Nell’impossibilità (stando io in Germania) di visitarla a Perugia, consiglio a tutti quelli che si trovassero in quella zona a fine giugno (il 26) di andarci, e poi magari di venire qui sul blog a scrivermi un’opinione.
Inaugurazione: venerdi 26 giugno, dalle 10:00 alle 13:00
Orario d’apertura: 16:00 – 20:00
Invito alla mostra
AREA PRIVATA è lieta di presentare le opere di Sai Hua Kuan e Wang Ruobing. La mostra, intitolata “Disegno in mezzo al nulla e Verde per qualcosa”, espone i nuovi lavori che i due artisti cinesi hanno sviluppato nel corso dell’ultimo anno.
“Disegno in mezzo al nulla” di Sai Hua Kuan è un’opera site-specific che si adegua al volume dello spazio in cui viene installata. Usando la corda in cotone bianco come materiale principale, “Disegno” esplora le semplici ma fondamentali funzioni della linea – dividere, sottrarre e definire uno spazio.
“Verde per qualcosa” di Wang è una installazione costituita da centinaia di oggetti verdi. Come in molti altri dei suoi lavori, “Verde” esplora il modo in cui il pubblico pensa e considera la questione ambientalistica cercando di stimolare una più consapevole relazione dell’uomo con gli spazi che lo circondano.
Sai Hua Kuan è nato nel 1976 a Singapore in una famiglia proveniente da Hainan (una provincia meridionale della Repubblica Popolare Cinese) ed oggi vive e lavora nel Regno Unito. Laureatosi presso la Slade School of Fine Art – University College London, ha preso parte a numerose esposizioni in tutto il mondo (Canada, Francia, Inghilterra, Russia e Singapore). Sai lavora con diversi tipi di supporti e di linguaggi, tra cui la scultura, il video, la fotografia e la performance.
Soffermarsi su uno spazio e trasformarlo; smantellare e ricostruire materiali ed oggetti sono le attività fondanti della sua pratica artistica.
Wang Ruobing
Wang Ruobing è nata a Chengdu (Cina) nel 1975 e vive tra Singapore e l’Inghilterra. Dottorando presso la Ruskin School of Drawing and Fine Art – University of Oxford, la sua ricerca esamina le modalità in cui una coscienza ambientalistica sia presente fra gli artisti cinesi contemporanei. Parallelamente, lei stessa si pone come artista molto attenta alla questione ambientale. Sebbene si sia formata come scultrice, spazia fra una vasta gamma di ambienti, linguaggi e materiali: dal disegno all’incisione, dal ready made alla fotografia, dal video al film. Che siano effimere o permanenti, le opere di Ruobing pongono al centro la relazione fra umanità e ambiente-natura, tra la crescente consapevolezza della problematica del verde e la realtà sociale. L’esperienza visuale dei suoi lavori, spesso accompagnata da una stretta interazione con il pubblico, cerca di provocare uno stato d’animo: una opportunità di ripensare la nostra relazione con l’ambiente che ci circonda.
Wang Ruo Bing o Ruobing (questo è il suo sito), da tutti a Toffia chiamata Robin, era la veterana del gruppo dei sette artisti cinesi che hanno dato vita al progetto Vacanza.
È stata lei a mediare e curare la mostra sulle basi della sua esperienza pregressa, in Sabina, durante 20eventi 2008; lei, quindi, a contattare i suoi amici cinesi e coinvolgerli un questa vacanza italiana.
Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005
Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2008
Introduzione
Cosa è rimasto nella nostra Robin del suo primo viaggio italiano? Cosa l’ha spinta a ricercare una nuova occasione per tornare a lavorare a Toffia? Quali aspetti voleva riscoprire e quali, invece, modificare con il proprio intervento?
