’antenato dell’applicazione del codice culinario tra i curricula degli artisti in mostra.

Parlerò quindi del caso Stir, di cui Chong Boon Pok in persona mi ha voluto parlare dopo aver pranzato insieme. Nel parlare ha anche voluto regalarmi questo importante depliant informativo (sul quale ha anche scritto a matita gli estremi da gpoogolizzare per avere altre informazioni).

Depliant di Stir, 2004

Depliant di Stir, 2004

Ciò che emerge con maggior forza è, nel caso di Stir, l’aspetto curativo del cibo, dell’attesa del consumo e della condivisione. Del sano accomodarsi sullo scorrere del tempo, vissuto dal versante biologico della Nostra esistenza.  L’importanza della zuppa nella cucina cinese, e la funzione della stessa nel conciliare la convalescenza di colui che è stato malato, la dice lunga sull’intenzione di Stir di portare il fruitore furoi dai ritmi (frenetici) e dalle logiche (monetarie) che regolano la sua vita di tutti i giorni. Stir – citando letteralmente gli artisti -“represents a way of showing compassion and caring” (Yak Beow Seah e Chong Boon Pok, nel catalogo di Stir). La categoria del to take care, che richiama così da vicino la cura indica senza dubbio che il luogo della mostra è stato progettato per diventare un luogo di aggregazione, per far nascere relazioni e dialoghi attorno al simbolo curativo del cibo. Che la cura stia nella relazione umana non è una novità, se si tengono in considerazione i risultati di Levy-Strauss sull’efficacia simbolica e quelli di Freud sulla terapia psicanalitica.

In Stir, che significa mescere, mescolare (in sintonia con quanto appena detto), ma anche, necessariamente, agitare e sbattere, gli artisti non hanno prodotto un opera, ma hanno, in diversi sensi, cucinato un piatto, i cui ingredienti principali erano i visitatori.

Mi sembra di poter dire che (tanto in Stir, quanto poi in Vacanza) gli artisti erano doppiamente curatori nel doppio senso di

- curare la loro stessa mostra;

- curare i fruitori nel lenire la loro alienazione e l’insuperabile invisibilità quotidiana.

IMT - P&S Recipe Shop, 2006

IMT - P&S Recipe Shop, 2006

Nel 2006 è stata la volta di P&S Recipe Shop.

P&S Recipe Shop’ was a continuous performance exploring issues ranging from the artistic potential and economic value of cooking and serving food, to art as a “way of living”

Pane speziato fritto - Vacanza, 2008

Pane speziato fritto - Vacanza, 2008

Nel 2008 la performance culinaria proposta nel progetto Vacanza, oltre a mantenere i tratti presenti in Stir e in Recipe shop, aggiunge alcuni elementi innovativi dettati in maggioranza da una sapiente orchestrazione del dialogo con il contesto.

Ciò che è venuto meno è, probabilmente, lo scalino o l’inscrizione testuale nella performance di Vacanza di uno scalino d’entrata, l’impressione di entrare in un luogo deputato all’arte.

In primo luogo la performance era collettiva e tuttti gli artisti hanno contribuito. Questo ha amalgamato i loro lavori procurando un feed-back positivo anche sulla fruizione di questi ultimi. Inoltre hanno contribuito anche curatori e diversi soggetti distanti a diverse misure dell’organizzazione (tra cui molti abitanti di Toffia).

In secondo luogo l’evento non ha creato un’alternativa alla festa in corso, ma ha saputo ritagliarsi uno spazio di riconoscibilità senza indurre al distacco. La festa in corso, pur essendo in occasione del Ferragosto era più a carattere civile che religioso, ed attirava migliaia di visitatori con i mezzi di una cucina casareccia e degli artefatti manuali.

Terzo elemento, più legato alla poetica della performance, è stata la scelta della mescolanza come canale preferenziale. La formula, facilmente comunicabile, era quella di preparare ricette cinesi con ingredienti italiani. Essa è stata applicata senza forzare la mano su sterili dicotomie, ma smussando tutte le astrusità concettuali sulla base dell’obbiattivo che era quello di creare una vera esperienza di vita (senza quasi il bisogno di dichiarare di essere una esperienza artistica).

