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Quando gli proposi di partecipare a fuoriXcorso e gli esposi il concept che avevamo preparato, Emilio focalizzò subito la sua attenzione sull’aspetto logistico dell’operazione. Ne volle sapere di più, in particolare, sugli spazi a disposizione e sulle persone che si sarebbero potute coinvolgere. Questa puntualizzazione sull’aspetto logistico della mostra mi fece capire che lo aveva stimolato molto l’idea di disperdere le opere e farle dialogare con vari spazi della città universitaria. Ciò significava che il punto di partenza dell’idea curatoriale aveva fatto breccia nell’interesse dell’artista, e cha avremmo fatta molta strada insieme.

Effettivamente, abitando lui vicino Bologna ed io vicino Roma, di strada ne abbiamo dovuta percorrere molta per i nostri incontri intermedi. Sebbene il suo progetto fosse stato concepito sin a partire dal mese di novembre, abbiamo deciso di incontrarci fisicamente alcune volte e non limitare il rapporto al solo scambio di e-mail.

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin

Sapienza - Dipartimento di Matematica, luogo della performance di Fantin - Foto di Emanuele Sbardella

I due pilastri del suo lavoro e dei nostri colloqui sono stati di due tipi: formale e concettuale.

Formale: quale forma dare al suo lavoro, affinché questo riuscisse ad abitare gli spazi della città universitaria senza apparire come straniera?

Per questo motivo, al fine di  – per così dire – ottenere la cittadinanza universitaria, la performance di Fantin si è mascherata da lezione.

Concettuale: quali rapporti trovare tra arte e le altre discipline; come enfatizzare, in questo rapporto, la specificità artistica?

Abbiamo cercato, quindi, un elemento specifico, che ci conducesse al di là del troppo generale rapporto arte/scienza. Inizialmente pensammo al concetto di paradosso. Ma ci parve, seppur interessante e valido, troppo scontato e soprattutto troppo distante per come veniva inteso nei due campi. Allora pensammo all’autoreferenzialità, che ha comunque a che fare con il paradosso, ma riavvicina i due campi riunendoli sotto una medesima coperta linguistica.

Un momento espositivo dellopera di Emilio Fantin

Un momento espositivo dell'opera di Emilio Fantin - Foto di Sarah L'Epée

L’autoreferenzialità è entrata, infatti, a far parte dell’opera su almeno tre livelli:

– Arte che si riferisce al proprio operare come propriamente interdisciplinare (vedremo meglio, nel prossimo articolo, che in realtà sarebbe meglio dire transdisciplinare, o, come ho detto nella mia testi, di una interdisciplinarietà neutra) che pare della propria interdisciplinarietà.

– Artista che, durante la performance, parla del suo proprio lavoro.

– Discorso artistico concreto che si riferisce a se stesso

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi

Uno scorcio della proiezione del video, in cui appaiono sai Fantin Bernardi - Foto di Sarah L'Epée

La nostra particolare fortuna fu quella di incontrare molta collaborazione anche da parte di persone inzialmente estranee al progetto e all’arte contemporanea in particolare. È il caso del Prof. Claudio Bernardi, il quale ci ha aperto le porte della sua lezione, fiducioso che un innesto di questo tipo, pur rubando dei minuti di lezione, avrebbe potuto favorire la maturazione dei suoi studenti.

L’incontro con Bernardi avvenne nel mese di dicembre, in corrispondenza con la tavola rotonda di cui qui riporto il video dell’intervento di Fantin.

Come si capisce dal video, nel mese di dicembre era ancora incerto se la scelta sarebbe ricaduta su Logica matematica (come poi è accaduto) ovvero su Chimica inorganica.

La chimica attraeva Emilio perché avendola studiata a lungo in passato vi si sentiva più ferrato, ma la grande apertura di Bernardi e la decisiva affinità concettuale fra fenomeni della logica matematica e quelli dell’arte contemporanea non hanno lasciato più alcun dubbio.

Mi ricordo perfettamente che la mattina del giorno in cui poi si sarebbe tenuta la tavola rotonda (4 dicembre 2008) io ed Emilio abbiamo seguito in incognito una delle lezioni di Bernardi e siamo rimasti entrambi molto colpiti positivamente dagli ampi scenari che la materia apriva davanti a noi.

Abbiamo discusso a lungo, dopo la lezione, degli argomenti trattati da Bernardi. In particolare sul concetto di infinito, implicito, ad esempio, nell’ipotesi di Riemann.

Articoli precedenti correlati

> Il resoconto del vernissage sull’opera di Emilio Fantin

> Estratti video di Autoreferenziale

Link esterni

> Il blog di Autoreferenziale

> Altri video su Emilo Fantin, Autoreferenziale

> Altre foto su Emilo Fantin, Autoreferenziale

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One thought on “fuoriXcorso_Esperienza Fantin

  1. Pingback: fuoriXcorso_Con Emilio Fantin all’Università /Fra Polis e Civitas/ « Emanuele Sbardella

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