Perfect Forest, 2008 (dettaglio)
Quello che è probabilmente rimasto in Ruobing è il ricordo di una esperienza primaverile. Probanilmente, entrandoci in contatto, fu a sua volta toccata dalla natura della Sabina e dalla gente, così indissolubilmente (apparentemente) legata a quei posti. L’artista non ha operato archeologicamente, non ha ricercato il fascino del rudere o della curiosità esotica. Piuttosto etnograficamente, forse, ha effettuato una ricognizione consapevole ma vergine di questi luoghi, che così calorosamente l’hanno accolta ed ai quali, con Beauty, ha voluto rendere omaggio.
L’esperienza del maggio 2008 (la prima, che ha preceduto Beauty di tre mesi circa), pur avendo dato l’incipit, ha sicuramente lasciato anche un certo vuoto, una vacanza, in Ruo Bing.
Vuoi per la sopraffazione di un ambiente arduo da controllare, vuoi per una mancanza di libertà congenita quando si tratta di una manifestazione collettiva complessa come 20eventi, Wang Ruobing ha sentito questa responsabilità di tornare sul luogo per affrontare quel vuoto che era rimasto.
Come la psicanalisi ci insegna, le ossessioni vanno affronatte, il rimosso va svelato. Ma qui non si tratta di riempire di senso quel vuoto che pur rimane. Si tratta del coraggio di tornare, affronatre e condividere l’esperienza del vuoto che già da sempre ci accomuna.
Per questo ha contattato sei suoi amici ed ha fatto in modo di poter gestire più autonomamente la propria esperienza, scegliere le collaborazioni e le mete dalla sua Vacanza. Non più un viaggio organizzato, ma una vera e propria avventura artistica, ai confini di una cultura diversa, contadina, rurale, così legata alla terra e ai ritmi delle stagioni. Una terra così lontana ma così vicina per un’artista che abita il mondo; così strana, ma così affine ad una poetica tento ripsettosa dei segreti della tertra e della sua inviolabilità.
Le dichiarazioni dell’artista:
Beauty tratta delle comunanze e delle differenze delle nostre visioni della natura/universo. L’opera esplora gli svariati modi in cui sia gli orientali sia gli occidentali cercano di razionalizzare o anche immaginare l’ambiente moderno trasformando il materiale grezzo, come un uccello, del marmo o una pianta, ed integrando materiale commerciale, come la plastica o alcune bottiglie di Coca-Cola, in una bellezza che si addice alla nostra filosofia. La filosofia della bellezza in tali oggetti quotidiani, prendendo in prestito le parole di Keith Thomas, è “di un antropocentrismo da togliere il fiato” (breathtakingly anthropocentric, Thomas Keith, Man and the natural world. A history of the modern sensibility, New York, 1983, p. 18)
Io, Sai e Ruobing attorno a Bauty
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Il vago e l’impegno
Certo… non si può comunque assumere che la prima esperienza italiana si sia conclusa con un nulla di fatto (e non lo intendevo nemmeno dire, benché possa essere parso il contrario). Anzi, maggio resta comunque il seme iniziale e da quell’esperienza Ruobing non ha raccolto solo il materiale e le informazioni che avrebbe poi riutilizzato in Beauty qualche mese dopo, ma ha anche acquisito e potuto rielaborare uno stimolante senso di incompiutezza. Uno stimolante senso di incompiutezza, che pervade l’intero progetto, e spiega ulteriormente l’acquisizione di un titolo come Vacanza.
La vagehzza di questa sensazione accomuna gli scenari proposti dall’artista al materiale onirico. La prima esperienza italiana è stata, infatti, lo spunto per il lavoro tanto quanto – mi verrebbe da dire - un sogno interrotto che continua a girarti in testa per tutto il giorno (o come le tracce mnemoniche del giorno che si rimescolano nel sogno?).
In quersto senso di vaghezza, di vacanza, si cela la bellezza dell’opera di Ruobing.
La bellezza, non è, in questo caso, solo la declinazione leopardiana del fascino del vago e dell’indeterminato… è un concetto più radicato nel concreto svilupparsi delle relazioni.