Yak Beow Seah e Chong Boon Pok, oltre alla performance culinaria che hanno gestito in collaborazione con gli altri 5 artisti cinesi, hanno presentato a livello individuale, rispettivamente, Untitled e Free sample.

> Yak Beow Seah, Untitled

> Chong Boon Pok, Free sample (articolo in arrivo)

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Seah Yark Beow

Untitled

Le intenzioni dell’artista:

In questo lavoro utilizzo materie prime per dar luogo ad un processo naturale in grado di generare diverse risposte, spesso inaspettate. Il lavoro comprende una serie di stimolazioni sensoriali che vogliono raggiungere l’instaurarsi di una relazione tra il fruitore e l’oggetto.

Untitled è una scultura commestibile, che ci parla sia della produzione di energie sia del loro naturale dispendio. Della forma e dello scorre della vita; della vita come scorrimento de-formante. Entropia.

Infatti questa scultura senza titolo è andata incontro ad un naturale deperimento e rottura coincidente con la rottura dei legami interni che ne sorreggevano quella che era allo stesso tempo la struttura e l’involucro. Il senza titolo non è, anzi sta diventando senza forma.

Foto della scultura scattata da Ruobing il primo giorno

Foto della scultura scattata da Ruobing il primo giorno

Dei limoni erano collegati l’un l’altro attraverso bacchette cinesi. All’inizio della settimana di esposizione la scultura si sosteneva eretta di un odore luminoso che riempiva tutto l’ambiente che la ospitava. Col passare del tempo, in modo impercettibile ma inesorabile, la marcescenza dei limoni imprimeva alla forma cristallina della scultura una nota sempre più stridente di decadenza e decadimento.

Foto della stessa scultura scattata da Sarah lultimo giorno

Foto della stessa scultura scattata da Sarah l'ultimo giorno

La scultura di Seah richiama sia gli esperimenti per la produzione di energia elettrica (come costruire una pila con un limone, una lamina di zinco ed una di rame?) sia alle ricerche microscopiche sulla struttura delle molecole e alla comparazione strutturale su vari livelli.

Emmanuele Pilia - Fantasie meccaniche

Emmanuele "PEJA" Pilia - Fantasie meccaniche

Beuys - CapriBatterie, 1985

Beuys - CapriBatterie, 1985

Più che riallacciarsi alla tradizione beuysiana, mi sembra che Seah attinga direttamente alla tradizione cinese che sta alle sue spalle.

Sulla forma come orpello destinato alla dissoluzione, in vista di un ciclico ritorno verso il vuoto, non bisogna farsi sviare dalle analogie.

Infatti sarebbe sbagliato fermarsi all’accostamento delle teorie esposte nel libro delle odi con l’idea di Platone.

Leonardo Arena si esprime giustamente:

Come molti filosofi cinesi contemporanei hanno sottolineato, la questione può essere correlata al concetto platonico di idea. Sin dal “Libro delle odi”, si insiste su questo: “poiché esistono le cose, ce ne sono anche i modelli” (tse) (ode n. 260). Ogni cosa si conforma a una propria configurazione o articolazione: i Neoconfuciani che si richiamarono al li (“principio costitutivo”, “legge”, pattern, ecc.) trovarono un terreno fertile su cui edificare le proprie argomentazioni. Da diversi secoli i Cinesi sviscerano il rapporto di questo li, reperibile in qualsiasi oggetto, occasione o evento, con l’energia vitale (ch’i) che permea il cosmo.

Tuttavia, nella forma come concetto filosofico appartenente all’area cinese (mi si èperdoni la generalizzazione) non c’è alcunché della fissità dell’eidos platonico.

Giancarlo Finazzo nota che:

Il principio, essendo il non-determinato in assoluto proprio in quanto generatore di tutte le entità finite o determinate, resta il nonconoscibile e quindi il non-definibile. Esso può essere soltanto intuito come la forza inesauribile che è la fonte stessa di vita e la cui energia si espande naturalmente, manifestandosi attraverso la realtà delle cose.

