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Me lo aveva suggerito, nel modo subdolo che gli si addice, FaceBook.

Dico FaceBook, perché non importa tanto quale dei suoi utenti abbia deciso di impugnare per propagare questa informazione. Fatto sta che l’informazione mi è arrivata, solleticando i miei recettori per un semplice motivo (motivo che è bastato per farmi uscire di casa con pioggia e raffreddore incorporato): l’annuncio non nascondeva l’origine della mostra. Si trattava di una mostra di fine corso. Qualcosa di simile a quello cui io e i miei colleghi avevamo dato vita l’anno scorso, con fuoriXcorso (il lavoro con Fantin e quello con Pietroiusti)

Vuoi per un accenno di sindrome da fratello maggiore, vuoi perché il mio spirito competitivo (assopito da anni) si è leggermente rinfocolato, alle ore 18:00 io ero già arrivato a Via della Barchetta, 11 (ingresso della Gallery Apart).

The Gallery Apart

The Gallery Apart

Piove.

A via della Barchetta 11 non c’è nessuno, insieme a me, a prendere la pioggia.

Lo stesso giorno qualcuno mi aveva anche rubato il capotto.

Piove ed io inizio a maledire FaceBook.

Tuttavia le luci all’interno sono accese e decido di farmi un giretto per poi ritornare. Al mio ritorno non sono più solo, ed un gruppetto di ragazzi si avvicina al cancello. Iniziamo a scherzare in attesa dell’arrivo di Colui Che Custodisce la Chiave. Era il gruppo di artisti-curatori.

La prima cosa che mi ha colpito è stata proprio questa assenza di discriminazione che a quanto mi è stato riferito caratterizza il corso IUAV. Non si trattava della prova di fine corso dei due curatori, ma anche dei 4 artisti. I sei hanno seguito gli stessi corsi e, come dire, hanno scelto le proprie strade in corso d’opera.

L’analogia con il mio corso (prettamente curatoriale al MLAC) iniziava a venir meno.

Ma la cosa mi stuzzicava, perché in fin dei conti rispecchia decisamente il mio approccio curatoriale (ed in generale la posizione di tutti i curatori più avveduti del’era post-szeemaniana).

A questo punto il mio racconto si dovrebbe fare un po’ più critico.

boxes_logo

Inizio dal comunicato stampa

Il progetto espositivo nasce nell’ambito del Laboratorio di Allestimento 1, diretto da Cornelia Lauf in collaborazione con Ilaria Gianni, inserito nel Corso di Laurea in Produzione e Progettazione delle Arti Visive presso la Facoltà Design e Arti dell’Università Iuav (www.iuav.it) di Venezia. Al termine dei corsi si è inteso offrire agli studenti, curatori e artisti, la possibilità di testare la propria creatività, preparazione e talento proponendo una collaborazione ad alcuni spazi espositivi accuratamente selezionati in diverse città italiane cui è stato richiesto di ospitare mostre autogestite dagli stessi studenti. The Gallery Apart (www.thegalleryapart.it), unica galleria romana coinvolta nel progetto patrocinato dalla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, ha accolto con entusiasmo la proposta di ospitare la mostra Boxes.

Boxes lavora sull’idea di spostamento fisico e mentale, inteso come ricollocazione (re-allocate), reinvenzione (re-invent), relazione (relate), ricostruzione (re-construct).
Nello spostamento da un luogo ad un altro ci troviamo a dover selezionare, a chiudere in una scatola quello che vorremmo avere con noi o quello che vorremmo lasciarci alle spalle.
Quello che ognuno di noi porta nella sua scatola, può essere il punto di partenza, il punto d’arrivo o solamente il transito di un momento, in ogni caso un piccolo tassello di vita in cui tutti hanno la possibilità di riconoscersi.
Gli artisti Ester Bozzoni, Pietro Berardi, Lorenzo Mazzi e Caterina Rossato hanno progettato le loro opere partendo da questi spunti di riflessione, per giungere a risultati spesso differenti, che trovano un fine poetico nelle idee di casa, d’infinito, di luogo, di sè.