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Kant e Duchamp
Bellezza? Hai usato proprio il termine bellezza? Ma ti rendi conto – potrebbe dire chi legge – che l’arte contemporanea ha divorziato, con Duchamp, dal retinico e dal gusto!?!
Ebbene torno a parlare di bellezza, e rispolvero persino Kant, quel filosofo del bello assoluto, disonorato ormai da generazioni… (povero critico stantìo che sono!)
Ma non voltarmi subito le spalle, oh ingrato lettore: ascolta le mie ragioni!
Innanzitutto, potrei ‘discolparmi’ dicendo che non è colpa mia se l’artista ha voluto chiamare Beauty il suo lavoro. Ma non lo faccio, anche perché nulla potrebbe giustificarmi dal voler ritirare fuori il vecchio Immanuel.
Diciamo, allora, che diamo momentaneamente per buono che io parta in difetto, e che mi trovi nella condizione di dover guadagnare la credibilità perduta.
Cosa c’è di universale nel bello di Kant?
Il riconoscersi dell’uomo come appartenente ad una comunità in grado di apprezzare, oltre ogni differenza, un sentimento (non un concetto) che procura piacere. Il giudizio estetico non è puramente soggettivo ma si basa su una soggettività comunicante (espressione usata sia da Fazio-Allmayer sia da Negri, rispetto alla Critica del giudizio kantiana). Tale doggetività comunicante non è basata sui concetti, ma sul sentimento.
In base alla loro lettura del testo kantiano possiamo escludere una interpretazione puramente estetica e trarre dal medesimo testo un approccio politico che fa venire in mente il pensiero di Benjamin: la soggettività comunicante estetica diventa soggettività comunicante politica.
La comunità è, quindi, in grado di riscoprirsi tale (comunicante) nell’adesione ad un oggetto giudicato bello. In questo bello non c’è alcunché di irraggiungibile e di elitario come tanta arte che attacca Kant, invece – nonostante dica il contrario -, continua ad essere o a propugnare.
Il bello comune o comunitario, d’altro verso, non era nemmeno osteggiato dallo stesso Duchamp, il quale anzi lo ricercava. Bensì molti prosecutori del suo operare l’hanno tradito nella direzione di un conservatorismo riestetizzante (nel senso più tradizionale e disimpegnato).
Tradimento che si manifesta in certa Pop art e nella semplice esaltazione della merce, o nell’identificazione di quest’ultima con la cultura tout-court. L’erroe è in questo caso far coincidere una parte del fenomeno con la sua complessità.
Artisti come Andy Warhol, tuttavia, non arrestano il proprio lavoro a quello stadio. Esistono, per altro, anche film come American Beauty che riescono a mettere in scena la pars construens della nuova mitologia del quotidiano.
La straordinaria forza dell’opera di Ruo Bing sta nell’aver reso universale quel senso di bellezza che si è manifestato con gran forza nel cuore del capitalismo occidentale. Lei è stata in grado di farlo impersonificando la persona che cammina sul mondo, tracciando traiettorie alternative anche se non opposte ai flussi del capitale e del turismo.
Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)
Il giudizio (quello estetico quanto quello teleologico) è per Kant una facoltà che permette, a partire dal particolare, di avere una idea coerente del tutto. Il sentimento di piacere “deriva dallo scoprire che elementi disparati sono riportabili ad un’unità” (Perniola 1997: 13).
Dal particolare all’universale, quindi. Segni particolari (special signs, usually marked above the italian identity cards), sono quelli che Ruo Bing indica nelle sue fotografie, descrivendole compilando un modello ricavato per analogia sulla base della carta di identità italiana del primo Novecento. La base del suo lavoro è, infatti, la scoperta di un cumulo di antiche carte di identità appartenute agli abitanti di Toffia. Erano disposte senza un ordine in una soffitta dell’ex municipio. L’artista ha ricopiato il modulo dell’antico documento ed ha messo il titolo dell’opera nello spazio dedicato al nome; il sottotitolo nello spazio del cognome; data e luogo dello scatto al posto di quelli di nascita; una descrizione nient’affatto denotativa dell’immagine o dell’occasione in cui era stata scattata nello spazio dei segni particolari.