Il principio è anonimo, non individualizzato. Il suo scorrere è uno scorrere quotidiano che non si lascia cogliere in eventi formali.

In questo senso il senza titolo di Sah è realistico. Si tratta di una imitazione di questo scorrere. Di questa presenza senza parossismi, che si abbandona al di fuori, senza additare alcun finalismo.

Chiudo con ciò che lo stesso Finazzo scrive sul Taoismo:

Confucius presenting the young Gautama Buddha to Laozi

Confucius presenting the young Gautama Buddha to Laozi

Laozi scritto in cinese

Laozi scritto in cinese

La Scuola taoista o del Daode ha il suo fondatore in Laozi (570-490 a.C.). Stando alle poche notizie fornite dallo storico Sima Qian (145-86 a.C.), Laozi fu originario del distretto di Li (Cina meridionale),lavorò a lungo come bibliotecario e archivista alla corte degli Zhou e abbandonò infine il lavoro e la società, partendo a piedi per l’Occidente senza lasciare più traccia di sé. Mentre era in procinto di varcare la frontiera, una guardia volle essere informata sul suo pensiero; avrebbe allora dettato quello che in seguito fu denominato Daodejing o Libro del Daode, un’opera di circa 5.000 caratteri, divisa in 81 capitoli e che compendia la filosofia del dao. Il suo pensiero fu esposto più tardi da Zhuangzi (seconda metà del sec. IV a.C.) – il filosofo più geniale e rappresentativo della Scuola – in un’opera che ne porta il nome e che è distribuita in 33 libri raggruppati in 10 volumi. I testi del Daodejing e del Zhuangzi costituiscono la più alta espressione del pensiero speculativo cinese. La ricchezza e la densità concettuale della terminologia, il linguaggio ellittico e vigoroso di Laozi e quello fecondo e immaginoso di Zhuangzi, sono rimasti ineguagliati.

Dao è il nome convenzionale dato alla realtà unica e perfetta, occulta e immutabile, immateriale e silente, che era prima che il cielo e la terra venissero in esistenza (Laozi 25, i-iv). Una realtà che ha in sé l’origine e la norma, e le cui categorie sono il moto e la verità (Zhuangzi VI, 7). Dao è l’assoluto, yuan (Laozi 1, iv) che non sarà mai oggetto di conoscenza. Esso potrà essere soltanto compreso attraverso la chiara intelligenza (hui) o percezione intuitiva resa possibile dall’unica “manifestazione” del dao – ossia dalla sua condizione di moto o non-stasi. Il moto, che equivale all’attività del dao e che ne rivela il modo di essere, è caratterizzato da riversibilità e da dolcezza. Dao, infatti, è nei due momenti alterni di espansione e di rientro: il primo coincide con la sua manifestazione attraverso le cose, il secondo con il suo totale occultamento quando rientra in se stesso o nel “nulla” (Laozi 14, ii; 40, i, ii). Questo moto che determina il ritmo della vita dell’universo, è costante, lineare e agevole, simile ad un regolare respiro. L’azione del daode). Ma il dao non si erge per questo a signore delle cose e non manifesta il suo nome, restando nell’anonimato e nel silenzio (Laozi 34, i, ii). Per esemplificarne il modo operativo lo si paragona all’acqua incolore e insapore, umile e benefica, che penetra dolcemente in ogni dove, che sembra debole all’aspetto ma che è in grado di annientare tutto ciò che appare solido e forte. Non stupisce pertanto che la realtà del dao, così semplice, costante e sommessa, sembri stupida e ridicola alla piccola gente e ai dotti di bassa categoria (Laozi 41, i). si configura inizialmente come un “traboccamento” che coincide con l’espansione delle sue energie o “virtù” ( Di fatto, nulla è fuori del dao e nulla è privo di dao. La sua onnipresenza non è costrittiva ed è prontamente accettata da tutte le cose poiché essa equivale alla presenza della vita. Dal punto di vista formale, dao è l’infinito o il non determinato. Il suo non determinarsi è ciò che lo distingue dagli enti da esso prodotti e che ci spiega anche perché la sua attività non si risolva con la produzione del suo nome. Ma dalla non-determinazione derivano altresì la sua onnipresenza e la sua imparzialità. L’attività del dao è infatti caratterizzata da non-azione – wuwei – ossia dalla assenza di volizione, di intenzionalità e di sforzo, poiché le sue operazioni non sono che il modo in cui esso sussiste. I concetti della non-determinazione e della onnipresenza sono l’argomento di una parabola nello Zhuangzi XXII, 6, dove la dimora del dao è situata nel palazzo di “Nessun-luogo” nel paese di “Non-azione”: anche l’uomo capace di arrivare alla dimora del dao non ne trarrebbe un arricchimento di sapere poiché non vi troverebbe i riferimenti necessari all’acquisizione della conoscenza. Lo stato precedente alla venuta in essere dell’universo è ritenuto simile ad una “torbida confusione”. Esso subì un’improvvisa e misteriosa alterazione, che il pensiero taoista non ha tentato di interpretare, rivolgendo invece il suo interesse al fatto che la venuta in essere delle cose ha causato, con la determinazione degli enti in quanto realtà circoscritte e distinte, la loro separazione dallo stato originario di confusione. Da questa concezione trae origine l’acuto desiderio del pensatore taoista, di rientrare nello stato originario di totale comunione attraverso l’annullamento di sé e di ogni altra limitazione di essere. La comunione totale col dao equivale dunque al rientro nel “nulla” o “vuoto”, xu (radicale 141/6) – ossia in quello stato che, avendo preceduto la manifestazione dell’essere, non è carenza di essere. Il “vuoto”, infatti, è l’essere assoluto nel suo momento misterioso e dinamico, esuberante di energia e liberale, che riconosciamo come il “grande inizio” (Taichu; Zhuangzi XII, 8).

