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Wang Ruo Bing

Beauty

Wang Ruo Bing o Ruobing (questo è il suo sito), da tutti a Toffia chiamata Robin, era la veterana del gruppo dei sette artisti cinesi che hanno dato vita al progetto Vacanza.

È stata lei a mediare e curare la mostra sulle basi della sua esperienza pregressa, in Sabina, durante 20eventi 2008; lei, quindi, a contattare i suoi amici cinesi e coinvolgerli un questa vacanza italiana.

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2005

Perfect Forest, 2008

Wang Ruo Bing - Perfect Forest, 2008

Introduzione

Cosa è rimasto nella nostra Robin del suo primo viaggio italiano? Cosa l’ha spinta a ricercare una nuova occasione per tornare a lavorare a Toffia? Quali aspetti voleva riscoprire e quali, invece, modificare con il proprio intervento?

Perfect Forest, 2008 (dettaglio)

Perfect Forest, 2008 (dettaglio)

Quello che è probabilmente rimasto in Ruobing è il ricordo di una esperienza primaverile. Probanilmente, entrandoci in contatto, fu a sua volta toccata dalla natura della Sabina e dalla gente, così indissolubilmente (apparentemente) legata a quei posti. L’artista non ha operato archeologicamente, non ha ricercato il fascino del rudere o della curiosità esotica. Piuttosto etnograficamente, forse, ha effettuato una ricognizione consapevole ma vergine di questi luoghi, che così calorosamente l’hanno accolta ed ai quali, con Beauty, ha voluto rendere omaggio.

L’esperienza del maggio 2008 (la prima, che ha preceduto Beauty di tre mesi circa), pur avendo dato l’incipit, ha sicuramente lasciato anche un certo vuoto, una vacanza, in Ruo Bing.

Vuoi per la sopraffazione di un ambiente arduo da controllare, vuoi per una mancanza di libertà congenita quando si tratta di una manifestazione collettiva complessa come 20eventi, Wang Ruobing ha sentito questa responsabilità di tornare sul luogo per affrontare quel vuoto che era rimasto.

Come la psicanalisi ci insegna, le ossessioni vanno affronatte, il rimosso va svelato. Ma qui non si tratta di riempire di senso quel vuoto che pur rimane. Si tratta del coraggio di tornare, affronatre e condividere l’esperienza del vuoto che già da sempre ci accomuna.

Per questo ha contattato sei suoi amici ed ha fatto in modo di poter gestire più autonomamente la propria esperienza, scegliere le collaborazioni e le mete dalla sua Vacanza. Non più un viaggio organizzato, ma una vera e propria avventura artistica, ai confini di una cultura diversa, contadina, rurale, così legata alla terra e ai ritmi delle stagioni. Una terra così lontana ma così vicina per un’artista che abita il mondo; così strana, ma così affine ad una poetica tento ripsettosa dei segreti della tertra e della sua inviolabilità.

Le dichiarazioni dell’artista:

Beauty tratta delle comunanze e delle differenze delle nostre visioni della natura/universo. L’opera esplora gli svariati modi in cui sia gli orientali sia gli occidentali cercano di razionalizzare o anche immaginare l’ambiente moderno trasformando il materiale grezzo, come un uccello, del marmo o una pianta, ed integrando materiale commerciale, come la plastica o alcune bottiglie di Coca-Cola, in una bellezza che si addice alla nostra filosofia. La filosofia della bellezza in tali oggetti quotidiani, prendendo in prestito le parole di Keith Thomas, è “di un antropocentrismo da togliere il fiato” (breathtakingly anthropocentric, Thomas Keith, Man and the natural world. A history of the modern sensibility, New York, 1983, p. 18)

Io, Sai e Ruobing attorno all'opera di Ruobing - Beauty

Io, Sai e Ruobing attorno a Bauty

Il vago e l’impegno

Certo… non si può comunque assumere che la prima esperienza italiana si sia conclusa con un nulla di fatto (e non lo intendevo nemmeno dire, benché possa essere parso il contrario). Anzi, maggio resta comunque il seme iniziale e da quell’esperienza Ruobing non ha raccolto solo il materiale e le informazioni che avrebbe poi riutilizzato in Beauty qualche mese dopo, ma ha anche acquisito e potuto rielaborare uno stimolante senso di incompiutezza. Uno stimolante senso di incompiutezza, che pervade l’intero progetto, e spiega ulteriormente l’acquisizione di un titolo come Vacanza.

La vagehzza di questa sensazione accomuna gli scenari proposti dall’artista al materiale onirico. La prima esperienza italiana è stata, infatti, lo spunto per il lavoro tanto quanto – mi verrebbe da dire – un sogno interrotto che continua a girarti in testa per tutto il giorno (o come le tracce mnemoniche del giorno che si rimescolano nel sogno?).

In quersto senso di vaghezza, di vacanza, si cela la bellezza dell’opera di Ruobing.

La bellezza, non è, in questo caso, solo la declinazione leopardiana del fascino del vago e dell’indeterminato… è un concetto più radicato nel concreto svilupparsi delle relazioni.

Kant e Duchamp

Bellezza? Hai usato proprio il termine bellezza? Ma ti rendi conto – potrebbe dire chi legge – che l’arte contemporanea ha divorziato, con Duchamp, dal retinico e dal gusto!?!