Create in numero pari alle carte di identità presenti su quel tavolo, e tratte da soggetti a prima vista poco significativi dei suoi viaggi in Italia quanto in Cina, le nuove “carte di identità” sono state disposte con ordine al fianco dei documenti preesistenti, anch’essi impilanti con ordine per l’occasione.
Così come le identità delle persone raffigurate negli antichi documenti (attrazione per la gente del posto che si riscopre da giovane, o consce i propri parenti ed amici) costituiscono frammenti individuali di un gruppo comunitario più vasto che li riconduce ad unità, così le foto di Ruo Bing, ridotte a formato fototessera, costituiscono suggestioni e documentazioni di frammenti disparati di viaggi diversi, ma possono essere ricondotte all’unità dell’esperienza dell’artista e, per metonimia, alla condizione itinerante dell’essere umano.
Infatti, nascoste sotto il tavolo, due casse riproducevano a basso volume in loop un estratto audio (passi continui, cani che abbaiano, la curiosità di alcune donne del paese e la voce dell’artista)che Ruo Bing aveva raccolto a Toffia durante una semplice passeggiata per le strade di quel paese straniero eppure così familiare .
Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing
Vacanza is the italian word for the chinese Du Jia (in english Holiday)
But we must bear in mind that the literal translation of dùjià is something like to spend holidays.
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Introduction to the project
The Vacanza Project is the result of a collaboration between seven Chinese artists and members of 33 Officina Creativa of Toffia (a little center in Sabina – Italy). A preponderant role in creating this artistic experience was played, in Toffia, by Alessandro and Giordano. Their main mediator was undoubtedly Ruo Wang Bing by the chinese side.
A first contact occurred in May, when Ruo Bing was selected to participate in 20eventi with some other young artists of the Ruskin School (Oxford University – London). On that occasion, in which even I got to know both the artist and the association of Toffia, was developed the idea of the project which would take place three months later, always in Toffia, but with more autonomy from 20eventi.
I was lucky enough to get involved in Vacanza just at the exhibit and critic level (i came at a time when the exhibition had already set up) starting from August 11th. My experience was dazzling.
In addition to a friendship that in a short time was consolidated with both the souls of the project (i mean the assosiation and the seven artists), I could go through the artist’s maze of their creative and philosophical concerns; but I also had to face and solve many organisational problems that happened in the various levels of the Project.
I am going, in this first article, to give a neutral report of what happened, then investigate more specific issues with other interventions. This series of articles (tagged with “vacanza”) will be, with the contribution of all comments, part of a work that must continue in various forms in agreement with 33 Officina Creativa and with seven chinese artists.
It’s important, not only for me and my personal memory, but for scientific knowledge of contemporary art, that an event like this does not fall into oblivion.
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Vacanza
Vacanza was a residence and artistic project for the production of highly localized and participatory pieces. Vacanza was a very complex project but readble on multiple level; as such accessible to be able to integrate itself without contrasts with the concomitant popular festival “Let’s relive the Old Town”. In this festival was organized an extensive exhibition of craftsmen from all over Italy and dinners prepared and put on the table thanks to the extraordinary voluntary cooperation of a large number of residents (especially women and boys). In view of this, was the will of far-sighted artists and curators to amalgamate the individual works in the exhibition and put them in connection with the external environment through the “culinary code”.
As well as to raise various individual works, the culinary code was the medium for a collective performance which is completely open to the public, abandoning any modernist utopia of objective and intellectualised observation. Although the latter, in fact, is not excluded, the enjoyment of their Cooking performance implies the complexity of their work that never placed in any way as an obstacle to fruition by an audience of non-professionals.