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. Per leggere questo articolo IN ITALIANO

Vacanza (Holiday)

DU JIA

Toffia

13>17 August , 2008

Organized by 33 Officina Creativa

Curated by Wang Ruo Bing

Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Vacanza chinese lantern - Photo by Sarah L'Epée

Seven chinese artists

Lee TY Jeffrey

Pok Chong Boon

Sai Hua Kuan

Seah Yark Beow

Tan Poh Mui

Wang Ruobing

Wong Yvonne

Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah LEpée

Vacanza Project's posters- Photo by Sarah L'Epée

Terminological notes

Vacanza is the italian word for the chinese Du Jia (in english Holiday)

But we must bear in mind that the literal translation of dùjis something like to spend  holidays.

Introduction to the project

The Vacanza Project is the result of a collaboration between seven Chinese artists and members of 33 Officina Creativa of Toffia (a little center in Sabina – Italy). A preponderant role in creating this artistic experience was played, in Toffia, by Alessandro and Giordano. Their main mediator was undoubtedly Ruo Wang Bing by the chinese side.

A first contact occurred in May, when Ruo Bing was selected to participate in 20eventi with some other young artists of the Ruskin School (Oxford University – London). On that occasion, in which even I got to know both the artist and the association of Toffia, was developed the idea of the project which would take place three months later, always in Toffia, but with more autonomy from 20eventi.

I was lucky enough to get involved in Vacanza just at the exhibit and critic level (i came at a time when the exhibition had already set up) starting from August 11th. My experience was dazzling.

In addition to a friendship that in a short time was consolidated with both the souls of the project (i mean the assosiation and the seven artists), I could go through the artist’s maze of their creative and philosophical concerns; but I also had to face and solve many organisational problems that happened in the various levels of the Project.

I am going, in this first article, to give a neutral report of what happened, then investigate more specific issues with other interventions. This series of articles (tagged with “vacanza”) will be, with the contribution of all comments, part of a work that must continue in various forms in agreement with 33 Officina Creativa and with seven chinese artists.

It’s important, not only for me and my personal memory, but for scientific knowledge of contemporary art, that an event like this does not fall into oblivion.

