Home
“Tranciare coi propri denti l’ultimo cordone ombelicale con il reale, mentre le unghie si conficcano nella memoria, nel silenzio assoluto, e le mosche violano senza sosta il nostro spazio aereo. Non è l’illusione che dissimula la realtà. E’ la realtà che dissimula il fatto che non c’è”
Baudrillard

Nell’ambigua confusione di ruoli (curatore ed artista) che caratterizzano la mia attività nella presente produzione, sento il dovere di scrivere una breve premessa metodologica che illustri le motivazioni e le ragioni della mia posizione.

> Comunicato stampa dell’intero evento

> Presentazione della mia performance

Al di qua - Photo by Emanuele Sbardella

Al di qua - Photo by Emanuele Sbardella

Anzitutto amo credere di poter imparare dalle mie esperienze pregresse. L’evento originario (anche se il concetto di “origine” è proprio ciò che tale evento metteva in discussione) … L’evento da cui nasce l’articolata situazione in cui oggi mi trovo a lavorare, segnò indelebilmente la mia entrata nel mondo dell’arte: un rito di passaggio in cui io mettevo in scena la prima mostra realizzata sulla base di una mia idea curatoriale (fuoriXcorso). Tale evento giunse non tanto a conferma dei miei studi pregressi sulla pratica e sulla teoria curatoriale, bensì creò scompiglio nei miei apollinei progetti e mi pose di fronte ad una scelta: approfondire la mia teoria curatoriale e cercare di metterla in atto o praticare il mestiere imparando dalle situazioni che di volta in volta mi si sarebbero poste come altrettanti insegnamenti. Io scelsi una via intermedia: praticare la cura come modalità di ripensamento teorico permanente. Questo mi permette oggi di svincolarmi dalla forza della mia figura professionale (la professionalità e il dilettantismo furono due temi scottanti durante la prima performance) e pensarmi come artista nell’atto di ridiscutere la mia stessa attività curatoriale (che quest’anno ha incontrato l’impagabile collaborazione di Laura).
Altro argomento che offre una giustificazione alla confusione dei ruoli proviene da una tradizione consolidata di democratizzazione del processo artistico. Tale processo si acuisce nel momento in cui la curatela dell’evento assume di proposito una scrittura frammentaria; non si pone nel presente (nunc) se non con un solido legame al passato e al futuro; non si pone nel qui (hic) se non con un inalienabile legame all’altrove. L’evento di costituisce di tre micro-eventi, ciascuno dei quali è caratterizzato da combinazioni topologiche in sé frammentarie. L’assemblaggio nel caso di Nestola; la raccolta (mi sembra di poter dire) nel caso di Leuzzi; la dispersione nel mio caso. In tutti e tre i casi demos entra a far parte dell’opera e non ne è chiamato solo a partecipare contemplando. L’opera di Nestola si colloca volutamente in un luogo di passaggio di studenti fra passato e futuro; l’opera di Leuzzi espone in pubblico l’intimità di un ricordo; a me piace mescolare memoria privata e memoria collettiva attraverso l’interrogazione pubblica. Per questo mi piace usare l’espressione scrittura frammentaria della mostra, con esplicito riferimento a quanto intuito da Baudrillard: “La scrittura frammentaria è in fondo la scrittura democratica. Ogni frammento gode di una uguale distinzione. Il più banale trova il proprio lettore eccezionale” .

(Ringrazio Ivan Fassio per la segnalazione dei taccuini di questo autore http://belacqua.wordpress.com/2009/07/02/jean-baudrillard-taccuini-1990-95)


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...