Opening 13 gennaio 2009 ore 18.00

The Gallery Apart
Via della Barchetta 11 – Angolo Via Giulia
Roma 00186
Tel +39 06 68809863
info@thegalleryapart.it
http://www.thegalleryapart.it/

Queste le premesse.

Peccato! il titolo del mio articolo sarebbe stato molto simpatico: “BOXES: una rottura di scatole!”. Invece la mostra non ha fornito alcun motivo particolare per meritarsi una stroncatura. E così ho dovuto cambiare il titolo (non mi è venuto niente in mente, e l’ho semplicemente chiamato BOXES).

L’eventualità di una stroncatura è stata abilmente evitata sin dalla scaltra presenza di ingente quantità di vino (del quale io, sotto medicinali, non ho nemmeno usufruito).

😉

In realtà il picoclo spazio è stato ben allestito; la comunicazione (anche se non ha catalizzato folle di visitatori) è risultata efficace ed il relazionarsi con artisti e curatori ha offerto gradevoli spunti di riflessione. Mi sono parse buone soluzioni dal punto di vista grafico e didattico: al posto della brochure è stato creato un minicatalogo dallo stile asciutto, ma con molte informazioni utili.

Questo è, in breve, il resoconto di una prova ben riuscita.

Non sta a me dare un giudizio sul loro operato, come se io fossi un professore (o, peggio, un cirico di mostre!?!), ma sono lieto di poter aggiungere alla lista dei miei possibili futuri collaboratori imembri di questo team artistico-curatoriale.

Se la prova, da l mio punto di vista, può dirsi superata, bisogna anche metere in evidenza alcuni inconvenienti che comunque non hanno mancato di farsi registrare. Questi si lasciano cogliere meglio se, anziché analizzare quello che è stato, cerchiamo di vedere quello che sarebbe potuto essere.

I maggiori problemi sono forse proprio all’interno del catalogo. Da un lato (ma questo non è necessariamente un problema con artisti tanto giovani) mancano notizie biografiche sugli artisti ma, d’altro lato, alcune informazioni sulle loro opere vengono ripetute. Questa ridondanza contrasta con l’evidente tentativo di risparmiare sulle spese di stampa.

Ho apprezzato molto lo scavo nella storia dell’arte conteporanea che i curatori hanno cercato di fare, per determinare i maggiori riferiemnti artistici e filosofici. Tuttavia saltano all’occhio alcune importanti assenze (artistiche – ad esempio Judd) ed alcune imprecisioni (filosofiche – ad esempio sull’homo faber).

Nel complesso la mostra è stata assai ricca di stimoli personali e positiva sotto più punti di vista:

  • Innanzitutto la disponibilità da parte della Galleria ad ospitare l’evento;
  • Poi l’intraprendenza stessa dei ragazzi, i quali hanno dimostrato già una discreta abilità organizzativa ed hanno anche proposto opere di un certo spessore (nonché coerenti con il tema, che tra l’altro era ben delineato e strutturato).
  • Infine le opere… che giungono solo all’ultimo perché non avrò il tempo di parlarne in questo articolo (rilancio ad una prossima occasione).
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2 thoughts on “Exhibitions_BOXES

  1. ti ringrazio per la tua attenzione. in effetti anch enoi abbiamo potuto riscontrare piccoli errori/orrori nel catalogo. la scelta di mettere le biografie solo nel foglio di sala è stata pensata proprio a causa della poca esperienza di alcuni.
    speriamo di poterci incontrare presto..anche su facebook!
    chiara

  2. ti ringrazio di aver partecipato apprezzato e criticato per migliorarci.
    Spero possa essere l’inizio di uno scambio, di una collaborazione.
    Lo

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