The bruschetta with olive oil and sausages were married in the will of the same visitors, as well as the intentions of artists, with the chicken curry and soy sauce. The more the climate created a festive atmosphere of openness and acceptance, the more you could appreciate the effort of the seven chinese artists (that, to tell the truth, have not saved at all in daily devote to the kitchen, to make spending to wash the dishes, to satisfy the curiosity of italian housewifes recipes of their meals …), to create chinese food with typical italian ingredients.
"Broadcasting" the event - Photo by Wang Ruo Bing
I taste some Hum Chin Peng - Photo by Wang Ruo Bing
The food offered for free and ritualised (every day from 18:00 to 20:00) easily obtained the esteem and confidence of local residents, tourists and artisans. Appreciated and sometimes paid back with gifts (as in the case of toffian beekeeper that gave us, including myself, a sample of his delicious honey).
The intercultural comparison work of the artists has never falls into the stereotypes and pointed, as only art can do, subtle differences and deep affinity between the places their roots are and the european fronds of their work.
I conclude with the words that Wang Ruo Bing has written as an introduction to their project:
A contemporary art exhibition in the historical medieval hilltop village of Toffia is not a new phenomenon for most tourists visiting from big cities, neither is it a surprise for local residents who have encountered the “20eventi” in last few years. Nevertheless, this contemporary art exhibition, “Du Jia” (Vacanza/Holiday), by artists from the Chinese diaspora is, indeed, an experimental and controversial attempt in fusing the two rich and enduring civilizations of Chinese and Medieval European culture. Art by Chinese artists has gathered great momentum in recent years, appearing throughout the international art scene since the 1990s, most frequently in the sophisticated big cities such as Roma, Berlin, London and New York. In this sense, an exhibition of Chinese artists in the remote medieval village of Toffia is worthy of exploration.
Other than myself, no other participating artists had been to Toffia, even though we all had diverse prior contact with Italy such as having visited Venice Biennale. Nevertheless, this is not unusual, as many exhibitions bring artists to a particular region for the first time. But, when the photos of Toffia were shown to the artists at the beginning of the discussion on how to carry out the show, surprisingly the first perception of everyone is the seducement of a holiday. And this: the Vacanza conception of these members of the Chinese diaspora in viewing the medieval village Toffia, somehow, seemed to resonate with the local Italian conception of their own village.
Searching through Internet, it is not difficult to find Toffia described as a charming ancient medieval village, offering tourists not only incredible visual pleasure such as the untouched landscape of rolling hills, olive trees and wine groves, but also spoiling them with locally produced healthy vegetables, oil and delicious Italian cuisine. Only 30 miles north of Rome, Toffia was built on a wedge-shaped spur of rock with an obvious defensive purpose during the medieval period. The extraordinary position at the hilltop also bestows on Toffia a contemporary value. Today Toffia has less purpose as a place of residency than a suburban holiday resort supplying cultural and natural needs for the city dwellers nearby. Nor is this an isolated case: there are many such villages nearby experiencing similar circumstances, for example Farfa and Fara in Sabina. And this is precisely the reason why the appearance of Toffia struck us collectively a temptingly like a Vacanza, even though we come from various social and political backgrounds.
Ho messo on-line le foto che raccontano l’esperienza del progetto Vacanza, di cui vi sto parlando analiticamente in una serie di articoli (che ho già pubblicato, che ho già scritto o che sto preparando).
A cura di Wang Ruo Bing Organizzato da 33 Officina Creativa
Lanterna cinese. Progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée
Sette artisti cinesi
Lee TY Jeffrey
Pok Chong Boon
Sai Hua Kuan
Seah Yark Beow
Tan Poh Mui
Wang Ruobing
Wong Yvonne
Locandine del progetto Vacanza - Foto di Sarah L'Epée
Nota terminologica
Vacanza, in cinese DU JIA.
Vacanza è un termine adottato come traduzione. Esso è stato sottoposto agli artisti e da loro approvato, ma occorre tener conto che la traduzione letterale di dùjià è passare le vacanze.
