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Ognuno in fin dei conti ha la propria personale rappresentazione di dio. Quando qualcuno esprime ad alta voce la propria supposizione che dio si possa manifestare in forma suina o di altro genere di quadrupede non si vede il motivo per cui questo debba ledere la dignità di una persona la quale invece si immagina il proprio dio munito di una lunga barba, bianca come la tunica che indossa.Se qualcuno ritenesse più consona una rasatura quotidiana e si immaginasse dio vestito da uomo d’affari? Ci si sentirebbe offesi nel sentir esclamare frasi le seguenti?

“Mannaggia l’immacolato Spread”

“Dio sett’e quaranta”

“Iva la madonna”

La taccia di blasemia implicita nella condanna della bestemmia è quindi assurda, perché la libera (e a volte creativa) espressione del bestemmiatore non può che fare storia a sé. Non riferendosi ad una realtà oggettivamente data, si riferisce per forza di cose ad una (più o meno distorta, ma comunque personale) visione del fenomeno in questione.

Essendo impossibile valutare l’arbitrarietà della distorsione, o meglio: non potendo in alcun modo verificare se dio assomigli più a Sergio Marchionne o a Giovanni Rana, il contenuto della fede individuale non viene in alcun modo scalfito. Perché nemmeno volendo il bestemmiatore potrebbe condividere ed ancor meno esprimenre la rappresentazione della divinità di chi senza motivo si sente offeso. La blasfemia è esclusa a priori.

Eppure – mi si potrebbe obiettare – alle volte la formulazione del bestemmiatore fà esplicito riferimento alla mia propria rappresentazione della divinità. L’utilizzo di parafrasi come “il tuo dio” o di nomi propri come “Geova”, “Babbo natale”  o “San Nicola” non denota in alcun modo la specifica rappresentazione del fenomeno in questione. Non si tratta, a ben vedere di una descrizione, ma di una pura e semplice provocazione, che non ha alcun rapporto diretto con il contenuto che sembrerebbe evocare.

Se qualcuno dicesse:

“Sai, ho incontrato tua madre ieri su YouPorn*: a giudicare dalla dimensione del varco… deve aver tribolato parecchio quando ti ha cagato!”

Questa frase non indica (necessariamente) che l’evento descritto sia effettivamente accaduto.

*[“Sai, ieri ho incontrato dio su YouPorn” Questa frase, invece,  (assumendo il termine dio nella diffusa accezione di “Uno che ci sa fare”)  potrebbe essere da alcuni utilizzata con riferimento ad un evento effettivamente accaduto/esperito].

Il gioco si sviluppa semplicemente nel trovare figure immaginarie per rappresentare negativamente l’avversario e, dall’altra parte, relativizzare la rappresentazione ricevuta considerando che (presumibilmente) non ha alcuna base veritiera e (possibilmente) trovare una formulazione retorica più creativa per rispondere alla svelta e non lasciarsi sconfiggere. Ma la guerra si gioca solo sul piano retorico.

Così è da intendere anche la bestemmia: un gioco retorico di fronte al quale chi si dichiara offeso è come se ammettesse la sconfitta al primo lancio di dadi, rifiutandosi preventivamente di rispondere.

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5 thoughts on “La bestemmia di Protagora

  1. Non è che ho capito molto, sai….ma se dovessi intendere la bestemmia come un gioco retorico, mi accorgo che si presenta prevalentemente in forma di ossimoro… E questo credo sia indicativo dello scarto, ma più che scarto direi contrasto in primis esistente tra identità ed entità…
    E’ un pò di tempo che sto lavoricchiando in una paninoteca vicino al Pantheon, e vorrei dirti che proprio oggi, Dio o una forma di Lui è entrato nel locale ordinando una pizzetta prosciutto crudo, mozzarella e rucola con una birra nastro azzurro…
    Allora ho messo a scaldare la pizza, che dimenticata per qualche istante tra una cosa e l’altra si è bruciata… Così ne ho messa a scaldare un’altra mentre il Signore pazientava stemperando l’attesa in una lettura.
    Ha consumato il suo pasto silenziosamente ed è andato via…

    …Saluti Emanuele… e naturalmente non amo bestemmiare, ma il solo fatto di trovarmi a leggere, riflettere e scrivere circa il tuo post ha invaso la mia testa di una miriade di bestemmie… 🙂

    Molto interessante la foto.

    Ho avuto notizie da Sergio di questi giorni Berlinesi, e lui sostiene che tu dici che io sono l’unica a leggere il tuo blog… Ma io so che non è vero…

    Respiro.

    Ah… ti linko un sito, chissà… potrebbe interessarti…

    http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/02/dal-20-febbraio-al-20-marzo-esagramma.html

    Noemi

    • Cara Noemi,
      giusta l’oservazione sull’ossimoro.
      Sarebbe da analizzare stilistiamente la bestemmia.
      Pensa a quante anafore, ipostasi ed ironie sarebbero rintracciabili!

      Che ne dici, me lo accettano come progetto di dottorato alla Crusca?

      Ps. L’aver connotato il tizio della nastro azzurro come dio fa della tuo racconto una bestemmia?

      Grazie, mia (quasi) unica follower!
      😉

  2. Se l’identità espressa nella “bestemmia” è riferita alla Divinità Cristiana, tale Dio, occorre tenere conto di quanto sostengono le Sacre Scritture in riferimento allo stesso: secondo i libri della genesi Dio sarebbe stato creato… opss… ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Trascurando gli aspetti ontologici e teologici, che diversi pruriti causerebbero ad Anselmo d’Aosta & Co., occorre riconoscere “bestemmia zoologica”, quale “Dio cagnaccio” o “Dio maiale” et simili, verrebbe a configurasi non come una vera blasfemia, quanto piuttosto come una MENZOGNA, e in quanto tale dovrebbe essere trattata, comprese le varie categorie di stigma sociale e reprimende.

    Se, invece, le parole presenti nella Bibbia non corrispondono a verità, essendo queste dettate dallo Stesso Signore (è un’autobiografia, mi pare)allora tutto il costrutto “Dio” andrebbe “a farsi benedire”, e non potrebbero sussistere appigli per condannare l’oltraggio di qualcosa di inesistente.

    comunque, parlando a titolo personale, considero le offese di qualsiasi tipo una questione esclusiva tra chi dileggia e il dileggiato. pertanto la bestemmia sarebbe una questione da risolvere tra me e il Signore.

    Ps prego Dawkins tutti i giorni perchè se esista Dio non si chiami “dinci”

    • qualsiasi errore di tipo grammaticale, sintattico o di digitazione è da considerarsi assolutamente voluto e teso a infondere più carattere al commento

    • Caro Gianluca,
      una cosa è certa.
      L’etimologia della parola bestemmia non va fatta derivare dal greco Blasphemein (offendere, ingiurare), ma precisamente dal latino Béstia.
      Questo getterebbe anche nuova luce sull’origine liturgica dell’espressione “andare in bestia”, “essere in bestia”: si tratterebbe infatti di locuzioni ricorrenti nella descrizione di percorsi ascetici ed esperienze mistiche.
      Di qui, ancora, si potrebbe far derivare l’uso ancora oggi in vigore del gioco della bestia, guarda caso, proprio nel periodo natalizio!

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