L’arte frutta_Alfonso Di Giuseppe

Psicologo che lavora per la cooperativa sociale Casa Comune 2000, è una persona con cui ho già avuto modo di collaborare ad altri progetti di EmEgrEnzE quale Diverse Tacce .

Il rapporto con Casa Comne 2000, in questa occasione (Il mercato della frutta), ha fatto anche nascere un laboratorio artistico in cui Wang Ruobing ha insegnato ai loro assistiti a riciclare la carta ed ottenre, da carta buttata, delle splendide cartoline colorate.

Ultimo, in ordine temporale, dei relatori intervenuti alla tavola rotonda, Alfonso Di Giuseppe è stato anche la persona che una maggiore quantità di stimoli ha ricevuto dagli interventi precednti. In base a questa considerazione si è sentito di cambiare l’intervento che aveva preparato ed improvvisare commentando e criticando gli interventi precedenti. In questo modo, co uno delgi iterventi più vivaci e sentiti si è chiusa una tavola rotonda della durata effettiva di 3 ore e mezza.

Di Giuseppe è uno psicologo che si trova quotidianamente a lavorare sull’integrazione e critica chi ne parla per grandi linee, costruendo su di essa grandi sistemi teorici, senza sporcarsi le mani con al realtà. Lavorando sul campo ti rendi conto che una delel lacune di questi grandi impianti teorici è quello di non rispondere ad una domanda principale: chi integra? Chi si vuole integrare?

Di Giuseppe ha il coraggio di porre come punto di riferimento un soggetto che i colleghi più votati alla teoria non utilizzarebbero se non storcendo il naso: assume come normale punto di partenza quello dell’italiano medio. Da questo assunto egli può dire che lle fasce di popolazione da sostenere non sono solo gli handicappati o gli immigrati stranieri, ma tutte le persone (nemmeno le fasce di persone) svantaggiate (traduzione di handicappate) rispetto alle condizioni di partenza du cui può godere un italiano medio. Come non pensare alla nostra cara e vituperata Costituzione?

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Quando si parla di intergazione lo si deve fare a partire da dei parametri, dei modelli e delle vie d’accesso ben precise. Ad esempio, Di Giuspeppe sostiene che non possa darsi integrazione sulla base dellla religione. De relgioni rivlelate, come Islam e Cattolicesimo, sono portatrici di verità assolute, e due verità assolute diverse non si possono integrare. La religione è giusto che rimanga una fede ersonale (tanto più che ricerche psicologiche hanno dimostrato che i fedeli vivono meglio e più a lungo degli atei), ma non è un buon veicolo di integrazione.

Alfonso Di Giuspeppe conclude con una proposta concreta che coincide in parte con la considerazione fatta da me sull’intervento di Canevacci all’inizio della tavola rotonda. Di Giuseppe propone “l’integrazione attraverso l’arte”. L’arte non propone verità assolute, ma illusioni relative. L’arte ha un valore proiettivo che fa sì che nelle opere ognuno possa vederci contenuti differenti in base alla propria individualità.

Opera d’arte come campo potenzialmente sterminato (opera aperta) di verità parziali basate su un’illusione. L’opera, dematerializzata, è anche il luogo in cui possono venir prodotte e integrate istanze culturali e personali più irriducibili.



Link esterni:

> More info su Casa Comune 2000

> Blog de “La Lumaca” – Il notiziario diversamente abile

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