efficienza: quite a smart goal


Poniamo il mio obiettivo sia quello di fare in modo che il lettore porti a termine la lettura di quanto scritto in questo lungo post (almeno a partire dal contenuto di queste parentesi).

Forse potrei iniziare con il formulare l’obiettivo in modo più ‘letterario’, qualcosa del tipo :

“Fosse mia premura quella di accompagnare il lettore sino all’epilogo di questo breve scritto…”.

Mi domando: cosa cambierebbe?

Alcuni potrebbero ritenere che sia avvenuto un avvicendamento in seno alla strategia narrativa. Ebbene, costoro non avrebbero capito un bel cazzo di niente. Non solo nulla cambia veramente quanto quel che pare cambiato era progettato che cambiasse, ma soprattutto perché il termine strategia implica una efficienza che non riguarda e non questo testo.

Mi limito a scrivere di questo testo (mentre scrivo questo testo) benché la questione di fondo sia di ordine generale: potrebbe qualsivoglia testo essere efficiente? Non sarebbe persino eticamente corretto limitarsi a testi efficienti? Che sapore avrebbe un testo che, se non proprio efficiente, fosse ‘almeno’ efficace? Non sarebbe addirittura meglio astenersi dallo scrivere un testo che non sia efficace né efficiente?

(Ipse dixit: “Wovon man nicht reden kann, …”)

Un momento. – Ma come distinguo un testo efficace da uno efficiente? Dovrei domandare prima che differenza ci sia fra efficacia ed efficienza überhaupt (ma stavolta non lo domando a me, bensi´ a Google).

Una risposta rappresentativa fra quelle fornite da Mr. G può ritenersi la seguente:

“L’efficacia indica la capacità di raggiungere l’obiettivo prefissato, mentre l’efficienza valuta l’abilità di farlo impiegando le risorse minime indispensabili”

(link al risultato di ricerca prescelto).

Se questa fosse la risposta corretta, o anche solo una risposta plausibile, ne deriverebbe la paradossale implicazione che l’uso del comparativo sarebbe inconciliabile con l’aggettivo efficace. Se, infatti, una determinata azione possa essere aggettivata come efficace semplicemente nel momento in cui raggiunge uno scopo desiderato, allora la si dovrebbe aggettivare come inefficace in qualsiasi altro momento, a prescindere da qualsiasi “ma mancava poco” o “c’ero quasi”. Che senso avrebbe dire che una azione sia piú efficace di un altra quando la differenza significativa la fa solo il raggiungimento dell’obiettivo?

Prendiamo – ad esempio – il mio iniziale obiettivo. Riconoscendo la sua rozzezza lo si potrebbe riformulare come segue:

“Rendere il presente testo integralmente accessibile ad almeno un lettore”.

Dal mazzo dell epossibili strategie disonibili tiro due carte.

Strategia A: utilizzare uno stile ironico e fitto di rimandi interni al testo che mantengano alta l´attenzione);

Strategia B: essere succinto e chiaro; avallare con ritmo incalzante ciascuna ipotesi con dati di fatto chiari e concludere con una affermazione decisa e facilmente spendibile.

Ora supponiamo che un certo Lettore X non esaurirebbe la lettura di questo testo né al verificarsi di A né al verificarsi di B: come potremmo misurare il grado di presupposta inefficienza quando il principale obiettivo è dichiaratamente stato mancato e magari il succo dell´articolo, posto in qualche misterioso angolo verso la fine del testo, non sia stato nemmeno sfiorato? La misurazione qualitativa, basata sua scala regolata convenzionalmente (numero di caratteri letti, di secondi impiegti, di imprecazioni lanciate), non puo  in alcun modo tenere “conto” della qualità dell´obiettivo, la quale giace nascosta al di fuori della portata di ogni unità di misura, pronta ad ogni passo e rimettere in discussione ogni tentativo di misurazione e di interpretazione fino a quel punto effettuato. Il senso di un testo potrebbe trasformarsi imprevedibilmente nonappena il lettore svolti un apparentemente innocuo punto e virgola; il senso potrebbe raggrumarsi fitto fitto in un cantuccio poco appariscente della schermata, oppure non palesarsi mai del tutto e rimanere una nebbia che aleggia per la pagina con addensamenti dove le linee dei caratteri ne racchiudono tipograficamente gli spazi.

Allora forse è da ridisegnare l’obiettivo. Proviamo a precisarlo:

“Non solo fare in modo che il Signor Variabile si sorbisca l´intero malloppo, ma anche che ne ricavil il proprio senso”.

A ben vedere le cose si complicano non poco. Perché non solo il senso dell’obiettivo si sottrae ad ogni misurazione, ma si sottrae prima di tutto a se stesso. Cerco di spiegare meglio in senso di quanto appena scritto.

Visto che che tutti gli impavidi che giungeranno alla fine trarranno conlcusioni interpretative imprevedibilmente diverse e necessariamente inconcilianti, se il presupposto dell’obiettivo era quello di fare leggere tutto il testo per trasettere un determinato messaggio… allora il testo non può che essere inefficace. Nessuna strategia pescata dal suddetto mazzo potrebbe evitarlo. L’unica via, o meglio: l’unico crocevia praticabile resta – per quanto paradossale possa apparire – quello della efficacia.

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Non credo sia quindi l’obiettivo a dover essere ridisegnato, ma il senso della parola efficacia.