Vacanza

Vacanza was a residence and artistic project for the production of highly localized and participatory pieces. Vacanza was a very complex project but readble on multiple level; as such accessible to be able to integrate itself without contrasts with the concomitant popular festival “Let’s relive the Old Town”. In this festival was organized an extensive exhibition of craftsmen from all over Italy and dinners prepared and put on the table thanks to the extraordinary voluntary cooperation of a large number of residents (especially women and boys). In view of this, was the will of far-sighted artists and curators to amalgamate the individual works in the exhibition and put them in connection with the external environment through the “culinary code”.

As well as to raise various individual works, the culinary code was the medium for a collective performance which is completely open to the public, abandoning any modernist utopia of  objective and intellectualised observation. Although the latter, in fact, is not excluded, the enjoyment of their Cooking performance implies the complexity of their work that never placed in any way as an obstacle to fruition by an audience of non-professionals.

The bruschetta with olive oil and sausages were married in the will of the same visitors, as well as the intentions of artists, with the chicken curry and soy sauce. The more the climate created a festive atmosphere of openness and acceptance, the more you could appreciate the effort of the seven chinese artists (that, to tell the truth, have not saved at all in daily devote to the kitchen, to make spending to wash the dishes, to satisfy the curiosity of italian housewifes recipes of their meals …), to create chinese food with typical italian ingredients.

Comunicazione di Cooking performance

"Broadcasting" the event - Photo by Wang Ruo Bing

Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing

I taste some Hum Chin Peng - Photo by Wang Ruo Bing

The food offered for free and ritualised (every day from 18:00 to 20:00) easily obtained the esteem and confidence of local residents, tourists and artisans. Appreciated and sometimes paid back with gifts (as in the case of toffian beekeeper that gave us, including myself, a sample of his delicious honey).

The intercultural comparison work of the artists has never falls into the stereotypes and pointed, as only art can do, subtle differences and deep affinity between the places their roots are and the european fronds of their work.

I conclude with the words that Wang Ruo Bing has written as an introduction to their project:

A contemporary art exhibition in the historical medieval hilltop village of Toffia is not a new phenomenon for most tourists visiting from big cities, neither is it a surprise for local residents who have encountered the “20eventi” in last few years. Nevertheless, this contemporary art exhibition, “Du Jia” (Vacanza/Holiday), by artists from the Chinese diaspora is, indeed, an experimental and controversial attempt in fusing the two rich and enduring civilizations of Chinese and Medieval European culture. Art by Chinese artists has gathered great momentum in recent years, appearing throughout the international art scene since the 1990s, most frequently in the sophisticated big cities such as Roma, Berlin, London and New York.  In this sense, an exhibition of Chinese artists in the remote medieval village of Toffia is worthy of exploration.

Other than myself, no other participating artists had been to Toffia, even though we all had diverse prior contact with Italy such as having visited Venice Biennale. Nevertheless, this is not unusual, as many exhibitions bring artists to a particular region for the first time. But, when the photos of Toffia were shown to the artists at the beginning of the discussion on how to carry out the show, surprisingly the first perception of everyone is the seducement of a holiday. And this: the Vacanza conception of these members of the Chinese diaspora in viewing the medieval village Toffia, somehow, seemed to resonate with the local Italian conception of their own village.

Searching through Internet, it is not difficult to find Toffia described as a charming ancient medieval village, offering tourists not only incredible visual pleasure such as the untouched landscape of rolling hills, olive trees and wine groves, but also spoiling them with locally produced healthy vegetables, oil and delicious Italian cuisine. Only 30 miles north of Rome, Toffia was built on a wedge-shaped spur of rock with an obvious defensive purpose during the medieval period. The extraordinary position at the hilltop also bestows on Toffia a contemporary value. Today Toffia has less purpose as a place of residency than a suburban holiday resort supplying cultural and natural needs for the city dwellers nearby. Nor is this an isolated case: there are many such villages nearby experiencing similar circumstances, for example Farfa and Fara in Sabina.  And this is precisely the reason why the appearance of Toffia struck us collectively a temptingly like a Vacanza, even though we come from various social and political backgrounds.