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Introduzione al progetto
Il Progetto Vacanza è frutto di una collaborazione tra sette artisti cinesi e i membri di 33 Officina Creativa di Toffia. Un ruolo preponderante nel far nascere questa esperienza artistica è stato giocato, da Toffia, da Alessandro e Giordano. Il loro principale mediatore è stata senza dubbio Wang Ruo Bing dalla parte inglese-cinese.
Un primo contatto avvenne a maggio, quando Ruo Bing venne selezionata per partecipare ai 20eventi con alcuni altri giovani artisti della Ruskin School (Oxford University – London). In quell’occasione, in cui anche io ho avuto modo di conoscere sia l’artista e i suoi amici sia l’associazione di Toffia, maturò l’idea del progetto che si sarebbe svolto tre mesi dopo, sempre a Toffia, ma con più autonomia rispetto a 20eventi.
Io ho avuto la fortuna di entrare a far parte di Vacanza solo a livello espositivo e critico (essendo arrivato in un momento in cui parte della mostra – quella fissa – era già allestita) a partire dall’11 agosto. Ma l’esperienza è stata folgorante.
Oltre ad un rapporto amicale che in breve tempo si è consolidato con entrambe le anime del progetto, ho potuto addentrarmi da presso nei meandri creativi e nelle perplessità filosofiche degli artisti; ma ho anche potuto/dovuto affrontare, scontrarmi e risolvere numerosi problemi organizzativi che si succedevano nei vari livelli del progetto.
Mi accingo, in questo primo articolo, a dare un resoconto neutrale di ciò che è avvenuto, per poi approfondire temi più specifici di volta in volta con altri interventi. Solo il primo di una serie. Questa serie di articoli sarà, con il contributo di tutti i commenti, parte di un lavoro che deve continuare sotto varie forme che stiamo decidendo in accordo con 33 Officina Creativa e con i sette artisti cinesi.
E’ importante, non solo per me, ma per la conoscenza scientifica dell’arte contemporanea, che un evento come questo non cada nell’oblio.
Vacanza
Il progetto è stato di residenza e produzione artistica altamente localizzata e partecipativa. Operazione molto complessa ma fruibile su più livelli, tanto da riuscire ad integrarsi senza contrasti con la concomitante festa popolare “Riviviamo il Centro Storico”. Nella festa si è organizzata una vasta mostra di artigiani provenienti da tutta Italia e cene preparate e messe in tavola grazie alla straordinaria collaborazione volontaria di una gran numero di residenti (in particolare donne a ragazzi).In vista di questo è stato lungimirante la volontà degli artisti e dei curatori di amalgamare le singole opere presenti in mostra e farle dialogare con il contesto attraverso il “codice culinario”.
Oltre ad aver dato il là a diverse opere individuali, il codice culinario è stato il medium per una performance collettiva in grado di aprirsi totalmente al pubblico smarrendo ogni orpello modernista di fruizione distaccata o in qualche modo intellettualizzata. Benché quest’ultima, di fatto, non sia esclusa, nella fruizione della loro Cooking performance la complessità del loro lavoro non si è mai posto in alcun modo come ostacolo alla fruizione da parte di un pubblico di non addetti ai lavori.
La bruschetta con l’olio d’oliva e la salsiccia si sono sposati nella volontà degli stessi visitatori, oltre che nelle intenzioni degli artisti, con il pollo al curry e la salsa di soia. Quanto più il clima festivo creava un atmosfera di apertura e accoglienza, tanto più si riusciva ad apprezzare lo sforzo dei sette artisti cinesi (che, a dire il vero, non si sono affatto risparmiati nel dedicarsi quotidianamente alla cucina, a fare spesa a lavare i piatti, a soddisfare le curiosità delle massaie italiane circa le ricette dei loro piatti…), di realizzare ricette tipiche cinesi con ingredienti italiani.
