Home

Il più ragguardevole miracolo eseguito da Geovanni Paternostro, in arte (e anche in Natura) Dio, è stato quello di far sí che, nonostante tutte le incongruenze, gran parte dell´umanitá abbia creduto e si ostini a credere in lui… e prima di tutto nella nella sua esistenza.

Eh giá, perché una cosa è credere in qualcuno/cosa; altro il credere che tale qualcuno o questo qualcosa esista.

Prima di tutto, allora, uno dovrebbe credere che dio esista.

Non intendo qui affermare il contrario. Anzi, voglio proprio partire dal presupposto che Dio esista e che i miracoli  (incluso quello introdotto nelle prime righe) ne costituiscano – in qualche modo – la prova.

Effettivamente non posso negare che un certo numero di fenomeni, osservati dalla prospettiva di organismo pluricellulare dotato di limitate capacitá cognitive, risultino incomprensibili. Allora perché ostinarsi a credere che un domani la pubblicazione di un asettico articolo scientifico possa spiegare certi fenomeni meglio di quanto non possa fare un’apparizione mistica o un elucubrato compendio metafisico?

Ammettiamo, quindi, l’esistena di Dio.

Ammettiamo che i miracoli esprimano questo suo modo di Essere, senza volerne costituire la prova. Ammettiamolo, anche solo come provvisoria concessione da parte dell’intelletto. Voglio ammetterlo, per poter giungere alla domanda che mi sta veramente a cuore:

Cosa significherebbe credere in Dio?

Ecco, una volta effettuata questa concessione, l’atto di fiducia prende forma nella mia immaginazione e vedo che il credere in Dio significa credere che Egli non solo esista, ma esista esclusivamente per me. Significa confidare nel fatto che qualcuno rivolga le proprie attenzioni unicamente a questo insulso organismo pluricellulare sfuggito al suo fine biologico. Ecco, lo vedo come un amico pieno di dedizione, un amico che mi attende oltre il traguardo mentre corro una maratona. Credere equivale a sperare che questo Amico mi abbraccerá alla fine del percorso. Si, mi piace questa immagine di un dio che non si schifa del mio sudore. Voglio credere che Dio, ammessane l’esistenza, sarebbe pronto ad abbracciarmi, a prescindere dalla mie condizioni, da come io abbia corso. Non importa in quanto tempo, non importa quali subdole astuzie io abbia messo in pratica. Ho barato? Mi sono dopato? Ho trascurato impegni piú  importanti? Ho riversato odio su quello che mi ha superato? Non importa, il mio amico mi abbraccerá. Ho faticato; non ho dato il massimo; ho ottenuto un pessiom risultato, molto al di sotto le aspettative? Non importa, il mio amico mi abbraccerá lo stesso.

Questo è quello che voglio. Questo è quello che vorrei, se anche non dovessi riuscire a completare tutti i  quarantaduevirgolqualcosa km previsti. Se anche dovessi abbandonare prima, potrei contare sulla sua assoluzione.

Ma allora, credere in dio dipende strettamente dalla mia Volontá, o forse, meno filosoficamente, dal mio bisogno di un amico che abbia sincera comprensione di tutte le deficenze che caratterizzano la natura di ciascun essere umano (consapevole).

Un uomo inconsapevole non ha bisogno di credere in Dio. Inconsciamente assume di essere Onnipotente.

Nemmeno un uomo abbagliato dalla propria facoltá di conoscenza ha bisogno di credere. Consciamente confida nella propria (quantomeno potenziale) Onnipotenza.

Questo significa forse che il riconoscere i propri difetti, conduca alla necessitá di credere? Non credo.

Eppure mentre corro cerco di nascondere i miei difetti e forse corro proprio con la motivazione di nasconderli. Se anche so di non poter vincere; persino se presumo di non arrivare a completare il percorso, corro lo stesso. E ironicamente, forse buffamente, lo faccio con la vana intenzione di lasciarmi dietro le incertezze e le debolezze del mio essere. In sostanza corro ingannandomi circa il motivo della corsa. Confido in un traguardo che so di non poter raggiungere. Mi indigno di fronte al mio bisogno di credere, ma sorvolo su questo mio errore proprio elevandolo alla sua potenza.

In sostanza credere in Dio significa ricercare una prova che, al di lá e contro i dati di fatto, Egli esista. La sua inesistenza fisica (in Natura) non prova, ma determina la Sua inconfutabile esistenza negli uomini (in arte). Attraverso questa ad ognuno viene dato di poter correre.

Io corro, non perché io creda in me stesso e nelle mie capacitá, ma, al contrario, perché credo in Dio, perché delego a lui il compito di avere una fiducia incondizionata in me. Lascio che in Dio giunga a compimento la fiducia in me stesso che sulla Terra viene giornalmente impedita e contraddetta dai fatti.

– Tieni, ti concedo il mio credo. Ti faccio esistere e ripongo tutta la mia fede in Te. Ma ti prego, ti prego, non lasciarmi solo di fronte a me stesso. Io non credo in me e senza alcuna credenza, che senso avrebbe continuare a correre?

Ti prego, aspettami oltre il traguardo.

2 thoughts on “Insomma teologica

    • Ti ringrazio Noemi, anche se debbo ammettere che il pensiero che tu lo abbia letto ad alta voce mi fa vergognare un pochino (perché é un po´ come se io lo leggessi, ed io, ambrosiano convinto, leggo sempre con la lingua immobile).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...