Ebbene torno a parlare di bellezza, e rispolvero persino Kant, quel filosofo del bello assoluto, disonorato ormai da generazioni… (povero critico stantìo che sono!)

Ma non voltarmi subito le spalle, oh ingrato lettore: ascolta le mie ragioni!

Innanzitutto, potrei ‘discolparmi’ dicendo che non è colpa mia se l’artista ha voluto chiamare Beauty il suo lavoro. Ma non lo faccio, anche perché nulla potrebbe giustificarmi dal voler ritirare fuori il vecchio Immanuel.

Diciamo, allora, che diamo momentaneamente per buono che io parta in difetto, e che mi trovi nella condizione di dover guadagnare la credibilità perduta.

Cosa c’è di universale nel bello di Kant?

Il riconoscersi dell’uomo come appartenente ad una comunità in grado di apprezzare, oltre ogni differenza, un sentimento (non un concetto) che procura piacere. Il giudizio estetico non è puramente soggettivo ma si basa su una soggettività comunicante (espressione usata sia da Fazio-Allmayer sia da Negri, rispetto alla Critica del giudizio kantiana). Tale doggetività comunicante non è basata sui concetti, ma sul sentimento.

In base alla loro lettura del testo kantiano possiamo escludere una interpretazione puramente estetica e trarre dal medesimo testo un approccio politico che fa venire in mente il pensiero di Benjamin: la soggettività comunicante estetica diventa soggettività comunicante politica.

La comunità è, quindi, in grado di riscoprirsi tale (comunicante) nell’adesione ad un oggetto giudicato bello. In questo bello non c’è alcunché di irraggiungibile e di elitario come tanta arte che attacca Kant, invece – nonostante dica il contrario -, continua ad essere o a propugnare.

Il bello comune o comunitario, d’altro verso, non era nemmeno osteggiato dallo stesso Duchamp, il quale anzi lo ricercava. Bensì molti prosecutori del suo operare l’hanno tradito nella direzione di un conservatorismo riestetizzante (nel senso più tradizionale e disimpegnato).

Tradimento che si manifesta in certa Pop art e nella semplice esaltazione della merce, o nell’identificazione di quest’ultima con la cultura tout-court. L’erroe è in questo caso far coincidere una parte del fenomeno con la sua complessità.

Artisti come Andy Warhol, tuttavia, non arrestano il proprio lavoro a quello stadio. Esistono, per altro, anche film come American Beauty che riescono a mettere in scena la pars construens della nuova mitologia del quotidiano.

La straordinaria forza dell’opera di Ruo Bing sta nell’aver reso universale quel senso di bellezza che si è manifestato con gran forza nel cuore del capitalismo occidentale. Lei è stata in grado di farlo impersonificando la persona che cammina sul mondo, tracciando traiettorie alternative anche se non opposte ai flussi del capitale e del turismo.


Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)

Wang Ruo Bing - Beauty, 2008 (particolare)

Il giudizio (quello estetico quanto quello teleologico) è per Kant una facoltà che permette, a partire dal particolare, di avere una idea coerente del tutto. Il sentimento di piacere “deriva dallo scoprire che elementi disparati sono riportabili ad un’unità” (Perniola 1997: 13).

Dal particolare all’universale, quindi. Segni particolari (special signs, usually marked above the italian identity cards), sono quelli che Ruo Bing indica nelle sue fotografie, descrivendole compilando un modello ricavato per analogia sulla base della carta di identità italiana del primo Novecento. La base del suo lavoro è, infatti, la scoperta di un cumulo di antiche carte di identità appartenute agli abitanti di Toffia. Erano disposte senza un ordine in una soffitta dell’ex municipio. L’artista ha ricopiato il modulo dell’antico documento ed ha messo il titolo dell’opera nello spazio dedicato al nome; il sottotitolo nello spazio del cognome; data e luogo dello scatto al posto di quelli di nascita; una descrizione nient’affatto denotativa dell’immagine o dell’occasione in cui era stata scattata nello spazio dei segni particolari.

Create in numero pari alle carte di identità presenti su quel tavolo, e tratte da soggetti a prima vista poco significativi dei suoi viaggi in Italia quanto in Cina, le nuove “carte di identità” sono state disposte con ordine al fianco dei documenti preesistenti, anch’essi impilanti con ordine per l’occasione.

Così come le identità delle persone raffigurate negli antichi documenti (attrazione per la gente del posto che si riscopre da giovane, o consce i propri parenti ed amici) costituiscono frammenti individuali di un gruppo comunitario più vasto che li riconduce ad unità, così le foto di Ruo Bing, ridotte a formato fototessera, costituiscono suggestioni e documentazioni di frammenti disparati di viaggi diversi, ma possono essere ricondotte all’unità dell’esperienza dell’artista e, per metonimia, alla condizione itinerante dell’essere umano.

Infatti, nascoste sotto il tavolo, due casse riproducevano a basso volume in loop un estratto audio  (passi continui, cani che abbaiano, la curiosità di alcune donne del paese e la voce dell’artista)che Ruo Bing aveva raccolto a Toffia durante una semplice passeggiata per le strade di quel paese straniero eppure così familiare .


Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing

Emanuele Sbardella che si immegre nell'opera di Ruobing

 
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One thought on “ProgettoVacanza_Ruobing /Beauty/

  1. Pingback: VacanzaProject_Ruobing /Beauty/ « Emanuele Sbardella

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