Io non credo che l’efficacia abbia a che vedere con il raggiungimento di uno scopo (detrerminato, voluto, prefissato e positivamente connotato). Piuttosto mi sembra che implichi un generico ed indeterminato sortire un effetto. Una azione alla quale segua causalmente un effetto qualsiasi, purché percepibile, questa è un’azione efficace.

Una azione non efficace sarebbe un’azione che, pur interagendo nel contesto, non si ripercuote significativamente su di esso (almeno non dal punto di vista dell osservatore).

Una azione piu efficace, invece, potrebbe dirsi di un’azione che sia in grado di mettere in moto una concatenazione di effetti piu vasta o piu duratura, ma non per questo piu efficiente! Anzi. Forse il contrario.

L’opinione corrente vuole che l’efficacia sia una specie di upgrade dell’efficienza, dove per entrambi l’obiettivo pare fissato, ma con la efficienza lo si raggiungerebbe con maggior concretezza, e quindi meglio. Io credo che l’efficacia non sia meglio dell’efficienza (forse in quanto prediligo l’astrazione alla concretezza).

La stessa corrente opinione vuole che efficacia ed efficienza non possano essere in contraddizione, ma solo trovarsi a diversi livelli di perfezionamento su una scala ben ordinata e comunque ascendente. Io credo che l’efficienza potrebbe essere il contrario dell’efficacia, visto che un elevato numero di effetti provocati senza riguardo verso un obiettivo preciso potrebbero bene far sfumare quell’obiettivo.

L’efficienza, insomma, può ben essere del tutto inefficace.

Se si assume che un obiettivo non sia arbitrarimente fissato e si ripone sicera fede nella bontà di quest ultimo, naturalmente si considera l´iperefficacia come una dannosa discrasia, uno sbarramento lungo la via maestra che conduce al successo.

Se invece uno pone in primo piano la relatività di qualsivoglia obiettivo, questi allora non incontrerà sbarramento alcuno; bensì accoglierà con gratitudine il groviglio di strade aperte da una generosa efficacia.

È davvero rilevante qualcuno abbia letto fin qui cogliendo esattamente il presunto messaggio che io volevo trasmettere? No. Oltre ad essere impossibile è anche irrilevante. Forse la strada migliore l’ha scelta il lettore impaziente che abbia letto dapprima quest’ultima riga ed abbia consequentemente scartato il torsolo.

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3 pensieri riguardo “efficienza: quite a smart goal

  1. Non credo che efficacia ed efficienza possano essere in contraddizione. Affinché uno possa svolgere una mansione in maniera efficiente è opportuno che venga posto un obbiettivo, e se questo obbiettivo non viene raggiunto (efficacia) è impossibile misurare una qualsivoglia efficienza. anche perchè a quel punto non ci sarebbe un termine rispetto al quale misurarla.

  2. Ciao Gianluca,
    evidentemente la mia scrittura non e´ stata efficiente!

    Mi spiego meglio su quel punto, che poi e´ stato il punto di partenza per le riflessione del presente articolo.

    Quello che volevo fare era proprio rivedere il concetto corrente di efficacia, il quale, come correttamente dici tu, non puo´ essere in contraddizione con efficienza.

    Ora, io non voglio riformulare il dizionario della lingua italiana, ne´ imporre una devazinoe all´uso. Partendo dall´etimologia del termine volevo solo dare benzina ad alcune (per lo piu´ vane) speculazioni. Entrambe le parole potrebbero derivare dal latino ex + facere, ma efficacia (secondo la mia percezione) sta un po´ piu a monte e prescinde dalla determinazione di un effetto stabilito.
    Proprio per questo “a prescindere”, che a me suona quasi necessario per giustificare l´esistenza di due termini significativamente diversi, un azione efficiente dovrebbe essere considerata una azione che, agli occi di un osservatore implicato, produca “qualche” effetto ravvisabile. Per questo, ma senza la volonta´ di contestare lúso corretto che ne fai tu, ne intravedo la contraddizione.

    Ad ogni modo: grazie per aver dato un “senso” al mio obiettivo: il tuo.

    Ps. Scusa per errori di battitutra dovuti a tastiera teutonica e testa dislessica.

    Pps. Ad inizio ottobre torno in Italia per la mia annuale visita. Mi farebbe piacere rivedervi. Stasera torno a casa, riapro fb e vi mando un messaggio per organizzarci.

  3. Strategia B: essere succinto e chiaro; avallare con ritmo incalzante ciascuna ipotesi con dati di fatto chiari e concludere con una affermazione decisa e facilmente spendibile.

    Ho un pò di mal di testa, ho tutti i pre-sintomi di un’influenza in arrivo…Sarebbe consigliato, perchè efficace per la prevenzione prendere dei farmaci; un oki, l’aspirina, l’aulin…
    Ma io non prendo farmaci, decido allora di avvalermi della strategia alternativa.

    Strategia A: utilizzare uno stile ironico e fitto di rimandi interni al testo che mantengano alta l´attenzione);

    Strategia B-A oppure A e poi B…
    Ma che ho concluso?
    Efficacia, efficienza… sono sinonimi di serietà e professionalità.
    …Efficiente però mi piace di più, perché essendo un participio presente rende l’idea dell’attività.
    Dunque non ho concluso… non ancora.
    Sono presente e sono presenti.
    Significati indotti.

    Una parola è morta quando vien detta – dicono alcuni –
    io dico che comincia a vivere soltanto allora. Emily Dickinson

    🙂 un saluto ragazzo contemplativo!

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