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Mi accingo a scrivere un articolo fortemente alterato dall’impatto emotivo della mostra di cui pubblico anche le foto appena scattate. Ricordo che tutti i miei contenuti sono protetti da una licenza CC, quindi usate quel che volete, possibilmente citandomi (Emanuele Sbardella) con link a questo a questo articolo.

> Altre foto, in maggiore qualità, sono pubblicate in un set nel mio album su Flickr.

“Viviamo l’architettura in modo organico dato che ormai siamo diventati come totem di carne ed ossa, rifugiati come siamo all’interno dei nostri nidi ambulanti. I legami fisici e affettivi ci imprigionano o rendono piu’ sicure le nostre migrazioni?”

(Santiago Morilla)

Sono appena tornato dalla mostra di Santiago Morilla (alla quale vi invitavo in questo breve annuncio) al Pastificio Cerere, e scrivo immediatamente alcune riflessioni a caldo. Avverto il bisogno di farlo prima di andare a dormire perché ho come l’impressione che non riuscirei a godere un sonno sereno se non mi liberassi, scrivendone, delle tensioni visuali accumulate contemplando il crogiuolo di incubi raffigurato dall’artista spagnolo sulle pareti dello spazio espositivo.

Figure di enti antropomorfi, multipli e composti, proliferano senza compostezza nel cortile interno dell’ex panificio-semoleria Cerere[1]. Essi danno l’impressione di trovarsi nello spazio mentale del Pastificio piuttosto che nel suo spazio architettonico. Ma è proprio di un architettura della mente che dobbiamo parlare, di una mutazione abitativa che tratta il contemporaneo processo di una nuova ominazione.  Viaggi, dislocazioni e provvisorietà lasciano che anche lo stato mentale aderisca allo stesso tipo di microtattiche metropolitane di riappropriazione degli spazi, le quali tendono a reinventare i luoghi e rivitalizzare il loro genio.

Santiago Morilla, Nidi - Foto di Emanuele Sbardella

Morilla riproduce attraverso i suoi fantasmi una personale reinterpretazione dello spazio. Far sì che la sua visione aderisca allo spazio non meno di quanto lo spazio aderisse alle sue visioni. Non è un caso che il verbo “edificare” abbia anche un significato morale! In questa comunanza di spazi mentale e fisico, le creature amorfe proposte da Santiago Morilla si dispongono in un grande affresco ad occupare sontuosamente gran parte delle superfici a disposizione. Sebbene la disposizione stessa delle figure sembri un armonioso accordo con lo spazio, la genesi e la finalità delle creature che queste figure rappresentano – ad osservar bene – osteggiano e rivendicano lo spazio stesso. Lo emulano, con accondiscendenza, ma mirano alla riconquista, ad una sovversione dall’interno in un procedimento simile a quello di una mente che tentasse di uscire di sé negando la mente. Il tempo di queste figure è quello opulento di una contemporaneità ibrida, la quale nidifica negli spazi-scarti della modernità e vi attesta un processo di metamorfosi.

Santiago Morilla, Nidi (particolare) - Foto di Emanuele Sbardella

L’effetto di questa azione è imponente, ma si sviluppa con una crescita concreta bastata su elementi minimali ed allusivi. Gli uomini rappresentati da Morilla, imprigionati e protetti in adipose sacche senza una forma e senza un colore, popolano lo spazio artificiale come fosse il loro atavico habitat naturale. L’impressione è che le caratteristiche dello spazio si confacciano congenitamente ai tratti di cotali figure, le quali rispettano le regole imposte dallo sfacelo, non ha remore nel nidificare in quegli spazi interstiziali considerati superflui o inevitabili sprechi. Proprio a partire dagli elementi spaziali minimi di quel luogo, l’opera di Santiago Morilla si sviluppa al suo interno con un’azione analitica e corrosiva.

santiago morilla nidi

Analisi con dettagli su Nidi di Santiago Morilla, 2010 - Foto ed elaborazione di Emanuele Sbardella

I riferimenti di Santiago Morilla sono sì personali, ma offrono allo stesso tempo e nascono da richiami diretti, a volte scherzosi a volte impegnati, a elementi presenti nello spazio diventano con l’inventiva del tratto di Santiago Morilla delle metafore visuali.

santiago morilla nidi

Analisi visiva di Nidi, Santiago Morilla, 2010

Linee dell’artista spagnolo stanno a rappresentare ai nostri occhi l’intima dissoluzione abitativa della nostra epoca. Tale rappresentazione ha come veicoli forme antropomorfe primordiali, le quali interagiscono con quelle porzioni di spazio che, sebbene costruite dall’uomo, non risultano antropizzabili (superfici rovinate, spigoli erbosi, lingue di muro troppo strette o attraversate da tubi, interrotte da vani). La rappresentazione di Santiago Morilla è, come tutte le rappresentazioni, uno “stare per”, ma assume una forza straordinaria nel momento in cui si sforza di inscenare un complesso universo di figure che abitando uno spazio sembrerebbero animarlo, ed invece lo negano. Lo “stare-per-qualcosa” assume così l’inquietante aspetto  di uno “stare-per-qualcosa-che-sta-lì-per-niente”.

Santiago Morilla, Nidi

Santiago Morilla, Nidi - Photo by Emanuele Sbardella


[1] La sede stessa della Fondazione Pastificio Cerere, in via degli Ausoni 7, “è un edificio industriale nato come realtà aziendale, diventato nel tempo esempio concreto di archeologia industriale e quindi rinato come luogo di produzione e scambio artistico” (informazione tratta dal sito ufficiale del Pastificio Cerere).

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One thought on “Santiago Morilla_Nidi – Liminalità fra spazio fisico e spazio mentale

  1. Nidi_

    Vana ricerca dell’utero materno

    È la vita

    Costruiamo nidi per nasconderci

    Dalla morte

    Perché al suo arrivo

    Non ci trovi.

    Senza Dei i nostri templi per la memoria

    Di uomini come noi.

    Utopie lasciano bave rosse di cordoni ombelicali.

    Nidi neri che ci nutrono soffocandoci lentamente.

    Malinconiche creature esterrefatte

    Lottano per sopravvivere.

    (federica forti)

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