Comunicazione di Cooking performance - Foto di Wang Ruo Bing
Assaggio per primo il Pane speziato fritto - Foto di Wang Ruo Bing
L’offerta gratuita e ritualizzata (ogni giorno dalle 18:00 alle 20:00) di cibo si è facilmente accattivata la stima e la fiducia degli abitanti locali, dei turisti e degli artigiani. Apprezzata e a volte contraccambaita con doni (come nel caso dell’apicoltore di Toffia che ha regalato a tuti noi, me compreso, un campione del suo delizioso miele).
Il confronto interculturale operato degli artisti non è mai caduto in stereotipi ed ha additato, come solo l’arte può fare, sottili differenze e profonde affinità tra i luoghi che costituiscono le loro radici e le fronde europee del loro lavoro.
Concludo con la parole che Wang Ruo Bing ci ha scritto come introduzione al loro progetto (la traduzione, un po’ artigianale, è stata fatta da me e da Claudia):
Una mostra di arte contemporanea nel centro storico di Toffia non è proprio un evento del tutto nuovo per gli abitanti, che hanno già ospitato la manifestazione 20 eventi. Arte contemporanea in Sabina. Nonostante ciò, l’evento Du Jia (Vacanza), al quale partecipano artisti della diaspora cinese, è senz’altro un tentativo sperimentale di unire due ricche civiltà: quella cinese e quella dell’Europa medievale. Dagli anni ’90 quella cinese sta riscuotendo un notevole successo sulla scena dell’arte contemporanea, in particolare nelle grandi capitali europee quali Roma, Parigi, Londra e Berlino. Perciò, la partecipazione di artisti cinesi ad un evento presentato in un piccolo borgo medievale desta senza dubbio un particolare interesse.
Nonostante tutti gli artisti partecipanti abbiano precedentemente avuto diversi tipi di contatto con l’Italia, nessuno, a parte me, conosceva Toffia; ed è naturale che sia così, visto che la forza attrattiva di molte grandi esposizioni concentrate in una determinata area richiama in modo quasi esclusivo l’interesse degli artisti che per la prima volta si affacciano a conoscere un Paese straniero. Quando abbiamo esaminato le foto di Toffia per discutere su come impostare la mostra, sorprendentemente tutti hanno percepito la medesima seduzione della vacanza. La nostra idea di vacanza è parsa in qualche modo accordare con l’idea stessa che gli abitanti italiani hanno del loro villaggio.
Cercando su internet non è difficile trovare Toffia descritta come un antico e grazioso borgo medievale che offre ai turisti non solo incredibili scorci panoramici di sinuose colline, pergolati di vite ed uliveti, ma anche sani prodotti come olio, frutta e verdura; nonché la deliziosa cucina italiana. A soli 50 kilometri a nord di Roma, Toffia fu costruita su uno sperone di roccia con ovvii propositi difensivi durante il medioevo. La straordinaria posizione nella quale è situata le conferisce ancora oggi un valore che si rispecchia nella vitalità dei residenti, che si dimostrano sempre in grado di offrire un servizio turistico composito, considerevole sia dal punto di vista culturale sia da quello naturalistico. E quello di Toffia non è un caso isolato: basti considerare le simili circostanze di città come Farfa, Fara Sabina e molte altre. È questo il motivo per cui Toffia appare a tutti noi, indistintamente, come la tentazione di una vacanza, anche se proveniamo da condizioni politiche e sociali diverse.
Nel prossimo articolo passerò in ressegna le opere che ciascuno degli artisti ha concepito in maniera più individuale.
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Universal Declaration of Human Rights – Article 27
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Sperando che quel poco che scrivo nel mio blog possa toranre utile nella traiettoria avolutiva di qualche idea...
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> Brooklyn Art Project http://brooklynartproject.ning.com/
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Arte contemporanea: risorse in rete
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Marcel Duchamp
> The Marcel Duchamp Studies on-line journal http://www.toutfait.com/
> The Marcel Duchamp World Community http://www.marcelduchamp.net/
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